Quel giorno in cui Doc Holliday fu arrestato a Denver

A cura di Omar Vicari

Il grande Doc Holliday
Il 17 aprile 1882, più o meno al tempo in cui Wyatt Earp metteva fine alla sua vendetta e con la sua squadra raggiungeva Albuquerque, Bat Masterson veniva eletto marshal di Trinidad, la città del Colorado considerata la naturale porta di accesso per il New Mexico attraverso il Raton Pass. Soltanto il giorno prima, John Allen, un ex poliziotto aveva ucciso Frank Loving, un amico di Doc Holliday dei tempi di Dodge City.
Masterson aveva appena iniziato a stabilirsi in città quando Doc e Dan Tipton arrivarono da Albuquerque (New Mexico). La vendetta di Wyatt Earp per la morte del fratello Morgan si era consumata con qualche omicidio di troppo e, una volta in Colorado, Wyatt e Warren Earp, Doc Holliday, Texas Jack Vermillon, Turkey Creek Johnson, Sherman Mc Masters e Dan Tipton si salutarono e partirono per destinazioni diverse.
Wyatt e Doc si fermarono a Trinidad, il primo contento di rivedere Bat Masterson, il secondo di frequentare i saloon della città in compagnia di vecchi amici conosciuti nelle più disparate città del west.
Il 4 maggio Wyatt, Warren e Dan Tipton lasciarono Trinidad per Gunnison (Colorado) passando prima per Pueblo (Colorado). Doc Holliday invece indugiò alcuni giorni a Trinidad.
Il 10 maggio, Holliday partì per Pueblo e, una volta in città, rese nota la sua presenza alle autorità locali. Doc, pur sapendo della possibile richiesta di estradizione per l’omicidio di Frank Stilwell a Tucson, si comportava in modo del tutto naturale senza da nascondere la propria identità. Quindi Holliday non avrebbe avuto ragione di temere la lettura di un breve articolo del “Chieftain” che l’11maggio riportava testualmente: “Perry Mallon di Ogden (Utah) è in città di ritorno da Los Angeles”. Doc non conosceva quella persona, ma il suo nome, per i fatti che seguirono, certamente non lo avrebbe dimenticato.
La notte del 12 maggio, un uomo di piccola statura, con una faccia rossastra lo avvicinò all’interno del “Tom Kemp Theatre”. L’individuo si presentò come Perry Mallon e lo ringraziava per avergli salvato la vita tempo prima a Santa Fe (New Mexico). Doc guardò meravigliato l’uomo e replicò che probabilmente si sbagliava poiché egli non era mai stato a Santa Fe. Lo strano individuo insistette e gli disse di stare in guardia poiché aveva visto il fratello di Frank Stilwell che lo stava cercando. L’uomo arrivò anche minacciarlo se avesse parlato con qualcuno di quella faccenda.


Bat Masterson, lo sceriffo di Dodge e di Trinidad che perorò la causa di Holliday

