La battaglia di Pozo Hediondo

A cura di Josephine Basile

“Alla fine del 1850, un anno in cui gli Apaches avevano ucciso 111 abitanti del Sonora, il governo federale di Città del Messico cercò di porre rimedio al problema Apache del Sonora, nominando comandante generale e ispettore dei distretti militari un energico, capace ma discusso ufficiale, che si riteneva onniscente: il colonnello Josè Maria Carrasco.
Prima dell’arrivo di Carrasco, una spedizione di guerra Chiricahua invase il Sonora. Secondo i rapporti ufficiali, gli Apaches, divisi in due gruppi di circa 200 guerrieri, devastarono lo stato.
Mangas Coloradas era a capo di un gruppo, mentre Posito Moraga e Yrigollen guidavano l’altro. Verso la metà di gennaio del 1851, gli Apaches si ritirarono a nord, portandosi via 1300 capi di bestiame.”
Edwin Sweeney
E’ il preludio della battaglia di Pozo Hediondo (sotto), dove il grande Mangas Coloradas sconfisse le truppe del capitano Ignacio Pesqueira.


A seguito di questi fatti, il governatore del Sonora ordinò al capitano Ignacio Pesqueira di arruolare un esercito di 50 soldati della guardia nazionale ad Arispe, per poi riunirsi, a nord-est di questa città, con il capitano Manuel Martinez, proveniente da Bacoachi con una truppa di altrettanti soldati. Considerato tutto, il percorso che avrebbero seguito gli Apaches doveva essere prevedibile. Il 16 gennaio del 1851, le truppe di Pesqueira si unirono infine con quelle di Martinez sul Cerro Colorado, un gruppo di colline a circa 12 miglia ad est di Pozo Hediondo, a sua volta situato a poche miglia a sud-ovest di Nacozari e circa 20 miglia ad est di Arizpe. Il giorno dopo, Pesqueira spostò il comando a circa dodici miglia a nord-est, nella Sierra del Cobre, dove nascose le sue truppe in agguato ad attendere gli Apaches, che si muovevano a nord verso i loro villaggi.


Una mappa della zona

Secondo l’illustre sonorense Ismael S. Quiroga (1845-1890), all’inizio di quell’anno (primi di gennaio del 1851) l’irruzione de “los barbaros” in Sonora fu davvero formidabile. Il famoso “cabecilla indio” Mangas Coloradas, con più di 700 Apaches, penetrò fino al centro dello stato, facendosi sentire in ogni luogo con le sue solite depredazioni. Si comunica ad Arizpe che questo nemico si dirige verso la frontiera e Pesqueira, d’accordo con l’autorità locale, organizza senza indugio 50 soldati nazionali, che a malapena riuscì a rifornire di munizioni. Convoca quelli di Bacoachi e nel giorno e luogo designato si uniscono entrambi i gruppi, con un totale di 80 fanti e 20 cavalieri.


Milizie messicane

La mattina del 7 gennaio di detto anno, un gruppo in avanscoperta del nemico viene avvistato, per la strada in cui era atteso.
Nascosto con le sue truppe sulla Sierra del Cobre, Pesqueira inviò una pattuglia in perlustrazione che – secondo Sweeney – ritornò il 20 gennaio, riferendo di aver visto una nube di polvere a sud della Valle di Cumpas. Gli Apaches – o meglio, la loro avanguardia – si avvicinavano verso la trappola, mentre i Messicani ignoravano il loro numero. Nonostante ciò, ligio al dovere e forse con un po’ di incoscienza, il coraggioso capitano Pesqueira (futuro governatore di Sonora) posizionò infine i suoi uomini a Pozo Hediondo, “por dar muerte a los barbaros”: la cruenta battaglia era imminente.


Un momento dell’attacco

Allorquando gli Apaches si avvicinarono, i Messicani uscirono fuori dai loro nascondigli attaccandoli e disperdendoli, costringendoli ad abbandonare circa 300 capi di bestiame. Poi inseguirono gli Apaches in rotta, credendo di aver a che fare con un piccolo gruppo.
Si dice che l’avanguardia era composta da una cinquantina di guerrieri. Il che significa che in quel momento le forze di Pesqueira superavano quelle degli Apaches di circa il doppio. L’attacco era iniziato alle 8 del mattino – di quel 20 gennaio del 1851 – e a quanto pare si era protratto per 3 ore, fino alle 11.


Il grande Mangas Coloradas

Ad un certo punto, i guerrieri attaccati erano riusciti ad asserragliarsi su di un pendio, in una vantaggiosa posizione, ma i Messicani, infine, riuscirono ugualmente a sloggiarli. Nel frattempo, da sud della Valle di Cumpas, si avvicinava il grosso degli Apaches, che spingevano davanti a loro un migliaio di cavalli, frutto della loro razzia. Alla loro testa vi era il famigerato “caudillo barbaro” Mangas Coloradas, forse all’apice della sua leadership sul popolo Ndè.


Gli Apache impegnati nel corpo a corpo

Secondo Quiroga, con l’arrivo di Mangas Coloradas la battaglia assume maggiori proporzioni e da entrambe le parti si lotta con disperazione e in campo aperto; cadono i morti e i feriti, ma il combattimento diventa ancor più furioso. Verso le 4 del pomeriggio di tale fatidico giorno, giungono rinforzi al nemico: più di duecento “gandules” Chiricahuas, comandati dai capitancillos Irigoyen (Yrigollen) e Posito Moraga.
Don Rafael Angel Corella
Ciò nonostante le forze messicane non retrocedono e resistono eroicamente. Nel frattempo le munizioni si esauriscono da entrambi i lati e il fuoco comincia a placarsi, ma la lotta prosegue all’arma bianca, con mazze e pietre, cieca e disperata, fino a che l’oscurità della notte pose fine a tanta terribile battaglia.
Le forze di Pesqueira si trovavano quasi totalmente annientate: di cento uomini, quasi ottanta erano fuori combattimento. Erano morti quattro ufficiali e ventidue soldati, cinquanta si trovavano feriti e tra questi Pesqueira e il suo secondo in capo, Don Rafael Angel Corella. Gli Apaches uccisi erano più di settanta e il conto dei loro feriti innumerevole. Umanamente era impossibile continuare la lotta e le forze dell’ordine si ritirarono dal campo di battaglia dirigendosi verso Cumpas.
I feriti marciarono piede a terra, cadendo e sollevandosi, poiché sopravvissero solo cinque cavalli, che portavano gli infermi più gravi.

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