I protagonisti dimenticati del west

A cura di Domenico Rizzi

Quando venne decretata la fine della Frontiera selvaggia, poco dopo il 1890, erano ancora viventi moltissimi dei suoi protagonisti più noti, da William F. Cody (Buffalo Bill) a Wyatt Earp, Billy Tilghman, al generale Nelson A. Miles, considerato l’ufficiale che aveva ottenuto i maggiori successi contro Sioux, Nasi Forati e Apache. Alcuni dei grandi condottieri indiani si spensero nei primi anni del Novecento: Piccolo Lupo e Capo Giuseppe nel 1904, Geronimo e Nuvola Rossa nel 1909, Quanah Parker nel 1911. Altri testimoni dell’accanita lotta fra Bianchi e Pellirosse, come Gambe di Legno e Alce Nero, – vissero rispettivamente fino al 1940 ed il 1950. Volpe Rossa, che al tempo della battaglia contro il Settimo Cavalleggeri di Custer era soltanto un bambino, morì ultra centenario nel 1976.
Il generale Miles aveva lasciato questo mondo nel 1925, dopo avere raggiunto i vertici della gerarchia militare; la vedova di Custer – Libbie Bacon – nel 1933, dopo avere dedicato la sua vita a difendere la memoria del marito.
Pat Garrett, Buffalo Bill e Wyatt Earp scomparvero nei primi tre decenni del Novecento, ma la loro fama, alimentata dalla forza celebrativa della letteratura, del cinema e del fumetto, è continuata fino ai nostri giorni, al pari di quella di Custer, Cavallo Pazzo, Toro Seduto e Billy the Kid.
Cody diventò famoso come “buffalo hunter” e per avere ucciso, in un discutibile “duello”, il guerriero cheyenne Mano Gialla, Custer per il tragico massacro del Little Big Horn, Garrett per avere eliminato il fuorilegge Billy the Kid, a sua volta ricordato dalle cronache per una serie di 21 omicidi che probabilmente non superarono i 6. Hickok deve la sua immagine gloriosa alle sfide nelle torride città del Kansas, ma anche in questo caso i biografi esagerarono il numero delle sue vittime – valutate da qualche giornalista addirittura 100 – che fu di molto inferiore, mentre la popolarità di Earp rimane legata allo sterminio della banda Clanton-Mc Lowry, sia nella sfida all’O.K. Corral che nei mesi successivi a tale evento.
Il grande Buffalo Bill
Quanto a Jesse James, l’appellativo datogli da molti nostalgici ex confederati – “Robin Hood del Missouri” – la dice lunga sulle capacità degli uomini di distorcere la storia. Il fuorilegge, appoggiato dai fratelli Younger, non era affatto un difensore dei deboli e degli oppressi, che rubava ai ricchi per donare ai poveri, ma i racconti popolari lo accreditarono sotto questo aspetto, come avrebbero fatto in seguito con il gangster John Dillinger negli anni della Grande Depressione.
Nel bene o nel male, tutti questi personaggi ebbero un posto nella storia ed una poltrona dorata nell’Olimpo della leggenda.
Molti altri furono invece ricordati nel momento in cui si diffuse la notizia delle loro imprese, oppure esaurirono la loro gloria – a volte conquistata al prezzo della propria vita – poco tempo dopo, passando poi, come tanti altri anonimi protagonisti della lunga conquista, nel dimenticatoio.
Ma la generosa spedizione di James Reed per salvare la carovana Donner circondata dalla neve sulla Sierra Nevada, il sacrificio compiuto da un oscuro medico militare come Benjamin Tappan durante un assedio degli Apache, o la prodigiosa marcia di John “Portugee” Phillips per impedire la distruzione di Fort Phil Kearny rimarranno sempre impressi negli annali della Frontiera.


James Reed e sua moglie

E’ giusto che essi vengano ricordati al pari delle più fulgide figure del West, anche se la leggenda dedicò ad essi uno spazio molto più esiguo e il cinema li ignorò quasi completamente.
La loro azione fu molto più importante e infinitamente più nobile che non l’uccisione di qualche fuorilegge da parte di sceriffi o “bounty killers” non sempre onesti e comunque in cerca di popolarità.

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Commenti

Una risposta a “I protagonisti dimenticati del west”

  1. VicTuri, il 25 agosto 2014 15:24

    L’articolo è interessante e ben articolato, ma non posso fare a meno di notare che, come sempre quando si parla della guerra Messico-Stati Uniti, si trovano espressioni nient’affatto neutre, se non scorrette. Si sa bene che il mito di Forte Alamo ha prodotto delle evidenti distorsioni, del resto è difficile far passare per eroi quelli che, tecnicamente parlando, erano nient’altro che mercenari ed invasori. Senza polemica vorrei soffermarmi su alcune frasi dell’articolo:

    – “California, la regione che si trovava ancora sotto il dominio del Messico”

    si potrebbe anche dire: “…che non si trovava ancora sotto il dominio degli Usa”, oppure “… che non era ancora stata invasa ed annessa dagli Usa”

    – “gli Stati Uniti erano entrati in guerra con il Messico”

    gli Stati Uniti avevano invaso il Messico, approfittando della guerra civile colà in corso e se ne annetteranno una buona parte, ben tre regioni, senza alcuna giustificazione valida.

    – “unirsi ai rivoltosi”

    più corretto: “unirsi agli invasori”

    – “battaglia di Santa Clara, vinta dagli Americani”

    più corretto: “… vinta dagli statunitensi” dal momento che anche i messicani sono “americani”

    – “comandante in capo delle truppe americane”

    come sopra

    – “California, che si era liberata dal dominio messicano”

    Il fatto che ci fossero in California coloni provenienti dagli Stati Uniti, colonizzazione incentivata dal governo messicano, non significa proprio che si liberarono dal dominio messicano, ma bensì che ne presero possesso per conto degli Usa, cosa ben diversa.

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