Nathan Bedford Forrest

A cura di Renato Panizza e Romano Campanile

Il Generale Forrest fu uno dei più grandi comandanti della Cavalleria sudista durante la Guerra Civile Americana. Forse non sarebbe sbagliato dire il più grande. Quando al Generale Lee, dopo la guerra, chiesero quale fosse stato a suo parere il miglior soldato della Confederazione, questi rispose: “Un uomo che non ho mai incontrato, il Generale di Cavalleria Nathan Bedford Forrest”. E il Generale Sherman,suo grande nemico in battaglia, dichiarò che Forrest era stato il Comandante più capace che avesse mai incontrato. Ecco l’impressione che ne ebbe Philip Stephenson, del Washington Ligth Artillery, la prima volta che lo vide: “Forrest era una persona avvenente,una figura dal bel portamento e dal bell’aspetto…uno, che una volta che l’hai visto non te lo puoi più dimenticare…”. Nathan Bedford Forrest era un uomo dal fisico imponente, alto quasi uno e novanta, e pesante almeno 95 Kg.
Perfettamente proporzionato, senza un etto di troppo, ma non magro, nerboruto. Una presenza che incuteva rispetto, se non addirittura timore, anche a causa del forte contrasto tra occhi grigi, chiarissimi, quasi bianchi e sopracciglia e capelli scuri, in un incarnato solitamente pallido.
Forrest era nato a Chapel Hill, nella Contea di Bedford in Tennessee, il 13 Luglio 1821. Era il primo dei dodici figli del fabbro William Forrest, che morì lasciandolo capofamiglia a 17 anni. E Nathan, dotato di un carattere forte e volitivo, ma anche gentile e generoso, non solo si prese cura dei fratelli e della madre, sollevandoli dalla povertà, ma divenne egli stesso ricchissimo grazie alle sue capacità di affarista, ai proventi delle sue piantagioni e al commercio degli schiavi.
La sua determinazione venne fuori quando aveva solo vent’anni e in Mississippi fece fuori a colpi di pistola due banditi che avevano ucciso suo zio in una incursione, e ferì gli altri due con il coltello. Particolare curioso: uno di questi se lo ritrovò come soldato durante la guerra!
La sua tempra forte e il carattere indomito si manifestarono sempre, e ancor più durante la guerra. Il 14 Giugno 1863 un Tenente della sua Artiglieria, certo A. Wills Gould, si recò al Quartier Generale, furioso perché Forrest aveva ordinato di trasferirlo, e gli sparò. Forrest reagì bloccandogli la mano che teneva la pistola e lo colpì con un temperino che era riuscito ad aprire aiutandosi con i denti. Gould fuggì fuori.


