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Jim Miller, killer per antonomasia

A cura di Omar Vicari

Una fotografia che ritrae Jim Miller
La storia del vecchio west intesa come la conquista di quel vasto territorio che va dal fiume Mississipi alla costa del Pacifico, è stata sicuramente scritta col sangue dei pionieri che avanzavano verso ovest, con il sistematico sterminio delle tribù indiane, con i trattati mai rispettati dall’uomo bianco, con lo sterminio dei bisonti e con l’abnegazione e spesso il sacrificio di uomini che tentavano di portare l’ordine nelle città di frontiera come Dodge City o Abilene.
C’erano uomini come Bat Masterson, Wild Bill Hickok, Wyatt Earp, Bill Tilghman e tanti altri che possiamo collocare nel gruppo dei “gunfighter”, uomini che affrontavano e a volte uccidevano altri uomini a viso aperto.
C’erano poi sul teatro della frontiera altri uomini che per le loro azioni dobbiamo collocare in un altro gruppo, quello dei “gunslinger”.
Jim Miller
Erano questi micidiali pistoleri ai quali si poteva affibbiare l’epiteto di killer per antonomasia. Tra questi “enfant prodige “ della colt, possiamo annoverare nomi come John Wesley Hardin, Clay Allison e, uno in particolare, poco noto al grande pubblico ma talmente micidiale da rivaleggiare con Wes Hardin nel numero degli omicidi commessi: James B. Miller comunemente conosciuto come “Diacono Jim” per la preferenza a vestire abiti scuri accompagnati da un ampio pastrano nero. Frequentava regolarmente la chiesa, non fumava e non si ubriacava mai. Insomma era un uomo senza vizi, a parte quello di spedire la gente al creatore. Era conosciuto anche con l’appellativo di “Killin’ Jim” per la sua vera vocazione di killer a pagamento. La sua “parcella” andava dai 200 ai 500 dollari a seconda delle circostanze e della fama della vittima.
Nato in Arkansas nel 1866 e rimasto presto orfano, andò a vivere coi nonni in Coryell County (Texas). Un brutto giorno costoro vennero trovati morti e Jim, malgrado la tenera età, venne fortemente sospettato per il crimine.
Nel tentativo di recuperarlo venne quindi mandato a vivere presso la sorella ed il cognato John Coop.
Nel 1884, ad appena diciotto anni, fece fuori il cognato mentre costui dormiva sotto il portico della sua casa a Plumb Creek (Texas). La ragione del gesto è rimasta un mistero e legata probabilmente alla personalità contorta di Jim Miller. Fu comunque condannato alla prigione a vita, ma l’avvocato che patrocinava la sua causa riuscì ad ottenere un nuovo processo col quale venne prosciolto. Due anni più tardi si aggregò a una banda di fuorilegge in Saba County (Texas).
Dopo essere stato arrestato dal marshal Dee Harkey, uno dei migliori “law-men” del Texas, Miller girovagò per Mc Culloch County (Texas) dove allevò cavalli e marchiò il bestiame per Mannen Clements Sr. uno dei quattro terribili fratelli implicati nella faida Taylor-Sutton. Clements era un uomo violento ed aveva ucciso egli stesso almeno un paio di uomini. Egli era anche cugino del micidiale pistolero John Wesley Hardin ed aveva personalmente aiutato Hardin a fuggire dalla prigione nell’autunno del 1872. Miller fece amicizia col figlio Clements Jr. e si invaghì presto di Sally, la graziosa ragazza della famiglia.
Wes Hardin
Il 29 marzo 1887 Mannen Clements fu ucciso a Ballinger (Texas) dal marshal della città Joe Townsend. Qualche giorno dopo, nel tornare a casa di notte, Townsend venne raggiunto da una fucilata a causa della quale ebbe un arto amputato.
Non venne mai scoperto chi sparò nel buio anche se sottovoce si faceva il nome di Jim Miller. Fiutato il vento, Miller lasciò per un po’ il Texas per raggiungere il Nuovo Messico.
