Il sanguinoso raid di Chato

A cura di Paolo Brizzi

Chato A sinistra, una fotografia che ritrae Chato
Alla fine dell’inverno del 1883 i Chiricahuas si trovavano al sicuro nella Sierra Madre messicana. Nel riprendere le proprie abituali attività di razzia, molti guerrieri seguirono Geronimo e Chihuahua in un grosso raid in Sonora, sopratutto attorno ad Ures, facendo molte vittime – più di novanta secondo una fonte – e procurandosi molti cavalli e bestiame.
Quasi contemporaneamente, un numero minore di guerrieri seguì la leadership di Chato in un raid diretto verso l’Arizona sud-orientale e il New Mexico sud-occidentale, con lo scopo di procurarsi armi e munizioni.
Chato, trentenne, era così chiamato sembra per la forma del suo naso, dopo aver ricevuto nell’infanzia un calcio da un mulo.
Chato fu l’ispiratore e il leader del raid, a cui parteciparono 26 uomini, e, forse, alcune donne (alcuni ritengono che ai razziatori si unirono donne fuggite da San Carlos). Conosciamo diversi dei componenti il raid. Tra questi Naiche, 27 anni, figlio di Cochise e capo ereditario dei Chiricahuas, sembra più amante di donne e danze che della guerra; Bonito, un White Mountain genero di Chihuahua, protagonista degli eventi successivi alla rivolta sul Cibicue, che fuggì in Messico coi Chiricahuas il 30 Settembre 1881; Dutchy, che sarebbe divenuto noto come scout del Generale Crook; Tsoe, chiamato Peaches dai bianchi per via della sua carnagione chiara, un Cibicue che, persa la moglie in uno scontro con truppe messicane, si sarebbe riunito ai propri familiari proprio disertando dal raid di Chato, dopo aver perso l’amico Beneactiney, unico indiano ucciso nella razzia e cugino di Betzinez; Sam Haouzous, allora decenne e aggregato al raid come giovane apprendista.


