Sistemi di accensione delle armi da fuoco

A cura di Cesare Bartoccioni


La scatola di una Colt
La frontiera americana fu il terreno ideale per l’uso e la diffusione delle più disparate armi da fuoco. Spazi immensi e desolati dove pionieri e cacciatori vagavano per mesi senza incontrare centri abitati obbligavano a portare con sé strumenti di difesa robusti ed affidabili.
Otre a ciò, le armi dovevano anche essere facilmente riparabili da chi ne faceva uso e, possibilmente, si doveva anche riuscire a produrre in proprio le munizioni. E per un bel periodo accadde esattamente questo.
Poi le innovazioni tecniche favorirono la nascita di una categoria di lavoratori dediti alla cura delle armi.
Vedremo qui alcune delle più famose armi del west, seguendo il loro sviluppo dal punto di vista dell’accensione, cioè la fase iniziale e delicata della combustione della polvere di lancio.


Dettaglio del meccanismo del Kentucky

Il fucile Kentucky
Il primo grande fucile della frontiera fu il Kentucky rifle. Sviluppato da immigrati tedeschi in Pennsylvania, fu sostanzialmente una modifica del fucile tedesco Jaeger. Le immense foreste americane richiedevano un’arma leggera e precisa, di facile manutenzione, robusta, in modo da non lasciare nei pasticci il cacciatore che si spostava per lunghi periodi, che doveva limitare il peso delle suppellettili, e che doveva procurarsi il cibo con sicurezza.
Il sistema di accensione del Kentucky era la piastra a focile, o flintlock, dove il cane stringe tra le sue ganasce un pezzo di pirite o selce, e quando si abbassa di scatto striscia su una lamina metallica provocando le scintille, le quali accendono la polvere contenuta nello scodellino sottostante, comunicante con la canna, provocando quindi lo sparo.
Il sistema “a scintilla” aveva visto la luce già all’inizio del XVI secolo, in varie soluzioni tecniche, dalla piastra a ruota (dove la ruota metallica gira a contatto con la pirite stretta dal cane) allo Snaphance, simile alla piastra a focile, la quale però è di costruzione più economica, sicura e semplice essendo composta in un pezzo unico. La piastra a ruota sembra essere di origine tedesca, ma un progetto di tale sistema si trova nel folio 56 del Codex Atlanticus di Leonardo da Vinci, un disegno datato 1500-1515.


Un gruppo di fucili Pennsylvania

Tornando al Kentucky, tale fucile dovette il suo nome alla maestria con cui venne usato dai fucilieri del Kentucky durante la guerra del 1812, ma in molti casi è chiamato anche Pennsylvania rifle.

Il sistema a percussione
Una vera rivoluzione nel campo delle armi da sparo, con il meccanismo a percussione non era più necessario avere una fonte di fuoco, fosse la scintilla o la precedente semplice miccia. L’accensione è ottenuta percuotendo una polvere chimica volatile, il fulminato. Tale sistema fu ideato e brevettato dal britannico reverendo Alexander J. Forsyth (1768-1843), della contea di Aberdeen. Nelle versioni più moderne il fulminato era contenuto in una capsula metallica che si trova dietro la camera caricata con la polvere da sparo. Il cane a testa piatta si abbatte sulla capsula provocando l’accensione. Venne così risolto il problema della sicurezza dello sparo in ogni condizione ambientale, e soprattutto venne eliminato il leggero ritardo prima esistente tra l’accensione della polvere contenuta nello scodellino e la deflagrazione della carica di lancio.


Barilotti di polvere da sparo

La gran parte delle armi da fuoco fino a questo momento era a colpo singolo, dato che si caricava la canna del fucile o della pistola e tale operazione doveva essere ripetuta dopo ogni sparo. È vero che già nel ‘500 si svilupparono pistole a ruota (le antenate delle rivoltelle), ma l’accensione a percussione permise la messa a punto di meccanismi compatti, sicuri, ed economici. Era il momento delle armi a più colpi. Era il momento di Samuel Colt.
Con il brevetto n. 6909 del 22 ottobre 1835, Samuel Colt (1814-1862) si assicurò i diritti di produzione della pistola a tamburo. Il sistema era semplice ed innovativo. Invece di caricare la canna dell’arma, si caricavano le singole cariche del tamburo, dietro le quali vi erano dei luminelli dove si inseriva la capsula di fulminato. I luminelli erano separati da paratie che prevenivano l’accensione di cariche contigue. Il tamburo ruotava al momento dell’armamento del cane, portando la carica in linea con la canna. La scadenza del brevetto nel 1850 impedì fino a quel momento ad altri concorrenti di sviluppare sistemi che potessero minacciare il monopolio di Colt.
Le Colt impiegarono qualche tempo prima di superare le diffidenze che solitamente accompagnano i progetti innovativi, ma gli eccellenti risultati ottenuti dai Rangers del Texas portarono alla loro adozione da parte sia militare sia civile. Le prime Colt erano molto pesanti e di grosso calibro, come le Walker e le Dragoon (la Walker venne sviluppata con l’assistenza del capitano Walker dei Rangers del Texas; la Dragoon, più compatta, era destinata ai militari a cavallo, chiamati appunto Dragoni fino alla Guerra Civile); si sentiva la necessità di un’arma più leggera, di calibro ridotto. Nacque così una leggenda, la Colt Navy 1851, calibro 36, un’arma maneggevole ed affidabile. Ne furono prodotte più di 250.000, e fu l’arma da fianco di personaggi come Wild Bill Hickok e Buffalo Bill.


