Le armi corte nell’epopea del west

A cura di Nino Polimeni

L’influenza della cultura americana nel secondo dopoguerra ha fatto sì che anche in Italia si sia conosciuta la storia del west. Sotto quella spinta “a stelle e strisce”, ha anche inizio una prolifica produzione di fumetti ed una massiccia importazione di film ambientati nei suggestivi paesaggi dell’Ovest americano (grandi produzioni, ma anche molti “B” movies), dove eroi senza macchia e senza paura scorazzano per la prateria in groppa ai loro fedeli cavalli e con le loro infallibili Colt fanno trionfare la legge e la legalità. E’ stato così che molti di noi ragazzi si ritrovano ad essere coinvolti da quelle particolari avventure legate al mondo della frontiera ed all’epopea del selvaggio West.
Logicamente, inquadrare quell’epopea sotto un obiettivo più disincantato e maggiormente attinente ai fatti avvenuti, comporta un notevole ridimensionamento ed una spassionata revisione anche di alcune leggende e di alcuni mitici personaggi della tradizione popolare, ma vi sono delle realtà che restano intangibili ad ogni verifica storica e lasciano tuttora una sensazione particolare nel nostro animo.
Così è per due autentici miti del west come la Colt e il Winchester. Questi due nomi, questi due marchi (Colt e Winchester) sono entrati pian piano nel nostro cuore proprio attraverso i film ed i fumetti western, ma ora che fanno parte della nostra anima niente e nessuno li può estirpare.
Già, Winchester e Colt non sono solo le ditte che hanno costruito quelle armi che, secondo la tradizione, hanno conquistato il West, ma sono sinonimo del mito della Frontiera, rappresentandone uno dei simboli emblematici ed imprescindibili, al pari dei cow-boys dai cappelli a larghe falde, delle giacche di daino con le frange, delle caratteristiche selle dal pomo alto e dalle borchie d’argento, degli speroni dalle grandi rotelle, degli indiani dal maestoso diadema di penne d’aquila (war bonnet).


Dettaglio di un winchester 1866

Quanti degli appassionati di quell’epopea non hanno sognato di far roteare sull’indice della mano un revolver Colt o di azionare la leva di una carabina Winchester, magari con la stessa destrezza di quei personaggi da leggenda? Far West voleva, e vuol dire, anche questo!
Gli americani, che per loro natura sono molto pragmatici, hanno da sempre un rapporto particolare con le armi, quasi che esse facciano parte del loro patrimonio genetico.
Le armi, nel nostro caso, hanno fornito un validissimo contributo a tutti coloro che hanno partecipato, logicamente nel bene e nel male, alla colonizzazione ed alla controversa storia della frontiera americana. Esse hanno costituito un sicuro supporto pratico e psicologico per alimentare il coraggio di quegli avventurieri o esploratori (Daniel Boone, Davy Crokett, Jim Bridger) che, per sete di conoscenza o di conquista, hanno sentito l’esigenza di spingersi sempre più all’interno di territori ancora sconosciuti, selvatici ed inospitali. E la loro rassicurante compagnia si fece senz’altro sentire quando la scoperta di considerevoli giacimenti auriferi in California (1847-48) scatenò, come immediata conseguenza, una mastodontica “corsa all’oro”, da ogni angolo del continente americano, verso quella terra che in moltissimi suscitò sogni di ricchezza e benessere, ma che per tanti, purtroppo, si rivelò solo crudele e nefasta. Lo stesso supporto morale e pratico ebbero allorché si verificò quell’altra migrazione biblica dovuta alle concessioni gratuite di appezzamenti di terreno da parte del governo degli Stati Uniti per incentivare molte famiglie a spostarsi verso occidente, dove c’erano immensi territori in massima parte ancora disabitati e pronti ad essere coltivati o utilizzati come ricchi pascoli per l’allevamento del bestiame. Entrambi gli eventi comportavano prospettive allettanti ed uniche, specialmente per chi possedeva appena i vestiti che portava addosso; ma si trattava di intraprendere un’avventura verso l’ignoto, verso terre infestate da animali pericolosi, da orde di avidi assassini senza scrupoli e da bellicose tribù indiane, rese ancor più feroci dall’arrivo dell’invasore bianco. Per intraprendere un viaggio di migliaia di miglia dalle numerose incognite, attraverso un territorio ostile e senza alcun riparo da ogni intemperie, su dei carri trainati da cavalli, muli o anche bovini, era quindi indispensabile portare con sé delle armi efficienti ed affidabili, prima di tutto per avere un senso di sicurezza di fronte ai tanti possibili pericoli, ma anche per potersi procurare carne fresca con cui cibarsi. Molto probabilmente, senza il supporto delle armi, la civilizzazione di quelle regioni, fino alle coste dell’Oceano Pacifico, non sarebbe mai avvenuta o si sarebbe verificata con tempi e modalità molto diversi.