Una carica guidata da Forrest

Un medico, prontamente accorso, diagnosticò mortale la ferita di Forrest anche se poi mortale non era affatto. Allora Forrest, dopo aver esclamato “Non sia mai detto che chi mi uccide sopravviva!”, balzò fuori, cercò Gould, lo trovò ferito nella bottega del sarto e gli sparò a morte. In effetti Gould morì entro pochi giorni, ma non prima di un’emozionante riconciliazione tra i due.
Forrest era l’esatta antitesi dell’ufficiale dal “sangue blu”, come lo erano molti usciti dall’Accademia. Non ci pensò due volte a tirar giù da cavallo, senza tanti complimenti, un ufficiale che si rifiutava di aiutare i soldati a spegnere un incendio; o a sbattere nelle acque del Tennessee, senza minimamente curarsi se sapesse nuotare o no, un altro ufficiale che non si degnava di aiutare a condurre una barca.
Allo scoppio della guerra, Forrest, che non aveva alcuna preparazione militare, si era arruolato come soldato semplice. Ma i suoi superiori e il Governatore dello Stato, in realtà sorpresi che un personaggio così noto e del suo livello sociale (era ricchissimo) si accontentasse di un ruolo così basso, furono ben felici di conferirgli un brevetto di Colonnello, per porlo a capo del battaglione che Forrest stesso, con i suoi soldi, aveva organizzato ed equipaggiato.
Ed è qui che incomincia la sua carriera militare. In questioni militari era un autodidatta perché non aveva ricevuto nessuna istruzione specifica. Ma alla fine della guerra la sua condotta militare avrebbe fatto scuola per molti anni a venire. Non legato a schemi accademici, egli seppe portare delle innovazioni nell’utilizzo della cavalleria che si sarebbero rivelate vincenti e che lo avrebbero reso “spauracchio” delle armate nordiste. Fu lo stesso Sherman a paragonarlo al diavolo in persona!
I due lati predominanti del suo carattere furono subito evidenti a Fort Donelson, la prima vera battaglia a cui prese parte nel Febbraio 1862. Uno era lo sprezzo del pericolo. La carica di cavalleria guidata in prima persona, come era solito fare, che spezzò in un punto l’assedio di Grant, fece subito conoscere il tipo che era.
Il secondo era l’assoluta reticenza ad arrendersi al nemico, anche quando tutti i comandanti non vedevano altre possibilità; mentre i Generali confederati accerchiati e sconfitti discutevano la resa (che poi avvenne), vedendosi senza via di uscita, Forrest, trovato un varco nelle paludi del fiume Cumberland, in inverno e con l’acqua fino alla cintola riuscì a passare con tutti i suoi 2000 uomini, mettendo in salvo la sua Brigata. Da allora divenne l’inafferrabile per antonomasia il “mago della sella”!
Un classico ritratto
Pochi giorni più tardi, nell’imminenza della caduta di Nashville, Forrest assunse il comando della città; fece evacuare numerosi funzionari governativi della Confederazione, e mise in salvo milioni di dollari e attrezzature industriali per la fabbricazione di armi: qualcosa che il Sud non si sarebbe mai potuto permettere di perdere. Quando Forrest partecipò alla terribile battaglia di Shiloh il 6-7 Aprile 1862, al comando del 3° Reggimento del Tennessee, si distinse nuovamente operando come retroguardia dell’Esercito. Quando iniziò la ritirata caricò i nordisti e passò attraverso la loro linea di schermagliatori. E qui si trovò in una circostanza drammatica che dimostra tutta la sua indole battagliera.
Praticamente circondato, senza avere intorno nessuno dei suoi, scaricate le pistole, iniziò a menar fendenti con la sciabola. Un soldato nordista gli sparò una fucilata che lo fece cadere da cavallo e per poco non lo uccise, fermandosi il proiettile vicino alla spina dorsale. Forrest si riprese immediatamente e, rimessosi in sella, afferrò il soldato e se lo trascinò appresso usandolo come scudo e mollandolo solo dopo essersi messo in salvo.
Si dice che Forrest sia stato l’ultimo ferito della battaglia di Shiloh. Ma a Shiloh la sua fu anche un’azione di “intelligence”. Nella sera di Domenica 6 Aprile 1862, quando la spinta confederata si era esaurita senza riuscire a scacciare i nordisti di Grant dal campo di battaglia, Beauregard (subentrato al comando dopo la morte di Johnston) pensava che il giorno successivo ci sarebbe stata la vittoria definitiva del suo esercito. Forrest non era affatto della sua opinione e mandò uno scout travestito da Yankee nelle linee nemiche. Questi, una volta tornato, riferì di aver visto uomini che continuavano a sbarcare dai battelli sul fiume Tennessee, all’approdo di Pittsburg Landing: erano i soldati dell’Armata di Buell che arrivavano di rinforzo. Con loro la vittoria sarebbe stata di certo per il Nord! Forrest allora riferì al Generale Hardee che comandava il terzo Corpo, dicendo: “O attacchiamo questa notte… oppure è meglio ritirarsi subito!”
Ma Hardee non fece nulla per avvisare Beauregard, né Forrest potè recarsi personalmente da lui. Così, il giorno dopo partì il contrattacco di Grant e le perdite di soldati sudisti che provocò avrebbero potuto essere evitate se si fosse dato retta a Forrest. Nel luglio di quell’anno venne nominato Generale di Cavalleria. Era partito come soldato semplice, unico caso in tutta la guerra!
