L’incredibile storia dei dromedari nel west

A cura di Sergio Mura

Nel gigantesco sforzo d’inventiva scatenatosi intorno al 1850 negli Stati Uniti per raggiungere rapidamente il west partendo da est, si realizzarono opere effettivamente geniali e degne di un popolo tenace, ma si verificarono anche fatti che hanno talvolta dell’incredibile. Uno di questi episodi è quello che vi raccontiamo in questa pagina ed è davvero stravagante. Parliamo della grande avventura dei dromedari nelle assolate lande del west americano.
Tutto ha origine nel lontanissimo 1846, quando un certo Edward Fitzgerald Beale, in viaggio da Fort Leavenworth (Kansas) e Santa Fe, rimase folgorato da un’idea che a suo modo di pensare avrebbe potuto aiutare a risolvere il problema dei trasporti e delle comunicazioni tra l’est e l’ovest degli Stati Uniti, passando per le praterie desertiche del sud-ovest. “Perchè non provare con dei dromedari?”, pensò Beale.
L’idea era semplice e a suo modo geniale. In fondo quegli animali vivevano nei deserti africani senza risentirne, per cui si sarebbero certamente potuti adattare al sud-ovest americano senza troppi traumi. I dromedari ed i cammelli erano animali in grado di sopportare fatiche considerevoli senza soffrirne, trasportando persone e cose in terre quasi sprovviste di acqua,
George H. Crosman
Beale era allora un ufficiale di marina e in quanto tale, dopo parecchio tempo e molti tentativi vani, riuscì ad avere un colloquio con Jefferson Davis, quando questi era Segretario alla Guerra. Beale non era più il primo a provare a proporre i dromedari come possibile soluzione ai trasporti, ma fu l’unico che riuscì a fare breccia nello scetticismo del Governo americano.
Il primo a proporre l’uso di cammelli nel west americano fu George H. Crosman, un sottotenente dell’Esercito degli Stati Uniti durante la Guerra contro gli Indiani Seminole della Florida. Crosman disse: “…Nessun animale può superare il cammello o il dromedario nel trasporto di grossi carichi, nella resistenza alla fatica, nella privazione di cibo, acqua e riposo. Sono anche animali relativamente veloci. I cammelli trasportano carichi fino a 4 quintali e con questi carichi essi possono camminare per trenta o quaranta miglia al giorno, per molti giorni di seguito… I loro piedi sono adatti per terreni erbosi o distese di sabbia o roccia e non richiedono ferratura…”
Leggendo oggi queste brevi considerazioni viene da chiedersi come mai una simile idea non sia stata accolta velocemente.
L’incontro di Beale avvenne nel 1853 e già il 2 marzo 1855 vennero stanziati dal Congresso i primi cospicui fondi da destinare all’originale intrapresa. I dromedari sarebbero stati importati e utilizzati per scopi militari! L’argomento venne discusso molto sulla stampa e lo stanziamento di 30.000 Dollari fece nascere ufficialmente il “U.S. Camel Corps”.
Edward Fitzgerald Beale
Il Tenente della Marina David Dixon Porter fu incaricato del trasporto degli animali dall’Africa fin negli Stati Uniti. A bordo della USS SUpply c’era il Maggiore Henry Wayne che si sarebbe anche occupato di riceverli in Texas. E fu così che il 3 giugno 1855 una spedizione si imbarcò in direzione dell’Africa.
La questione dell’acquisto dei dromedari non fu semplice. All’arrivo a Tunisi nei primi di agosto, Wayne e Porter mostrarono tutta la loro inesperienza acquistando le prime bestie che gli vennero offerte, ma che si rivelarono poi bestie malate.
Si ripromisero di fare meglio la volta dopo, ma cammelli o dromedari sani erano difficili da trovare. Il gruppo di militari americani si ingegnò a tentare a Malta ed in altri posti, ma il risultato stentava ad arrivare.
In una circostanza si seppe che gli unici dromedari “buoni” erano già stati ceduti ai soldati inglesi per la guerra in Crimea.


