La ruota di medicina

Grazie a Sergio Bonelli Editore

Grandi cerchi di pietre decorano praterie e altopiani del Nord America. Queste antiche strutture sono note come Ruote della Medicina. Una delle più famose (nel disegno), si trova nelle montagne del Big Horn (Wyoming), e misura ben trenta metri di diametro.
L’origine delle Ruote si perde nella notte dei tempi e il loro significato è ancora misterioso. Si tratta, secondo alcuni studiosi, di mappe astrologiche, secondo altri di rappresentazioni religiose dei cicli dell’universo e dei segreti della vita e, secondo interpretazioni più recenti di complesse simbolizzazioni filosofiche dell’esistenza nel suo complesso e della mente umana in particolare.
Tra tante interpretazioni, però, la meno citata e quella che ci viene raccontata dagli stessi autori delle Ruote, cioè i Nativi Americani.
Anzitutto c’è da dire che il termine Ruota non appartiene alla cultura indiana e dunque bisognerebbe parlare più esattamente di Cerchi o di Spirali. Il Cerchio, per gli indiani del vecchio West, era la struttura di riferimento fondamentale della vita. Le loro migrazioni stagionali avvenivano in cerchio, seguendo gli spostamenti delle mandrie dei bisonti che anch’esse si muovevano in senso circolare.


Una ruota di medicina a Little Bighorn

I villaggi erano edificati in cerchio. La struttura conica delle tende nasceva da un cerchio.
Ci si schierava in cerchio per le danze, le assemblee, i consigli dei capi. Il primo significato del cerchio, infatti, era la Comunità, come viene raccontato in un mito Crow sull’origine della prima Ruota della Medicina. Eccolo. Un bambino indiano, giocando, cadde in un fuoco da campo e ne restò ustionato. II suo nome divenne così Faccia Bruciata, e lui, sentendosi schernito e vergognandosi del suo aspetto, passò l’infanzia restando il più possibile chiuso nella sua tenda.
Una volta cresciuto, lasciò la tribù e si isolò sulle montagne. Fu qui che costruì la prima Ruota, che simboleggiava per lui il cerchio di un villaggio invisibile, parenti, amici, compagni di vita che avrebbe voluto avere e non aveva più.
Un giorno Faccia Bruciata, mentre piangeva la sua solitudine, vide un tornado avvicinarsi e tramutarsi in una Grande Aquila. Interrogato dall’aquila, Faccia Bruciata le rivelò il perché della sua tristezza.
Allora l’aquila lo portò in volo fino al suo nido e gli fece conoscere i due aquilotti suoi figli, i quali gli chiesero in dono degli archi e delle frecce. Faccia Bruciata li costruì per loro, e venne ricompensato con uno specchio magico nel quale poteva rimirarsi con il volto miracolosamente intatto.


Ancora una ruota di medicina

In seguito Faccia Bruciata uccise a pietrate una mitica Lontra del fiume, divoratrice di aquilotti. Per premiarlo d’aver salvato i suoi figli da una possibile minaccia, la Grande Aquila lo riaccompagnò al suo villaggio garantendogli per sempre la sua protezione sacra.
Cosi Faccia Bruciata venne onorato, si sposò e visse fino a diventare vecchissimo, insegnando a tutti a costruire cerchi di pietre. Il mito ci dice che sono proprio gli esclusi e gli emarginati a sentire più forte il bisogno della comunità e a capirne l’importanza.
La Ruota rappresenta l’Appartenenza a qualcosa di più grande del nostro piccolo io, l’identità collettiva che ciascuno di noi porta in sé… e che è capace di grandi magie.
Un singolo individuo, ci insegnano insomma gli Indiani d’America, può anche diventare un eroe leggendario, ma è insieme che si vince o si perde la battaglia della vita.

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