Poco si sa sull’attività di Miller nei due anni che seguirono anche se possiamo immaginare che continuò a percorrere la strada dell’omicidio visto che diceva di aver perso il conto di quanti messicani aveva spedito sl creatore durante quel periodo.
Nel 1891 tornò nel Texas a Pecos, una di quelle città di frontiera che cominciavano a manifestare i primi segni di civiltà. La sua popolazione, si diceva, passava il tempo a fare i pic-nic, andare in chiesa e pregare tre volte al giorno. Miller venne assunto come deputy dallo sceriffo George Bud Frazer il quale non si dannò più di tanto nell’indagare sul passato di Jim Miller. A quel tempo nel Texas era considerato disdicevole tentare di scoprire qualcosa del passato di un uomo. Per un po’ la condotta di Miller fu esemplare, non fumava e non si ubriacava mai, una rarità in quelle lande desolate di fine secolo. Per di più si dimostrò un integerrimo frequentatore della chiesa locale e presto divenne a Pecos una figura caratteristica vista la consuetudine di vestire sempre un lungo pastrano nero su altrettanti abiti neri abbinati a un “stetson” anch’esso nero. Gli abiti neri su una figura alta e magra gli conferirono l’appellativo di ”Diacono Jim”, anche se più realisticamente i baffi neri nel viso determinato e la colt appesa all’anca, lo inquadravano meglio come uno di quei pistoleri coi quali era meglio non avere a che fare.
Nel 1891 Miller sposò Sally Clements e contemporaneamente associò alla carica di deputy il fratello Clements Jr.
Stranamente in quel periodo i furti di bestiame aumentarono in modo vertiginoso in tutta la valle del Pecos, ma Miller non riuscì ad arrestare neppure uno straccio di ladro. Gli allevatori di conseguenza si organizzarono nel tentativo di porre un freno alle continue perdite di bestiame. Barney Riggs, cognato dello sceriffo Bud Frazer, suggerì che la totale mancanza di arresti poteva costituire un primo indizio per sospettare di Jim Miller, sul quale, peraltro, Riggs già nutriva dei sospetti. Miller rise delle accuse e i cittadini scandalizzati si schierarono dalla sua parte. Come si poteva pensare una simile cosa di un rispettabile e morigerato membro della chiesa locale? Meraviglia piuttosto il fatto che Miller non replicò alle accuse di Riggs con qualche fucilata. E’ possibile che non lo fece perché il suo lavoro di deputy gli permetteva una certa copertura dei suoi misfatti nei furti di bestiame. Oppure perché conosceva bene Riggs e sapeva che non era il primo sprovveduto. Barney Riggs sapeva usare la colt ed era stato condannato a vita e rinchiuso a Yuma per l’omicidio di un uomo che gli contendeva i favori di una donna. Era stato graziato perché nel 1887 aveva neutralizzato due forzati che stavano per uccidere un secondino in un tentativo di evasione. Bud Frazer, non avendo uno straccio di prova della colpevolezza di Miller, decise di continuare ad avvalersi della sua collaborazione. Poche settimane più tardi Miller uccise un messicano in un “tentativo di fuga” dalla prigione. Riggs sostenne che Miller aveva ammazzato l’uomo perché sapeva dove il deputy aveva nascosto un paio di muli rubati. Grazie alla soffiata di Riggs, Frazer riuscì effettivamente a ritrovare i muli e ad avere finalmente la prova della colpevolezza di Miller.
Licenziato, Miller presentò nel 1892 la sua candidatura per la carica di sceriffo. Sconfitto, riuscì invece ad ottenere la carica di marshal della città e in tale veste cominciò a circondarsi di pistoleri che facevano capo al clan dei Clements e di Wes Hardin. A questo punto credo sia giusto fare un po’ di chiarezza sulle varie figure dei funzionari di polizia.
Due deputy marshal
Per marshal di città (city marshal) si intendeva il capo supremo della polizia della città. Egli veniva assunto dalla amministrazione comunale, poteva essere licenziato in qualsiasi momento ed era il responsabile dell’ordine nell’ambito comunale.
Altri addetti alla polizia comunale erano il deputy marshal, l’assistant marshal e i vari poliziotti.
