La miniera perduta degli Olandesi

A cura di Josephine Basile

Jacob Waltz
La storia Americana è piena di episodi di scoperte di giacimenti auriferi, ma nessuna risulta tanto misteriosa come quella della Miniera Perduta degli Olandesi, situata in qualche luogo delle inospitali Montagne Superstition (Arizona), l’antica sacra terra dei Western Apache. A quanto pare, furono gli Apache i primi a scoprire la miniera, molto tempo prima dell’arrivo dell’uomo bianco. Ma con il trascorrere del tempo, alcuni Apache mostrarono il giacimento aurifero a qualche missionario spagnolo; inevitabilmente, i racconti circa la miniera, dalla quale si poteva estrarre oro a mani piene, si divulgarono in seguito, facendo parlare e sognare molte persone.
Tempo dopo furono molti gli uomini che, con esito positivo, arrivarono a localizzare la ricca miniera, fino a che, anni piu tardi, questa divenne proprietà di un ricco spagnolo, Don Miguel Peralta.
Nel 1871, un suo nipote di nome Miguel, rivelò il segreto della miniera a due emigranti tedeschi, Jacob Waltz e Jacob Weiser, che gli avevano salvato la vita durante una sparatoria ad Arizpe (Sonora). Don Miguel raccontò ai due tedeschi che i suoi antenati avevano ottenuto grandi fortune estraendo oro da quella miniera, ma aggiunse che, oltre ai minatori e trasportatori, bisognava sopratutto avvalersi di un esercito privato e sufficientemente preparato, per difendersi dagli attacchi dei custodi della miniera: i feroci Apache.
Ancora Jacob Waltz
Difatti, nel 1864, suo padre e la scorta di guardie che lo accompagnavano, furono annientati dagli Apache in una battaglia che durò tre giorni… solo pochi sopravvissuti fecero ritorno in Messico. Fortunatamente, uno dei superstiti aveva con sé una mappa, nella quale era indicata l’esatta localizzazione della miniera.
In quell’epoca, Don Miguel non aveva sufficiente denaro per organizzare un nuovo esercito di guardie e minatori, pertanto chiese a Waltz e Weiser di accompagnarlo, unitamente ad altri uomini. I due tedeschi accettarono la proposta e, poco tempo dopo, ritornarono dalla loro avventura con un carico d’oro stimato in circa 60.000 dollari. Prima della partenza, Don Miguel aveva però imposto una condizione: egli avrebbe ricevuto la metà dell’oro che sarebbero riusciti a strappare agli Apache.
Ma sorprendentemente, quando tornarono in Messico carichi d’oro, Don Miguel cambiò parere e siglò con Waltz e Weiser un nuovo accordo, con il quale i due tedeschi rinunciavano alla loro parte del bottino in cambio della proprietà della miniera. E così fu.
Prima che Waltz e Weiser potessero tornare al giacimento, un altro uomo bianco venne a conoscenza dell’esistenza della miniera. Si trattava del dottor Abraham Thome, un medico che aveva assistito e curato alcuni Apache: per ricompensarlo gli Ndè lo condussero con gli occhi bendati in una gola, dove vi era un enorme fortuna del ricco minerale.