L’immaginario del west in una sola immagine

Buona parte della cinematografia western americana è ambientata nel periodo che va dall’epoca della corsa all’oro in California fino alla decisiva battaglia di Wounded Knee del dicembre del 1890, che mise fine all’ultima resistenza dei Sioux. Questo spazio temporale che va dalla fine degli anni ‘40 al 1890, segnato dai due avvenimenti che ho prima accennato, comprende tanti altri eventi di primaria importanza nella storia degli USA. Non possiamo tralasciare di menzionare, fra i tanti accadimenti, la colonizzazione dell’Ovest, le guerre indiane, il mito del pony-express, il conflitto fra Nord e Sud, l’organizzazione dei lunghissimi viaggi in diligenza (chi non ricorda la “Wells & Fargo”), la costruzione delle prime ferrovie, lo sterminio dei bisonti, le lotte degli allevatori per i pascoli, l’imposizione della legge, le grandi transumanze delle mandrie verso le cow-town (Wichita, Dodge City, Abilene). Nelle pellicole però, sceneggiatori e registi tendono quasi sempre a romanzare la realtà storica per ricavarne delle trame avventurose ed avvincenti, senza farsi condizionare dai veri avvenimenti della cronaca e le armi per uso scenico non vengono selezionate in base al periodo in cui sono ambientate le vicende narrate nel film, ma si utilizzano quelle al momento più disponibili nei magazzini dei fornitori e sul mercato.
Così è assai frequente che, fra le mani di attori e comparse che lavorano in certe pellicole western, ritroviamo sempre l’uso delle solite carabine Winchester mod. 1892 e dei sempiterni revolvers Colt SAA mod. 1873. Saranno licenze, per così dire, “cinematografiche”, sarà che quello che più conta è, in effetti, la sapiente narrazione e l’avvincente trama di una storia, oltre alla convincente interpretazione dei vari personaggi, ma a chi cerca anche veridicità storica sia nell’ambientazione scenica che nell’appropriato utilizzo delle armi dell’epoca, certe scelte assai disinvolte denotano scarso senso di attinenza alla cronaca e sono poco giustificabili. Non vorremmo che la nostra posizione fosse scambiata per gretta pignoleria, ma non ci sembra coerente che in pellicole ambientate durante la guerra di secessione (1860-65) possano comparire armi come la suddetta Colt Peacemaker, costruita a partire dal 1873 (uno degli esempi più consueti), o che vediamo quasi sempre carabine Winchester a leva mod. 1892 in molti film western che narrano episodi relativi alle campagne indiane, oppure storie ispirate a fatti ben identificati nello spazio e nel tempo (La sfida all’Ok Corral, la vita di Billy the Kid e di Jesse James, la leggenda di Wild Bill Hickok, etc…).


Una bella Colt Peacemaker con alcuni proiettili

Contiamo comunque di trattare in un secondo tempo questo ed altri controversi elementi che riguardano la storia del West, andando a confrontare la vera realtà dei fatti con quanto è diventato leggenda folcloristica e popolare, oppure con i racconti romanzati che ci vengono di solito narrati nella trasposizione cinematografica.
Torniamo invece ad occuparci delle armi corte che furono usate nelle regioni della Frontiera. E la presente trattazione non può che cominciare dalla Colt SAA (Single Action Army) model 1873, la leggendaria rivoltella che rappresenta il primo vero modello a retrocarica costruito dalla casa di New Haven, quando ancora la maggior parte delle armi corte funzionava ad avancarica o col poco pratico sistema di percussione a spillo (brevetto del francese Lefaucheux). E’ vero che quando essa fu immessa sul mercato divenne subito molto comune nelle regioni dell’Ovest ed oggi è considerata, a buon diritto, assieme alla coetanea carabina Winchester mod. 1873, l’arma che per antonomasia rappresenta l’epopea del West, ma è altrettanto riconosciuto che, in quella stessa epoca, ebbero buon successo anche i modelli di altre ditte. Come accennato prima, antecedentemente a questo fatidico anno, anche le pistole funzionavano quasi tutte ad avancarica. Poi, con gli sviluppi delle tecnologie, di nuove concezioni meccaniche e con l’invenzione ed il perfezionamento della cartuccia metallica, si dette inizio ad elaborate operazioni per trasformare quelle già esistenti (modelli di conversione) o a progettare direttamente nuove armi a retrocarica. In generale le prime si caricavano inserendo nella camera di scoppio, attraverso la volata della canna o dalla parte anteriore del tamburo, prima la polvere tramite una fiaschetta munita di dosatore, e poi si spingeva a forza, con un calcatoio, la palla (o i pallini). Nei modelli più remoti, l’accensione e quindi lo sparo avveniva tramite la scintilla provocata da una pietra focaia che faceva accendere una piccola dose di polvere, che a sua volta innescava la carica, che esplodendo faceva partire il colpo.


