Fantasmi del passato per Doc Holliday

A cura di Omar Vicari

Il grande Doc Holliday in azione
Il 23 Settembre 1880, un solo giorno dopo l’arrivo di Doc a Tombstone su invito di Wyatt Earp, Johnny Tyler, un giocatore proveniente dal Missouri, ebbe un diverbio con Tony Kraker all’interno del Vogan & Flynn’s saloon. Spuntarono le pistole, ma i due furono prontamente divisi dai presenti. Meno di tre settimane più tardi lo stesso Holliday avrebbe avuto a che fare con Johnny Tyler.
La sera di domenica del 10 ottobre 1880, Holliday ebbe per l’appunto un litigio con Tyler, ma il pronto intervento di Fred White, il marshal, scongiurò una sparatoria tra i due.
White sequestrò ai due le pistole che furono consegnate a Milt Joyce, il barista dell’Oriental saloon. Joyce intimò a Tyler di uscire dal locale e lo stesso fece con Holliday.
Doc, con la mente annebbiata dall’alcool, reagì all’ordine di Joyce il quale, a sua volta, lo scaraventò senza mezzi termini fuori dal locale. Da un punto di vista fisico tra i due uomini non poteva esserci un confronto.


Johnny Tyler e Milt E. Joyce

Holliday era esile e per di più tubercolotico, mentre Milt Joyce aveva una corporatura massiccia. Umiliato, Holliday lasciò il locale, ma subito dopo tornò all’Oriental con un’altra pistola. Temendo il peggio, Joyce prontamente gli si avventò contro e col calcio della sua pistola gli assestò un colpo sulla testa. Fuori di se Doc sparò un colpo che ferì un dito del piede sinistro di Joyce.
La ferita del barista guarì presto e Doc fu multato di 20 dollari con l’aggiunta di altri 11 per spese processuali.


L’Oriental Saloon

Dopo la famosa sparatoria all’OK Corral del 26 Ottobre 1881, Doc lasciò Tombstone e raggiunse Leadville, una località in alta montagna del Colorado il cui clima pensava potesse giovare alla tisi che lo stava consumando. I guai che Doc attirava come una calamita, lo seguirono anche a Leadville dove ritrovò Johnny Tyler, il vecchio nemico di Tombstone. Questo e anche il freddo pungente lo spinsero nel 1885 a lasciare Leadville e a svernare a Denver.
E qui, una sera Doc si ritrovò di fronte uno dei fantasmi del passato: Milt E. Joyce, il barman dell’Oriental Saloon di Tombstone.
Joyce, negli anni dopo lo scontro dell’OK Corral, era rimasto a Tombstone dove nel 1883 fu accusato di corruzione da George W. Parson per i fondi della Contea. Aveva allora lasciato la conduzione del suo ranch a Buckskin Frank Leslie e si era trasferito a San Francisco dove, assieme a J. M. Vizina (un amico degli Earp dei vecchi tempi), aveva aperto il Baldwin Billiard Saloon.


Il Baldwin Hotel che ospitava il Baldwin Saloon

Successivamente con James W. Orndorff, aprì il Café Royale, ritenuto il più elegante locale della costa Californiana.
Nel 1885, Milt Joyce, di ritorno verso San Francisco dopo un viaggio di affari nell’Est, si trovò una sera faccia a faccia con Doc Holliday a Denver.
Al tempo della morte di Joyce nel 1889, Orndorff fornì il racconto di Joyce su ciò che accadde quella sera. Questo è quanto disse:

