La banda dei cospiratori di Booth

A cura di Renato Panizza

John Wilkes Booth
Il 14 Aprile 1865 un attore di mezza tacca si assicurò un posto nelle pagine della Storia portando a segno uno dei gesti più clamorosi che si possano compiere: assassinare il Presidente degli Stati Uniti d’America. Nel Novembre del 1864 il ventiseienne attore aveva messo in piedi una banda di cospiratori il cui scopo principale inizialmente era rapire Lincoln e consegnarlo alle autorità confederate per ottenere un grosso riscatto.
Gran bel colpo se fosse riuscito! Un gesto oltretutto di grande teatralità, come si confaceva a un tipo come Booth, smanioso di raggiungere quel successo che fino ad ora le scene gli avevano negato. Booth, sin dai primi giorni della secessione, aveva manifestato la sua simpatia per la Confederazione e il suo odio per Lincoln.
Tutto regolare: negli Stati di confine – e non dimentichiamoci che il Maryland era sotto la linea Mason-Dixon, quindi era… nel Sud! – i simpatizzanti della Confederazione si contavano a migliaia, più o meno dichiarati; e Washington ne era piena più di altre città che rimasero nell’Unione. Infatti l’Esercito sudista annoverava molti soldati volontari che provenivano dal Maryland.
Però Booth fino al 1864 si era limitato a far solo parole. Non si era mai arruolato nell’esercito confederato per non dare un dispiacere alla madre, e in genere a tutta la sua famiglia che era di sentimenti unionisti.
Nel 1862, a St. Louis, era stato arrestato per dichiarazioni anti-governative.
Edwin Stanton, Segretario alla Guerra
Nell’estate del ’64, a Boston, pare che si fosse incontrato con altri simpatizzanti del Sud; e in Canada, a Montreal, città di risapute attività clandestine della C.S.A. nell’Ottobre dello stesso anno aveva risieduto all’Hotel St. Laurence, punto d’incontro di agenti dei servizi segreti confederati. Lì, avrebbe incontrato un certo James Bulloch, che ne era il direttore. Tuttavia non furono mai reperite prove sufficienti a dimostrare che Booth abbia agito per conto delle autorità confederate, anche se è noto che la banda era seriamente intenzionata a rapire Lincoln già nel ’64, per offrirlo al Sud e ottenere uno scambio di prigionieri. Solo nel Gennaio del 65 il gruppo passò all’azione con un primo tentativo che però non riuscì a portare a compimento. Booth per l’occasione aveva scritto una lettera alla sorella Asia, che risiedeva a Filadelfia. Si tratta di una specie di “documento per la Storia”, un testamento spirituale nel caso fosse stato ucciso o arrestato. In sostanza una lettera delirante, un susseguirsi di esaltazione, contraddizioni e idee confuse. Booth verso la fine del 1864 aveva chiamato da Baltimora due compagni d’infanzia, Sam Arnold e Michael O’Laughlin, due veterani confederati, probabilmente due disertori.


La Surratt Tavern e l’Ufficio Postale

Contava sulle buone disponibilità economiche e la sua indiscussa capacità di abbindolare i poveri diavoli: li convinse che stando con lui erano diventati membri di un importante associazione che agiva segretamente a favore della Confederazione. Tutte frottole! Sam Arnold faceva il magazziniere in una fortezza nordista. Dopo il secondo tentativo fallito di rapire Lincoln, si dissociò dal gruppo e andò a lavorare definitivamente in Virginia. Quando venne arrestato dopo l’assassinio del Presidente, lo si ritenne estraneo all’omicidio ma gli fu comminato l’ergastolo per la partecipazione all’ultimo tentativo di rapimento di Lincoln. Fu graziato dal Presidente Johnson nel 1869.