Infine, prima di accomiatarsi tra la sorpresa di Holliday, la strana persona si abbassò i pantaloni per mostrargli una ferita su una gamba e dimostrargli che non mentiva circa la storia di Santa Fe.
Doc sorrise credendo di trovarsi di fronte a un pazzo e subito dimenticò l’incidente.
La domenica 14 maggio, in compagnia di George Robinson e Sam Osgood, Doc lasciò Pueblo per Denver. Sul treno i tre si imbatterono in Bat Masterson anch’egli diretto a Denver per un evento sportivo. In città Doc prese alloggio presso il “Windsor Hotel” e, come al solito, si presentò alle autorità del posto. Passò la giornata in compagnia di Bat Masterson e del capo del Dipartimento di polizia James Lomery, volendo cosi dimostrare di non avere nulla di che temere per l’affare Stilwell. Invece qualcosa di spiacevole accadde.
Più o meno attorno alle nove di sera, infatti, mentre Holliday stava percorrendo la quindicesima strada diretto verso il “Windsor Hotel”, un piccolo uomo gli si parò di fronte puntandogli contro due pistole e intimandogli di alzare le mani. “Finalmente ti ho preso Holliday”, disse l’uomo intimandogli di proseguire sino all’ufficio dello sceriffo poco distante.
Charles T. Linton, ebbe Holliday in custodia
Soltanto nella stanza illuminata, Holliday poté riconoscere in quell’uomo lo strano individuo che due giorni prima a Pueblo lo aveva avvicinato presso il “Kemp Theatre”.
Nell’ufficio dello sceriffo, Mallon continuò nervosamente a puntare la pistola su Holliday, al che Doc lo invitò ad abbassare l’arma poiché egli non era armato. Mallon di rimando gli disse che questa volta non gli sarebbe scappato e che lo avrebbe preso anche a Pueblo se i suoi aiutanti non lo avessero lasciato solo. Disgustato, Doc disse che non intendeva continuare ad essere insultato e che voleva rilasciare una dichiarazione. Holliday venne zittito dal vice sceriffo Charles T. Linton, il quale disse che quella non era la sede adatta per fare dichiarazioni. Portato nella vicina prigione, Doc disse che non avrebbe più aperto bocca se non avesse prima parlato con Bat Masterson.
Arrivato sul posto assieme al reporter del “Denver Republican” e all’avvocato Frank A. Naylor, Bat disse allo sceriffo Michael Spangler che John Henry Holliday era un uomo responsabile e che per un certo tempo era stato anche un Deputy Marshal di Tombstone.
Bat continuò dicendo che Holliday era un ottimo dentista, un amico conosciuto già dai tempi di Dodge City.
Alle 3.30 di notte, Masterson e l’avvocato Naylor consegnarono allo sceriffo Spangler i documenti firmati dal giudice Victor A. Elliott con l’ordine di portare Holliday in tribunale in mattinata.
I pettegolezzi sul caso Holliday iniziarono a circolare velocemente in città. Da quanto scritto sui giornali locali si poteva leggere che Perry Mallon era lo sceriffo della contea di Los Angeles e che la faccenda con Holliday era iniziata sette anni prima quando Doc, a detta di Mallon, aveva ucciso a St.George (Utah) Harry White, un suo amico. Egli fece anche un quadro del personaggio descrivendo Holliday come uno dei più temuti “desperados” del west.
Sul “Denver Republican “si poteva leggere testualmente: “In confronto le figure di Billy The Kid o altri desperados della frontiera svaniscono di fronte a quella di John Henry Holliday . Gli omicidi commessi da questo pistolero non si contano. Per anni egli ha vagabondato per le più disparate città del west guadagnandosi il rispetto di giocatori, ladri e assassini. Nelle regioni del sud-ovest il suo nome equivale al terrore. Egli è stato uno dei leader di una recente faida in Arizona conclusasi con la morte di quattro uomini”.
Frederick W. Pitkin
Perry Mallon ingigantiva il caso mostrando la mancanza di un dito alla sua mano sinistra attribuita, a suo dire, a un colpo di Holliday.
Egli (Holliday) aveva inoltre ucciso il suo amico Harry White per una questione di gioco e Mallon continuava dicendo che non aveva mai visto in vita sua un così feroce assassino a sangue freddo. Sul giornale Perry Mallon accusava Holliday di essere il leader di una nota banda di Tombstone, lo accusò di aver ucciso un certo Clartry, macchinista di un treno e di aver ucciso Curly Bill Brociuous mentre lui (Mallon) e lo stesso Curly Bill lo stavano cercando per le montagne attorno a Tombstone. Dopo aver ucciso sei uomini a Tucson, proseguiva Mallon, Doc Holliday lasciò l’Arizona per Fort Dodge nel Territorio Indiano.
Ce ne era abbastanza per rinchiuderlo in un manicomio, ma molti cittadini di Denver, compreso il Dipartimento dello sceriffo, presero sul serio le sue dichiarazioni.
Addirittura il “Denver Rocky Mountain News” arrivò a considerare Mallon un eroe per una serie di bizzarre considerazioni che quanto meno avrebbero dovuto essere cautamente ponderate.
Il Dipartimento dello sceriffo confermò quindi il fermo di Holliday. Il giudice Elliott che avrebbe dovuto vedere Holliday il 16 maggio, posticipò l’udienza al 18 di maggio.
Bat Masterson, sapendo che l’allungamento dei tempi del processo avrebbe sfavorito Holliday, tentò di aggirare la legge con uno stratagemma. Sapendo che in Colorado veniva data la precedenza ai processi per i crimini commessi all’interno dello Stato rispetto a quelli commessi al di fuori dei confini, Masterson, allo scopo, contattò Henry Jameson, il marshal di Pueblo. Questi non si fece pregare e il giorno successivo, a Denver, presentò allo sceriffo Spangler un mandato di arresto per Holliday in seguito all’accusa di un furto di 150 dollari a spese di uno sprovveduto del posto. Michael Spangler, lo sceriffo di Denver, subodorando la truffa, prese per il braccio il collega, lo accompagnò alla porta e lo invitò con fermezza a tornarsene a Pueblo.


