Oklahoma, 1889, la folle corsa alla terra

A cura di Michele De Concilio

Con una sei-colpi appesa al fianco e un Winchester a pompa nelle mani, il giovane mandriano affrontò un altro pretendente illegale. “Siamo arrivati insieme”, gridava il secondo uomo. Pretendeva una suddivisione non equa della lussureggiante distesa verde da 160 acri nella quale si trovavano: a lui sarebbe andata la porzione più grande e al giovanotto, naturalmente, la più piccola. Il ragazzo fu irremovibile: “160 acri o sei piedi, per me è lo stesso…” Alla fine – insieme al suo Winchester – l’ebbe vinta ed ottenne la sua parte del nuovo Eden nella più selvaggia, grandiosa corsa per le nuove terre nella storia degli Stati Uniti.
La corsa ebbe inizio il 22 aprile 1889, un luminoso giorno di primavera, mite e senza nubi. La prateria dell’Oklahoma era rinverdita con la nuova stagione, un piccolo angolo di paradiso per le migliaia di pionieri in cerca di terre.
Lungo i confini del Territorio Indiano, conosciuto con il nome di Unassigned Lands, fremeva uno sciame di persone eccitate che attendeva impaziente, pregava, litigava, si spintonava per meglio posizionarsi.
Esse avevano occhi solo per il grandioso premio davanti a loro: 160 acri di terra del governo, che sarebbero stati del primo che ne avesse rivendicato la concessione… e che fosse riuscito a conservarla. Attendevano in carri e calessi di ogni genere, a cavallo e anche a piedi. Il più forte era in attesa al pari del cieco, del vecchio e del malato. I partecipanti alla corsa erano sia bianchi che neri, sia nativi che emigranti.


La gente in attesa di impossessarsi della terra

Per qualcuno essa fu semplicemente un’occasione di profitto, una possibilità di impossessarsi di ottima terra da rivendere in seguito. Per altri, fu l’occasione della vita, forse l’ultima per trovare una casa. Per molti, specialmente giovani, fu un’occasione di avventura.
Per più di uno fu un’occasione per rubare e rapinare, per sopraffare il più debole. Contro questi avvoltoi i rushers si affidarono soprattutto alle loro Colts e ai loro Winchesters; c’era poco da aspettarsi dalla legge nelle Unassigned Lands. Anche le persone oneste e timorate di Dio oliarono e controllarono le loro armi. I Dieci Comandamenti potevano ben poco tra i rami nord e sud del fiume Canadian; un proiettile era ciò che di più sicuro si poteva avere.
L’esplosiva apertura delle Unassigned Lands era avvenuta dopo un lungo tempo. Questo esteso e fertile territorio era stato promesso agli indiani per trattato, “…finché l’erba crescerà e i fiumi scorreranno…” Ma quando l’America si rivolse ad Ovest dopo la Guerra Civile, i pionieri bramarono queste stesse terre verdi e libere, e dal 1884 ogni anno al Congresso veniva presentata una legge, studiata per consentire l’ingresso dei coloni nel libero e vasto Territorio Indiano.
Per un po’, i Cherokee e altre tribù respinsero tutti i tentativi di aprire le loro terre, ma alla fine la pressione fu troppo forte. Ironia della sorte, un legislatore Cherokee e veterano confederato, il colonnello E. C. Boudinot, fu uno dei primi a premere per l’apertura dei due milioni di acri di ottima terra rimasta non assegnata dai trattati del 1866.
L’agitazione crebbe, dentro e fuori del Congresso. In aggiunta ai continui tentativi di legalizzare la libera colonizzazione delle Unassigned Lands, in Kansas, Missouri, Texas and Arkansas sorse un movimento di coloni. I Boomers, così furono chiamati i membri di questo movimento, tempestarono il Congresso con ripetuti appelli per aprire il territorio dell’Oklahoma, specialmente dopo che la compagnia Santa Fe ebbe costruito la sua linea ferroviaria proprio attraverso la terra contesa, da Arkansas City nel Kansas a Gainsville in Texas.