Colt Single Action del 1873

Nei modelli successivi l’esplosione era determinata dalla percussione del cane su di un innesco a capsula inserito sopra un cilindretto forato (luminello), posto nella parte terminale della canna e collegato alla polvere, su cui era stata calcata la palla.
Fra le rivoltelle ad avancarica prodotte dalle ditte più rinomate ed usate nei territori del West, erano abbastanza apprezzati i modelli Dragoon, Pocket 1849, Navy 1851, Army 1860 e Navy 1861 della stessa Colt, il New model Army della Remington, il mod. 1863 Army della Starr. La tradizione vuole che molti famosi personaggi legarono il proprio nome a qualcuna delle pistole ricordate sopra. Vorrei segnalare, per esempio, che un revolver Colt Navy 1851 con matricola n° 138813 e guancine del calcio in avorio, con l’effigie a bassorilievo dell’aquila simbolo degli USA, è appartenuto al famoso tiratore e tutore della legge Wild Bill Hickok (1), ed un altro, ma di produzione standard, è stato usato da William Frederic Cody, entrato nella leggenda come Buffalo Bill (2). Molto più recentemente abbiamo visto uno Starr mod. 1863 Army utilizzato da Clint Eastwood in alcune scene del suo film “Gli spietati”. Vorrei ancora ricordare, più per il suo valore collezionistico che per l’effettiva popolarità (ne furono prodotti solo un migliaio di pezzi), il modello Walker della Colt, adottato nel 1847 dal corpo dei Texas Rangers. Tanto per farsi un’idea dell’arma a cui mi riferisco, chi è appassionato di film western ed ha buona memoria visiva, ricorderà quell’enorme rivoltella (circa due kg di acciaio) brandita nel film “Il Grinta” da Mattie Ross, l’indomabile ragazzina partner di John Wayne, e successivamente usata dall’attore Robert Duvall in quella splendida elegia della Frontiera intitolata “Lonesome Dove” (Colomba Solitaria). Ultimamente una di esse, in ottime condizioni di conservazione, è stata battuta presso una casa d’aste americana (James D. Julia) per la ragguardevole cifra di 920.000 $.


Una Colt Walker

Ad onor del vero, già ancor prima del 1860 si registrano le prime sperimentazioni per realizzare nuovi congegni che consentissero di caricare un’arma direttamente dalla culatta con cartucce già pronte all’uso e più potenti rispetto ad una pistola o ad un fucile ad avancarica. In pochi anni, sotto l’incalzante esigenza di dover disporre di armi sempre più affidabili ed efficienti, si è riusciti ad arrivare, dai primi rudimentali prototipi, a soluzioni tecniche e meccaniche tanto all’avanguardia che molte sono attuali ancora oggi. Con l’avvento della retrocarica e con l’utilizzo di bossoli metallici caricati a palla per i modelli a canna rigata (pistole e carabine), e di cartone caricati a pallini in quelli con canna ad anima liscia (fucili), le armi andavano man mano ad acquistare una notevole miglioria nella portata balistica e quindi quelle maggiori doti di efficienza e di affidabilità che le situazioni dell’epoca rendevano indispensabili. Un bossolo ora conteneva la polvere ed il proiettile e così confezionato poteva essere inserito direttamente nella camera di scoppio, nel serbatoio o nel tamburo, a secondo delle diverse concezioni di chiusura o assemblaggio fra bascula e canna, o del meccanismo di ripetizione (a leva, a pompa, ad otturatore scorrevole-girevole o, all’inglese, bolt-action).
Restando nel campo delle armi corte, le più comuni rivoltelle, fra cui le notissime Colt e Remington, venivano caricate tramite uno sportellino che si apriva nella parte posteriore del castello, attraverso cui si infilavano, una alla volta, le cartucce nel tamburo che veniva girato manualmente; dallo stesso sportellino venivano espulsi i bossoli sparati mediante una bacchetta a molla allogata in un tubicino ancorato alla canna (brevetto Richards-Mason). I più potenti modelli della ditta Smith & Wesson invece presentavano un castello incernierato che si apriva mediante lo sgancio del fermo di chiusura posto sopra la sede di battuta del cane e, basculando verso il basso, consentiva di estrarre contemporaneamente le cartucce esplose per poi passare al caricamento del tamburo. Un meccanismo ancora diverso veniva utilizzato dal revolver Merwin & Hulbert in quanto, per potere togliere i bossoli sparati ed infilare dei nuovi colpi, bisognava tirare in avanti e ruotare la canna che usciva dal castello lungo il perno di rotazione del cilindro, portandosi dietro quest’ultimo che così presentava tutte le camere pronte per l’estrazione e la ricarica.


