La tragedia di Hannah Dustin e la sua vendetta


Il rapimento di Hannah Dustin
Nella storia della frontiera americana vi è un elemento che si presta a letture alquanto diversificate ed è la figura femminile. A quel tempo la civiltà consegnava una figura femminile gracile, debole e dedita alla casa, incapace di nuocere. Nella frontiera, invece, accanto a questa tipologia di donna vi era anche quella che sapeva reagire alle tragedia e che sapeva anche difendersi con forza e vigore. La storia di Hannah Dustin è la storia di una donna forte che è passata dalla tragedia alla vendetta.
Tutto inizia in un freddo mattino invernale. Era il 15 marzo 1697, quando una banda di guerrieri Abenaki fece un’incursione nel villaggio di Haverhill, nel Massachusetts, uccidendo ben 27 persone e catturando alcuni prigionieri, tra cui Hannah Dustin e la figlia di appena una settimana, Martha.
Hannah Emerson Dustin (il cognome Dustin, appartenente al marito, è talvolta indicato come Duston o persino Dustan, NdR) nacque il 23 dicembre 1657 da Michael e Hannah Webster Emerson, nel villaggio puritano di Haverhill, nel bel mezzo del Massachusetts. Hannah era la prima di una deliziosa fila di ben 15 figli.
Della sua infanzia sappiamo poco o nulla, a testimonianza che si trattò di anni nella normalità della vita di frontiera. A vent’anni, nel 1677, sposò un contadino e produttore di mattoni chiamato Thomas Dustin e insieme ebbero 13 figli.


Guerrieri Abenaki

Lei e la sua famiglia vivevano ancora a Haverhill durante la Guerra di Re William, svoltasi tra il 1688 e il 1997. La guerra fu combattuta tra la Francia e l’Inghilterra sulle terre coloniali del Nord America. I francesi, guidati da Louis de Buade de Frontenac, che era il governatore generale della Nuova Francia nel Quebec, in Canada, incitavano spesso i loro alleati nativi americani a razziare gli insediamenti inglesi. Era, questa, un’abitudine ormai consolidatasi nel tempo: gli indiani servivano come strumento di guerra.
Nel 1697 la famiglia Dustin viveva in una casa sul lato ovest del fiume Sawmill con i nove figli rimasti (a quel tempo la mortalità infantile era elevatissima). Il 9 marzo di quell’anno Hannah aveva 40 anni ed aveva appena dato alla luce la loro dodicesima figlia che avevano chiamato Martha. Una vicina di casa, Mary Neff, si trovava con loro per prendersi cura di lei e di Martha.
Appena sei giorni dopo, il 15 marzo, gli indiani Abenaki del Quebec presero d’assalto la comunità di Haverhill, uccidendo 27 persone, catturando 13 prigionieri e incendiando sei case. Tra i prigionieri c’erano Hannah, la sua bambina di appena 6 giorni, e la sua amica Mary Neff.


La cattura

Thomas Dustin quel giorno era stato impegnato al lavoro nei campi, ma si accorse dell’attacco per via delle violentissime urla dei razziatori e riuscì a rientrare a casa in tempo per salvare il resto della famiglia, ma fu troppo tardi per impedire ai guerrieri di rapire sua moglie e la bambina. Dopo che gli indiani catturarono le donne e la piccola Martha, diedero immediatamente fuoco alla casa.
Durante la marcia seguita al rapimento, Mary Neff si offrì di portare in braccio la piccola Martha e per questo ebbe difficoltà a tenere il passo con il resto del gruppo dei prigionieri e degli indiani. Uno degli indiani se ne accorse e infastidito prese la piccola e la uccise sbattendole la testa violentemente contro un albero, di fronte alla mamma terrorizzata e sotto choc.
Dopo questo episodio, gli indiani e i loro prigionieri ripresero il cammino e dopo un po’ si unirono a un gruppo più ampio di indiani Abenaki. Il gruppo viaggiò verso nord per circa 100 miglia attraverso sentieri accidentati, in mezzo alla neve e al fango, attraverso la natura incontaminata.
Durante il lungo viaggio gli indiani si divertirono a spaventare i prigionieri raccontando loro storie su come sarebbero stati trattati al loro arrivo in Canada. Lì – gli dissero – sarebbero stati spogliati, umiliati, derisi, picchiati e infine venduti come schiavi ai francesi.
Dopo aver viaggiato per quasi sei settimane, il gruppo arrivò al luogo dell’appuntamento con la banda più grande, all’incrocio tra i fiumi Contoocook e Merrimack. Lì, 12 degli indiani presero Hannah, Maria Neff e un ragazzo di 14 anni di nome Samuel Lennardson, che era stato catturato in un altro raid a Worcester, sempre nel Massachusetts, circa 18 mesi prima e lasciarono il gruppo principale.
La banda procedette quindi verso quella che ora è chiamata Dustin Island, vicino all’attuale città di Boscawen, nel New Hampshire. Qui, gli indiani decisero di riposare per un po’ prima di continuare il lungo viaggio in Canada.
Nel campo che venne improvvisato gli indiani si rilassarono senza preoccuparsi più di tanto dei loro prigionieri. Erano trascorse circa sei settimane dalla cattura. Erano state settimane di immani sofferenze e di indicibili tormenti e umiliazioni.