Bob Paul, lo sceriffo di Tucson che avrebbe dovuto riportare Holliday in Arizona

Doc venne riportato nella prigione della contea e sulle pagine del “Tribune “di Denver c’era scritto che lo sceriffo aveva buoni motivi per tenere in cella Holliday dal momento che aveva ricevuto numerosi telegrammi dall’Arizona nei quali si chiedeva di tenere Holliday sotto chiave a tutti i costi. Nel frattempo però la figura di Perry Mallon iniziava a delinearsi in tutta la sua schiettezza.
Sulle pagine del “Pueblo Chieftain” si leggeva che i giornalisti di Denver erano arrivati alla conclusione che Perry Mallon, l’uomo che aveva eseguito l’arresto di Holliday, era un impostore e un fannullone.
Intanto in Arizona, Sam Purdy dell’ “Epitaph” di Tombstone scriveva che l’arresto di Holliday era dovuto interamente agli sforzi dello sceriffo Behan. Purdy scrisse anche che Behan aveva in tutti i modi tentato di localizzare gli Earp e che, saputo della loro presenza in Colorado, aveva contattato lo sceriffo Spangler. Questi a sua volta lo aveva avvisato di avere Holliday in sua custodia.
Arizona Frederick A. Tritle
Behan, credendo che Spangler avesse con se anche i due fratelli Earp, lo pregò di tenerli sotto chiave sino a quando non avesse avuto in mano la richiesta di estradizione da parte del governatore dell’Arizona Frederick A. Tritle.
Behan si adoperò immediatamente presso il governatore Tritle, ma questi in un telegramma rispose che non poteva emettere nessuna richiesta di estradizione sino a quando non avesse avuto sul suo tavolo un’ accusa nei confronti di Holliday. La faccenda non era delle più semplici.
La richiesta di estradizione poteva essere emessa soltanto dietro un mandato di arresto. Behan ricevette un secondo telegramma in cui lo si informava che Bob Paul, lo sceriffo di Tucson, aveva inoltrato presso il governatore la richiesta di arresto per Holliday e che era in partenza per Denver.
Bob Paul partì per il Colorado senza avere nulla in mano, con la certezza che le carte per l’estradizione di Holliday sarebbero arrivate per espresso.
Bob Paul arrivò a Denver il 19 maggio in compagnia del suo vice Barney Cutler e subito incontrò Perry Mallon presso il “Windsor Hotel”. Un quarto d’ora dopo i tre uomini vennero raggiunti da Bat Masterson. Bob Paul provò all’inizio a non prendere una posizione ben definita e questo venne interpretato dal “Times” di Denver come una conferma della buona fede di Holliday.
Johnny Behan, sceriffo della contea di Cochise
Il “Tribune” aggiunse che Bob Paul sembrava essere reticente e senza voglia di prendere una posizione netta nella vicenda.
Il 22 maggio, il “Denver Rocky Mountain News” riportava sulle proprie pagine una intervista con Bob Paul nella quale gli si chiedeva una opinione su Doc Holliday. Bob Pau, notoriamente un amico di Wyatt Earp, rispondeva dipingendo Holliday come una persona tranquilla, ma allo stesso tempo temuta per la sua abilità con le armi. Bob Paul continuava dicendo che Holliday era stato tempo prima un suo vice e come tale si era prodigato per impedire i crimini del clan dei cowboy.
Lo stesso giorno, prima della pubblicazione dell’intervista di Bob Paul, il “Denver Republican” pubblicò l’intervista con Doc Holliday. Il giornale scriveva che, a differenza di quanto si diceva, Holliday non dava l’impressione del killer. Si leggeva che Holliday era un uomo snello, non più alto di 5 piedi e 6 inches e del peso apparente di 150 pounds. Il viso è sottile e i suoi capelli sono di un colore biondo con venature grigie. I lineamenti sono ben definiti e non c’è nulla di rimarchevole se non una certa luce negli occhi che denota una ferma determinazione. Le sue mani sono piccole, tali a quelle di una donna, ma le sue esili dita hanno procurato la morte di molti spacconi con la stessa facilità con la quale distribuiscono le carte. Nell’intervista Holliday ebbe parole sprezzanti per i cowboy di Tombstone e in particolar modo per Johnny Behan che riteneva essere il mandante vero dell’assassinio di Morgan Earp. Alla domanda del giornalista se Bob Paul avesse potuto proteggerlo, Holliday rispose francamente di no. Il giornalista continuò chiedendogli di Frank Stilwell, al che Holliday rispose che conosceva Stilwell per essere un rapinatore di diligenze e uno degli assassini di Morgan Earp e infine che non era responsabile della sua morte. Doc continuò l’intervista parlando di Perry Mallon che descrisse come un soggetto instabile viste le sue strampalate affermazioni. Quindi Doc prese a parlare di Wyatt e Warren Earp che si trovavano a Gunnison. Egli affermò che avrebbe potuto contare sul loro aiuto, ma che, essi stessi ricercati, non avrebbero potuto nulla in proposito. Doc concluse l’intervista minimizzando le affermazioni di Perry Mallon secondo il quale egli avrebbe ucciso un suo amico nello Utah. Niente di più falso, dichiarò Holliday, visto che a quel tempo egli si trovava a Denver lavorando per Charley Foster presso la “Babbitt’s House”.
La mattina del 23 maggio 1882 Doc Holliday si presentò dinanzi al giudice Victor A. Elliott, il quale, esaminate le carte, dichiarò che non c’erano motivi per tenere Holliday in prigione.
Doc venne rilasciato sotto la custodia di Bat Masterson, ma il vice sceriffo Charles T. Linton presentò al giudice un mandato di arresto per Holliday sempre per la faccenda di Frank Stilwell.