Una Smith & Wesson con la sua fondina in cuoio

Abbiamo già detto prima che, fra le armi corte a retrocarica, quella più usata e popolare nei territori della Frontiera (anche perché molto abilmente reclamizzata) è stata senza dubbio la Colt Single Action Army (SAA) mod. 1873, detta anche Peacemaker, Frontier, Equalizer, Six-Shooter, ecc… Essa fu prodotta in diversi calibri (i più richiesti il 44-40 ed il 45 Long Colt, e poi il 38-40 ed il 32-20) e con diverse lunghezze di canna (le più comuni misuravano pollici 43/4, 51/2 e 71/2). Una particolare versione con canna da pollici 71/2 e da 51/2, ed in calibro 45 L.C. (Long Colt), venne anche presa in dotazione dall’esercito USA. Quella con canna più lunga fu destinata alla cavalleria, mentre la seconda venne data ai reparti di artiglieria. Della Colt mod. 1873 fu anche messa in commercio una variante detta “Bisley model”, mentre entrò nella leggenda una versione denominata “Buntline Special”, realizzata in un numero limitatissimo di esemplari e con canna da 12 pollici. Quest’ultimo modello, ricercatissimo dai collezionisti per l’estrema rarità, prese il nome da uno strano avventuriero, Ned Buntline (pseudonimo di Edward Judson), scrittore di romanzetti d’avventura, che ne commissionò pochissimi pezzi direttamente alla Colt per poi distribuirli ad alcuni dei più famosi tutori della legge di quel tempo, fra cui la leggenda vivente Wyatt Earp.
La Colt SAA 1873 è stata al fianco anche di tanti altri personaggi che, nel bene e nel male, entrarono nella leggenda dell’epopea del West. Le cronache e diverse immagini d’epoca ci dicono che fu usata da Wyatt Earp, Doc Hollyday (1), Frank James, Pat Garrett, William Bonney alias Billy the Kid, Buffalo Bill, Johnny Y. Nelson, John Wesley Hardin (1), Theodore Roosevelt (1), Belle Starr (1) e molte altre icone della vecchia Frontiera. Aggiungo a questo elenco di nomi famosi, quello di Bob Ford, che di sicuro a molti sarà sconosciuto ma che indirettamente entrò nella storia per avere assassinato il 3 aprile del 1882 niente meno che Jesse James.


Il famosissimo ritratto di Bob Ford

Qualcuno dice che usò proprio con quella Colt SAA 1873 con cui si era fatto fotografare, mentre vi sarebbero altri studiosi che, al proposito, sostengono che Ford si sia servito di un revolver Smith & Wesson, la cui foto è sta riportata qualche anno addietro su una rivista americana che tratta di storia del West.
Altri revolver a retrocarica della Colt, che sicuramente ebbero numerosi estimatori nei territori della Frontiera, furono il modello Lightning 1877 ed il modello Frontier 1878, entrambi a doppia azione. Riportano le cronache che un revolver Colt Lightning 1877 in cal. 41, nichelato e con guancette in avorio, è stato in possesso del già nominato gun-man e pregiudicato John Wesley Hardin (1); mentre, attraverso una foto d’epoca, possiamo trarre diretta testimonianza di un modello Frontier 1878 che viene impugnato con una certa disinvoltura da Jennie Metcalf, meglio conosciuta come Rose of the Cimarron, una signora dalla fama non proprio cristallina, che pare fosse affiliata alla banda di Bill Doolin.
A questo punto mi sento in dovere verso i meno esperti di fare, qui di seguito, una piccola ma indispensabile delucidazione sul concetto tecnico di revolver ad azione singola e a doppia azione. Il primo modello è dotato di una congegno meccanico elementare, ma anche altamente affidabile, per cui ogni volta che si vuole esplodere un colpo, è necessario alzare il cane in posizione di sparo, di solito col pollice della mano che impugna l’arma, e poi premere il grilletto col dito indice; il secondo invece dispone di un meccanismo più articolato, che consente di fare fuoco a ripetizione con la semplice azione del dito sul grilletto, ma, volendo, anche di sparare come nei modelli ad azione singola.
In quel periodo della storia americana, a fare concorrenza sui mercati del West ai prodotti della Colt, vi furono diverse fabbriche di armi che proposero modelli altrettanto validi ed affidabili. Una delle ditte che più si distinse per la qualità delle sue armi fu la Smith & Wesson, che mise in commercio delle rivoltelle di grande successo: i modelli “American”, “Schofield”, “Frontier 1881” e “Russian” furono molto richiesti sulle piste dell’Ovest. Quest’ultimo addirittura si meritò questa denominazione per essere stato adottato, in calibro .44 Russian, dalle truppe dello Zar di Tutte le Russie. Per la sua notevole affidabilità fu anche preso in dotazione, più o meno nello stesso periodo, dall’esercito turco e da quello giapponese. Lo ricordiamo inoltre per essere stato usato dall’attore Sam Elliot nei film “Conagher”, tratto da un romanzo di Louis L’Amour, e “Tombstone”, dove interpreta il ruolo di Virgil Earp, accanto a Kurt Russell (Wyatt Earp).


