Il Natale nel vecchio west

A cura di Sergio Mura

Una scena natalizia nel west
A partire dalla metà del 1800 la tradizione cristiana del Natale era ben diffusa anche nel vecchio west esattamente come la conosciamo oggi. Più o meno si usava decorare l’albero di Natale, fare i regali, aspettare Babbo Natale (Santa Claus), spedire qualche cartolina o lettera con gli auguri, trascorrere le festività in un clima di generale allegria e festa e divertimento.
E’ chiaro che c’era west e west! Chi viveva alla frontiera era costretto a limitare le attività festaiole per via delle diffuse esigenze della vita di ogni giorno; compresi i notevoli rischi e pericoli.
Più ci si allontanava dalla civiltà e minore era l’eco della mondanità del Natale.
Comunque, anche nelle lande più remote persino i trapper e gli esploratori amavano scambiarsi qualche dono e ricordare il Natale.
Per molti anche il Natale era un periodo di stenti e difficoltà diffusi. I coloni che vivevano nelle grandi pianure del nord-ovest, ad esempio, erano costretti a restare chiusi in casa per via dei terribili venti gelidi che calavano dal nord spazzando via tutto quel che trovavano sulla loro strada.
Anche i mountain-men avevano troppo poco da festeggiare, spesso costretti nei loro “claim” alla ricerca dell’oro, chiusi in miserabili capanne al riparo dal vento, dal fango e dalla pioggia spesso incessante nel corso della lunga stagione invernale.


Natale in famiglia

Per quella gente il Natale era meno festivo che in zone meno remote, ma non veniva comunque scordato.
Anche i soldati si impegnavano a rendere il Natale memorabile, ma anche in questo caso tutto dipendeva dalla distanza dalla civiltà.
Negli avamposti più remoti della frontiera c’era ben poco da fare, ma nei forti principali i festeggiamenti non mancavano.
Si appende la calza
Tutti tentavano di tenere lontane le difficoltà di ogni giorno con qualche simbolo festoso. E perciò bastava davvero poco: una cenetta, un gruppo di famiglie riunite.
Laura Ingalls Wilder ha scritto qualcosa sul Natale nelle praterie del Kansas: “Mamma è stata occupata tutto il lungo giorno a cucinare buone cose per Natale. Ha preparato il pane in svariati modi, i crackers svedesi, carne di maiale arrosto con salsa e mostarda, pentole di fagioli. Ha preparato anche delle ottime torte di mele e ha riempito un enorme vaso di biscotti.
I rimasugli del preparato per i biscotti è stato spazzolato da Laura e Maria che hanno provveduto a leccare il cucchiaio.”
Quel Natale Laura Ingalls ebbe il piacere di trovare sotto l’albero alcuni preziosi regali, come una bella tazza di stagno, caramelle alla menta piperita, una torta e una moneta luccicante nel portafoglio.
Questo era il Natale per una famiglia di pionieri.
I pionieri provavano anche a decorare le loro modeste casupole, in modo da rallegrare i giorni di festa. Per le decorazioni venivano spesso usati elementi naturali come noci, agrifoglio, frutta secca e pigne.


In attesa di Babbo Natale

I più fortunati e benestanti riuscivano anche a procurarsi un alberello di Natale da decorare con nastrini colorati, filati vari, bacche, striscioline di carta e altri oggetti fatti a mano.
Era il caso delle iccole bambole e dei pupazzi di pezza, di paglia o di filati vari.
Non mancavano talvolta i dolcetti di pan di zenzero.
In qualche casa ci si accontentava di rami d’albero da decorare, mentre nella gran parte dei casi non c’era certo lo spazio da dedicare a un albero di Natale!
Ogni famiglia faceva di tutto per mettere da parte scorte di frutta e verdura e, quando era possibile acquistarla, anche un po’ di carne bovina fresca e uno zampone.
Le donne iniziavano a cucinare almeno una settimana prima del Natale, lasciando per ultimo il budino di prugne.


Tutti seduti davanti al focolare

I regali venivano preparati a partire da svariati mesi prima della festività. Non c’era nulla da comprare, se non nei villaggi più forniti. I regali erano quindi oggetti preparati in casa dai genitori o dai ragazzi più grandi.
Bambole di mais, bustine, giocattoli di legno scolpito, cuscini, fazzoletti ricamati… Questi sono solo degli esempi dell’immensa varietà di regalini che ci si poteva scambiare alla frontiera per strappare un sorriso dalle difficoltà della vita. Per tutti questi regali erano necessari giorni e giorni di impegno distribuiti in un lungo periodo di tempo.
Se restava tempo ci si poteva anche permettere di preparare cose più impegnative come sciarpe, calze, scarpe, guanti, giacche e cappelli.
Ai piccini non veniva fatta mancare una calza imbottita di caramelle, dolcetti e frutta secca.


Ancora una foto con il Natale in famiglia

La Vigilia di Natale vedeva le famiglie riunite intorno al focolare domestico. Nei villaggi era più facile trovare tutti in chiesa per la cerimonia natalizia.
La giornata si concludeva con la cena di Natale e con lo scambio di visite tra famiglie di vicini.
Trapper, esploratori, cercatori d’oro, cow-boy erano spesso costretti ad un Natale senza suoni e compagnia, in completa solitudine in posti remoti e freddi.

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