Le famose pietre su cui Peralta incise la mappa della miniera

Nonostante gli Apache non gli mostrassero la miniera, mentre caricava l’oro nelle bisacce, il dottor Thome notò due punti del paesaggio circostante: i resti di un forte di pietra e un alta ed affilata roccia, chiamata Aguja del Tejedor. Da questo carico d’oro il dottor Thome ricavò circa 6000 dollari e, un anno più tardi, con alcuni amici organizzò una spedizione nel tentativo di localizzare la gola….ma infine, il dottor Thome ed i suoi amici furono annientati da un terribile attacco degli Apache.
Quando Waltz e Weiser riuscirono finalmente a ritornare nella regione aurifera erano soli; trovarono la miniera usando la mappa di Don Miguel Peralta, quindi incominciarono immediatamente a scavare in una delle vette del giacimento. Ma un giorno Weiser rimase temporaneamente da solo… e quando il suo compagno Waltz ritornò Weiser era scomparso. Come testimonio della sua sorte vi era la sua camicia insanguinata ed una moltitudine di frecce Apache. Rapidamente, Waltz caricò tutto l’oro che potevano contenere le sue bisacce e si allontanò dalle Montagne Superstition. Infine, si stabilì a Phoenix, dove visse fino al 1891.
Ma in modo miracoloso, il suo socio Weiser non risultò morto nell’attacco Apache. Quantunque gravemente ferito riuscì a fuggire, rifugiandosi in casa di un medico, il dottor John Walker. Weiser riferì al medico tutto ciò che sapeva del giacimento aurifero e pagò il suo aiuto con la mappa di Don Miguel Peralta. Ma a quanto pare, Walker non fece uso di questo documento, che non figurava tra le sue cose quando morì nel 1890. L’ultima volta che Waltz visitò la miniera fu nell’inverno del 1890. Viaggiò solo e ritornò a Phoenix due giorni dopo con un piccolo sacco d’oro. E’ molto probabile che egli sia stato l’ultimo uomo bianco a visitare il giacimento: quando morì, poco dopo, il segreto della localizzazione della miniera fu sotterrato con lui.
A quanto pare, la gente di Phoenix credeva che il tedesco Waltz fosse nativo dell’Olanda, e fu per questo che il giacimento venne chiamato La Miniera Perduta degli Olandesi. Prima di morire, Waltz raccontò ad un amico che il giacimento era situato in una regione tanto intricata, che un uomo potrebbe trovarsi nello stesso centro della miniera e non rendersi conto della sua esistenza. Narrò anche che la vena era enormemente ricca e il metallo poteva essere facilmente separato dalla roccia. La miniera aveva la forma di un imbuto, ma qualcuno aveva scavato un tunnel di traverso, nel fondo della miniera, per facilitare l’estrazione dell’oro.
Waltz col suo inseparabile mulo
Waltz confessò che, una volta, durante una visita che egli e il suo compagno Weiser fecero alla miniera, incontrarono due lavoratori messicani, vecchi membri di una delle loro spedizioni, che trasportavano sacchi colmi d’oro: li uccisero entrambi.
Due giovani soldati, che incontrarono casualmente il giacimento nel 1880, subirono la stessa sorte dei due messicani: i due giovani soldati arrivarono nel pueblo messicano di Inhal con le loro bisacce colme di pepite d’oro e riferirono come avevano trovato una miniera, a forma di imbuto, nelle Montagne Superstition. Quindi proposero ad uomo del luogo di accompagnarli nel viaggio di ritorno alla miniera; per trovarla si valsero del loro conoscimento militare e guidandosi con le tracce che loro stessi avevano lasciato. Qualche tempo dopo, i loro cadaveri furono trovati nelle montagne, completamente nudi. Al principio si pensò che erano stati vittime degli Apache, ma osservando meglio i proiettili nei loro corpi, si provò che erano identici a quelli usati dall’esercito degli Stati Uniti.
Anni dopo, un indio conosciuto con il nome di Apache Jack, raccontò gli sforzi che il suo popolo aveva fatto per mantenere in segreto l’esistenza del giacimento, sperando così di frenare il continuo afflusso dei “Pindah”, che invadevano il loro territorio alla ricerca di ricchezze. Nel 1882 – raccontò Apache Jack – gli Apache occultarono l’entrata della miniera con delle rocce. Inoltre, a seguito di un terremoto nella regione, è molto probabile che il movimento sismico abbia distrutto o modificato i punti di riferimento.


Le miniere della zona

Durante gli anni seguenti, molte persone si trasferirono nelle Montagne Superstition alla ricerca dell’oro. Ma, nessuna di queste ottenne l’effetto sperato e almeno 20 persone persero la vita nell’intento. Nel 1931, Adolph Ruth intraprese il viaggio verso le montagne, dopo aver comunicato ai suoi parenti e amici che aveva comprato una mappa della “Miniera Perduta degli Olandesi” da un membro della famiglia di Don Miguel Peralta. Tempo dopo, essendo che tardava a rientrare, venne mandata una pattuglia alla sua ricerca che, infine, si trovò di fronte ad un macabro spettacolo: Adolph Ruth veniva ritrovato cadavere, con due colpi di arma da fuoco in testa e la gola tagliata. In una tasca della sua giacca venne ritrovato un pezzo di carta in cui vi erano scritte alcune direzioni, una frase che diceva “circa 60 metri di distanza dalla grotta” e anche la locuzione latina “veni, vidi, vici”. Ma non vi era traccia della mappa che Adolph Ruth aveva comprato. Nel 1947, si trovò nella stessa regione il cadavere di un altro cercatore d’oro ed anche questo assassinio rimase impunito.
Waltz con la moglie
Può darsi che un giorno qualche esploratore riesca dove tanti hanno fallito, poichè nei numerosi documenti circa la miniera e i suoi enormi filoni d’oro esistono una moltitudine di piste sulla sua localizzazione.
Nel 1912, due avventurieri trovarono pepite d’oro nello stesso luogo dove il padre di Don Miguel Peralta e i suoi uomini furono brutalmente assassinati dagli Apache nel 1864. Esistono prove che molti uomini avevano scavato non lontano dalla “Aguja del Tejedor” (quest’ultimo, un punto di riferimento che emerge costantemente dai documenti del giacimento), e tra gli indizi che la miniera era situata in queste vicinanze figurano una gran quantità di sandali messicani trovati in una grotta.
Però, nonostante tutte le piste e tutti i documenti, questo enorme accumulo di ricchezza aurifera, nascosta sotto le viscere della sacra terra Apache, continua a far onore al suo nome: La Miniera perduta degli Olandesi.

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Commenti

Una risposta a “La miniera perduta degli Olandesi”

  1. Emiliano75, il 31 maggio 2012 22:47

    Interessante

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