L’uccisione degli indiani

Una notte Hannah svegliò Mary Neff e Samuel Lennardson mentre gli indiani dormivano profondamente, certamente ubriachi. I tre si armarono di tomahawk e uccisero 10 dei 12 indiani addormentati, tra cui due uomini adulti, due donne adulte e sei bambini. Due, una donna ferita e un ragazzo, riuscirono a fuggire nel bosco.
I tre prigionieri accumularono tutto il cibo e le armi disponibili in una canoa e fuggirono lungo il fiume Merrimack. Erano appena partiti e Hannah decise di far ritorno al campo per scalpare tutti gli indiani morti e portare con sé le ciocche dei loro capelli a riprova di quanto era accaduto.


La fuga in canoa

Durante la notte viaggiarono verso la valle mentre di giorno si nascosero nei boschi che trovarono lungo l’itinerario nel fiume. Nell’ultima parte del loro viaggio la canoa venne abbandonata e i fuggiaschi camminarono a lungo tra mille paure di essere inseguiti. Alla fine, dopo diversi giorni, raggiunsero Haverhill in sicurezza.
Del rientro nella propria città e nella famiglia sappiamo poco e nulla, ma tutti furono ben contenti, pur nell’insopportabile amarezza per la fine della piccola Martha e per i moltissimi morti durante il tremendo raid.
Sappiamo che in seguito il tribunale del Massachusetts diede una ricompensa ai fuggitivi per aver ucciso e scalpato i loro rapitori; Hannah Dustin ricevette 50 sterline mentre Mary Neff e Samuel Lennardson ne ricevettero ciascuno 25. I Dustin utilizzarono i soldi per acquistare altri terreni nelle vicinanze, al fine di garantire spazio per le case dei figli.
Hannah e suo marito ebbero un altro figlio nell’ottobre del 1698.
Suo marito morì il 17 novembre 1732 e lei andò a vivere con uno dei suoi figli, Jonathan, che viveva nella parte sud-ovest della prima fattoria di Thomas Dustin.
Hannah morì quattro anni dopo, il 6 marzo 1736 e fu sepolta a Haverhill.


Un cippo ricorda Hannah Dustin

L’evento rimase confinato all’interno della comunità per anni, ma divenne improvvisamente noto quando il reverendo Cotton Mather raccontò la storia in un libro che uscì nel 1702. Hannah Dustin divenne famosa nel XIX secolo, molto dopo la sua morte, quando la sua storia fu raccontata da Nathaniel Hawthorne, John Greenleaf Whittier e Henry David Thoreau. In breve tempo la sua storia venne inserita nei libri di storia americana, nei libri per bambini e in tantissimi articoli di giornali e riviste.
Hannah Dustin fu la prima donna americana onorata con una statua, nel 1874.
La Hannah Duston Memorial fu la prima statua finanziata pubblicamente nel New Hampshire.


Una delle statue dedicate a Hannah Dustin

Un’altra statua si trova nella sua città natale di Haverhill, nel Massachusetts, nel Grand Army Park. Fu eretta nel 1879. Sempre a Haverhill, si trova la Dustin House, che era in costruzione durante il raid di Haverhill del 1697. Dopo che Hannah tornò dalla prigionia, Thomas Dustin completò la casa che si trovava a circa mezzo miglio di distanza dalla loro precedente abitazione.

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