Un bel ritratto di samuel Colt

Questo calibro, nelle sue modifiche moderne 38 special e 357 magnum, è ancora oggi il più diffuso al mondo.
Un’altra arma a percussione molto conosciuta fu il Remington New Model Army revolver. Prodotto tra il 1863 ed il 1875, fu largamente usato dai soldati dell’Unione durante la Guerra Civile.
Il sistema a percussione portava in sé i semi della moderna cartuccia, e quindi del sistema a retrocarica. Già per le prime Colt si erano utilizzate le prime cartucce, cilindri di cartone contenenti la polvere con la palla già inserita ad una estremità. Tali cartucce si infilavano dalla parte anteriore del tamburo, per poi inserire la capsula nel luminello posteriore. La rapidità di ricarica aumentava notevolmente, invece di caricare ogni camera con polvere e palla separate. Infatti molti tiratori avevano l’abitudine di portare con sé più tamburi carichi; in caso di necessità era più agevole sostituire il tamburo piuttosto che caricare singolarmente ogni camera.

La cartuccia metallica
Nel 1857 la Smith & Wesson brevettò la prima arma atta a sparare cartucce metalliche. La cartuccia metallica conteneva già la capsula esplosiva, e veniva caricata dalla parte posteriore del tamburo. Si era aperta una nuova era, in cui ci troviamo ancora oggi. I revolvers a retrocarica più famosi e conosciuti della frontiera sono lo Smith & Wesson Schofield e la Colt Peacemaker (pacificatrice).


Cartucce prodotte dalla Smith & Wesson

Mentre nella Peacemaker si dovevano caricare le camere del tamburo una ad una, posizionando il cane a mezza monta ed aprendo l’apposito sportellino laterale, e con la bacchetta sottocanna si espellevano uno ad uno i bossoli vuoti, lo Schofield si apriva basculando in avanti, ed automaticamente un estrattore espelleva tutti i sei bossoli vuoti in un solo movimento. La Peacemaker fu usata da sceriffi, cowboys, banditi, e fu l’arma di ordinanza dell’esercito statunitense fino al 1875, rimpiazzata quell’anno dallo Schofield. Quest’ultimo venne molto apprezzato dai tiratori della frontiera, tanto che fu l’arma preferita da Jesse James, Pat Garrett, Virgil Earp, e dallo stesso Buffalo Bill, nonché dai guardiani della Wells Fargo. Il nome di questo revolver proviene dal Maggiore George C. Schofield, il quale nel 1870 scrisse alla Smith & Wesson delineando le necessità della cavalleria americana per un’arma da fianco. La Smith & Wesson disegnò questo rivoluzionario revolver, che secondo alcune testimonianze poteva essere scaricato e ricaricato senza guardare in soli 26 secondi. Il vantaggio per truppe a cavallo era ovvio, dato che poteva essere aperto e scaricato con una mano sola. L’unico problema era logistico, e stava nel fatto che lo Schofield, contrariamente alle richieste dell’esercito, usava una cartuccia calibro 45 leggermente più corta del 45 long colt allora in dotazione.


Il revolver Schofield

Lo Schofield non poteva sparare la munizione più lunga, mentre la Peacemaker poteva sparare quella più corta. Ciò portò ad una diffusione dello Schofield di gran lunga inferiore a quella che avrebbe meritato per le qualità meccaniche dell’arma.
Nella seconda metà del XIX secolo, la cartuccia metallica soppiantò più o meno rapidamente i vecchi sistemi, permettendo un altro balzo in avanti nelle tecniche di sparo: il fuoco a ripetizione. La carabina Henry e l’onnipresente Winchester, con sistema di scaricamento-caricamento a leva e serbatoio tubolare sotto la canna, sono nel nostro immaginario, insieme ai revolvers Colt e Smith & Wesson, il simbolo della frontiera americana.

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