Il west e la pittura

Un quadro di George Catlin
Con l’acquisto della Louisiana da parte degli Stati Uniti nel 1803, il west ha cominciato ad essere un tema di ispirazione prima per pittori e scultori e solo successivamente resa popolare anche da spettacoli itineranti come Wild West di Buffalo Bill.
Lo spirito celebrativo tipico di queste espressioni artistiche avrebbe influito non poco anche in letteratura e, nel XX secolo, nel cinema ed in televisione e perciò vantano un reale diritto di primogenitura sul genere western.
In generale, inoltre, tanto la pittura che la scultura sono stati sempre ad esclusivo appannaggio di artisti americani o di europei trasferitisi negli Stati Uniti.
In molti casi il committente dei pittori era lo stesso Governo come per James Otto Lewis (1799-1858) al quale nei primi anni venti del XIX secolo fu richiesto View of the Great Treaty Held at Prairie Due Chien (scena dal grande trattato firmato a Pairie Due Chien) che documenta l’incontro dominato da una grande bandiera americana.
Nello stesso filone si pongono anche una serie di ritratti di capi indiani in visita a Washington richiesti a Charles Bird King (1785-1862) dal Bureaus of Indian Affairs (l’Ufficio per gli affari indiani). Le sue opere per molti anni a venire sarebbero state le più note rappresentazioni di quei popoli.
Un’opera di Charles Bird King
Non bisogna, infine, dimenticare che il Parlamento americano commissionò a Seth Eastman (1808-1875), ufficiale ed insegnante di disegno all’accademia di West Point, diversi quadri per decorare la Camera dei Rappresentanti.
Ma molto più di questi quadri ufficiali, il tema western fu reso popolare attraverso le illustrazioni di romanzi e racconti che con gli anni acquistavano sempre maggiore popolarità, in particolare grazie al fenomeno editoriale tutto anglosassone delle riviste a basso costo che proponevano racconti brevi (le dime novel negli Stati Uniti e le penny dreadfuls nel Regno Unito) che, sempre più spesso, davano spazio anche al tema western.
Fra i più famosi di questi illustratori si ricorda Felix Octavius Carr Darley (1822-1888) che illustrò alcuni dei racconti di James Fenimore Copper.
Questi primi artisti, però, non visitarono mai l’ovest, limitandosi a proporne una visione stereotipata. Ma la situazione era destinata a cambiare con il progredire della conquista del west che avrebbe attratto anche tanti artisti-avventurieri noti come expeditionary painters (pittori esploratori) che, come gli esploratori ed i mercanti, avrebbero corso pericoli e vissuto avventure in prima persona, trovando anche l’occasione di vivere con gli indiani.


Un bel quadro di Felix Octavius Carr Darley

Inizialmente il loro tema preferito era rappresentato dagli sconfinati e selvaggi panorami dell’ovest, dalla sua flora e dalla sua fauna. Ben presto, però, l’interesse si allargò anche verso le scene di vita degli indiani, dei cowboy, dei pistoleri, della caccia ai bisonti o alla commemorazione di fatti d’arme della lotta contro gli indiani, temi che sarebbero divenuti i canoni propri del genere western.
Alcuni di questi pittori viaggiarono per quelle terre a seguito di spedizioni governative. Il tedesco di nascita Albert Bierstadt (1830-1902), ad esempio, nel 1859 scattò delle foto da cui trasse ispirazione per i suoi quadri. Sebbene i suoi lavori appaiono estremamente realistici, in realtà intervenne non poco per “migliorare” la natura, come suggerisce il romantico A Halt in the Yosemite Valley (sosta nella valle di Yosemite).


“Caccia al bisonte” di Albert Bierstadt

Altri ancora si recarono in quelle terre chi da soli, chi al seguito di mecenati:

  • George Catlin (1796-1872) si interessò soprattutto agli indiani che conobbe nel 1824 in occasione della visita di una loro delegazione a Washington. Ne rimase tanto colpito che quando ebbe notizia della decisione di una loro rilocalizzazione forzosa viaggiò per conoscerli e tra il 1832 ed il 1836 produsse oltre 600 tra ritratti, panoprami e scene di vita quotidiana degli indiani che abitavano tra gli altri corsi del Missouri e Mississipi.


    “L’ultima corsa dei Mandan” di George Catlin

    Catlin non li rappresentò mai come selvaggi, dimostrandosi sempre solidale verso la loro cultura ed in questo fu un precursore di quel revisionismo che avrebbe caratterizzato anche la maturazione del genere nel cinema ed in televisione. La sua opera è tanto più meritoria se si considera che sua madre con tutta la sua famiglia all’età di 7 anni era stata rapita per un breve tempo da una tribù indiana.

  • Nel 1832 Karl Bodmer (1809-1893), svizzero di nascita e francese per formazione, ebbe la fortuna di essere ingaggiato dal Principe tedesco Maximilian zu Wied-Neuwied per immortalare nelle sue opere un viaggio tra le montagne rocciose del suo mecenate.