Perry Mallon, il sedicente sceriffo che arrestò Doc Holliday a Denver

Doc venne di nuovo rispedito dietro le sbarre in attesa della richiesta di estradizione.
Le carte arrivarono martedì 25 maggio, ma in assenza del governatore Pitkin, il caso venne posticipato al lunedì successivo. Nel frattempo Bat Masterson aveva lasciato la città e si vociferava che stesse organizzando una squadra di uomini a protezione del treno che avrebbe dovuto riportare Holliday in Arizona in caso di estradizione.
“L’Albuquerque Review “scriveva infatti sulle sue pagine che i cowboy di Tombstone avevano lasciato la città e si proponevano di intercettare il treno per uccidere Holliday.
Il governatore del Colorado Pitkin, tornato a Denver sabato 29 maggio, nel pomeriggio venne chiamato da George Tritch, un uomo d’affari molto conosciuto in Colorado e amico di Bat Masterson.
Tritch perorò la causa di Holliday presso il governatore poiché, come Masterson, temeva che Holliday sarebbe stato ucciso nel caso fosse stato riportato a Tombstone.
Il 30 maggio Pitkin prese la sua decisione e annunciò che non avrebbe concesso l’estradizione per una serie di motivi. Un atto del Congresso richiedeva, per esempio, che un governatore di uno Stato dovesse certificare l’autenticità dell’accusa a carico di un individuo. In questo caso, il governatore dell’Arizona Tritle non aveva autenticato l’accusa, quindi le carte rilasciate dall’impiegato della corte non erano conformi alla legge. Detto questo, Doc fu riportato dinanzi al giudice Elliott e l’avvocato della controparte Barnum disse che non aveva più ragioni di trattenere Holliday per l’accusa in questione. Il giudice Elliott di conseguenza ordinò di liberare Holliday.


Billy the Kid, Doc Holliday, Jesse James, Charlie Bowdre (è un falso!)

La mattina del 31 maggio 1882, sotto la custodia del vice sceriffo Linton e accompagnato da Bat Masterson e Bob Paul, Doc prese il treno per Pueblo, dove lo stesso giorno comparì davanti al giudice Mc Bride per l’accusa di furto ai danni di Charles White.
Holliday rinunciò all’interrogatorio e il processo venne rinviato al mese di luglio dietro una cauzione di 300 dollari. Doc quindi venne rilasciato per la prima volta dal drammatico arresto di Mallon a Denver. Holliday restò ancora pochi giorni a Pueblo, quindi partì per Gunnison dove si trovavano Wyatt e Warren Earp. Doc rimase a Gunnison per il resto del mese di giugno, quindi partì per Pueblo per rispondere all’accusa di furto ai danni di Charles White.
Il terribile Johnny Ringo
L’11 di luglio il giudice emise un verdetto di colpevolezza e stabilì per Holliday, che non era presente in aula, una cauzione di 500 dollari.
Si è vociferato molto a proposito dell’assenza di Holliday in quei giorni. Alcuni storici e cosi pure Josephine Sarah Marcus, la moglie di Wyatt, furono concordi nel dire che Doc e Wyatt tornarono in Arizona per “finire il lavoro “e chiudere definitivamente i conti. Ancora uno mancava all’appello e questi era Johnny Ringo.
Il 13 luglio 1882 un colpo d’arma da fuoco metteva fine alla vita del famoso fuorilegge. Ringo venne infatti trovato accanto ad un albero con un proiettile in testa nel “Turkey Creek Canyon”.
Questo è un altro mistero destinato a rimanere tale. Chi ha ucciso Johnny Ringo?
Doc Holliday oppure Wyatt Earp?, Mike o’Rourke o Frank Leslie? oppure fu un suicidio?
Non lo sapremo mai. Sia come sia, il 18 luglio 1882 la corte di Pueblo stabilì che il processo a carico di Holliday sarebbe stato rinviato sino a data da stabilire. Lo stesso giorno il “Leadville Daily Herald” di Leadville (Colorado) annunciava che il famoso John Henry Holliday si trovava in città dove, come era sua consuetudine, si era presentato alle autorità locali.

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