Comanche, i signori delle praterie

Guerrieri Comanche
Comancheria. Con questo termine si intende iI punto di partenza, la provenienza del popolo Comanche, una tribù di nativi americani piuttosto nota e bellicosa che dominò per decenni i territori su cui si trovava. La Comancheria è un territorio che comprende attualmente la parte orientale del Nuovo Messico, quella sud-orientale del Colorado e Kansas, tutto l’Oklahoma e molto del nord-ovest e sud-ovest del Texas. Gli storici hanno buon motivo di ritenere che questo popolo bellicoso abbia raggiunto all’apice della sua presenza le 20.000 persone. Oggi, invece, i Comanche sono circa 10.000; la metà del “popolo” vive in Oklahoma (soprattutto a Lawton) e l’altra metà è distribuita tra Texas, California e New Mexico. I Comanche parlano una lingua Uto-Azteca che gli studiosi dicono essere anche un dialetto Shoshone. I Comanche nascono come gruppo a sé stante subito dopo il 1700, quando si staccano dagli Shoshoni, andando a sistemarsi lungo l’alto corso del fiume Platte, nello Wyoming.
Questo movimento coincise con la loro scoperta del cavallo, una novità che consentì una grande mobilità – perlopiù sconosciuta alla maggioranza degli altri popoli indiani con cui competevano – nella ricerca di migliori territori di caccia e di razzia.


In rosso, i confini della Comancheria

Una prima grande migrazione vide i Comanche spostarsi in direzione delle pianure che si trovano a sud e da qui proseguire verso i ricchissimi territori che sono ricompresi tra il fiume Arkansas e la parte centrale del Texas. Durante quel periodo la loro popolazione migliorò notevolmente la qualità della vita ed ebbe un grande incremento dovuto alla straordinaria disponibilità di bisonti, all’arrivo di moltissime persone del popolo Shoshone e all’adozione di un numero significativo di donne e bambini presi prigionieri da gruppi rivali con cui capitava di confliggere. Eppure, nonostante queste valide premesse, i Comanche non formarono mai una singola e coesa unità tribale, in grado di contrastare il comune nemico, ma restarono divisi in almeno una dozzina di gruppi completamente autonomi e distanti l’uno dall’altro. Questi gruppi erano accomunati da una stessa lingua e da una stessa cultura, ma rischiavano di farsi la guerra allo stesso modo in cui potevano cooperare tra loro.
Il cavallo va posto alla basa della cultura Comanche e non è da escludere che sia stata la ricerca di un numero crescente di cavalli fra i coloni della Nuova Spagna (più che la ricerca di nuove mandrie di bisonti) la motivazione principale per cui i Comanche si staccarono dagli Shoshoni. I Comanche sono stati quasi sicuramente il primo gruppo di indiani a introdurre pienamente il cavallo nella loro cultura, ma anche quelli che hanno fatto conoscere questo prezioso animale agli altri popoli delle Grandi Pianure.


I Comanche erano cavalieri imbattibili

Verso la metà del diciannovesimo secolo i Comanche rifornivano cavalli ai commercianti e ai coloni sia francesi che americani, e più tardi agli emigranti che passavano dai loro territori per andare verso la Corsa all’Oro in California. Molti di questi cavalli erano stati rubati, fu così che i Comanche acquistarono presto la reputazione di formidabili ladri di cavalli e in seguito anche di bovini. Le loro vittime includevano coloni spagnoli ed americani, come anche altre tribù delle Grandi Pianure, contro le quali spesso arrivavano a guerreggiare.
I Comanche erano avversari formidabili e svilupparono strategie di combattimento a cavallo con armi tradizionali; essi dedicarono alla guerra la maggior parte del loro tempo. Le loro scorribande nel Messico, che potevano arrivare fino all’America Centrale, avvenivano tradizionalmente durante la luna piena, questo consentiva loro di vedere meglio di notte. Da questo deriva il termine “Comanche Moon”, luna dei Comanche, durante la quale cavalcavano in cerca di cavalli, prigionieri e armi.


Comanche all’attacco a Plum Creek

I Comanche intrattennero relazioni ambigue sia con i primi coloni europei che con quelli che vennero più tardi per colonizzare il loro territorio; erano considerati dai coloni come partner commerciali ma anche temuti per le loro scorribande. I Comanche erano potenzialmente sempre in guerra con tutti i gruppi di nativi americani che vivevano nelle Grandi Pianure, questo li portò ad essere oggetto delle manovre politiche dei poteri coloniali europei e degli Stati Uniti. Sam Houston, presidente dell’appena creata Repubblica del Texas, stava per avere successo nel suo tentativo di fare un trattato di pace con i Comanche, ma questa iniziativa fallì a causa del rifiuto del parlamento del Texas a creare dei confini ufficiali fra il Texas e la Comancheria.
I Comanche riuscirono a mantenere la loro indipendenza e ad incrementare i loro territori, ma alla metà del 1800 furono decimati da un’ondata di epidemie introdotte dai coloni bianchi. Epidemie di vaiolo (1817, 1848) e di colera (1849) ridussero notevolmente la popolazione dei Comanche, che passò dalle 20.000 unità della metà del secolo, a poche migliaia intorno al 1870.


Fort Parker, attaccato nel 1836 da Caddo e Comanche

I primi tentativi di trasferire i Comanche nelle riserve iniziarono nel 1867 con il Trattato di Accoglienza Medica (Treaty of Medicine Lodge), che offrì loro chiese, scuole e pensioni vitalizie in cambio di un vasto territorio (160.000 km²). Il governo promise di fermare i cacciatori di bisonti che stavano decimando le mandrie delle Grandi Pianure, ma in cambio chiese ai Comanche, come anche agli Apache, ai Kiowa, ai Cheyenne e agli Arapaho di trasferirsi in una riserva di appena 13.000 km². Comunque il governo decise di non prevenire la decimazione delle mandrie, questo provocò la reazione dei Comanche che, guidati dal loro capo Isa-tai (Aquila Bianca), attaccarono un gruppo di cacciatori nella regione della Texas Panhandle in quella che fu chiamata “Seconda Battaglia di Abobe Walls” (1874). L’attacco fu disastroso per i Comanche e fu chiamato l’esercito per riportare quelli che restavano di loro nella riserva. In appena dieci anni i bisonti furono ridotti all’estinzione, questo ebbe come conseguenza la fine della caccia come abitudine di vita per i Comanche.


Civili armati contro i razziatori Comanche

Nel 1875 l’ultima banda libera di Comanche, capeggiata dal gurriero Quahadi Quanah Parker, si arrese e si trasferì nella riserva di Fort Sill in Oklahoma.
Nel 1892 il governo negoziò il Jerome Agreement con i Comanche, i Kiowa e gli Apache, che ridusse ulteriormente le loro riserve a 1.940 km² ad un costo di $ 308,88 per km². Furono assegnati 0,6 km² ad ogni persona di ogni tribù da conservarsi in amministrazione fiduciaria.

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Commenti

2 Risposte a “Comanche, i signori delle praterie”

  1. bisonte, il 12 agosto 2009 22:11

    Volevo solo precisare che i Comanches occupavano il nord-ovest ed il sud-ovest del Texas, e non il nord-est ed il sud-est.

  2. Sergio Mura, il 13 agosto 2009 14:13

    Grazie mille! Errore già sistemato. ;-)

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