Il Natale al tempo (duro) della Guerra Civile

A cura di Sergio Mura

Molte tra le tradizioni americane di Natale sono nate nel corso del XIX secolo. Paradossalmente, alcune tra le più rilevanti e durature sono venute a maturazione durante gli anni terribili della Guerra Civile, quando la violenza, il caos e la perdita dei beni personali sembravano in grado di soffocare completamente i cori natalizi.
Molti degli artisti di quel periodo, Winslow Homer, Thomas Nast, e Alfred Waud hanno realizzato numerose opere che testimoniano il diffondersi di quelle che oggi consideriamo serenamente delle tradizioni consolidate, come Santa Claus, gli alberi di Natale, lo scambio dei doni e le cartoline di Natale. Nast e Homer dipinsero scene del tempo della guerra civile in cui si viluppava la pratica dell’invio di pacchi regalo contenenti vestiti fatti in casa e cibo per i familiari al fronte.
Anche sul Natale la guerra civile ebbe un fortissimo impatto che lasciò molte conseguenze, non tutte spiacevoli e alcune durature.
I pacchi di Natale, fedelmente ripresi da Homer e Nast, donavano un’energia fisica e psichica ai militari al fronte di gran lunga superiore alla portata vera dei doni e non ha sorpreso, dunque, vedere i soldati alle prese, felicissimi e commossi, con i pacchetti provenienti dalle loro famiglie in un famoso quadro con cui Harper’s Weekly “copriva” per la prima volta l’evento natalizio in tempo di guerra.
L’albero di Natale, forse il simbolo più famoso delle festività, è un’usanza che ha radici proprio nel tempo della Guerra Civile Americana. Per carità, è vero che i primi alberi addobbati risalgono al decennio immediatamente precedente alla guerra, ma è nei primi anni ’60 del XIX secolo che l’albero di Natale diventa una preziosa consuetudine che arriva fino ai nostri giorni. Fu allora che le famiglie presero la bella abitudine di decorare alberelli interi (qualcuno così piccino da poter stare sopra un tavolo) o rami piuttosto grandi trasferiti all’interno di contenitori approntati per l’occasione. E anche in questa circostanza si rivela preziosissimo l’apporto dei pittori del tempo che con dovizia di particolari hanno ripreso questo e altri momenti festosi sia pure in un contesto tragico come quello ella guerra civile.
La sorpresa dei bimbi
Molte famigliole, rese tristi dall’assenza dei propri figli, trovavano un attimo di gioia nel decorare gli alberi di Natale con semplici addobbi perlopiù fatti in casa. Sotto gli alberi venivano sistemati i regalini per i bambini.
Non dovette passare troppo tempo perché la tradizione dell’albero arrivasse negli accampamenti militari della guerra civile americana… Ecco cosa annatova Alfred Bellard del 5° New Jersey all’arrivo di un albero di Natale al suo accampamento lungo il corso inferiore del fiume Potomac:
“Al fine di sentirci più possibile a Natale, qualcuno ha avuto la bella idea di piantare un piccolo albero proprio davanti alla nostra tenda; noi lo abbiamo addobbato al meglio delle nostre possibilità con pane duro e carne di maiale, al posto di dolci, arance, frutta secca, nastrini e le altre solite cosette di cui, però, qui non disponiamo.”
I canti di Natale (i famosi Christmas Carol) non mancavano certo negli accampamenti, sia nordisti che sudisti e possiamo sforzare la nostra fantasia fino al punto di sentire con le nostre orecchi i commoventi a struggenti coretti improvvisati di soldati che intonano come meglio possono “Silent Night,” “Away in the Manger,” “Oh Come All Ye Faithful” e “Deck the Halls”.
Con il 1863 il blocco dell’Unione sulle rotte che portavano agli stati del Sud si fece duro come non mai, potremmo dire implacabile, considerato che oltre agli approvvigionamenti per l’esercito confederato finirono bloccati anche quelli per la gente comune…
Persino Santa Claus non riuscì a visitare i soldati e le famiglie per portargli i doni di Natale! La scarsità di beni di prima necessità e il conseguente rialzo dei prezzi in tutto il Sud impedivano la realizzazione dei regalini fatti in casa il cui costo, ormai, era fuori dalla portata sia dei soldati che delle loro famiglie. Alcune mamme si presero la briga di spiegare ai piccini che quell’anno neppure Babbo Natale era stato in grado di forzare il blocco imposto dal Nord.

