Tom Smith nella storia della frontiera

A cura di Mario Raciti

Tom Smith
Il nome Thomas James Smith probabilmente non dirà molto agli storici, e forse neppure agli appassionati di storia del West. Tuttavia egli fu una figura importante e famosa nella storia della Frontiera, perlomeno nell’ambito degli uomini di legge che domarono quelle lande, e delle città del bestiame. Quest’uomo si aprì la strada del ricordo tra i posteri letteralmente a pugni e sganassoni, diventando uno dei più famosi lawmen del West. Lo chiamavano “Bear River” Tom.
Prima di ricostruire l’origine del suo bizzarro soprannome e di narrare i fatti che lo portarono alla leggenda del West, cerchiamo di scoprire un po’ di più sulla sua storia prima dei fatti più importanti. Lo stesso Smith era reticente a parlare del suo passato, e alcune informazioni ci vengono da T.C. Henry, primo cittadino di Abilene, che avrà un ruolo importante nella carriera di Smith.
Bear River Tom, dunque, nacque a New York City il 12 Giugno del 1840. Nella grande metropoli si fece una reputazione come boxer ed entrò nel corpo di polizia cittadino, che lasciò prima del 1857 a causa di un increscioso incidente, durante il quale uccise per sbaglio un ragazzo di quattordici anni.
Si spostò quindi nel West e in quell’anno – 1857 – fu uno dei superstiti del massacro di Mountain Meadows, nello Utah, quando un gruppo di mormoni travestiti da indiani trucidò i componenti di una carovana diretta in California.
Nel 1868 (a quanto pare non si sa nulla di lui nei suoi dieci anni precedenti) trovò lavoro come carrettiere per la Union Pacific, attraverso Utah e Nebraska, e si stabilì a Bear River City, nel Wyoming, un agglomerato di baracche che seguiva il percorso della ferrovia in costruzione.
Tutto cominciò in un giorno di quello stesso anno, quando un gruppo di vigilantes uccise impiccandoli tre operai della ferrovia (altre fonti parlano di un solo impiccato, un assassino che lavorava per la stessa Union Pacific) e procedette all’arresto di numerosi altri manovali. Ma gli amici dei morti, sempre lavoratori della ferrovia, insorsero e, dopo aver dato fuoco al carcere liberando i prigionieri e riservando la stessa sorte anche alla sede del “Frontier Index” di Lege Freeman – che in un editoriale si era definito il capo dei vigilantes – impegnarono una sparatoria in città. Smith provò a fare da paciere, ma si beccò una pallottola. A Bear River City arrivò l’esercito che impose la legge marziale fino alla conclusione della disputa.


Una vecchia foto di Abilene (Kansas)

Il direttore dell'”Index”, vistisi distrutti macchinari e sede, scappò. Smith si riprese dalla ferita e fu nominato marshal del piccolo villaggio, fin quando quest’ultimo non venne abbandonato, diventando presto una ghost town.
Da quei fatti si guadagnò il soprannome “Bear River”, che portò fino alla morte e con cui viene solitamente ricordato dalla leggenda.
Prima di giungere ad Abilene fece sosta a Kit Carson, nel Colorado, dove si fece una reputazione probabilmente come aiuto marshal.
A questo punto è doveroso descrivere un po’ meglio il protagonista di questa breve biografia.
Tom Smith era effettivamente una persona degna della migliore stima, perlomeno da quelli che credevano nella pace e nell’ordine. Di media altezza e corporatura, portava un bel paio di baffi ramati e capelli dello stesso colore, su un viso dagli occhi grigi. Era una persona dalle maniere gentili, astemio e tranquillo nel parlare, aborriva il gioco d’azzardo, rispettava le donne e i bambini e, si diceva, non portava mai la pistola (ma Joseph Rosa afferma che in realtà teneva la sei colpi sempre in bella vista). Credeva con fermezza nella legge e nell’ordine.
Giunse così nella famosa cittadina del Kansas agli inizi del Marzo 1870, per concorrere alla carica di marshal, di cui il consiglio cittadino era alla ricerca. Il sindaco Henry, di cui abbiamo appena accennato qualche riga sopra, conosceva la reputazione di Smith, ne parlò agli altri consiglieri (tra cui Joe McCoy, fondatore della città come centro della trasumanza delle mandrie di bestiame verso il Nord e quindi verso i mattatoi dell’Est) e si decise di non accettare la candidatura di Smith, temendo che le maniere affabili e il carattere tranquillo dell’ex marshal non fossero adatte a una città come Abilene, sconquassata dalle orde di eccitati cowboy in cerca di baldoria e divertimento.


