Atakapa-Ishak, il popolo dimenticato

A cura di Armando Morganti

Guerrieri Atakapa
Strano destino quello degli Atakapa, una popolazione letteralmente dimenticata dalla storia, eppure, questa nazione, come quella dei Karankawa, appare sulla scena storica in epoche molto antiche grazie ai “Naufragios de Alvar Núñez Cabeza de Vaca”.
Questi, con Andrés Dorantes, Alonso del Castillo e lo schiavo negro Estebanico, fu l’unico sopravvissuto della sciagurata spedizione spagnola in Florida di Pánfilo de Narváez, partita da Cadice il 17 giugno 1527 e sbarcata in Florida, nella Tampa Bay, il 12 aprile 1528.
Dopo i ben noti disastri della spedizione, gli spagnoli superarono la foce del Mississippi e, spingendosi a ovest, le imbarcazioni si dispersero in mare aperto e, il 6 novembre, il gruppo del Cabeza de Vaca raggiungeva l’isola di Malhado (l’isola della mala sorte come la chiamava il Cabeza de Vaca), sita nella baia texana di Galveston.
I giorni successivi videro gli spagnoli impegnati nella vana impresa di abbandonare l’isola, molti di loro persero la vita annegando e i pochi sopravvissuti riuscirono a rientrare sulle spiagge e così, dal 1520 al 1534, gli ultimi superstiti di una spedizione di circa 300 uomini, vissero nel territorio a contatto con popolazioni selvagge e sconosciute. I quattro spagnoli ebbero così modo di conoscere e darci le prime informazioni sugli indiani Atakapa, Karankawa, Mariames, Iguaces ed Avavares; soltanto nel gennaio del 1536 avrebbero raggiunto il Messico nord-occidentale, nel territorio del Sinaloa e, nel febbraio successivo, giunsero a Culiacan, un avamposto della frontiera della Nuova Spagna, finalmente, in luglio, vennero accolti da Hernan Cortes ed Antonio de Mendoza a Mexico City.


Una mappa in cui si vede il territorio degli Atakapa

I quattro superstiti furono trovati e sfamati dagli indiani Han, ma sentiamo Cabeza: “Chiamammo questa isola la Isola della Mala Sorte. La gente che vi trovammo è di alta statura e ben proporzionata; non posseggono altre armi se non frecce e archi, nell’uso dei quali sono oltremodo esperti. Gli uomini hanno una o entrambe le mammelle forate da parte a parte e trapassate da una canna lunga due palmi e mezzo, e spessa due dita; usano forarsi anche il labbro inferiore, che ornano con una canna dello spessore di mezzo dito. Le donne sono molto resistenti alla fatica. Vivono in questa isola da ottobre a febbraio. Si nutrono di quelle radici di cui ho già parlato, cavate fuori dall’acqua nei mesi di novembre e dicembre. Hanno pescaie di canne, ma da dicembre in poi non vi sono più pesci; per tutto il resto del tempo, quindi, si nutrono di quelle radici. Verso la fine di febbraio si spostano altrove alla ricerca di altro cibo, dal momento che in quel periodo le radici germogliano e non sono più buone.”
Nonostante il Cabeza de Vaca parlasse della tribù Han, la futura tribù Akokisa od Orcoquizas, queste sue descrizioni sembrano adattarsi meglio ai Karankawa, ma visti gli ottimi rapporti fra i due gruppi, non possiamo escludere matrimoni misti fra loro e, comunque, i gruppi occidentali degli Atakapa avevano una cultura piuttosto simile a quella dei Karankawa. Il Cabeza affermava: “L’isola di Malhado si estende per mezza lega in larghezza e cinque in lunghezza.


Una raffigurazione di un gruppo familiare

In genere, la popolazione di questa terra non porta indumento alcuno; soltanto le donne coprono le loro nudità con fibre lanose che crescono sugli alberi. E’ gente molto generosa, sempre pronta a dividere i propri averi con gli altri. Non hanno un capo che li governi. Tutti i membri di una stessa tribù fanno una vita in comune. Nell’isola si parlano due diverse lingue: quella dei Capoques e quella degli Han. Le loro usanze impongono che, quando si conoscono o quando per caso si incontrano, prima di parlarsi se ne stanno mezz’ora a piangere; cessato il pianto, chi riceve la visita si alza per primo e offre all’altro i propri beni; l’ospite li accetta e, senza troppo indugiare, se ne va con la roba, spesso senza neanche una parola di saluto.”
Dopo la spedizione del Narvaez fu quella di Hernando de Soto ad entrare nel territorio degli Atakapa, ma sembra che questa spedizione sfiorò soltanto il loro territorio (gennaio 1543) e, sicuramente, non entrò assolutamente in contatto con i gruppi della costa. Poi su di loro cadde un lungo silenzio; le “vagabonde tribù cannibale” del Vermilion River e della Galveston Bay erano praticamente scomparse dalla storia e dimenticate dai bianchi nelle loro impervie terre, eppure questi indiani erano probabilmente i più antichi abitanti del territorio, almeno a partire dal XVI secolo.


Un capo con alcuni guerrieri

Martin Durale, un comandante spagnolo, affermava che questi indiani Atakapa sarebbero “usciti dal mare”, come d’altronde affermavano le loro leggende tribali.
Il dottor Chip McGimsey, un noto archeologo dell’Università di Lafayette (Louisiana), in una sua lettera, datata 2 giugno 1997, e indirizzata a Hugh Singleton, uno storico-linguista di Hammond (Louisiana), diceva che la prova corrente sulla loro origine era molto semplice, gli Atakapa erano i discendenti storici delle antiche popolazioni di questo territorio, indicando la mezzaluna nord-occidentale del litorale del Golfo del Messico.