Una trattativa per l’acquisto di dromedari e cammelli

Nel frattempo, però, fecero esperienza con quella bestie così estranee alla loro cultura, scoprendo che i dromedari (cammelli con una sola gobba originari del Medio Oriente) erano preferibili come cavalcature, mentre i cammelli bactriani a due gobbe, originari dell’Asia Occidentale, servivano meglio come animali da soma per trasportare carichi. Impararono persino a riconoscere gli animali ammalati e a diffidare di quei mercanti di cammelli che a volte gonfiavano le gobbe degli animali per dare una falsa apparenza di salute ottimale.
Alla fine la lieta novella arrivò in Egitto dove si poterono acquistare delle ottime bestie e dove fu anche possibile reclutare un piccolo gruppo di cammellieri esperti.
La nave prese il mare diretta verso gli Stati Uniti il 15 febbraio 1856 e riuscì ad arrivare a destinazione solo il 29 aprile di quell’anno, quando la Supply e il suo equipaggio arrivarono al porto di Indianola, nel Tennessee. Nonostante un leggero dimagrimento, i dromedari erano ancora in ottima forma e in buona salute, tanto che alcune femmine avevano persino partorito in nave.
Il Maggiore Henry Wayne
Dopo alcune settimane passate a Indianola per il necessario acclimatamento, i dromedari presero residenza a Camp Verde, a circa 60 miglia ad ovest di San Antonio e il Maggiore Wayne cominciò a inviare rapporti molto favorevoli su quegli animali.
Presto però Wayne venne trasferito, altri comandanti presero il suo posto e in tutto questo tempo i cammelli furono poco utilizzati. Alla fine comunque, nel giugno del 1857 allo U.S. Camel Corps fu assegnato il compito di esplorare l’allora sconosciuto territorio fra El Paso e il fiume Colorado. La spedizione, condotta da Edward Fitzgerald Beale, consisteva di 25 cammelli, 44 soldati, e 2 arabi conduttori di cammelli (Greek George and Hadji Ali, il cui nome era stato trasformato nel più facile “Hi Jolly”), oltre a numerosi cavalli e muli. Per un po’ di tempo i dromedari delusero Beale perchè arrivavano alla meta prefissata giornalmente persino qualche ora dopo i cavalli e i muli. Ma dopo pochi giorni di marcia riuscirono sempre a precedere gli altri animali, spesso passando su terreni dove cavalli e muli rifiutavano di passare. Da San Antonio la spedizione si diresse verso Fort Martin Scott, ma lì si verificò il problema del pascolo che era effettivamente inadeguato.


Una sosta ristoratrice

Perciò ci fu un nuovo spostamento in direzione di Camp Verde, dove si poterono effettuare i primi test sul campo. Questi test riportarono risultati esaltanti: 6 soli dromedari erano stati in grado di trasportare lo stesso peso affidato e 12 muli, ma risparmiando ben 42 ore di tempo.
John B. Floyd era diventato Segretario della Guerra e il suo primo incarico fu quello di spedire i dromedari in una spedizione che ricercava una pista per i carri tra Fort Defiance, nel New Mexico, e il fiume Colorado, al confine con la California.
Beale fu incaricato di questa strana spedizione e decise di impiegare 25 dromedari. Alla vista di quegli strani animali, cavalli e asini divennero pazzi di terrore, ma alla fine si riuscì a combinare la partenza da San Antonio per il 24 giugno. I dromedari e gli americani avrebbero dovuto attraversare territori pericolosissimi per la grande scarsità di acqua e per la presenza lungo il percorso di gruppi di indiani “ostili”. Questi ultimi, in quell’anno, avevano attaccato 6 diligenze.


Una rara foto di un forte del west

La strana carovana raggiunse Fort Clark dopo 6 giorni di lento cammino e da lì mosse in direzione di Fort Lancaster, percorrendo un sentiero impervio che permise ai dromedari di dare prova delle loro capacità di resistenza e rusticità. Non solo! Dimostrarono anche quanto fossero parchi, dato che erano in grado di cibarsi di erbe e arbusti che cavalli e muli non avrebbero neppure degnato di uno sguardo.
Di indiani neppure l’ombra, per cui la spedizione decise di spingersi verso il trading post di Comanche Springs dove c’era ampia disponibilità di acqua (il nome del luogo, “Fonti Comanche” era ampiamente esplicativo); sul cammino i dromedari trasportarono tra i 220 e i 270 chili ciascuno senza risentire minimamente neppure del terreno aspro della zona.
Altre tappe seguirono il 23 luglio quando la carovana raggiunse il Rio Grande e il 27 luglio quando arrivò in vista di Fort Bliss. Era giunto il momento di darsi da fare per ricercare il miglior percorso per i carri dei pionieri, motivo per cui si stava sperimentando l’uso dei dromedari. Gli animali stavano ormai trasportando pesi prossimi ai 300 chilogrammi…
Quando tutto sembrava procedere per il meglio, le guide si persero, gettando tutti i soldati ed i carovanieri nello sconforto. C’era un caldo soffocante e di acqua non se ne vedeva in giro; le persone iniziavano a soffrire la sete e solo i dromedari sembravano a loro agio. Per fortuna, proprio loro furono in grado di guidare gli uomini verso alcune alcune piscine naturali in un canyon e la spedizione si salvò e potè concludere la missione giungendo fino al fiume Colorado che fu attraversato il 20 ottobre nel punto in cui si toccano l’Arizona, la California ed il Nevada.


Il percorso della spedizione

Anche nell’attraversamento del grande fiume i dromedari si comportarono molto bene, mentre non si potè dire lo stesso con gli altri animali, visto che annegarono 10 muli e 2 cavalli. Il lunghissimo itinerario si concluse con un passaggio a Los Angeles e con la sosta finale a Fort Tejon. Beale fece a ritroso l’itinerario nel mese di febbraio per verificare la tenuta della pista in pieno inverno e potè veramente dirsi soddisfatto dell’utilizzo dei dromedari, dichiarando pubblicamente che l’esperimento era riuscito.

