Lewis Wetzel, l’uccisore di indiani

A cura di Sergio Mura

Lewis Wetzel (nato nel 1763 e morto nel 1808) si guadagnò ampia fama nei primi anni della conquista del west come indomito uomo di frontiera e come tenace nemico degli indiani. Il suo regno erano le colline degli attuali West Virginia e Ohio.
Divenne così famoso tra i suoi contemporanei da conquistarsi il titolo della Wetzel County, in West Virginia.
Persino Zane Grey, il famosissimo romanziere, lo citò ripetutamente in alcuni suoi libri come “Spirit Of The Border”, “Betty Zane” e “The Last Trail” contribuendo alla sua fama. In definitiva possiamo dire che Wetzel è un autentico eroe per molti Americani, una sorta di Daniel Boone meno noto, anche se tra le giovani generazioni non mancano quelli che lo ritengono un semplice omicida, un uccisore.
I genitori di Lewis erano John Wetzel, un emigrante tedesco che morì ucciso dagli indiani, e Mary Bonnet, figlia di Jean Jacques Bonnet di Friedrichstahl, Baden, in Germany. Era una famiglia piuttosto importante, presente in America da molto tempo.
Nel 1770 Wetzel e Bonnet, insieme ai loro figli, si trasferirono nell’area del Wheeling Creek, nella zona che oggi è conosciuta comne “northern panhandle” del West Virginia. Scelsero una località a ridosso dei monti e piuttosto isolata, la qual cosa non era scevra di rischi a quel tempo in cui il conflitto con gli indiani era sempre presente.


Lewis Wetzel spara agli indiani

Nel 1777, quando Lewis era appena tredicenne, avvenne un fatto che lo avrebbe catapultato nell’età adulta. Quell’anno, infatti, la sua abitazione fu oggetto di un attacco di un gruppo di guerra Wyandot. Lui e suo fratello Jacob furono catturati dagli indiani e durante le fasi concitate della cattura Lewis fu ferito abbastanza seriamente al petto da una fucilata. Il padre ed un fratello, accorsi quasi subito, non poterono far altro che osservare impotenti la fuga degli indiani. I due fratelli riuscirono a scappare per miracolo grazie ad un attimo di distrazione dei loro aguzzini e ad un guizzo di ingegno. Tutto accadde la terza notte di prigionia, quando le sentinelle indiane abbassarono appena la guardia, pensando che non ci fosse alcun rischio a lasciare incustodito un ragazzino ferito seriamente al petto.
Dopo numerose peripezie i fratelli riuscirono a far ritorno a casa dove furono accolti dai genitori come se fossero tornati dalla morte.
L’episodio segnò indelebilmente il ragazzo che giurò solennemente che si sarebbe vendicato e che gli indiani l’avrebbero pagata cara. Fece ritorno insieme al fratello nella zona di Wheeling Creek e subito si diede da fare per inserirsi nella milizia.
Prese parte alla difesa del vicino Fort Henry durante il primo assedio che la postazione subì nella sua storia.
Fort Henry
Da quel momento il suo odio per gli indiani si radicalizzò, portando il giovanissimo Wetzel a prendere parte ad alcune importanti campagne contro le tribù indiane dell’Ohio. Non si trattò di una passeggiata perchè si trovò ancora ragazzo in mezzo a decine di duri uomini della frontiera che non gli risparmiarono battute e maltrattamenti, al punto che abbastanza presto prese la decisione di combattere la sua personale battaglia da solo.
Su questa decisione ebbe un certo rilievo anche la sua insofferenza per la disciplina richiesta in certe colonne paramilitari. Sono noti alcuni problemi disciplinari che ebbe nel corso della sua presenza tra la milizia.
Oltre ai problemi caratteriali, comunque, dobbiamo fin da subito evidenziare che ve ne furono di ben altro tipo. Il giovane Wetzel, infatti, finì per farsi coinvolgere nell’uccisione di un bel numero indiani assolutamente pacifici, ricavandone il biasimo formale e, in un caso almeno, persino la minaccia di procedimenti formali a suo carico. E’ questo il caso che seguì l’uccisione di un gruppo di indiani amici nei dintorni di Fort Hamar, in Ohio, nel 1788. In quell’episodio il comandante che lo accusò era il colonnello Josiah Harmar.
Quella volta Lewis riuscì a scappar via appena prima del processo e si trasferì a New Orleans, ma le cose non girarono molto bene. Proprio a New Orleans il giovanotto fu pizzicato in mezzo a una banda di falsari e dovette scontare qualche annetto di prigione.
A questo punto si dice che sia stato contattato direttamente da Lewis e Clark per la ben nota spedizione che si stava organizzando, ma Lewis rifiutò. Su questo episodio grava il sospetto che si tratti semplicemente di un’invenzione del buon Wetzel…
Da questo punto in poi l’epica del mountain-man che passa la vita a vendicarsi dell’uccisione del padre perseguitando ogni indiano gi capiti davanti, si perde nell’incertezza di eventi tutto sommato normali e poco avventurosi. C’è chi dice che morì nel 1808 senza più lasciare dietro di sé qualcosa di degno di nota e c’è chi invece sostiene che si innamorò di una giovane donna Spagnola e che la sposò, vivendo con lei fino a tarda età.
Un libro dedicato a Wetzel
A noi sembra che si più corretta la prima ricostruzione. Esistono fonti autorevoli che ci riportano che una persona aventi tutte le carateristiche di Lewis Wetzel sarebbe stata seppellita insieme al suo fucile nei dintorni di quella che fu la prima abitazione dei Wetzel. Questo corpo è stato successivamente dissoterrato e seppellito nuovamente nel cimitero della Marshall County, nel West Virginia.
Oltre all’incredibile odio per gli indiani – incoraggiato, tra l’altro, dalla gente che gli stava intorno – Lewis Wetzel si fece ricordare per una grande abilità col fucile. Uno dei suoi pezzi forti era il caricamento e l’uso del fucile mentre correva a tutta forza col suo cavallo.
La gente del suo tempo lo idolatrava per via dei molti indiani che aveva ammazzato. Erano tempi di durissima contrapposizione tra i bianchi che avanzavano pretese sempre maggiori sulle terre degli indiani e gli indiani stessi che provavano a difendersi con le armi che avevano a disposizione.
La grande crudeltà e determinazione che sapeva mostrare ogni volta che un indiano gli capitava a tiro, sembravano dissolversi nella vita di ogni giorno in cui Wetzel era ricordato persino come persona buona e sempre ben disposta nei confronti dei bambini.
E’ difficile, oggi, immaginare la coesistenza di caratteristiche così dissimili e per certi versi opposte nella stessa persona, ma a quei tempi non era difficile trovare gente del genere, persone temprate e messe a dura prova da qualche particolare evento traumatico tipico della vita della prima frontiera. E’ difficile pensare ad omone alto e atletico che coccola un bambino e che alla prima occasione uccide indiani e li scalpa senza alcuna pietà.
Si dice persino che amasse tenere i suoi capelli lunghi fin quasi a terra per farsi beffe degli indiani che impararono abbastanza presto a temerlo. La sua abilità col fucile gli meritò un nomignolo (messo dagli indiani) che è abbastanza significativo: “death-wind”, vento mortale.

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