L’unica foto di Tom Smith esistente

Henry piuttosto si recò a St. Louis a ingaggiare due soldati di cavalleria, ma quando questi videro Abilene, scapparono a gambe levate, ben poco propensi a guadagnare solo per poi spendere quei soldi per il loro funerale.
Nel frattempo impazzavano i cowboy, e con essi le sparatorie. Crebbero i vetri rotti dei negozi, e le insegne venivano traforate dalle sei colpi che tuonavano notte e giorno. L’ordinanza del sindaco di evitare il porto d’armi in città venne affissa in vari punti, ma quei fogli furono ben presto ridotti a brandelli dalle pallottole.
Si decise, allora, di richiamare Smith ed Henry non perse tempo a telegrafare all’interessato alla sede della Union Pacific, dicendogli che era stato nominato marshal di Abilene.
Smith giunse in città il 4 Giugno 1870 e dichiarò subito che pensava proprio di poter imporre il suo controllo.
Fece aumentare il numero di avvisi dell’ordinanza e parlò al consiglio cittadino, spiegando quanto fosse importante il divieto del porto d’armi e la necessità di non permettere ai cowboy di impazzare per le strade, per evitare un tracollo commerciale della città. Dopo di che si armò solo dei suoi pugni d’acciaio e iniziò a pattugliare Texas Street in groppa al suo cavallo Silverheels.
I guai non tardarono ad arrivare. Un tizio di nome “Big Hank” si rifiutò di consegnare le armi e venne buttato giù da un potente montante del marshal, che ridusse il poco di buono a più miti consigli, e lo cacciò dalla città per sempre.
Stessa sorte toccò a Wyoming Frank, che sfidò Smith. Il cowboy non ebbe il tempo di estrarre che Bear River lo atterrò con uno dei suoi pugni e poi gli ordinò di lasciare Abilene e di non fare mai più ritorno. Wyoming Frank non guardò più Abilene nemmeno con un cannocchiale.
Ci fu poi la “battaglia della lampada a petrolio” (“Oil lamp fight”), avvenuta nel saloon “The Old Fruit”. Smith vi entrò per arrestare un texano che aveva sparato a un’insegna, texano che aveva avuto la bella idea di sfidare Smith a disarmarlo. Ma mentre il marshal tentava di colpire il cowboy, un altro texano gli lanciò contro una lampada a petrolio accesa, che si fracassò sul muro grazie ai riflessi di Smith. Tutti scapparono, ben consci del pericolo che correvano sia il saloon che le costruzioni vicine, tutte costruite in legno. Il fattaccio non avvenne, probabilmente a causa della fiamma bassa della lampada. Così Smith spense lo stoppino, acciuffò il cowboy e lo sbattè in prigione.
La leggenda di Bear River e sei suoi pugni d’acciaio crebbe, e si credette persino che portasse una sorta di armatura sotto la camicia, visto che le pallottole sembrava non lo colpissero mai, anzi non lo uccidessero mai.
Come crebbe la reputazione crebbe anche il rispetto dei texani, il che mantenne il tanto sperato ordine ad Abilene.
Fin quando la vita di Bear River Tom non venne fermata. Per ironia della sorte, non successe durante una rissa o una sparatoria tra texani in un saloon, bensì durante un tentativo d’arresto di due scozzesi alla periferia di Abilene.
Il problema si pose quando Andrew McConnell sparò, ammazzandolo, al suo vicino John Shea. Il tribunale dichiarò la legittima difesa e McConnell venne assolto e rilasciato. Ma gli amici di Shea chiesero la riapertura dell’inchiesta, e due mandati d’arresto – per McConnell e il suo socio Miles – vennero rilasciati.
Smith, accompagnato dal vice James McDonald, si recò dunque nella fattoria dell’accusato, informandolo di essere in arresto, ma questi sparò al marshal colpendolo al petto. Nonostante le ferite Smith riuscì, in una breve colluttazione, a bloccare McDonald ma a quel punto si consumò la tragedia: Miles era giunto brandendo l’ascia con cui stava tagliando la legna, e aprì il cranio del marshal come una mela, anche se altre fonti riportano che prima di accanirsi con l’ascia, Miles avesse colpito Smith col calcio di un fucile. Era il 2 Novembre 1870.
McDonald provò una sortita ma venne respinto a fucilate. Sparando riuscì però a ferire Miles, amputandogli un paio di dita, poi corse in città e tornò con una posse, ma a quel punto McConnell e Miles avevano preso il volo, a cavallo dei destrieri di Smith e McDonald.
La lapide che ricorda Tom Smith
Il cadavere di Bear River Tom, con la testa quasi staccata, fu trovato davanti alla porta della baracca. Venne disteso su un carro e trasportato in città. Successivamente numerose posse batterono la prateria e riuscirono ad acciuffare i due assassini, che furono condannati a una dura permanenza nella prigione di Stato. McDonald ricevette una dura ostilità dai cittadini, successivamente, quando venne proposto come marshal, perchè lo si riteneva un codardo che aveva lasciato ammazzare Bear River.
Il funerale di Smith si svolse nella piccola chiesa battista di Abilene: negozi e saloon rimasero chiusi e una lunga fila di persone seguì il carro della salma fin sulla collinetta dove sorgeva il cimitero e dove Smith venne sepolto con una semplice lapide in legno a testimonianza.
Il sindaco Henry dichiarò che Smith non aveva mai sparato un colpo, mai ucciso nessuno nonostante gli avessero sparato addosso numerose volte.
Nel 1904 la lapide venne sostituita da una nuova in granito dell’Oklahoma, e sistemata su una nuova fossa.

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