Seth Bullock

A cura di Luca Barbieri

Seth Bullock
Theodore Roosvelt lo definì “a true westerner, the finest type of frontiersman” (traducibile, un po’ parafrasando, come “un vero uomo del West, la migliore tra tutte le tipologie di uomini della Frontiera”) ed in effetti lo fu, sebbene non fosse americano di nascita bensì canadese, e precisamente di Amherstburg, nella regione dell’Ontario.
Figlio di un maggiore inglese in pensione, di sicuro formò il suo personale e rigido “codice d’onore” all’ombra della severa disciplina paterna.
Quando arrivò a Deadwood aveva ventisette anni, era sposato ed aveva una bambina piccola (ma la sua famiglia era lontana, nel Michigan); aveva alle spalle un’esperienza come sceriffo della Contea Lewis and Clark e come membro del Senato Territoriale del Montana, e, soprattutto, era fermamente intenzionato a cogliere le ghiotte opportunità che offriva quella zona vergine del paese.
Lo accompagnava Sol Star, suo amico e socio d’affari.


Seth Bullock e Theodore Roosevelt

Arrivarono in città a bordo di un carro zeppo di merci come pale, picconi, dinamite, utensili da cucina e quant’altro si potesse rivendere ai minatori, ed iniziarono la loro attività all’interno di un tendone da campo.
Era il primo Agosto del 1876; il giorno successivo Jack McCall avrebbe assassinato Wild Bill Hickok.


Sol Star (a sinistra) e Seth Bullock (a destra)

L’omicidio del “principe dei pistoleri” fu la classica goccia che fece traboccare il vaso: i minatori di Deadwood, esasperati dalle caotiche condizioni di vita che sfociavano sempre più spesso in liti violente e sparatorie, decisero di eleggere uno sceriffo che tutelasse la legalità in quell’angolo d’inferno. Seth Bullock fu la scelta di quegli uomini.
L’elezione avvenne il 19 Agosto, e a Bullock, pagato 150 dollari al mese (lo stesso stipendio di Hickok ad Abilene) furono affiancati tre aiutanti, col compito di mantenere l’ordine in città, tenere pulite le strade e vigilare sugli incendi.
Ci volle parecchio tempo per pacificare la turbolenta cittadina e Bullock dovette scendere a qualche compromesso, ma riuscì ad evitare inutili violenze per tutto il corso del suo mandato. Infatti non uccise mai nessuno durante il suo servizio come Marshal di Deadwood.


Il negozio che Star e Bullock possedevano a Deadwood

Di sicuro Bullock lo stipendio se lo sudò di più (nel vero senso della parola!) come responsabile del servizio anti-incendio, visto quanto accadde il 29 Settembre 1879, quando una piccola lampada ad olio si ruppe all’interno del panificio di Mrs. Ellsner. L’incendio, inizialmente molto modesto, non tardò a propagarsi agli edifici vicini, ed in particolare al ferramenta di Jensen e Bliss. Sfortuna volle che all’interno del ferramenta si trovassero ben otto barili di polvere da sparo: l’incendio, dunque, non tardò a trasformarsi in un inferno rovente che rischiò di cancellare la città. Pare che durante il “Venerdì Nero”, come venne poi battezzata quella terrificante giornata, siano stati inghiottiti dalle fiamme circa 300 edifici; alle rovine annerite di nome Deadwood ci vorranno un paio di mesi prima di poter tornare ad essere una città degna di questo nome…
Seth Bullock a cavallo
Quando ritenne Deadwood sufficientemente tranquilla, Seth si fece raggiungere dalla moglie Martha e dalla figlia, e si avviò a condurre affari più tranquilli e redditizi come proprietario di ranch e uomo politico, senza però abbandonare il proprio incarico di garante dell’ordine pubblico. Nel 1884, mentre trasportava a Deadwood per il processo un ladro di cavalli, un tal “Crazy” Steve, Bullock conobbe Theodore Roosvelt, all’epoca ventiseienne sceriffo di Medora nel Nord Dakota. Da quel fortuito incontro avvenuto in un vagone ferroviario nacque una bella e solida amicizia, tanto che, allo scoppio della guerra contro la Spagna del 1898, Bullock si arruolò come volontario proprio nei Roosevelt’s Rough Riders, ricevendo la nomina a capitano, e, nel 1905, in occasione dell’elezione di Roosvelt a presidente, organizzò una folcloristica parata a cavallo a Washington, insieme ad altri cinquanta cowboys, tra i quali il notissimo Tom Mix.
Nel 1890 fondò la città di Belle Fourche, in una zona di sua proprietà dove aveva convinto la Fremont, Elkhorn and Missouri Valley Railroad a far passare i binari della ferrovia, e, per popolarla, offrì lotti di terreno gratis a chi vi si fosse trasferito. Quattro anni dopo andò a fuoco il suo emporio, che era stato il primo passo della sua fortunata carriera; al suo posto, spendendo la favolosa somma di 40.000 dollari, costruì un lussuosissimo albergo di 64 stanze, il Bullock Hotel, tuttora esistente a Deadwood.
Seth Bullock si spense proprio in una delle stanze del suo albergo, la 211, nel Settembre del 1919, pochi mesi dopo la morte del suo amico Roosvelt. Fu un cancro a portarsi via una delle ultime leggende della frontiera americana.
Nota conclusiva (un po’ tetra, ma suggestiva).
Circolano strane voci sul Bullock Hotel, voci che parlano dell’ombra di un uomo alto che si aggira, di notte, nelle stanze dell’albergo, di occhi grigi come l’acciaio che scintillano nel buio, di oggetti che si spostano sorretti da dita invisibili, di vetri infranti misteriosamente e di voci che strisciano lungo le pareti per disturbare il sonno dei clienti.
Il Bullock Hotel
Storie di fantasmi, come in ogni altra parte del mondo, certo, solo che in questo caso riguardano lo spirito del defunto sceriffo Seth Bullock che, secondo molte testimonianze, non avrebbe trovato la giusta pace e si dibatterebbe, inquieto, tra le mura dell’albergo che lo videro morire e che ora lo imprigionerebbero, come sbarre di una cella. Destino ironico per un uomo di legge. In particolare la stanza 211 è guardata con un certo sospetto, per via di una figura nebulosa, una macchia chiara sopra il letto di morte di Bullock, un’anomalia inspiegabile che sfregia ogni fotografia scattata all’interno. A diradare le nebbie del mistero ci ha provato persino la TV americana, tramite gli infallibili detectives dello show Unsolved Mysteries; sfortunatamente senza molto successo.
Quanto ci sia di vero e quanto sia il prodotto di una ben architettata strategia commerciale, non è dato di saperlo. Gli scettici sono invitati, comunque, a godersi una bella vacanza sulle Black Hills, soggiornando in un albergo storico, al civico 633 della Main Street di Deadwood, dopo aver prenotato, con un certo anticipo, una bella stanza. Magari la 211.

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