Il grandioso funerale del Presidente Lincoln a Washington

Michael O’Lauglin si era dissociato dal gruppo di Booth prima dell’assassinio, ma per sua sfortuna si trovava di nuovo a Washington in quel periodo e venne arrestato. Riusci solo parzialmente a dimostrare la sua estraneità, fu condannato all’ergastolo e morì di febbre gialla nel carcere di Fort Jefferson in Florida. Altri tre uomini facevano parte della Banda di cospiratori di Booth. Si trattava di John Surrat, George A. Atzerodt e David Herold, che furono tenuti per un certo tempo all’oscuro dell’esistenza dei primi due – e non si sa perché.
La Banda si riuniva nella pensione che la madre di Surrat, Mary, gestiva a Washington, dove si era trasferita due anni dopo la morte del marito. La pensioncina dei Surratt divenne presto un luogo di ritrovo di secessionisti, un “covo” dove le simpatie per la Confederazione si concretizzavano in veri e propri intenti di cospirazione.
Ned Spangler
Quando, dopo l’assassinio di Lincoln, si celebrò il processo ai cospiratori, la vedova Surratt sostenne di essere sempre stata all’oscuro delle congiure del gruppo di Booth; e che pensava di avere a che fare con persone che si ritrovavano per speculazioni sul petrolio. Forse gli si potrebbe anche credere, dal momento che probabilmente la Surrat fu solo una santa nullità con una sfortunata tendenza a mettersi nei guai.
Ma il pacchetto che lei stessa, il giorno prima del delitto, consegnò a un certo Lloyd – che teneva in gestione la vecchia casa-taverna, fuori Washington, dove i Surrat vivevano prima di trasferirsi in città – dicendogli: “Voglio che teniate a disposizione queste armi e un po’ di Whisky; questa sera qualcuno passerà a prenderli…”, fu probabilmente la causa principale della sua condanna a morte. E non giovò neanche un altro pacchetto che conteneva un binocolo e che la Surratt chiese a Lloyd di nascondere. Ma rimane l’incertezza che avesse detto “cose” e non “armi”. Questi fatti vennero testimoniati, oltre che dal suddetto Lloyd, anche dal signor Weichmann, che era un ambiguo ospite della pensione dei Surratt e che aveva accompagnato personalmente la vedova per quella commissione. Weichman occupava una stanza insieme a John Surratt, perché erano stati compagni di scuola ed erano amici. Lavorava al Commissariato per i prigionieri ed era considerato un uomo dalla personalità equivoca.
John Surratt
Sia Lloyd che Weichmann al processo testimoniarono che Mary Surratt aveva detto “armi”… praticamente contribuendo a mandarla sulla forca!
Il 18 Gennaio ’65, quando ci fu il primo tentativo di rapire Lincoln,al teatro Ford di Washington Arnold e McLauglin non parteciparono: avevano del tutto sconsigliato Booth di agire nel teatro, ritenendo l’azione troppo rischiosa, e lui li aveva esclusi perché non sufficientemente determinati. Agirono invece gli altri tre. Il primo, John Surrat, aveva conosciuto Booth tramite un certo dottor Mudd,il medico che avrebbe curato la gamba che l’assassino di Lincoln si ruppe durante la fuga. John Surratt era corriere della Confederazione, e suo fratello Isaac era soldato nell’esercito sudista. John Surratt, che all’epoca aveva 21 anni, partecipò attivamente ai progetti di rapimento di Lincoln, ma la sera dell’omicidio si trovava ad Elmira (NewYork). Appena gli giunsero le notizie scottanti tagliò la corda verso il Canada.
Nel Settembre 1865 fuggì in Inghilterra e poi a Roma, dove riuscì a entrare negli Zuavi pontifici ma, scoperto, dovette fuggire di nuovo, questa volta in Egitto ad Alessandria: lì venne preso, portato in USA e processato il 10 Giugno 1867. Il processo terminò il 10 Agosto dello stesso anno con un’assoluzione che pare incredibile perché c’erano le prove che il Surrat aveva partecipato ai tentati rapimenti del Presidente. Ma nel suo caso la Corte era Civile e non Militare come nel processo che nel 1865 aveva condannato pesantemente gli altri componenti della banda di Booth.