Per US marshal si intendeva il capo della polizia che veniva nominato dall’autorità federale per ogni stato federato.
Questa figura per quanto importante poteva agire nell’ambito di una città solamente col consenso del city marshal.
Per sceriffo invece si intendeva il funzionario di polizia di un tribunale o di una amministrazione distrettuale, ma anche il capo della polizia di una grande città. Tra le varie mansioni doveva anche riscuotere le imposte distrettuali dalle quali poteva trattenere per se il 5%. Questo rendeva appetibile tale carica. Lo sceriffo veniva designato con elezioni pubbliche dalla popolazione di una contea per la durata di 4 anni. Ma ora torniamo alle vicende di Miller.
Nel 1893, approfittando della momentanea assenza di Frazer, la banda di Miller prese il controllo della città e molti cittadini temettero di dover abbandonare le loro case. Qualcuno spedì un telegramma a Frazer che fece immediatamente ritorno a casa. Miller organizzò allora un agguato presso la stazione ferroviaria. Qualcuno però seppe della cosa e riuscì a mandare un avvertimento allo sceriffo. Quando Miller vide Frazer scendere dal treno accompagnato dai Texas Rangers, capì che la trappola era fallita. Miller dovette lasciare la carica di marshal, ma non lasciò Pecos. Rimase in città e con lui la voglia di vendicarsi.


Un gruppo di Texas Rangers

Con Gibson, l’uomo che aveva avvertito Frazer, fu trovato morto nel Nuovo Messico, ucciso da un sicario legato al clan di Miller. Solo qualche tempo dopo Frazer riuscì a venire a capo della faccenda. Passando di fronte a Miller e guardandolo negli occhi, Frazer lo accusò di essere a capo di una banda di assassini. Quindi estrasse la pistola e in un secondo indirizzò due proiettili alla volta di Miller. Il primo perforò il pastrano nero, mentre il secondo andò a raggiungere il suo braccio destro. Miller estrasse e sparò con la mano sinistra, ma il colpo non andò a segno. Frazer finì di scaricare il proprio revolver nel corpo di Miller che cadde pesantemente sulla strada. Frazer era riuscito a piazzare tre colpi nello spazio di pochi centimetri sopra la zona del cuore di Miller. E allora i suoi amici capirono perché Miller indossasse con qualsiasi tempo e in qualsiasi stagione il pesante pastrano nero. Sotto di esso Miller usava portare una piastra di acciaio la cui funzione era naturalmente quella di neutralizzare i proiettili di chi gli stava di fronte. Sembra di assistere alla scena finale del film “Per un pugno di dollari”.
Volontè che colpisce col winchester ripetute volte Clint Eastwood che non muore grazie ad una piastra metallica portata sotto il poncho. Sembra proprio che Sergio Leone si sia ispirato alla storia di Jim Miller.
Miller ne venne fuori ammaccato ma vivo e pronto alla sua vendetta. “Ucciderò Bud Frazer anche se dovessi fare venti miglia con le mie ginocchia” minacciò Miller e mentre si leccava le ferite e sbolliva il suo rancore, i cittadini di Pecos prendevano posizione. Alcuni avevano in odio Miller, ma altri lo sostenevano per la sua condotta devota e la sua recente “conversione”. Il problema comunque si risolse da solo quando Frazer perse la carica di sceriffo per quell’anno. Amareggiato, lasciò la città per nuove prospettive nel Nuovo Messico. La sua partenza non affievolì comunque i rancori. Bud Frazer tornò qualche tempo dopo a Pecos per sistemare alcuni affari personali. Una volta in città era inevitabile incontrasse Miller. Era il 1894 e quella volta l’ex sceriffo portava con se un winchester mentre Miller aveva la sua colt al fianco destro. Sicuro delle intenzioni di Miller, Frazer sparò per primo. Miller venne colpito a un braccio e ad una gamba, ma rimase in piedi. Coraggiosamente allora tentò di avvicinarsi a Frazer visto che l’ex sceriffo era fuori dalla portata della sua pistola. All’avvicinarsi di Miller, forse preso dalla paura, Frazer si dette alla fuga. Miller andò a curarsi le ferite nel Nuovo Messico mentre Frazer venne arrestato e tradotto a El Paso per il processo. Miller cercò l’assistenza legale di John Wesley Hardin cugino dei Clements. Wes Hardin, probabilmente la pistola più veloce dell’intera storia del west, era ormai un uomo profondamente cambiato. Diventato avvocato negli anni della prigionia, aveva ora aperto uno studio legale a El Paso (Texas).