Ma come combatteva Forrest? Pare che una delle frasi più famose di Forrest fosse “La guerra vuol dire uccidere… e per uccidere bisogna arrivare per primi e con più uomini.” Ecco svelato il suo segreto: la velocità e la sorpresa. In battaglia era rapido ad assumere l’offensiva, dispiegando celermente le sue truppe di cavalleria dove potessero smontare e combattere, con un movimento combinato e a tenaglia, attaccando contemporaneamente sui due lati.
Guidava personalmente l’attacco principale. Ricorda il Generale Dabney Maury nell’Aprile del 1862: “Chi lo ha visto nel vivo della battaglia non può più scordarsi la forte impressione che ha avuto osservando l’impetuosità che trapela dallo sguardo, la marziale bellezza e grandezza di quest’uomo.”
Nella prima battaglia di Murfreesboro, contro forze Federali doppie delle sue tirò fuori tutta la sua abilità. Alla sera telegrafò: “…presa Murfreesboro; catturati 2 generali con il loro comando, 1200 soldati, merci per 700.000$, 16 carri, 300 muli e 200 cavalli, 4 pezzi di artiglieria, distrutto deposito ferroviario, persi 25 uomini.” La sua azione a Murfreesboro fu la prima di una serie ininterrotta di successi che conseguì per tutto il restante 1862, agendo a volte di concerto con John Hunt Morgan, un altro grande “incursore” di cavalleria.
John Hunt Morgan
Lo stesso Morgan stupefatto della sua abilissima azione a Murfreesboro gli chiese come avesse fatto, e Forrest candidamente gli rispose : “Oh! E’ semplice: ho preso una scorciatoia e sono arrivato per primo con più forze!” In realtà Forrest agì sempre in netta inferiorità numerica, ma era il suo “stile” di far la guerra che ribaltava a suo favore la situazione. Per i restanti mesi del 1862 Forrest rimase nel Tennesse, muovendosi anche a settentrione, sulle rive del fiume Ohio e nel Kentucky sud-occidentale. Le le sue operazioni consistettero nel compiere velocissimi e micidiali raid. Forrest prediligeva la guerra a cavallo perché gli consentiva di muoversi con la massima rapidità e colpire il nemico di sorpresa, sui fianchi o alle spalle. Salvo rari casi, l’uso che fece Forrest della Cavalleria non aveva più niente a che vedere con le classiche cariche frontali a sciabola sguainata. Forrest manovrava come le Fanterie Motorizzate del XX secolo! Cambiava continuamente le sue basi ed era quasi impossibile per il nemico localizzarlo. Si spostava forzando l’andatura dei cavalli fino al limite estremo della loro resistenza. E infatti perse non pochi animali; lui stesso durante la guerra cambiò una trentina di cavalli, sfiancati o colpiti dal nemico durante le sue personali, audaci azioni. Nel Dicembre del 1862 il Generale Bragg riassegnò le truppe veterane di Forrest ad un altro ufficiale e a lui diede una nuova Brigata di circa 2.000 reclute male armate ed addestrate. Il comando era di ostacolare l’avanzata nel Tennessee occidentale dell’Esercito di Grant su Vicksburg, la grande e vitale piazzaforte confederata sul Mississippi. Forrest obbedì senza scoraggiarsi e guidò talmente bene quelle inesperte truppe che, distruggendo tratte ferroviarie e linee telegrafiche, impossessandosi di foraggi e rifornimenti, catturando armi, muli, cavalli e molti soldati, rese praticamente impossibile a Grant di procedere oltre (anche grazie ad una brillante azione del Generale sudista Van Dorn a Holly Springs il 20 Dicembre1862). Lo costrinse a ritirarsi a Nord su Oxford. Non solo! Forrest, la cui notorietà cominciava a crescere, riusciva anche a reclutare sul posto nuovi soldati, così che non fu raro che partisse con pochi uomini e ritornasse che ne aveva di più!
Washington considerava Forrest una vera spina nel fianco che andava tolta al più presto! Per far questo venne incaricato il colonnello Abel Streight, che si mise alla testa di 3000 uomini (più del doppio di quanti ne disponeva Forrest) con il compito di catturare il generale sudista e di interrompere i rifornimenti a Bragg. Il 28 aprile 1863 il colonnello nordista, dopo una marcia di 30 miglia, decise di bivaccare in riva a un fiume nei pressi di Moulton (Alabama). Nel suo rapporto Streight dice di sentirsi più che tranquillo per avere anche i favori della popolazione locale. Ma “il Diavolo arriva mentre meno te l’aspetti” e il mattino seguente il colonnello unionista si vede piombare addosso le truppe di Forrest, guidate dal fratello, William Forrest, mentre i soldati unionisti erano intenti a pescare al fiume e a prepararsi la colazione!

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Commenti

Una risposta a “Nathan Bedford Forrest”

  1. luigi, il 22 maggio 2009 22:56

    Beh,anche a prescindere dal kkk (deliranti le sue risposte all’intervistatore nell’articolo su”Gen.Forrest e il Ku Klux Klan”,uno che,gravemente ferito,se ne esce con una frase del tipo “non sia mai che chi mi ha ferito mi sopravviva”va a cercarlo e gli spara,direi che qualifica l’uomo.O meglio,il macellaio.

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