    “Sauk e Fox” di Karl Bodmer

    Questo gli avrebbe ispirato, tra l’altro, Indian Utensils and Arms (armi ed utensili degli indiani), un’acquatinta che ritrae armi ed utensili usati dai nativi dell’alto corso del fiume Missouri. Le sue opere, sebbene tecnicamente ben realizzate, non hanno però l’energia dei lavori di altri autori.

  • Nel 1871 l’inglese Thomas Moran (1837-1926) viaggiò con una squadra di esplorazione del governo nella regione di Yellowstone nel nord-ovest del Wyoming, illustrando la grandezza e la bellezza delle montagne e delle acque in quadri come Green River (fiume grigio) del 1896 che rappresenta uno scorcio della ferrovia Union Pacific dominato dalla naturale bellezza di una tozza collina.


    Il Grand Canyon nei colori di Thomas Moran
  • Dopo il suo viaggio nel west del 1880, Frederic Remington (1861-1909) trascorse trent’anni a New York dipingendo guide indiane, soldati della cavalleria e cowboy solitari, guadagnandosi una notorietà tale che le riviste se lo contendevano.


    Un capolavoro di Frederic Remington

    In particolare il suo Frozen Sheepherder (pastore assiderato) del 1900 segna una svolta nella sua carriera ed in quella di tutta la pittura western: il settimanale Harper’s Weekly pubblicò il disegno a sé stante, cioè non inserito in un racconto, affrancando finalmente gli artisti dal titolo riduttivo di semplici illustratori.

  • I lavori di Charles Schreyvogel (1861-1912) spesso rappresentano la Cavalleria degli Stati Uniti in battaglia con gli indiani.


    “The Silenced War Whoop” di Charles Schreyvogel

    La vividezza della sua pittura, come dimostrato in opere quali A Beeline for Camp (scorciatoia per l’accampamento) del 1903, la si ritrova tutta anche nella successiva produzione cinematografica sul genere.

  • Charles Marion Russell (1864-1926) viaggiò attraverso il west negli anni ottanta, fermandosi per molti anni nel Montana dove dipinse gli indiani, i cowboy ed i mandriani della frontiera.

    “When Blackfoot And Sioux Meet” di Charles Marion Russell

    Fra le sue opere più riuscite si ricordano Buffalo Hunt (caccia al bufalo) del 1919 dove riesce a coniugare la staticità del panorama con il movimento di un gruppo di indiani che cacciano un bufalo e Friends or Enemies (amici o nemici) del 1922 dove ritrae indiani a cavallo immobili, quasi in posa.

  • Il francese Henry Farny (1847-1916) si caratterizza per una vista intima e solidale verso la terra e gli indiani con i quali visse per lunghi anni.


    “Accampamento indiano” di Henry Farny

    In The Last Stand of the Patriarch (l’estrema restistenza del patriarca) del 1906, un cacciatore in una tempesta di vento guarda un bufalo solitario che quasi lo sfida.

  • Nel 1903 Newell Convers Wyeth (1882-1945) cominciò a creare la copertina del Saturday Evening Post e compose anche la prima che ritraeva un domatore di cavalli. Un anno dopo, incoraggiato dal suo maestro Howard Pyle (1853-1911), Wyeth viaggiò tra il Colorado ed il New Mexico dove lavorò come mandriano e visse anche tra gli indiani. Anche lui fu fautore del revisionismo verso gli indiani proponendoli come un popolo a suo agio nella durezza del deserto in opere quali Invocation of the Buffalo Herds (1910), The Navajo Herder in the Foothills (1908), Nothing Would Escape their Black, Jewel-like, Inscrutable Eyes (1911) e The War Cloud (1908). In cotrasto con questa interpretazione serena della vita degli indiani, il suo Indian Lance (1909) rappresenta un guerriero che bracca un nemico.


    “L’ultimo dei Mohicani” di Newell Convers Wyeth

  • Come si è visto, il tema western è trattato in pittura esclusivamente da artisti americani o europei immigrati, inoltre per tutto il XIX secolo la pittura western fu anche considerata come arte nazionale. Solo con la dichiarazione da parte dello storico Frederick Jackson Turner nel 1893 della fine della frontiera, la pittura di soggetti ispirati all’ovest americano divenne sempre più marginale ed una espressione quasi esclusiva di artisti di quelle terre.


    “Leading Their Fresh Ponies” di Frank McCarthy

    Per quanto riguarda gli artisti contemporanei, molto importante è Howard Terpning (1927-vivente) che vive ai piedi dei Monti Catalina in Arizona, una volta terra della Tribù Apache. Anche lui ha trovato negli indiani il tema preferito e li ha ritratti in attegiamenti quotidiani, mentre si preparano per la battaglia o per la caccia. Fra i suoi quadri si ricordano Caution (circospezione) del 1987, Soldier Hat (il cappello del soldato) del 1993 e When Trails Turn Cold (quando sulla pista scende il freddo) del 1978 rappresentano indiani che sorvegliano animali, nemici o che riescono a sopravvivera ad inverni molto duri.

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