La prigione di El Paso

Il processo a carico di Frazer venne subito sospeso e spostato per il periodo di un anno. Purtroppo per Miller, Hardin non riuscì ad assistere l’amico perché nel 1895 venne assassinato presso l’Acme saloon da John Selman. Frazer fu comunque assolto e poté in tal modo tornare ai suoi affari nel Nuovo Messico. Nel 1896 l’ex sceriffo tornò nel Texas a Toyah una città poco distante da Pecos, forse per questioni familiari.
La mattina del 13 di settembre, Frazer varcò la soglia del Johnson saloon per due chiacchiere e una partita a carte.
Miller, che nel frattempo aveva seguito gli spostamenti di Frazer, si trovava anch’egli in città. Avvertito della presenza dell’ex sceriffo nel saloon, senza dargli la minima possibilità di difesa , da una finestra esplose un colpo che raggiunse la testa di Frazer. L’ex sceriffo morì all’istante e Miller, sellato il proprio cavallo, tornò a Pecos dove venne prontamente arrestato per l’assassinio.
La tensione in città era alta a causa della presenza di Miller. Barney Riggs per esempio, uccise presso l’Orient saloon due suoi tirapiedi. Processato a El Paso , venne subito prosciolto.
Anche Miller venne processato, ma tra un cavillo giudiziario e un altro, anch’egli venne prosciolto nel gennaio del 1899.
Subito dopo Miller si spostò a Memphis (Texas) dove trovò il tempo di gestire un saloon e di lavorare come deputy dello sceriffo locale. Egli cominciò a vantarsi pubblicamente dei suoi omicidi e per di più anche ad annunciarli.
Minacciò pubblicamente di uccidere un certo Joe Earp per una questione di falsa testimonianza ed effettivamente l’uomo venne trovato morto tre settimane più tardi.
Nel 1900 Jim Miller si spostò a Fort Worth (Texas) dove si interessò ai tavoli da gioco e alle speculazioni edilizie.
Trovò il tempo di gestire un albergo e continuò a frequentare la chiesa locale. Insomma uno stile di vita apparentemente normale non fosse stato per la vera vocazione che era quella di spedire anzitempo le persone al creatore. In Texas erano quelli i giorni della guerra degli ovini e Miller veniva ingaggiato per uccidere questo o quell’altro allevatore. Si calcola che in quel periodo abbia ucciso almeno una dozzina di uomini, alcuni anonimamente, altri con la scusa della difesa personale.
Nel 1904 Miller assassinò James Jarrott, un legale della città di Lubbock, che aveva tutelato con successo gli interessi di parecchi piccoli allevatori contro quelli dei grandi baroni del bestiame. Quella volta Miller dovette sparare più volte sul corpo dell’avvocato sino a che Jarrott non dette più segni di vita. “ Il più duro, dannatissimo uomo che io abbia mai ucciso” ebbe a dire più tardi Miller.