Una famiglia accampata in maniera provvisoria

Quando il Congresso respinse la richiesta, gruppi di Boomers tentarono più volte di entrare nelle Unassigned Lands. Baracche e ripari di fortuna iniziarono ad apparire attraverso la lussureggiante prateria, ma non vi restarono. Pazientemente la cavalleria li sfrattava ogni volta che essi si stabilivano, incendiando le loro fragili costruzioni, e occasionalmente questi episodi si conclusero con pericolosi scontri a fuoco.
I Boomers furono tenaci, ritornando ogni volta che le esigue unità di soldati in sgargianti giacche blu li scacciavano via. Nel Marzo del 1889 un sostanzioso gruppo si stabilì sui binari nei pressi di Oklahoma Station, l’attuale Oklahoma City. I ripetuti sfratti sfociarono in violente risse, sedate dai soldati con il calcio delle carabine e delle pistole. Nonostante l’intervento dei militari, molti Boomers semplicemente si dispersero e restarono nascosti fino alla partenza dell’Esercito. Oklahoma station, e una dozzina di altri piccoli scalcagnati insediamenti, divennero permanenti.
E ormai la marea di migrazioni e colonizzazioni verso ovest era troppo forte perché qualcuno vi si potesse opporre; alla fine anche il Congresso dovette riconoscerlo, e il 2 Marzo 1889, approvò l’annuale stanziamento di fondi destinati ai Territori Indiani. Esso conteneva riferimenti in merito al collocamento delle Unassigned Lands nel demanio pubblico: il primo passo verso la loro apertura alla colonizzazione pubblica. Quell”apertura sarebbe stata proclamata dal neo-eletto presidente Benjamin Harrison, che si sarebbe insediato due giorni dopo.
La notizia raggiunse i campi dei Boomers lungo il confine del Kansas, dove fu accolta con falò e festose sparatorie. Restava solo la proclamazione da parte del presidente ed essa avvenne il 23 di Marzo: circa 10.000 lotti da mezzo miglio quadrato delle terra promessa sarebbero stati aperti ai coloni a mezzogiorno del 22 Aprile. Insieme alla grande novità fu dato un fermo avvertimento: nessuno avrebbe affrettato i tempi “prima dell’ora qui precedentemente fissata, non sarà permesso di entrare nelle suddette terre, o di acquisire alcun diritto…”


Tutti in attesa della corsa

Il governo riservò due lotti da un acro per sé. Il primo era sulla pista Chisholm, nei pressi di una vecchia stazione di posta chiamata Kingfisher. L’altro era vicino la stazione di Guthrie sulla ferrovia. Qui vi sarebbero stati gli uffici per la registrazione delle concessioni. Ci furono anche due settori per ogni area cittadina riservati alle scuole pubbliche. E subito gli speranzosi vennero da ogni angolo d’America, richiamati dalle storie che comparivano sui giornali di tutto il paese. Ci furono i Mormoni dallo Utah, minatori dalla Pennsylvania, neri dall’Arkansas e Nord Carolina, tre distinti gruppi da Chicago. Tutti a stretto contatto con uomini e donne dal Tennessee, Alabama, Georgia e Mississippi, un contingente di immigrati Italiani da New York, e un gruppo di 30 uomini da Terre Haute, tutti abbigliati con impermeabili gialli e trascinando valigie bianche.
E ancora vennero gruppi organizzati di vecchi soldati, immigrati dalla Scozia e dalla Svezia e altri paesi, interi gruppi organizzati per fondare città e accaparrarsi i mercati nei lotti cittadini. Ci furono novellini in abiti cittadini, mogli in cotonina e cappellino, e uno smilzo dal Missouri in completo stampato con piccole bandiere americane e pantaloni rossi, bianchi e blu. Non si ricorda nessuno che abbia riso di questo originale abbigliamento, forse anche perché portava due mostruose Colt Navy, e un pugnale nello stivale.
Molte di queste persone erano ben equipaggiate. Altre, in bassa fortuna, portavano con loro nient’altro che la speranza. Quasi tutti, comunque, erano armati; la calca in attesa pullulava di sei-colpi, fucili, schioppi e una varietà di coltelli. Quelle persone decise al punto da giocarsi tutto il loro futuro in una terra sconosciuta e non ancora colonizzata, non erano certo delle mammolette; quello che prendevano, intendevano tenerselo, legge o non legge.


Un ufficio per la compravendita dei lotti

E i giornali amavano ciò. I corrispondenti vennero alle Unassigned Lands da tutte le direzioni, dai giornali di San Francisco, New York, Chicago e di dozzine di altre città. Scrissero centinaia di migliaia di parole, riempiendo i loro articoli con storie sulla corsa che ci sarebbe stata, di tutte le cose che accaddero e anche di quelle che non avvennero.
Essi scrissero risme di fogli su quel meraviglioso paese che sarebbe stato aperto e sulle persone che aspettavano di prenderlo. Ci furono storie serie e altre divertenti. Ci fu anche una storia, probabilmente composta da un corrispondente di giornale, di quattro uomini dell’Indiana che attesero, accampati sulle Antelope Hills, pronti a discenderne per scegliere la concessione al via della competizione con un pallone aerostatico. Le nuove storie in seguito alimentarono i fuochi dell’eccitazione per l’apertura. Sempre più persone lasciavano le loro vecchie esistenze e si dirigevano verso lo stato dell’Oklahoma.
I rushers aspettarono impazienti i tutte le piccole città appena fuori dalle nuove terre: Darlington, Buffalo Springs, Silver City e Purcell. Purcell fu invasa da 2.000 a 10.000 speranzose persone venute da ogni dove.
Armati fino ai denti, esse si affollarono nella piccola rozza città, senza marciapiedi o luci o ogni altra comodità, dove le case da gioco restavano aperte tutta la notte, i liquori scorrevano liberamente, nonostante la legge federale che bandiva l’alcol dalle terre dei Chickasaw. E ancora vennero, sui carri e sui treni, a cavallo e a piedi, desiderosi e speranzosi, pronti a gareggiare per quella terra che ormai chiamavano casa.


