I proibizionisti

Grazie a Sergio Bonelli Editore

Un manifesto del 1873
Il pastore metodista George Channing Haddock è una figura storica che cercò a suo modo di moralizzare la turbolenta città di Sioux City negli anni 1885-86 per finire poi ucciso a tradimento nel fango di una strada da un proiettile sparatogli nel collo dal capo-reparto di una fabbrica di birra.
Haddock, all’inizio del suo ministerio, nella città di Sheboygan (Wisconsin), aveva già dovuto subire le conseguenze della sua predicazione proibizionista: sgherri pagati dai proprietari dei saloon gli avevano sparato addosso per intimidirlo e lo avevano pestato a sangue per dimostrargli che facevano sul serio.
Haddock non porse l’altra guancia e decise che la sua battaglia contro il whisky, il gioco d’azzardo e la prostituzione doveva farsi più dura.


Il pastore metodista George Channing Haddock

Cominciò a irrompere nei saloon con una spranga in una mano e nell’altra una rotella d’acciaio legata a una corda, che faceva roteare attorno a sé fino a sgomberare il locale da corrotti e corruttori.


Carry Nation al “lavoro” in un saloon

Una proibizionista altrettanto determinata fu, negli anni novanta, Carry Nation che si presentava nei saloon brandendo un’accetta e li faceva letteralmente a pezzi. Il marito di Carry Nation, alcolizzato, era morto di delirium tremens, e la sua possente consorte, all’età di 54 anni, aveva deciso di vendicarlo, sostenendo d’aver avuto da Dio stesso la missione di cacciare i mercanti di whisky da tutto il Kansas. Carry era un donnone alto un metro e ottanta, e pesava novanta chili.


Carry Nation con la sua famigerata ascia

Durante una delle sue spedizioni punitive, ci vollero quattro poliziotti per fermarla. Il primo locale che Carry decise di sfasciare fu il Carey Hotel di Wichita dove figurava in bella vista un quadro intitolato “Cleopatra al Bagno” che lei giudicava osceno.
Carry lo lacerò e, non contenta, mandò in pezzi uno specchio del valore di 1.500 dollari, più una quantità indeterminata di bottiglie e tutti i bicchieri. Le sue gesta divennero in breve popolari e Carry Nation poté radunare al suo seguito un vero battaglione di donne scatenate.
Un’esibizione di Carry Nation
Il loro grido di battaglia era: “Spacca! Spacca! Nel nome di Gesù, spacca tutto!”
Le consorelle iniziarono ben presto un fiorente commercio di accette souvenir e pubblicarono due riviste: The Smasher’s Mali (Il Corriere del Vandalo) e The Hatchet (L’accetta).
Non tutti i proprietari di saloon subirono passivamente le gesta di Carry: ci fu chi la cacciò a calci, chi la costrinse a ingollare whisky, chi cercò di strapparle gli abiti di dosso, chi l’accolse con lanci di uova marce e chi le infilò un topo vivo nel vestito.
Queste irridenti punizioni, e i molti giorni passati in galera per atti vandalici, la resero una martire, ma anche un irresistibile oggetto di satira. Molti saloon si fecero pubblicità giocando sul cognome Nation (“Tutte le nazioni sono benvenute tranne Carry!”) o addirittura intitolando a lei il locale. Si produsse anche un Carry Nation Whisky, con bottiglia sagomata a forma di Carry.
La sua fine fu molto meno eroica di quella di Haddock: Carry accettò di esibirsi in palcoscenico tra un numero di varietà e l’altro e a Coney Island partecipò persino a un Freak Show, mostrandosi al pubblico tra la Donna Barbuta e i Fratelli Siamesi.

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