Cercatori d’ossa nel west

A cura di Luca Barbieri

Dinosauri e Far West sono argomenti per i quali l’associazione mentale non è proprio immediata, ma esiste comunque tra loro un legame fatto non solo di qualche psichedelica avventura di Tex Willer nel ventre della terra.
Fu l’anatomista inglese Richard Owen a coniare il termine “dinosauri”; era il 1841, ma delle ossa delle “terribili lucertole” se ne parlava già da quasi cinquant’anni, da quando cioè il paleontologo francese Georges Cuvier aveva cominciato a guardarle con occhio scientifico alla luce dell’imperante razionalismo illuminista. L’intuizione di Owen, però, fu quella di avviare una sistematica revisione di tutte le catalogazione confuse e piuttosto approssimative avvenute negli anni precedenti, giungendo alla conclusione che tutte le ossa dissepolte appartenevano a un’unica grande famiglia: quella di rettili mostruosi e giganteschi estintisi milioni di anni prima.
Fu l’avvio di una vera e propria “moda” che ebbe il suo culmine una decina d’anni dopo con la prima esposizione universale, curata dallo stesso Owen. Presso il “Crystal Palace” vennero esposti decine di modelli che ricostruivano in grandezza naturale i dinosauri fino ad allora studiati; lo spettacolo dovette essere emozionante, seppure, per forza di cose, le ricostruzioni non potevano che essere imperfette e lacunose.


Sir Richard Owen

In quegli stessi anni la febbre contagiò anche gli USA, dove decine di “cercatori d’ossa” cominciarono a rivoltare zolle e a scavare gallerie in ogni genere di angolo sperduto e dimenticato da Dio e dagli uomini. Non era dunque insolito (anche se in verità non certo molto frequente) incontrare nei deserti americani piccoli manipoli di coscienziosi accademici di una qualche università dell’Est che setacciavano sabbia e picconavano rocce non per futili motivi come trovare l’oro oppure l’argento, bensì per serie ragioni scientifiche.
Ancora Owen con i resti di un Moa
Anche all’arcinota spedizione di Custer nelle Black Hills (quella del Luglio 1874 che portò alla scoperta dell’oro nelle Paha Sapa, le colline sacre dei Lakota), che di “scientifico” ebbe comunque ben poco, si unì un esperto paleontologo e zoologo, un tal George Bird Grinnel, che sostituì all’ultimo minuto il professor Marsh dello Yale College.
Come al solito, però, gli americani non si accontentarono di imitare i loro cugini d’oltre oceano e vollero strafare: il che spiega perchè i due principali paleontologi statunitensi, Edward Drinker Cope ed il già citato Othiel Charles Marsh, non si limitarono a scrivere articoli denigratori l’uno nei confronti dell’altro ma scatenarono fra loro addirittura una vera e propria guerra con il dichiarato scopo di accaparrarsi i reperti archeologici migliori. La storia ufficiale li descrive entrambi come scienziati preparati ed attenti, ma anche molto ambiziosi, addirittura avidi di gloria, e, sebbene gli USA contenessero ossa sufficienti per una moltitudine di ricercatori, loro due si consideravano uno di troppo.
Edward Drinker Cope
La rivalità ebbe una violenta escalation a partire dal 1877, anno in cui vennero rinvenuti in Colorado, nascosti negli impervi canaloni delle Montagne Rocciose, gli scheletri di giganteschi sauri vissuti nel Giurassico Superiore.
La leggenda racconta di reciproche interferenze anche molto violente, di invasioni dei rispettivi campi di scavo, di furti di ossa e anche di qualche scambio di fucilate. La realtà, probabilmente, è assai meno pittoresca: pare infatti che sia Cope che Marsh non siano mai andati oltre qualche sgarbo e dispetto, occhiatacce e scambi di insulti. La loro rivalità ebbe comunque un utile tornaconto per lo studio dei rettili preistorici, perché portò alla scoperta e alla descrizione di un centinaio di nuove specie.

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