“Se ci ami, salvaci!” (Clara Blinn, prigioniera dei Cheyenne)

A cura di Sergio Mura

Clara Blinn
Alla frontiera era facile sentir dire “un destino peggiore della morte” da qualcuno che intendeva riferirsi a quello di una qualunque donna che fosse finita prigioniera degli indiani. Negli anni della conquista del west si rischiava di essere catturati da qualche banda di indiani e non era una novità. Eventi del genere accadevano da almeno 300 anni, almeno da quel lontanissimo 1580 in cui un colono sparì in quella che oggi è il North Carolina.
Per migliaia di donne la frase citata all’inizio fu solo un rischio, ma per la sfortunata Clara Blinn e per il suo bambino, Willie, si trasformò in una tragica e mortale realtà.
La giovane Clara Isabel Harrington era nata il 21 ottobre del 1847 a Elmore, in Ohio. Visse con i suoi genitori per lunghi anni, fino al giorno in cui si sposò con il reduce della guerra civile Richard F. Blinn. Era il 12 agosto del 1865 e Clara, a 18 anni, prese casa con suo marito a Perrysburg, sempre in Ohio.


Una mappa di Perrysburg risalente al 1869

Appena un anno dopo nacque William, il primogenito della coppia. Clara era una brava giovane, allegra e spensierata, dedita alla famiglia e alla chiesa locale presso la quale cantava nel coro.
Nel 1868 i genitori di Clara si trasferirono e lei e suo marito – era il 15 marzo di quell’anno – decisero di spostarsi a Ovest in cerca di miglior fortuna. La loro meta era la zona del Sand Creek nel Territorio del Colorado e per raggiungerla nel più breve tempo possibile percorsero un tratto su un treno, per poi ripiegare sul classico carro e sui muli. Clara e Richard Blinn non viaggiavano da soli, ma avevano trovato la compagnia di alcuni parenti di lui.


L’unico ritratto esistente di Cara Blinn

Verso fine di marzo, mentre transitavano nel Kansas, i Blinn rimasero bloccati alcuni giorni a causa della rottura degli assali del loro carro e fu proprio in quell’occasione che poterono assistere allo spaventoso spettacolo dell’incendio della prateria, incendio che non bastò a fargli cambiare idea sulla bellezza selvaggia di quei posti. Richard, infatti, proprio in quell’occasione scrisse nel suo diario che “nonostante tutto la prateria è un bellissimo posto!”
Il 26 marzo videro per la prima volta alcuni indiani. Erano tre e nessuno fu in grado di capire a quale tribù appartenessero, ma tutti furono concordi nell’annotare che erano “molto belli nei loro vestiti blu e rossi”.


Indiani a cavallo

In quell’occasione gli indiani, armati semplicemente con arco e frecce, si limitarono a seguire a distanza e per un breve tratto la piccola carovana.
I Blinn attraversarono la zona compresa tra Junction City, Abilene, Fort Harker e Hays City. A Fort Harker Richard appuntò nel suo diario che si trattava “della peggior zona mai vista, assolutamente inadatta a qualunque cosa”.


Il fiume Sand Creek

Dopo giorni e giorni di viaggio, lasciati indietro i parenti che preferirono stabilirsi in zone sicure, Richard e Clara arrivarono al Sand Creek il 20 aprile e lì si fermarono, attivando una piccola stazione di rifornimento alla biforcazione tra il fiume Sand Creek e il fiume Arkansas. A leggere i diari di Richard Blinn sembrerebbe che uno dei primi clienti della stazioncina fu Daniel Brewster, la cui sorella, Anna Brewster Morgan, ebbe la sventura di essere rapita dagli indiani appena 5 giorni dopo Clara Blinn.
Il lavoro non girò molto bene perchè il daffare non mancava, ma la fatica era troppa per uno come Richard con un braccio quasi inutilizzabile a causa di una ferita patita durante la guerra civile. La stessa Clara era spesso malata e trascorreva il tempo chiusa in casa per la paura degli indiani (Ute, Apache e Cheyenne) che venivano spesso visti in quella zona. Fu così che sul finire dell’estate del 1868 i Blinn presero la durissima decisione di mollare tutto e fare marcia indietro verso le zone più sicure del Kansas in cui si erano stabiliti i loro parenti.


Il lento incedere dei carri

Il viaggio fu organizzato per benino e il 5 ottobre la carovana dei Blinn, ben 8 carri, 8 uomini e 100 capi di bestiame, potè avviarsi sulla strada del ritorno, lasciandosi dietro le spalle Boggsville e il Territorio del Colorado. Il 9 ottobre avevano già percorso 50 miglia e si trovavano lungo il fiume Sand Creek. Stavano consumando una semplice cenetta per poi proseguire il viaggio per qualche miglio ancora prima che fosse completamente buio. Il carro con Clara e suo figlio William era in testa alla carovana quando, all’improvviso, ci fu un attacco di una banda di 75 Cheyenne. Questi guerrieri Cheyenne osservavano da parecchio il lento avanzare dei carri, in attesa del momento migliore per attaccarli e raccogliere un ricco bottino.


Gli indiani controllano la carovana

L’attacco fu violentissimo e rapido e portò immediatamente a dividere i carri in due tronconi: il carro di Clara finì subito nelle mani dei guerrieri e gli altri furono costretti sulla difensiva attaccati dal resto della banda con spari e frecce incendiarie.
Richard e gli altri uomini subirono l’attacco degli indiani – cresciuti di numero fino a 200 – per 5 giorni, senza avere alcuna notizia di Clara e William. L’assenza di notizie, il rischio di restare intrappolati per un lungo periodo e di essere uccisi spinse i sopravvissuti a tentare il tutto per tutto. Così un piccolo gruppo riuscì a rompere l’accerchiamento dei Cheyenne e a dirigersi verso Fort Lyon che fu raggiunto alle del mattino del 14 ottobre. Al comandante del forte bastò poco per organizzare una pattuglia al comando del tenente Henry H. Abell, ma nonostante la prontezza con cui il gruppo fece ritorno sul luogo dell’agguato, non si potè fare nulla per la povera Clara e per suo figlio Willie. Furono trovati i resti inceneriti del carro nel quale i due erano nascosti sotto un materasso di piume, ma niente più.


L’attacco alla carovana

Dopo l’attacco Clara aveva avuto la prontezza di spirito di prendere una carta da gioco e di scriverci alcune parole su entrambi i lati. Da una parte stava scritto: “Caro Dick [il marito Richard, ndr], Willie e io siamo prigionieri. Ci stanno prendendo. Se vivi, salvaci se puoi. Siamo con loro. Clara Blinn” Dall’altra parte c’era un messaggio ancor più laconico e drammatico: “Dick, se ci ami salvaci.”
La carta venne ritrovata dai soldati a circa 4 miglia dal punto dell’imboscata nascosta dentro un cespuglio e venne consegnata a Richard Blinn.

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