“Joyce era un uomo di poche parole, certamente uno dei più taciturni che io abbia mai conosciuto ed era molto difficile ottenere qualche informazione sul ruolo che aveva avuto nei giorni della frontiera. Appena dopo la chiusura del Baldwin Billiard Saloon, Joyce si spostò all’Est per affari. Una sera, dopo il suo ritorno, stavamo discutendo del più e del meno quando gli parlai di un uomo dell’Arizona che asseriva di essere stato presente alla zuffa con Holliday all’Oriental Saloon di Tombstone.
Io gli chiesi allora se avesse più incontrato Holliday da quando aveva lasciato l’Arizona.
“Una sola volta” disse “e in quel frangente feci una figuraccia”.
“Sulla strada del ritorno mi ero fermato a Denver e una sera, nell’uscire dal negozio di un barbiere vidi Doc Holliday sul marciapiede di fronte.
Forse mi aveva visto entrare ed ora era lì ad aspettarmi. Come raggiunsi il marciapiede per mescolarmi alla folla, mi sfiorò col corpo. Resistendo al mio primo impulso, ignorai quello che a me era sembrata una sfida e proseguii avanti. Quando ero ormai a metà strada per il mio albergo, mi assalì il dubbio che forse Holliday poteva aver pensato che lo temessi, che avessi paura di lui.
Girando allora sui miei tacchi tornai indietro e lo vidi sulla soglia di un saloon sulla strada poco distante. Deliberatamente lo sfiorai facendo la stessa cosa che aveva fatto a me poco prima.
Io lo guardai e lui mi guardò per un attimo senza che proferissimo una sola parola. Vicino a noi c’era qualche vecchio uomo dei tempi di Tombstone che ci conosceva entrambi che non dissero una sola parola. Io girai attorno a Holliday facendogli sentire la mia presenza e offrendogli l’occasione per un chiarimento se avesse voluto. Lui non sembrò preoccupato più di tanto e non mi dette l’impressione che stesse cercando nuovi guai. Quando lo lasciai pensai a quanto sciocco ero stato nel tornare indietro, ma qualcosa mi spinse a farlo e non ci potei fare nulla”.
Non fu questo il solo fantasma del passato di Doc Holliday.
Nell’autunno 1885 in un hotel di Denver, Holliday ormai fortemente provato nel fisico, rivide per l’ultima volta Wyatt Earp e Josie Marcus.
Wyatt e Josie nel Maggio del 1885 si trasferirono dal Texas ad Aspen in Colorado dove con H.C. Hughes aprirono un saloon che chiamarono “The Fashion”.
Tra una cosa e l’altra trovarono il tempo per visitare Denver e in una di quelle visite incontrarono Doc Holliday nella hall del Windsor Hotel.


Il Windsor Hotel nella Old Denver

Wyatt aveva saputo che nello stesso albergo si trovava anche Thomas J. Fitch, l’avvocato che aveva preso anni prima le sue difese per i morti dello scontro all’OK Corral di Tombstone.
Un giorno Wyatt stava per l’appunto parlado con Thomas Fitch nella hall dell’albergo quando si accorse di una figura familiare che gli veniva incontro.


Thomas Fitch

Una figura assai diversa, dimessa, da quella che aveva conosciuto anni prima. Josephine Marcus, nel vederla, ebbe un sussulto: Era Doc Holliday. Più tardi, negli anni, avrebbe ricordato quell’incontro con queste parole:

Ad un tratto vidi venire avanti verso di noi una figura esile, quasi barcollante e feci fatica a riconoscere in quella persona il Doc Holliday che conoscevo a Tombstone, l’uomo temuto in tutto il west. Aveva saputo che Wyatt si trovava in città e non aveva voluto perdere l’occasione per rivederlo. Doc si sedette a una certa distanza da noi parlando direttamente a Wyatt e facendo attenzione ai numerosi colpi di tosse che lo tormentavano. Più tardi Wyatt mi raccontò quello di cui avevano parlato.
Josie Marcus Earp
Doc disse a Wyatt di quanto era stato malato e di quanto era stato costretto a rimanere a letto.
Quando ho sentito che eravate in città, ho avvertito il bisogno di vedervi ancora una volta, disse Doc. Non durerò ancora per molto, lo puoi vedere.
Wyatt era commosso. Lui ricordò di quando Doc a Dodge City gli salvò la vita mentre stava arrestando un cowboy ubriaco e un altro gli puntava la pistola alle spalle.
Mio marito è stato spesso criticato per l’amicizia con Doc, ritenuto dai più un assassino a sangue freddo. Il senso di lealtà e di gratitudine di Wyatt era talmente alto che seppure l’intero mondo fosse stato contro Hollidy, lui non avrebbe rinnegato l’amicizia nei suoi confronti.
Non è strano disse Wyatt rivolgendosi a Doc che se non fosse stato per te, io ora non sarei qui a parlarti.
Doc parlò con noi ancora per qualche minuto, poi si avviò verso l’uscita dell’albergo aggrappato al braccio di Wyatt.
Addio amico mio, disse Doc posando la mano sulla spalla di Wyatt, forse non ci rivedremo più.
Detto questo, si girò e andò via sulle sue gambe malferme. Lacrime amare bagnavano il viso di Wyatt.

Qualche tempo dopo, Wyatt e Josie seppero che Doc era morto.

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