Un ritratto di Chato

Chato si separò da Geronimo il 14 Marzo 1883, dirigendosi a Nord, lungo la valle del San Pedro; nelle vicinanze delle sorgenti del fiume i guerrieri incontrarono tre uomini a cavallo, che uccisero, impossessandosi delle loro armi. Il giorno successivo, avvicinandosi alla frontiera, assalirono un carro con cinque uomini, uccidendone due e non potendo evitare la fuga degli altri. Il 21 Marzo gli indiani entrarono in Arizona e Chato cominciò a scrivere il proprio nome negli annali delle guerre del Sud-Ovest.
Il Gen. Crook aveva da tempo fatto presidiare la frontiera, sopratutto nelle vicinanze del confine tra Arizona e New Mexico e proprio per questo Chato entrò lungo la valle del San Pedro, più ad Ovest.
Inizialmente, per la velocità con cui gli indiani si spostavano e la distanza tra i siti delle uccisioni, si pensò che più gruppi di guerra stessero agendo nello stesso tempo; in realtà gli uomini di Chato si muovevano di giorno e di notte, spingevano i cavalli catturati fino ad ucciderli e dormendo solo brevemente. Dal 21 al 29 Marzo, gli Apaches percorsero tra le 200 e le 400 miglia, muovendosi a zig-zag. Il primo giorno i razziatori raggiunsero le Canelo hills ed assalirono un campo di carbonai; una pioggia di pallottole uccise William Murray, Ged Owens, Joseph Woefolk e un certo Armstrong. Un quinto, P.R. Childs, l’unico armato, si nascose in una tenda, che fu fatta oggetto dei colpi degli indiani. Credendo che Childs fosse stato ucciso, Beneactiney e Tsoe si avvicinarono: allora il bianco sparò uccidendo Beneactiney, mentre Tsoe riuscì a fuggire. Successivamente, Beneactiney sarebbe stato decapitato dagli abitanti di Charleston e la sua testa esibita alla popolazione. Questa sarebbe rimasta l’unica perdita di tutto il raid per gli Apaches. Dirigendosi verso i monti Whetstones, gli indiani incontrarono un messicano su un calesse e lo uccisero. Il secondo giorno Chato penetrò nelle Whetstones ed assalì un convoglio di 14 muli someggiati, massacrando un francese, Stephen Barthand, e tre messicani. Il 23 gli indiani uccisero S.E. James, della miniera Contention, e il suo compagno, C.M. Thorndykeson. Quindi i razziatori tornarono al San Pedro, lo discesero per cica 35 miglia e virarono verso la catena dei monti Winchester. Nel pomeriggio del 23 sette guerrieri assalirono il corrall dove J. J. Howard e l’amico M.C. James stavano ferrando cavalli; il primo sparò subito, riuscendo a ferire un indiano, che cadde, ma fu raccolto dai compagni, che fuggirono. Chato emerse coi guerrieri da un punto conosciuto come Point of Mountain, all’estremita sud delle Winchester. Sulla strada che conduceva a Willcox, videro due uomini, li assalirono e gli spararono; uno di loro era ancora vivo quando fu ucciso con una pesante pietra. Una delle 2 vittime era il fratello del giudice Henry C. Dibble, che, costernato, scrisse una accorata lettera al presidente degli Stati Uniti, Chester A. Arthur, a Washington. Questa lettera fu pubblicata da vari giornali e contribui vieppiù a sollevare in tutto il paese la rabbia per le gesta commesse dagli indiani e l’irrisolto problema Apache in Arizona. La notte seguente le ultime due uccisioni gli Apaches attraversarono la valle di Sulphur Springs, la ferroria Southern Pacific e si nascosero nelle Dos Cabezas. Nel frattempo l’intero paese era in subbuglio; molte unità militari, ma anche unita’ di milizia territoriale erano scese in campo e molti corrieri erano stati inviati verso fattorie e ranches isolati per avvertire del pericolo. Chato e Bonito decisero di inviare Dutchy e Kutli in una missione esplorativa a San Carlos: i due incontrarono Merejildo Grijalva, che cercò di convincerli ad arrendersi, e dopo alcuni giorni si riunirono a Chato in un punto prefissato. Nella notte del 24 Marzo gli Apaches compirono una “corsa” di 50 miglia attraverso la valle del corso superiore del San Simon, per raggiungere il fiume Gila. Qui si divisero in piccoli gruppi, per razziare e uccidere.
Fu a questo punto che Tsoe-Peaches lasciò il gruppo di guerra per tornare a San Carlos, d’accordo con gli altri, secondo Betzinez, ma forse no, come lui stesso raccontò a Davis e Crook. Dopo questo “incidente” un gruppo di indiani razziò i cavalli dei ranches York e Purdy, localizzati sulla strada tra Clifton e Lordsburg. Un altro gruppo assalì il distretto minerario Mayflower e, in particolare, un gruppo di minatori: vennero uccisi John C. Emerick e il suo collega Walter P. Jones e molti fucili e munizioni raccolti in una capanna furono portati via dai Chiricahuas. Fuggendo gli indiani incontrarono Harlan P. Haynes e lo uccisero. Poi, sette miglia a sud del ranch York, alcuni dei razziatori sorpresero gli occupanti della stazione di diligenze Swain. Al primo assalto tre bianchi, colti all’aperto, furono abbattuti; altri due morirono nella capanna. Questo attacco ebbe luogo alle otto del mattino di martedì 27 Marzo; quindi gli Apaches passarono il confine col New Mexico e, poco ore più tardi, altri nove uomini bianchi furono uccisi. Alla fine della giornata i vari gruppetti di guerrieri si riunirono vicino alla testata del fiume Animas.
Il destino fece sì che la pista degli scorridori di Chato si incontrasse con quella della sforunata famiglia McComas, di Silver City. Il giudice Hamilton C. McComas era un personaggio ben conosciuto ed importante nel Sud-Ovest; nato in West Virginia nel 1831, si era stabilito a Silver City da un paio d’anni e vi gestiva un ufficio legale con un collega. Soprattutto aveva nelle vicinanze importanti interessi nel settore minerario. McComas aveva avuto 2 figli (David e William) dalla prima moglie, sposata in Illinois, e 4 (di cui uno morto a pochi mesi di vita) dalla seconda moglie, Juniata Ware, sorella di Eugene Ware, politico e scrittore molto noto (autore di ” The indian war of 1864″, ancora oggi in stampa).