Nel 1905 tentò di vendere per buoni lotti di terreni non edificabili e quando la truffa venne svelata, Jim Miller non trovò di meglio che accoppare il delatore della soffiata nella hall dell’albergo Westbrook a Fort Worth. Anche in questo caso Miller riuscì, grazie a false testimonianze, a evitare di finire nelle mani della giustizia. L’anno successivo, il 1906, Miller si trasferì in Oklahoma per un lavoro. A Orr, una piccola città del territorio indiano, i fratelli Pruitts dell’omonima banda, avevano promesso vendetta al marshal Ben Collins per le ferite inferte da quest’ultimo a uno di loro. La sera del 1° di agosto 1906, un colpo di fucile venne sparato verso la fattoria del marshal e Collins pur ferito, rispose con quattro colpi del suo revolver. Il fucile del killer fece di nuovo fuoco e il secondo colpo stese definitivamente il marshal. Per l’assassinio vennero identificate diverse persone tra le quali i fratelli Pruitts e un certo Washmond che indicò in Miller l’esecutore materiale del delitto. Il nostro diacono se la cavò anche questa volta per mancanza di testimoni in quanto uno dei sospettati morì mentre uno dei fratelli Pruitts venne ucciso da uno sceriffo in uno scontro a fuoco. Le accuse contro Miller di conseguenza, per niente circostanziate e definite, permisero il suo rilascio su cauzione nel 1907. Egli allora tornò a Fort Worth giusto in tempo per rispondere ad una chiamata di un suo parente nel Nuovo Messico, tale Carl Adamson. Quella volta Miller si rese conto che l’uomo che doveva entrare nel mirino del suo fucile non era una persona qualunque. Il pagamento di conseguenza doveva essere proporzionato allo spessore del personaggio, niente di meno che Patrick Floyd Garrett lo sceriffo che a Fort Sumner (Nuovo Messico) uccise nel 1881 Billy The Kid.
Pat Garrett
Pat Garrett nacque nella contea di Chambers in Alabama il 5 giugno 1850. Cresciuto in Louisiana si spostò nel 1869 a Dallas (Texas) dove lavorò come cowboy sino al 1875. Come cacciatore di bufali si accompagnò a W. Skelton Glenn sino a quando per un alterco gli toccò di uccidere un altro cacciatore. Subito dopo si spostò nel Nuovo Messico dove lavorò per Pete Maxwell come addetto alla marchiatura del bestiame. Sposò Juanita Gutierrez che però morì alla fine del primo anno di matrimonio. Nel gennaio del 1880 convolò in seconde nozze con la sorella di Juanita e alla fine di novembre del 1880 venne proclamato sceriffo della contea di Lincoln (Nuovo Messico). Il 19 dicembre 1880 Garrett uccise Tom O’Folliard, un amico del Kid e poco dopo catturò lo stesso Billy con Dave Rudabaugh e Tom Pickett.
Sarebbe troppo lungo raccontare le vicende di Pat Garrett e di Billy The Kid, per cui ci limiteremo a dire che nel 1881 Garrett sorprese il Kid presso il ranch di Pete Maxwell e lo uccise a tradimento nella penombra senza dargli la minima possibilità di difesa. Due anni più tardi entrò a far parte dei Texas Rangers e nel 1899 venne eletto sceriffo a Dona Ana nel Nuovo Messico. Nel 1901 venne messo a capo dell’ufficio riscossione tasse presso El Paso (Texas) , ma dopo qualche tempo tornò al suo ranch nel Nuovo Messico. Gli anni successivi furono per Garrett anni di instabilità economica per cui cominciò a bere e a giocare molto. Si inimicò anche i proprietari dei ranch vicini a causa dei diritti di sfruttamento dell’acqua, elemento indispensabile per la sopravvivenza del bestiame. L’acqua passava sulla proprietà di Garrett e l’ex sceriffo poteva disporne a suo piacimento. Alcuni di questi signori si incontrarono in El Paso con lo scopo di fare pressione su Garrett. Essi pensarono anche di uccidere l’ex sceriffo nel caso questi avesse rifiutato di scendere a patti. Per tale lavoro pensarono naturalmente al miglior professionista sulla piazza : Jim Miller.
Il diacono quella volta alzò di molto il prezzo, 1500 dollari per l’esattezza. Garrett non era uno qualsiasi ed era sempre uscito indenne nei molteplici scontri con i peggiori individui del sud-ovest.
Ora Garrett viveva in Dona Ana (Nuovo Messico) vicino a Las Cruces e, come già detto prima, i suoi rapporti con gli allevatori vicini non erano buoni. Uno di questi, W. W. Cox si offrì di rilevare l’intera proprietà di Garrett, ma quest’ultimo oppose un netto rifiuto. Allora Cox mandò un suo uomo, Wayne Brazel, con lo scopo di proporre a Garrett un accordo. La proposta era quella di affittare parte della terra di Garrett per lo sfruttamento del pascolo. Cedendo alle pressioni, Garrett decise di cedere parte della sua terra a Brazel, per poi pentirsene subito quando si accorse che le bestie che pascolavano sul suo terreno altro non erano che capre, un tipo di animale che provocava grossi danni ai pascoli.
