Micanopy, in guerra coi Seminole

A cura di Carlo Galliano

Il capo Micanopy
Nacque circa nel 1780 in un villaggio vicino alla attuale città di St. Augustine (contea di Johns nella Florida Settentrionale), nella banda Alachua della tribù dei Seminole.
Questa banda era la diretta discendente della suddivisione Oconee dei Creek del Sud, che furono tra i primi ad arrivare, intorno al 1750, dalla Georgia centrale ed a colonizzare la Florida, diventando così il nucleo dei futuri Seminole.
Nell’ adolescenza il suo nome indiano era Sint Chakkee che significa “Frequentatore di
Paludi”. Nipote del famoso capo King Payne, diventò capo ereditario nel 1819, alla morte del capo Bolek (o Bowlegs “Gambe Arcuate”).
Da quel momento i bianchi lo conobbero con il nome Micanopy che deriva dalle parole del dialetto Hitchiti “miko” (capo) e “naba” (sopra).
Divenne anche conosciuto con il suo nome di battaglia Halpatter Hadjo (o Halputta Hadijo) che significa “Alligatore Pazzo”.


Una rappresentazione della Seconda Guerra dei Seminole

Era di famiglia molto ricca e possedeva una grande mandria di bestiame ed un centinaio di schiavi negri. Fu contrario alle richieste di trasferimento del suo popolo da parte del governo americano e, come il capo Osceola, non firmò il trattato del 23 Aprile 1835, preparandosi piuttosto a resistere con la forza.
Diventò così uno dei protagonisti della seconda guerra dei Seminole (1835-1842).
Da quando prese il comando situò il suo villaggio in un luogo chiamato “Cuscowilla”, costruito all’incrocio di due antichi sentieri indiani; dal 1821, questo sito prese il suo nome diventando in seguito una vera e propria città.


Un momento di lotta tra soldati e Seminole

Il 28 Dicembre 1835, insieme ai capi Alligator e Jumper, attaccò in un agguato un distaccamento di 108 soldati americani, distruggendolo completamente e lasciando solo tre superstiti. Uccise personalmente, con un preciso colpo di fucile, il comandante Francis Dade.
Nel Giugno 1837, stanco di combattere e dopo mille scontri grandi e piccoli, cercò di negoziare la pace con il governo americano ma fu fermato dai suoi guerrieri che gli impedirono la resa.
Nel Dicembre 1838 chiese di parlamentare con il generale Thomas Jesup ma questi, incurante della bandiera bianca, lo fece catturare insieme ad altre 200 persone.
Vennero prima deportati a Charlestown e poi trasferiti definitivamente in Oklahoma.
Durante l’esilio gli fu negato il titolo di capo supremo, perché la sua gente lo accusò e non gli perdonò di essersi arreso troppo presto.
Morì a Fort Gibson (Oklahoma) il 2 Gennaio 1849.

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