Uno dei cercatori di terra

Nel frattempo essi venivano derubati da legioni di truffatori e criminali. Un detective delle ferrovie disse di aver conosciuto 42 ladri ad Arkansas City, e pensava che in città ce ne fosse almeno il doppio. Una più sofisticata categoria di criminali furono le “town companies” il cui intento era di picchettare completamente i siti destinati alle città prima della partenza ufficiale della corsa e di rivenderli in seguito con un ampio margine di guadagno.
Per quelli che non avevano mezzi di trasporto propri, c’era la strada ferrata, alcune compagnie ferroviarie formatesi sul posto, e un’intera flotta di vecchie diligenze, eccezionalmente riportate in servizio e dipinte in vivi colori per l’evento. Presso i “land office” fiorirono attività commerciali che fornivano coloniali e vettovaglie, e ogni tipo di trasporto, inclusi alcuni carri così malandati che i “cavalli vi si aggiogavano con vergogna”.
Per quelli che avrebbero usato i loro mezzi di trasporto, c’era ogni mezzo eccetto i palloni. A Caldwell, verso nord, ci fu anche un carro che trasportava una casa già pronta fatta in lamiere di ferro, completamente equipaggiata con polli, bestiame e altri animali domestici.
Già il nuovo territorio brulicava di persone che avevano tentato di barare sul percorso. Questi furono i “Sooners” che speravano di rivendicare le terre migliori e pretendevano di recintarle legalmente. La cavalleria e i poliziotti federali diedero loro la caccia, ricacciando sulla linea di partenza chiunque trovassero. Non fu sempre un lavoro semplice.
A Purcell, il 13 Aprile, quando una posse organizzata dai federali circondò un gruppo di Sooners, gli uomini della legge furono colpiti da una raffica di proiettili che ferì lievemente un vicesceriffo. Nello scontro a fuoco che ne seguì, i componenti della posse presero gli attaccanti sul fianco, ponendo fine al combattimento inondandoli di piombo dalle loro spalle. I poliziotti fecero circa 25 prigionieri, per lo più Texani, alcuni feriti, e riportarono l’intero gruppo in un improvvisato recinto vicino Purcell.


Tutto è pronto

Ma non c’erano mai abbastanza soldati o federali, e non c’era fine al popolo dei disperati per la terra che avrebbero pagato qualunque prezzo per quei 160 acri. E non c’era abbastanza terra per soddisfare tutti. Il nuovo paese conteneva circa 12.000 lotti da mezzo miglio quadrato, ma comunque da 50.000 a 100.000 persone erano in lizza per la corsa. Essi attesero tutti intorno al perimetro di 300 miglia della Terra Promessa, sebbene la maggior parte di loro era ammassata lungo il confine settentrionale del territorio.
Essi aspettavano con in mano le briglie dei purosangue, nei calessini con i bordi ornati, nella prateria carri coperti pavesati con ceste di polli e mucchi di attrezzi agricoli, accanto a testardi, resistenti muli del Missouri, insieme a cigolanti carri trainati da squadre di buoi. Alcuni, decisi e determinati, sarebbero andati a piedi, sperando che qualcosa sarebbe rimasto per loro. Incredibilmente, un pugno di anime ardite mostrò grande fede nel loro senso di equilibrio arrischiandosi nella prateria inforcando delle alte, malferme biciclette a ruote alte.
Per molti fu l’ultima opportunità dopo ripetuti fallimenti nel cercare una casa. Una dicitura su di un carro recitava chiaramente: “Vestito di cotonina in Illinois, vittima del tornado in Nebraska, coi capelli bianchi nell’Indiana, scalpato in Missouri, interdetto in Kansas, Oklahoma o la fine.”
E così trascorsero l’ultimo giorno, la domenica di Pasqua, alcuni in preghiera, molti in angoscia, e tutti in preparativi dell’ultimo minuto. L’indomani avrebbe mutato i sogni in realtà, o li avrebbe infranti, forse per sempre.

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