Ecco il racconto di una madre, Ella Gertrude Clanton Thomas di Augusta (Georgia) con il marito al fronte (per la Confederazione) e due, piccolini, a casa: “Quest’anno a Turner e Mary Bell non siamo stati in grado di offrire i consueti doni e gli abbiamo dato in cambio la possibilità di un piccolo spostamento in campagna. Non è certo la stessa cosa, ma ai bimbi ho detto che quest’anno è andata così e che neppure Santa Claus ha potuto far passare i suoi doni attraverso il blocco militare. Eppure, mi ha commosso tantissimo vedere che prima di coricarsi i bambini hanno comunque appeso delle calze al camino in un estremo atto di fiducia in Babbo Natale ed è per questo che nonostante le condizioni impossibili sono stata sveglia tutta la notte per preparare qualche dolcetto da sistemare come regalino e far trovare al risveglio dei bimbi.”
Quello stesso anno andò certamente nelle case del Nord, almeno stando alle testimonianze del tempo. In una lettera inviata a suo fratello George (al fronte, per il Nord), Sarah Thetford scrisse che “Santa è arrivato qui da noi nel Michigan vestito con un grande cappotto di bufala e con con un enorme sacco di regali fissato alla sua giacca. Avevo sentito parlare molto spesso di Santa Claus e me lo avevano descritto, ma mai prima d’oggi avevo visto il vecchio in prima persona.”
Talvolta capitava che Santa Claus lavorasse dietro le linee degli eserciti in lotta per suscitare la bontà dei belligeranti. Così accadde quella volta in cui il Generale Sherman portò la cattura di Savannah (Georgia) come regalo di Natale a Lincoln (nel 1864) e Santa Claus spinse i soldati nordisti ad avere pietà della povera gente del luogo con una distribuzione straordinaria di generi di prima necessità e vettovaglie di ogni genere. In quell’occasione i sudisti ebbero modo di ringraziare i soldati vestiti da Babbo Natale.

Di seguito riportiamo alcune lettere scritte al tempo della guerra civile da soldati di leva, nordisti e sudisti, impegnati nei vari fronti aperti.

Caporale J.C. Williams, Co. B, 14° Fanteria Vermont, 25 dicembre 1862:
“E’ arrivato il Natale e la mia mente vaga in direzione della mia adorata casa, resa solitaria dalla mia assenza. E penso con nostalgia e desiderio alla pace e alla quiete della vita civile mentre io mi trovo qui tra i disagi del campo, quando non sia direttamente il campo di battaglia. Penso alle tante vite che sono in pericolo e spero che ritorni presto il tempo della pace che, con le sue innumerevoli benedizioni, una volta di più riporti il nostro paese verso la felicità e la prosperità.”

Gilbert J. Barton, Compagnia I di Charlotte:
“25 dicembre, è Natale. Abbiamo festeggiato con pane duro messo a bagno in acqua fredda e poi fritto con grasso di maiale. Abbiamo avuto anche del maiale e persino un po’ di caffè! Purtroppo non abbiamo molto tempo per svagarci, visto che siamo stati comandati per un servizio straordinario di vigilanza contro qualche centinaio di cavalieri nemici che sono stati visti nella nostra zona.”

Robert Gould Shaw, Tenente del 2° Fanteria del Massachusetts, scrive nel 1861, circa il servizio di guardia vicino a Frederick:
“E’ la mattina di Natale e mi auguro che sia felice e allegra per tutti voi, anche se qui sembra tutto così buio e tempestoso per il nostro povero paese che difficilmente si può essere di buon umore.”

Il 24 dicembre 1861 il Capitano Robert Goldthwaite Carter del 22° Cavalleria ha scritto:
“Vigilia di Natale e io sono in servizio come ufficiale di giornata. Perlomeno sarò libero nella giornata di domani. Per quanto il mio desiderio di ritornare a casa tra voi sia fortissimo, devo dirvi che ora come ora non me la sentirei di lasciare i miei compagni d’armi. Domani organizzeremo una cena di Natale con tacchino, ostriche, torte, mele, ecc., senza liquori.”

Frederic Cavada, catturato a Gettysburg, scrive il giorno di Natale del 1863 dal carcere Libby a Richmond:
“…E’ Natale! Un giorno fatto per sorridere, non per piangere; per stare sereni, non per intristire; un giorno che dovrebbe parlare al cuore e non dentro un carcere.”

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