Un esemplare di Colt Lightning 1877

Una buona fetta di mercato venne anche conquistato dalla Remington col modello “1875 single action”, usato anche dal bandito Frank James*, fratello del ben più famoso Jesse, assieme al quale, ai cugini Younger e ad altri disperati, organizzarono una banda che per anni terrorizzò il Kansas ed alcuni stati ad esso limitrofi. Proprio la Remington, inoltre, mise in commercio un’arma che, quando si è in argomento “epopea del West”, non si può tralasciare di menzionare per il fascino che tuttora rievoca: si tratta del modello “double derringer”, la famosa piccola pistola a due canne sovrapposte, da panciotto o da giarrettiera, che sovente vediamo spuntare nelle mani di giocatori o di donnine da saloon, in certe classiche scene di film western. Né possiamo dimenticare in questo breve elenco il revolver modello “1863 Army” prodotto dalla Merwin & Hulbert, quelli a singola e doppia azione della “Starr” (già ricordati sopra), nè una singolare pistola a ripetizione a leva, prodotta dalla società “Volcanic Repeating Arms Co.” di Horace Smith e Daniel B. Wesson (ancor prima che assieme fondassero la Smith & Wesson), la cui meccanica, adeguatamente rielaborata, sarà alla base di tutte le armi con funzionamento a leva e, quindi, delle leggendarie carabine Winchester.
Logicamente, accanto a queste che possono definirsi le ditte più importanti nella produzione di armi corte, vi fu una miriade di altri piccoli e medi fabbricanti (Witney, Hopkins & Allen, Forehand & Wadsworth, Savage) che coprirono gli spazi commerciali lasciati dalle grosse ditte. Sicuramente sul mercato americano riuscirono ad inserirsi anche costruttori europei, specialmente spagnoli (Hermanos Orbea), inglesi (Adams, Webley), francesi (la già citata ditta Lefaucheux), italiani e belgi.
Merita una menzione a parte il revolver progettato dal dottore Alexandre F. Le Mat, un fisico di chiara origine francese, originario della Louisiana. Il suo inventore lo fece produrre durante la guerra civile per dare un supporto militare agli stati del sud; era ad avancarica in calibro .40, a nove colpi.


Il revolver progettato da Alexandre F. Le Mat

L’arma, per la verità, non riuscì a conquistarsi, sulle scene del selvaggio West, una eccessiva diffusione ma disponeva di una inconsueta caratteristica per la quale riteniamo che sia giusto ricordarla, costituita dal particolare perno del tamburo che, adeguatamente modificato, fungeva anche come canna supplementare in calibro 18, capace di sparare, mediante un ingegnoso meccanismo, una cartuccia caricata a pallini, che poteva sortire in alcune circostanze una sorpresa determinante per la sopravvivenza.
Ho qui tracciato, per sommi capi, un quadro abbastanza orientativo sulle armi corte che hanno contribuito a scrivere la storia, per certi versi romanzata, controversa, violenta e spesso leggendaria, relativa agli avvenimenti che hanno caratterizzato quella che viene comunemente definita la conquista del West. Tralascio qui di andare a verificare la vera realtà dei fatti, in quanto ciò fa parte di ben altri dibattiti, da trattare nelle opportune sedi ed in altri ambiti.

Note

(1) L’arma è conservata presso il “Gene Autry Western Heritage Museum” di Los Angeles, California.
(2) L’arma è conservata presso il “Buffalo Bill Historical Center” di Cody, Wyoming.

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