Nel gennaio del 1908 fece la sua apparizione nella contea di Dona Ana Jim Miller che si mostrò in giro con l’aria e i modi di un allevatore. Egli fece anche una grossa offerta a Garrett per cui quest’ultimo cominciò a litigare con Brazel affinché portasse via quelle maledettissime capre. Brazel non si curò della cosa per cui i rapporti tra i due peggiorarono ulteriormente. Nel mese di febbraio 1908 Garrett, secondo precedenti accordi, si recò a Las Cruces per parlare di affari con Jim Miller.Lo accompagnavano Wayne Brazel e Carl Adamson , l’uomo che aveva chiamato Miller. Quella volta Garrett non portava armi addosso, ma solo un fucile da caccia custodito in una cassetta sul suo carro. Egli, ovviamente, non aveva messo in relazione “l’allevatore” Miller con il micidiale Diacono Jim.
Dopo tutto, Garrett viaggiava ormai sui sessanta e da tempo non era più uno sceriffo. I tre uomini stavano per arrivare a Las Cruces quando Adamson chiese a Garrett di fermare il carro per soddisfare un bisogno corporale. Anche Garrett lo imitò e nel momento in cui voltò le spalle ai due uomini, un proiettile lo raggiunse nella parte posteriore della testa e un altro all’altezza dello stomaco. Garrett morì all’istante, ma Lucero lo sceriffo di Las Cruces, non credette alle parole di Wayne Brazel che disse di aver colpito Garrett per legittima difesa a causa di una nuova discussione su quelle maledette capre. Egli trovò Garrett ancora disteso per terra con il suo fucile accanto, ma notò anche che la patta dei pantaloni di Garrett era sbottonata e la mano destra era ancora avvolta da un pesante guanto. Una tenuta certamente non consona ad un esperto gunfighter che si aspetta l’attacco di qualcuno. Lo sceriffo stabilì anche che il fucile di Garrett era stato sistemato vicino al suo corpo dopo che questi era già stato ucciso. La verità era che Adamson scelse un punto prestabilito per fermare il carro e per indurre anche Garrett a scendere. E in quel punto preciso c’era Jim Miller dietro una siepe che scaricò il suo fucile su l’ex sceriffo. Brazel venne arrestato e più tardi rilasciato mentre Adamson morì due anni più tardi di febbre tifoide. Garrett venne seppellito accanto alla figlia morta qualche anno prima. Miller non fu mai arrestato per l’omicidio e subito dopo tornò a Fort Worth per continuare la sua attività di facciata, quella della speculazione edilizia. Verso la fine del 1908, suo cognato Little Mannen Clements fu ucciso assieme ad un amico in un saloon di El Paso (Texas). Naturalmente Miller pensò subito alla vendetta, ma prima dovette preoccuparsi di un lavoro più urgente per il quale era stato chiamato. Gli era stato offerto un contratto da 2000 dollari, il più alto della sua carriera.
Quello che doveva accoppare era un importante personaggio della città di Ada in Oklahoma. Quando Miller arrivò ad Ada, la città si presentava come un florido centro per il commercio del cotone, sicuramente una cittadina dalle ottime prospettive. Era però anche una città violenta visto che le cronache locali riportavano l’uccisione di ben trentasei persone soltanto nell’anno 1908. Una di quelle discussioni che poteva portare a estreme conseguenze scoppiò tra due tenutari di saloon senza scrupoli, Jesse West e Joe C. Allen e un allevatore ed ex sceriffo quale era Allen Augustus “Gus” Bobbitt. Sebbene West e Allen lasciassero per qualche tempo la città per condurre del bestiame nel Texas, il loro rancore per Bobbitt non diminuì. Infatti, per la loro vendetta, si rivolsero al becchino per eccellenza che dal Texas salì verso nord nel 1909.
