Thomas “Stonewall” Jackson

A cura di Giovanni Oro, Antonio Gatti e Giuseppe Rufino

Stonewall Jackson
Thomas Jonathan Jackson fu senza dubbio uno dei migliori generali della guerra civile. Nacque nel 1824 a Clarksburg, rimase orfano del padre all’età di tre anni e a sette anche della madre, finì quindi con l’essere adottato da dei parenti, proprietari agricoli.
Fu sempre schivo e taciturno, la sua sensibilità lo portava a celarsi dietro una maschera di ritrosia, così che a chi non lo conosceva poteva sembrare un uomo duro e distaccato. L’uomo però possedeva molte doti: una enorme forza di volontà, una profonda intelligenza, un grande coraggio.
La dura vita di frontiera influì non poco sulla sua formazione, lasciandogli un segno profondo.
Entrò all’accademia di West Point nel 1842 dove, dopo alcuni insuccessi iniziali, era riuscito a risalire la china mostrando uno zelo e un impegno nello studio senza uguali tra gli altri cadetti. Nominato ufficiale di artiglieria, prestò servizio nella guerra contro il Messico.


Stonewall Jackson cadetto all’accademia militare

Il suo nome viene citato per la prima volta alla battaglia di Cerro Gordo; lì il suo capitano, Magruder (poi suo sollega nella Civil War) urlò “Jackson! Metta a tacere quei cannoni nemici!”
Nel 1851 lascia l’esercito col grado di Maggiore, per accettare una cattedra di fisica al Virgina Military Institute. Qui il suo carattere schivo e qualche stranezza di carattere gli procurarono il soprannome di “il vecchio pazzo Tom”. Una di queste stranezze era probabilmente la sua profonda religiosità. Durante la guerra con il Messico si avvicinò alla religione e ,tra l’altro, accarezzò l’idea di convertirsi al cattolicesimo prima di abbracciare definitivamente la fede presbiteriana.


Stonewall Jackson con i suoi soldati

Tra i presbiteriani divenne anche un devoto lettore della Bibbia e, si dice, anche diacono; pare che abbia tenuto persino alcune lezioni domenicali alla scuola per la gente di colore presso la Colored Sabbath School di Lexington. La fede lo rese dotato di una grande calma e una serena fiducia nella volontà divina.
Nel 1856 vi fu un tentativo da parte di alcuni membri del consiglio del Virgina Military Institute di far trasferire Jackson dall’istituto a seguito delle pressanti critiche ricevute per i suoi metodi di insegnamento. La presidenza rigettò immediatamente l’istanza, ma il preside Francis H. Smith, fece comunque un tentativo di far chiarezza e avere un quadro obiettivo dei fatti e contattò personalmente un ex-alunno di Jackson, che si trovava in quel momento a insegnare matematica in un college. Smith liquidò la faccenda più per le convenzioni dell’epoca – che, ovviamente, non potevano permettere che un insegnante si ritirasse a seguito delle rimostranze dei suoi alunni – che per precisa convinzione.


Un bel ritratto di Jackson

In effetti anche lui pensava che il prof. Jackson non fosse un docente particolarmente eccelso. Jackson, tra l’altro, come alunno aveva avuto grosse difficoltà a West Point, dove era stato costretto a imparare a memoria tutto ciò che studiava; da insegnante pensò bene di dovere applicare lo stesso metodo ai suoi alunni.
Thomas Jackson aveva un’ossessione a dir poco manicale per la salute, e di questo aspetto così particolare si sono narrati decine di aneddoti.
Il generale Lee con Jackson
Nominato comandante militare di Harper’s Ferry, sotto il comando di Johnston, si distinse per la capacità con cui sapeva addestrare i propri uomini, forgiandoli in veri soldati.
Nominato Generale di Brigata si recò a Bull Run per schierare le sue truppe sulla Henry Hous Hill, dove resistendo valorosamente alle ondate unioniste, dava modo ai reparti confederati di riorganizzarsi, protetti dietro le sue postazioni.
Il Generale Barnard Bee, quando lo vide all’opera, commentò che Jackson stava lì come un muro di pietra (“like a Stonewall”), soprannome col quale passerà alla storia.
Dopo Bull Run fu inviato nella valle della Shenandoah dove combattè valorosamente subendo in pratica una sola sconfitta.


Little Sorel, il famoso cavallo di Stonewall Jackson

Richiamato da Lee per la campagna della penisola, piomberà sul fianco di McClellan, costringendolo di fatto alla ritirata, ottenendo così di alleggerire la pressione su Richmond.
Combattè valorosamente in tutte le battaglie successive fino al momento della tragica morte a Chanchellorsville, ove fu colpito nell’oscurità dai suoi stessi soldati perchè scambiato per un cavaliere nemico.
Fu un grande generale e la sua morte causò una grave perdita per il Sud. Era amato dai suoi uomini e rispettato dai nemici.
Il suo capolavoro fu la Valley Campaign, dove combatte le battaglie di Front Royal, Winchester, Cross Key e Port Republic e sbaraglia gli unionisti dimostrando un “intuito” guerriero che mancava anche a Lee.


Stonewall Jackson in battaglia

A Chancellorsville lui e Lee formano un dream team che, pur supportato da molta fortuna, guadagna la vittoria più brillante che l’Army of Northern Virginia abbia mai ottenuto.
Però non dimentichiamo che al suo passivo ci sono anche parecchi black-out totali il più celebre dei quali fu durante i Seven Days quando praticamente agì da fantasma per tutta la durata della campagna, stando nascosto in tenda a non si sa far che, arrivando costantemente in ritardo e non impegnandosi a fondo nei combattimenti, comportamento che costò un sacco di vite agli uomini della divisione A. P. Hill, per dirne una.


Il letto su cui morì Jackson

In effetti il maggior limite di Jackson era il suo carattere: sebbene la moderna storiografia apologetica tenda a nascondere questi aspetti, Jackson all’epoca era odiatissimo da tutti i suoi sottoposti che trattava con una durezza frequentemente inumana non riuscendo mai se non in casi rarissimi a stabilire rapporti di fiducia reciproca tra i suoi subordinati (motivo per il quale non ebbe mai il comando di un’Armata).
Prima della stagione delle grandi vittorie i suoi uomini lo ritenevano semplicemente pazzo. La moglie e la figlia di Jackson
Oggi lo definiremmo “fanatico religioso”.
Quando morì, nel letto di una casa presso Guiney Station dopo tre giorni di delirio e di agonia, le sue ultime parole furono: “Passiamo il fiume… e riposiamoci all’ombra degli alberi”. Poi ebbe un fremito e spirò.
Jackson non ebbe discendenza. L’unica sua figlia, nata 6 mesi prima della sua morte, ebbe a sua volta due figli e morì giovanissima a 26 anni. Questi due figlioli non ebbero discendenza, interrompendo rapidamente la linea di sangue del generale.
Qualche tempo dopo la sua morte il generale Lee intese rendergli uno speciale omaggio recandosi presso la tomba di Stonewall Jackson.

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Commenti

Una risposta a “Thomas “Stonewall” Jackson”

  1. Cantalupo, il 11 dicembre 2008 08:00

    Bellissimo sito, vorrei apporfondire la storia di Little Sorel (o Sorrel?) -dopotutto è un collega di Traveller, il famoso cavallo del generale Lee al quale è stato dedicato un bellissimo libro.
    Complimenti,
    Maria Cristina

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