L’altro membro della banda a cui venne affidato un incarico era George Atzerodt.
David Herold
George A. Atzerodt, detto “port tobacco”, era di origini prussiane. Era un tipo che non perdeva l’occasione di ubriacarsi e aveva sempre un’aria sciocca e sporca. Fece amicizia con il corriere Surrat e quindi con Booth.Era stato carrozziere a Port Tobacco (cittadina del Maryland) e di notte faceva il traghettatore. Il fatidico giorno dell’assassinio di Lincoln, fu proprio ad Atzerodt che Booth affidò il rischioso compito di uccidere il vice-Presidente degli Stati Uniti, Johnson. E l’attentato, come c’era da aspettarsi date le qualità del killer, fallì; e c’è veramente da pensare che Booth sapesse già che sarebbe fallito! Atzerodt infatti non ci provò nemmeno: colto dal panico riconsegnò il cavallo preso in affitto e si diresse con un tram a cavalli alla periferia di Washington, per farsi ospitare da un amico. Ma, avuto un rifiuto, tornò indietro e trovò da dormire alla pensione Pennsylvania House, nella C Street. Al mattino del 15 cercò di raggiungere una cittadina fuori Washington dove nascondersi, ma venne preso. La Polizia era infatti sulle sue tracce: in un sopralluogo all’albergo Kirkwood House, dove risiedeva il Vice-presidente Johnston – e qui Booth aveva fatto prendere una stanza anche al riluttante Atzerodt- la Polizia trovò nella sua stanza una Colt, delle munizioni e un coltello nascosto nel letto. Inoltre l’ingenuo Atzerodt era sempre al bar dell’albergo a bere, e si era fatto notare per le eccessive domande fatte su Johnson,attirando quindi su di sé l’interesse della Polizia.
Samuel Bland Arnold
Il terzo, David Herold, è descritto come uno che… ”aveva 23 anni ma a vederlo lo avresti preso per un adolescente, e a sentirlo per un bambino”. Eppure del tutto stupido non doveva essere dal momento che aveva studiato Farmacia al Georgetown College; e a Washington, quando lavorava presso la Thompson Pharmacy, incaricarono lui per consegnare un farmaco – era olio di ricino – direttamente nelle mani di Lincoln. Ma forse questo non vuol dire… Dopo i tentativi falliti di rapimento Booth,come vedremo, gli affiderà il compito di accompagnare l’ultimo arrivato della Banda, Lewis Paine, nel tentativo di uccidere il Segretario di Stato Seward. Nel primo tentativo di rapimento John Surratt doveva agire con Booth, direttamente nel teatro Ford, per spegnere le luci ad un momento stabilito. Atzerodt aveva il compito di preparare a Port Tobacco uno zatterone e una carrozza per la fuga. Herold invece avrebbe provveduto a organizzare i cambi dei cavalli nel Maryland del Sud. Ma tutto andò a monte perché il Presidente a teatro quella sera non si fece vedere.
Il secondo tentativo di catturare il Presidente fu programmato a metà Marzo del 1865, quando la guerra era ormai su punto di concludersi. Booth non demordeva pensando di avere ancora un “asso nella manica”. Allo scopo, decise di radunare per la prima volta tutto intero il suo gruppetto e dopo una riunione molto tesa al Gautier’s Restaurant di Washington, al n°252 della Pennsylvania Avenue, la banda si accordò di riprovarci alla Casa del Soldato, durante uno spettacolo diurno a cui Lincoln avrebbe partecipato. Il gruppo si organizzò nascondendo armi e altro materiale, e sincronizzò tempi e modalità di azione. Si trattava di assalire addirittura la carrozza del Presidente! L’impresa era tutt’altro che priva di rischi perché Lincoln avrebbe avuto certamente un minimo di protezione, anche se ben lontana da quella che oggigiorno ci aspettiamo per un uomo di così elevata importanza.