Punte di freccia trovate in scavi recenti

Secondo recenti scavi archeologici nella Louisiana sud-occidentale, esisterebbero ampie prove di insediamenti umani fin dagli ultimi 10 mila anni, specialmente nella contea Vernon, proprio in vicinanza dell’antica patria degli Atakapa. La spedizione francese del La Salle e quella spagnola di Alonso de Leon, dell’ultimo decennio del XVII secolo, sfiorarono soltanto i loro territori, ma non ci lasciarono alcuna descrizione di questi indiani.
Nel 1703 i gruppi orientali vennero incontrati da alcuni mercanti francesi sul fiume Sabine e, nel 1714, fu il De Epinay, che stava fortificando l’isola di Dauphin, ad avere contatti con loro. Ma soltanto nel 1719, grazie al Simars de Bellisle, gli Atakapa riappaiono veramente sulla scena storica e, due anni dopo, fu la volta di Bernard de la Harpe, il quale dichiarava che la lingua delle tribù Akokisa era uguale a quella degli Atakapa orientali, ma anche a quelle di gruppi stanziati più a nord, probabilmente si riferiva ai Bidais, ai Patiri e ai Deadoses.


Una capanna di indiani della Louisiana. Sono Atakapa?

Nel 1731 il St. Denis assoldò parecchi guerrieri Atakapa per combattere la tribù Natchez del Mississippi e, due anni, gli stessi indiani invitarono i francesi a stabilire una postazione commerciale nel loro territorio infine, nel 1735, Alexander de Batz ebbe modo di ritrarre alcuni guerrieri Atakapa ed Opelousa; negli anni successivi questi due gruppi si sarebbero dedicati attivamente all’allevamento del bestiame. I francesi del basso Mississippi stavano nel frattempo la loro sfera commerciale verso occidente; dopo aver distrutto la potenza dei Chitimacha con l’aiuto di popolazioni alleate, in particolare fu il gruppo orientale di questa popolazione a scomparire dalla storia, gli Yagenechito, poterono inviare commercianti nelle terre degli Atakapa orientali.
Questa situazione divenne pericolosa per gli spagnoli i quali dovettero reagire dando vita all’insediamento di El Orcoquizas nel territorio degli Akokisa, un avamposto per fronteggiare questa nuova situazione.


Armojean Reon, l’ultimo a parlare la lingua degli Atakapa

A peggiorare la situazione fu l’invasione dei coloni francesi provenienti dall’Acadia e scacciati dagli inglesi dal territorio del New Scotland canadese (1755); molti di questi profughi, noti come “Cajuns”, si sarebbero stabiliti in Louisiana dopo il 1760. Gli spagnoli dovettero allora impegnarsi per bloccare l’avanzata dei coloni acadiani verso le terre spagnole, appartenenti proprio agli Atakapa; alcuni gruppi di acadiani, guidati da Joseph Beausoleil Broussard, si stabilirono nel 1765 nella St. Martins Parish, e poi stabilirono un piccolo “trading post” nelle terre degli Atakapa, presso St. Martinville. I gruppi occidentali, in particolare gli Akokisa, vivevano in zone veramente inabitabili e sicuramente non adatte all’agricoltura, così, la colonizzazione spagnola non dette alcun frutto, e queste popolazioni riuscirono a mantenere a lungo il loro territorio, dimenticati dalle fonti del XVIII secolo.


Ancora una rappresentazione di un gruppo di indiani

I gruppi orientali furono invece sospinti a ovest dalla pressante colonizzazione francese, ma molti di loro restarono nel territorio dove, in gran parte, si mischiarono con gli schiavi negri del territorio e divennero poi conosciuti come “creoli”. Con l’arrivo degli inglesi a est del basso Mississippi il Governatore spagnolo della Louisiana, Galvez, giunse ad assoldare 180 guerrieri Atakapa per attaccare le postazioni britanniche sul grande fiume. Nonostante queste notizie, il territorio dei gruppi occidentali è ancora inesplorato e soltanto la cacciata dei messicani, e la successiva indipendenza texana, porteranno nuovi coloni nel Texas che, impossibilitati ad ottenere nuove terre dove stabilirsi, caddero in mano a speculatori terrieri che spinsero i Governi a scacciare definitivamente questi indiani dalla zona.
La classe dirigente della Repubblica Texana fu sempre in mano a questi personaggi, facenti capo a Stephen Austin, ben noto speculatore e grande amico del pirata Lafitte, da noi conosciuto nel sito dei Karankawa. Ma non dobbiamo dimenticare che questa situazione non mutò assolutamente con l’arrivo degli americani e degli Stati Uniti, d’altronde, la stessa Guerra d’Indipendenza americana che provocò la fuga degli inglesi nel Canada, fu ampiamente gestita dagli speculatori terrieri, fra i quali spiccava il padre di George Washington.
Ora gli indiani dimenticati diventavano importanti, erano soprattutto le loro terre ad esserlo, e così, anche nel Texas i gruppi Atakapa vennero costretti ad una miserevole vita nelle riserve del fiume Brazos e, successivamente, i pochi resti furono deportati nelle riserve dell’Oklahoma con gli indiani Caddo.


Un cippo che ricorda la Atakapa Trail

Di loro oggi non rimane alcun ricordo, fanno capolino in alcuni testi specialistici, ma degli Atakapa, del popolo dimenticato dalla storia rimane soltanto la loro triste fine: prima, erano dimenticati ma esistevano ancora, oggi, sono stati dimenticati ma non esistono più.

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