Ma l’avventura dei dromedari era appena all’inizio. Nel periodo successivo a quesl primo test, furono usati in altre sperimentazioni e sempre si comportarono degnamente. Il sud-ovest americano li vedeva a proprio agio e nulla pareva ostacolarne il lento ma sicuro incedere. Ad esempio, furono utilizzati per una grande esplorazione della zona tra i fiumi Pecos e Rio Grande, zona in cui si volevano costruire alcuni avamposti militari. In quella circostanza le rive sdrucciolevoli del Pecos si rivelarono infide e alcuni dromedari scivolarono con 275 chili di peso. Nonostante tutto, però, riuscirono a risollevarsi senza troppe difficoltà.
Un altro episodio che confermò la robustezza dei dromedari fu quando uno di loro venne morso da un serpente a sonagli, ma con appena di pulizia della ferita tutto sembrò passare senza conseguenze di alcun tipo.


Uomini e animali al campo

Anche stavolta non mancarono i report favorevoli agli stati maggiori e al Governo scritti dal Tenente E. L. Hartz che non mancò anche di sollecitare un ulteriore sforzo per testare definitivamente l’efficacia dei dromedari. Il nuovo test fu effettuato nuovamente con un’esplorazione dell’area del fiume Pecos, un’area molto vasta e semidesertica che fece brillare la resistenza degli animali africani, ma che condusse alla morte numerosi cavalli e muli che facevano parte della missione speciale.
Nel 1861 si portò avanti un’ultima spedizione di cui vogliamo citare un episodio buffo. In un giorno particolarmente caldo, i cavalli e i muli bevvero a volontà da una pozza d’acqua e si ammalarono perchè quell’acqua era infetta. I dromedari, invece, non patirono alcuna conseguenza perchè rifiutarono di berne. Il terreno sabbioso, infine, mise in risalto che le zampe dei dromedari, particolarmente larghe, erano adatte a quei posti perchè non facevano sprofondare gli animali carichi di bagagli. Insomma, ancora una volta i referti erano favorevoli, ma il Governo aveva ormai deciso di non dare seguito al famoso progetto dello U.S. Camel Corp e di vendere tutti i dromedari. Nel corso di un’asta pubblica le bestie furono cedute a privati per pochissime decine di dollari a capo e finirono per essere utilizzate per un breve tempo in vari modi.


Un articolo del New York Times dedicato ai cammelli

Nel frattempo, nel 1859 un nuovo interesse per i cammelli e i dromedari si era scatenato sull’onda della scoperta di un ricchissimo filone d’argento nel Nevada, vicino al confine con la California. L’argento veniva estratto con una tecnica che richiedeva grandi quantità di sale che veniva prodotto nelle paludi di acqua salata della California da dove era trasportato in Nevada su carri trainati da cavalli. “Cavalli?” – si chiese un certo Otto Esche – “Ma sarebbe molto meglio usare i cammelli!”
E così, nel 1863 propose di utilizzare i “cammelli a due gobbe” (in inglese dromedario e cammello vengono definiti sempre cammelli a una o due gobbe) per questo particolare trasporto. Si recò personalmente in Mongolia, dove i cammelli da secoli trasportavano il sale attraverso il deserto, e acquistò ben 32 cammelli a due gobbe.
Forse come già era accaduto al tenente Porter e al maggiore Wayne a Tunisi nel 1855, anche Otto Esche fu imbrogliato e i cammelli acquistati non si dimostrarono in buona salute al punto che solo 15 sopravvissero alla tremenda traversata dell’Oceano Pacifico.


Un dromedario in un paese del west

Giunti in America i sopravvissuti impiegarono lunghissimi mesi per riprendere buona salute. Alla fine si riuscì a fare entrare in servizio questi cammelli che però – com’era accaduto con i dromedari qualche anno prima – non incontrarono il favore degli uomini che li dovevano accudire (che si lamentavano della puzza e del brutto carattere di quelle bestie) e degli altri animali che finivano per temerli. I minatori si lamentavano perchè i cammelli, anche se abbastanza mansueti, mordevano e sputavano. E i cavalli e i muli si innervosivano quando li vedevano, cominciando a nitrire e scalciare, rendendosi pericolosi.
A Virginia City fu persino approvata un’ordinanza che proibiva ai padroni di cammelli di far circolare gli animali nelle strade della città, tranne che tra la mezzanotte e l’alba, quando gli altri animali rimanevano chiusi nelle stalle.
Tutte queste difficoltà inattese spinsero Otto Esche a rinunciare ai suoi progetti coi cammelli che furono liberati nel deserto del Nevada. Di loro si continuò a parlare per decenni tra la gente che raccontava di averne visto alcuni gironzolare nei deserti del sud-ovest.

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