Quella sera di gennaio “Gus” Bobbitt stava tornando verso il suo ranch col suo calesse in compagnia di Bob Fergusson.
Ad un tratto, proprio vicino casa, un colpo di fucile sparato dagli alberi vicini lo raggiunse ad una gamba. Il suo corpo barcollò sul sedile del calesse e un attimo dopo un secondo proiettile lo raggiunse nella parte sinistra del corpo all’altezza dello stomaco. L’uomo vacillò per poi cadere nel prato sottostante. Bob Fergusson, che accompagnava Bobbitt, cercò istintivamente un riparo saltando giù dal calesse. Non ci furono altri spari e Fergusson potè vedere solo la sagoma di un cavaliere che fuggiva nel bosco vicino. Fergusson era sicuro di aver riconosciuto l’uomo a cavallo. Non poteva certo dire il nome perché doveva trattarsi di uno staniero, ma sicuramente riconobbe in quell’uomo la stessa persona che era passata sul sentiero appena qualche minuto prima. Costui aveva persino salutato Bobbitt, sebbene avesse parzialmente oscurato la sua faccia con un fazzoletto. Bobbitt visse ancora per un’ora con la testa adagiata sul grembo della moglie alla quale dettò le ultime volontà compresa quella di disporre di mille dollari di ricompensa per la cattura dell’uomo che lo aveva ucciso. Probabilmente Miller , quella volta fece l’unico sbaglio della sua vita, quello che lo avrebbe condotto alla forca. Per tanti anni era sfuggito ad indizi più che evidenti tanto da convincersi di essere coperto da una sorta di immunità. Quella volta però, nel caso Bobbitt, trascurò di cancellare completamente le tracce.
Infatti le indagini portarono al ritrovamento del suo cavallo nella fattoria di un certo Williamson che si scoprirà essere un nipote di Miller stesso. Miller venne rintracciato ad Ardmore (Oklahoma) dove la padrona di casa che gli aveva dato alloggio, riferì ai poliziotti di aver visto nella sua stanza un tipo di fucile simile a quello che gli inquirenti stavano cercando. I poliziotti arrivarono anche ad un ragazzo di nome Peeler che ammise di essere stato pagato per condurre Miller ad Ada. West ed Allen poi confermarono di aver pagato Miller per conto di un allevatore di nome Berry Burrell.
Quest’ultimo venne arrestato in Texas e ricondotto in Oklahoma. Jim Miller tentò una fuga disperata, ma venne raggiunto a Fort Worth e finalmente arrestato.
Il 9 aprile 1909 tutti quelli che avevano in qualche modo partecipato all’assassinio di “Gus” Bobbitt, si ritrovarono in galera ad Ada. Miller si affidò al migliore avvocato dell’Oklahoma, Moman Pruitt.


Jim Miller appeso ad una trave in una stalla

Pruitt era una leggenda, un avvocato che aveva vinto più di trecento cause per omicidio. Il 19 aprile 1909, un gruppo di persone, sospettando la solita assoluzione, irruppe con decisione nelle celle. Miller e gli altri furono tirati fuori e condotti in una stalla vicina dove furono impiccati l’uno dietro l’altro. Quando fu il suo turno, Miller confessò di aver ammazzato almeno cinquantuno persone. Si tolse un anello di diamanti dal dito e pregò che venisse consegnato alla moglie. Un altro venne regalato a coloro che avevano avuto cura di lui nella prigione di Ada. Quindi nel momento in cui uno dei cittadini gli passava il cappio al collo, pregò che gli venisse sistemato il cappello in testa. “Non voglio morire con la testa scoperta” disse. Dopo l’esecuzione i corpi di Miller, West, Allen e Burrell vennero lasciati a penzolare nel buio della stalla. Con la morte di Miller qualcuno scrisse che il mondo era sicuramente più pulito e luminoso. Un rispettabile cittadino, nel dettare l’epitaffio di Miller, si espresse in tal modo: “Fu soltanto un killer, il peggiore uomo che io abbia conosciuto”.

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