George A. Atzerodt
Ma anche questa volta Lincoln non si fece vedere: fu trattenuto a Washington per un discorso ad un Reggimento che era giunto apposta per regalargli una bandiera confederata catturata.
I cospiratori, delusi e scornati, dopo aver “pasticciato” con una prima carrozza sopraggiunta, si sparpagliarono ai quattro venti. All’epoca del secondo tentativo di rapimento, la Polizia probabilmente conosceva la banda di Booth e la teneva d’occhio. La voce che ci fossero al n° 541 della H Street, nella Pensione Surrat, dei “sechesh” che stavano attivandosi era giunta alle orecchie del Tenente Sharp, vice-comandante della Polizia Militare .Si da il caso poi, che Louis Wiechman – l’amico di John Surrat che stava alla pensioncina e che, come si è detto, accompagnò Mary Surrat a portare il “famoso pacchetto” a Lloyd – nonostante il timore di finire coinvolto nei sospetti, spifferò alcune “cosette” al Capitano Gleason del suo ufficio e poi parlò anche al Capitano McDavitt, ufficiale reclutatore U.S. Le informazioni, nomi compresi, arrivarono gerarchicamente fino alle stanze del Ministro della guerra Stanton. Ma non venne fatto nulla!
Bisogna dire che Washington era piena di filo-sudisti e arrivavano spesso segnalazioni di complotti. Forse anche questa segnalazione finì in un cassetto senza essere presa sul serio.
Booth, pur avendo già una volta accennato di voler uccidere Lincoln, forse si decise a farlo dopo aver parlato, all’inizio del Febbraio 1865, con l’ultimo arrivato nella Banda, Lewis Powell (Paine) che fu introdotto alla pensione Surrat come “il reverendo Wood”.
Dr. Samuel Mudd
Il 14 Aprile 1865 Booth gli avrebbe affidato il compito di uccidere il Segretario di Stato Seward. Il ventunenne Paine è descritto come un tipo alto e robusto ma con poco cervello, e pericoloso per certe sue reazioni furiose, se provocato. Una versione sostiene che un giorno conobbe personalmente Booth dopo una sua recita e rimase colpito dal fare gentile ma al contempo autorevole dell’attore. Booth lo arruolò nella banda dopo averlo incontrato nuovamente, e per caso, per strada; e dopo averlo aiutato a cavarsela, Paine gli divenne fedele come un cane, ciecamente, praticamente plagiato.
Era nato in Alabama ma a 15 anni si era trasferito con la famiglia in Florida. Ottimo soldato, aveva combattuto con un Reggimento della Florida nell’Esercito confederato, in grandi battaglie del teatro della Virginia, Maryland e Pennsylvania, tra le quali anche Gettysburg; e si vantava che, lui, i nemici non li feriva mai: o mancava il colpo o li ammazzava!
Pare che tenesse un teschio umano che usava come portacenere, e che – diceva – era di uno Yankee che aveva ucciso. A parte queste cose strambe, Paine era l’unico della banda che sarebbe stato capace di uccidere veramente, senza battere ciglio.
Michael O’Laughlen
Catturato a Gettysburg, fuggì da un’ospedale dell’Unione, dove svolgeva la funzione di infermiere, grazie alla complicità di una donna. Tornato in Virginia alla fine del ’63 entrò nel famoso 43° Battaglione di Mosby, e nel ’64 nei Servizi Segreti confederati (C.S.S.). Nel ’65 tornato a Baltimora, viene arrestato per aver aggredito un infermiere di colore ed è sospettato di spionaggio, ma gli fanno prestare giuramento di fedeltà all’Unione e cambiare il nome da Powell a Paine; quindi è rilasciato.
La stessa sera che Booth al teatro Ford sparò a Lincoln, poco dopo le dieci, Paine ed Herold arrivarono a cavallo sotto la residenza di Seward, la Old Clubhouse.