Chiamato urgentemente a Lordsburg da proprio figlio David per motivi professionali, il giudice decise di intraprendere il viaggio con la propria moglie e il figlio Charley, nato nel Nov. 1876, affidando le due figlie minori ad una coppia di amici. Dopo aver noleggiato un calesse trainato da 2 cavalli, la famigliola partì, alle ore 14 di martedì 27 Marzo 1883. Durante una prima sosta effettuata presso l’agglomerato di Paschal, i McComas appresero delle depredazioni effettuate dagli Apaches nella valle del Gila; ciononostante decisero di continuare il viaggio verso sud. A sera si fermarono a cenare e a dormire presso la locanda di Home Mountain, dove il gestore cercò vanamente di convincere il giudice a fermarsi 1-2 giorni in attesa di sapere meglio quali fossero gli sviluppi delle notizie riguardanti le razzie degli indiani. Ma la mattina dopo di buon ora la famigliola ripartì: forse il giudice era molto tranquillo, avendo già effettuato molte volte il tragitto, peraltro percorso più volte al giorno anche dalle diligenze. Raggiunto il versante ovest della catena delle Burro Mountains, il calesse percorse Thompson canyon velocemente, potendo esso essere un luogo adatto per un agguato. Usciti dalla sua estremità ovest, i McComas devono essersi rilassati, decidendo di fermarsi in meno di un miglio per fare uno spuntino sotto un noce, sul lato destro della strada. Ma i poveri coniugi si trovarono al momento sbagliato nel luogo sbagliato: infatti, forse conscio della presenza dei soldati del 4° Cav., che si stavano dirigendo verso le Stein’s Peak range per tagliare la strada ai predoni, Chato decise di muoversi proprio lungo il versante collinare occidentale dei monti Burros, incontrando i McComas forse in modo casuale. Gli indiani attaccarono subito la povera famiglia; il giudice fu raggiunto da sette pallottole, di cui 2-3 al torace, ma essendo armato di fucile Winchester e pistola Colt, rispose vanamente al fuoco, nel tentativo di consentire il tentativo di fuga della moglie Juniata e del piccolo Charley. Il calesse ripartì nella direzione da cui era arrivato, con i cavalli spronati dalla donna, che aveva preso le redini, ma dopo circa 150 metri, il cavallo di destra fu colpito e cadde. Juniata, raggiunta da un guerriero, fu uccisa da un potente colpo inferto dal calcio di un fucile sopra l’orecchio destro, che causò la rottura del cranio. Il piccolo Charley fu probabilmente preso e messo su un cavallo (quello di Bonito)direttamente, poichè non si trovarono sue tracce sul terreno. I corpi furono denudati: i documenti del giudice rovesciati sulla sua schiena, soldi e gioielli portati via. Non si sa se la donna fu violentata; di certo si ritrovarono scarpe, calze e il corsetto, ma non il resto delle vesti, nè i braccialetti e l’anello con diamante che portava. I corpi dei coniugi furono individuati circa 30-60 minuti più tardi da John Moore, che aveva anch’esso soggiornato alla locanda di Home Mountain: terrorizzato scappò di nuovo verso la stessa per dare l’allarme. Incontrò però prima la diligenza diretta a Lordsburg, il cui conducente decise di proseguire, arrivando così sul luogo della tragedia, e infine a Lordsburg. Nel frattempo Moore aveva sparso la notizia fino a Paschal, dove si formò una posse di 15 uomini che raggiunse il punto dell’attacco ai McComas e ne recuperò i corpi. Circa 1 ora prima della tragedia un giovane, Julius Caesar Brock, inviato ad avvertire i residenti della minaccia Apache, aveva sparato ad un falco posatosi proprio sopra lo stesso noce, sotto al quale avrebbero poi decivo di sostare i McComas. Pertanto si ipotizzò che lo sparo potesse aver attirato l’attenzione degli indiani. Dopo il recupero dei cadaveri scatto’ una concitata caccia per ritrovare il piccolo Charley; ulteriori compagnie di cavalleria scesero in campo, tra cui quelle al comando di “Sandy” Forsyth (l’eroe di Beecher island), ma nessuna di queste riuscì mai a raggiungere Chato. Charley non fu più ritrovato e non c’è certezza sul suo destino. Probabilmente fu tenuto dagli Apaches nella Sierra Madre, e allevato come un figlio. Betzinez, che nel 1959, molto vecchio, dettò le sue memorie per il noto libro, disse che il bambino fu ucciso a seguito dell’attacco compiuto dagli scouts di Crook il 15 Maggio 1883 quando, sconvolto per l’uccisione della madre, un indiano di nome Speedy colpì Charley alla testa con un sasso. Questa versione fu confermata da Daklugie, che però non parlò di questa modalità, lasciando intendere che il bambino fu ucciso forse da una pallottola vagante. Betzinez disse di aver saputo il fatto da Ramona Chihuahua, che però negò la cosa in un momento successivo.
Dopo l’attacco ai McComas, Chato decise di raggiungere il vecchio Messico. Quindi durante la notte tra il 28 e il 29 gli Apaches si mossero rapidamente in direzione sud, attraversando i binari della Southern Pacific tra Lordsburg e Separ e dirigendosi verso la valle Animas, perdendo 4 cavalli someggiati che, dirigendosi verso ovest, entrarono nel villaggio di Shakespeare, sorprendendo gli abitanti che avevano trascorso una notte insonne per paura di un attacco indiano. A mezzogiorno del 29 Marzo, cinque guerrieri sorpresero il rancher Bob Anderson e il suo collega John Devine che stavano tornando al ranch con muli carichi e un carro contenente rifornimenti e munizioni. Entrambi gli uomini furono colpiti mentre cercavano di ripararsi, Anderson mortalmente. Devine deve la sua vita al fatto che gli indiani preferirono inseguire i muli in fuga e il carro, impossessandosi così di tutte le merci, fucili, munizioni e alcune bottiglie di whiskey. Ormai vicini alla frontiera i razziatori di Chato riuscirono a commettere un ultimo omicidio, uccidendo il carrettiere L.G. Raymond ad Antelope springs, prendendo il cavallo e depredando il carro.
Il raid di Chato era finito, ma la caccia agli Apaches sarebbe continuata, portando poi il Generale Crook in Messico con una grossa spedizione, che avrebbe invaso i rifugi dei Chiricahuas, facendo loro capire che non esisteva più un luogo sicuro per loro.

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