Ma Paine non sapeva che in casa c’erano più persone del solito per assistere il Segretario di Stato degente a causa di un brutto incidente avuto con una carrozza. Si alternavano per stargli accanto la moglie e i suoi tre figli, Frederick, che aveva assunto il ruolo di Sostituto Segretario; Augustus e la sorella Fanny; e oltre a loro, c’era il Sergente Robinson che svolgeva la funzione di infermiere. La moglie era stata presente fino alle 21, poi se n’era andata.
Paine bussò alla porta e il giovane cameriere negro, William Bell, andò ad aprirgli.
Lewis Thornton Powell
Paine si presentò come incaricato dal medico curante per consegnare, personalmente a Seward , un’importante medicina. Ma il negro non volle farlo passare e Paine dovette entrare quasi con la forza. Sulle scale trovò il figlio maggiore di Seward, Frederich, che era stato attirato dal trambusto e gli rivolse la stessa richiesta: avuto un netto diniego finse di andarsene ma, giratosi di scatto, gli sparò: la pistola fece cilecca! Allora colpì alla testa con il calcio dell’arma, ripetutamente. Abbattuto il primo ostacolo si diresse verso la porta della camera da letto di Seward. L’aveva individuata grazie a un passo falso di Frederick: questi infatti vi si era diretto un attimo prima per vedere se il padre dormiva, e lo aveva detto a Paine: “Mio padre dorme e non si può disturbare”.
Dopo aver aperto a spallate la porta (dietro c’era Fanny che cercava di impedirgli di entrare) colpì alla cieca una figura che gli si era avvicinata. La stanza, prima al buio, ora a causa della porta socchiusa era in penombra: Paine si diresse verso il letto e colpì il Segretario più volte sulla faccia con un coltellaccio.
L’avrebbe probabilmente sgozzato se non ci fosse stato a proteggere il collo di Seward un “tutore” di ferro e cuoio messogli dal medico per sostenere il collo e la mandibola.
Mary Elizabeth Jenkins Surratt
Quando Seward si rimise da questa terribile avventura, rimase sfigurato per sempre.
Due uomini, il figlio Augustus e il Sergente Robinson, si avventarono su Paine e cercarono di fermarlo. Ci fu una breve collutazione, poi Paine riuscì a fuggire. Ma prima di uscire dovette ancora colpire con il coltello, affondandoglielo nel petto, un altra persona che gli si era parata davanti – un certo Hansel del Dipartimento di Stato.
Arrivato in strada, ebbe la sorpresa di non trovare più il suo “assistente”: Herold se l’era squagliata quando il cameriere negro era uscito urlando. Ma il suo cavallo era ancora lì, legato. Paine vagò per la città e,per sua massima sfortuna, decise di recarsi alla locanda Surrat proprio mentre Polizia era giunta lì per arrestare Mary Surrat,così lo presero! Herold invece riuscì a ricongiungersi con Booth e ne divise per alcuni giorni la fuga, finché Booth non venne ucciso e lui fatto prigioniero, il 26 Aprile 1865. Il 1° Maggio 1865 il neo-presidente Johnson fece istruire una Commissione Militare per il processo ai cospiratori. Il 10 Maggio il processo iniziò, per terminare il 30 Giugno.


L’impiccaggione di Mary Surratt, Lewis Powell, David Herold e George Atzerodt, 1865

Gli imputati avevano diritto ad avvocati difensori e a esibire testimoni a loro favore, ma non potevano testimoniare personalmente. Il Ministro Stanton rispose in seguito alle polemiche sulla legittimità di quel Tribunale Militare, dicendo che Lincoln in quanto Presidente dell’Unione era anche il Comandante in Capo di tutto l’Esercito, e che pertanto il processo spettava ad una Commissione composta di Militari. Il verdetto fu duro e senza possibilità di appello.
Mary Surratt, David Herold, Lewis Paine e George Atzerodt furono condannati a morte tramite impiccagione. Si presero l’ergastolo il Dr. Mudd, Sam Arnold e Michael O’Lauglin.

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