Mary Schwandt e la grande rivolta dei Sioux del 1862

A cura di Paolo Scanabucci

Questa potrebbe essere l’ennesima storia di guerra tra nativi americani e coloni che tanto ci hanno appassionato e continuano ad appassionarci quando leggiamo un buon libro o vediamo un bel film sull’argomento. È invece la terribile vicenda in cui si è trovata coinvolta, suo malgrado, una ragazza, divenuta poi donna ed emblema del risvolto meno nobile e più crudo di ogni conflitto umano: il suo nome è Mary Schwandt. La sua unica “colpa” fu quella di trovarsi con la sua famiglia,emigrata dalla Germania, in Minnesota il 18 agosto. Mentre i suoi venivano massacrati dai Sioux ad eccezione del fratello che si salvò miracolosamente, lei si trovava in una fattoria vicina.
La ragazza, appena quattordicenne, appena avuta notizia della strage fuggì insieme ad altre persone ma venne presto catturata.
La giovane Mary Schwandt
La sua disavventura la vide oggetto di ripetuti stupri al campo di Wacouta, capo dei Wahpekutes, in un tepee vuoto.
I suoi famigliari fecero una orribile fine: tra questi la madre, decapitata, e la cui testa non fu mai ritrovata; e la sorella incinta, il cui grembo fu orrendamente squarciato ed il bimbo, estratto ancora vivo, fu inchiodato ad un albero dove visse ancora per qualche istante.
Testimone di questo scempio il fratello di Mary, August,che, come detto prima sfuggì alla carneficina. Colpito da un tomahawk, il ragazzo era stato lasciato dai Sioux a terra, apparentemente morto e aveva raggiunto la fattoria più vicina camminando carponi. Oltre ad un ricordo indelebile, gli sarebbe rimasta una profonda cicatrice sulla fronte che avrebbe nascosto da allora in poi con un cappello.
Anche Mary riuscì ad uscire viva da quella orrenda esperienza.


I coloni sfollati dalla zona della rivolta

La giovane venne presa inaspettatamente a benvolere dalla moglie di Good Thunder, Snana, che la considerò come una figlia per tutto il tempo della sua prigionia.
Ogni tanto i Sioux minacciavano di uccidere i prigionieri ed era allora che Snana, con l’aiuto della madre, seppelliva letteralmente Mary sotto una montagna di coperte e di vestiti di bufalo fino quasi ad asfissiarla e diceva ai suoi carcerieri che se ne era andata.
Un ritratto di Snana
Il calvario della povera ragazza finì a seguito della vittoria del Colonnello Henry H. Sibley che a Wood Lake sconfisse gli uomini di Piccolo Corvo, mettendolo in fuga e ponendo fine a quella che sarebbe passata alla storia come la rivolta dei Sioux.
Alcuni Sioux pacifici avrebbero poi riconsegnato le prigioniere, tra cui Mary, al colonnello statunitense a Camp Release. Ciò avveniva il 23 settembre 1862.
Solo un mese prima Piccolo Corvo (Little Crow) era stato tra i leader della rivolta scaturita a causa di un duro inverno e di commercianti disonesti. Poiché il cibo pagato dagli indiani tardava ad arrivare vi fu un incontro tra nativi e i commercianti per risolvere la faccenda; proprio durante questo incontro venne pronunciata una frase infame all’indirizzo dei Sioux dal commerciante Andrew Myrick il quale disse che se gli indiani morivano di fame “mangiassero l’erba o la loro propria merda”.


Andrew Myrick a causa del quale scoppiò la rivolta

La reazione della coalizione guidata da Piccolo Corvo, comprendente le tribù dei Santee, dei Wakanton, Wahpeton e dei Wahpwekute fu estremamente feroce.
I nativi trucidarono decine di coloni; anche oggi non si sa esattamente quanti furono i morti, sicuramente più di 700.


Piccolo Corvo, capo della rivolta dei Sioux

Quello che è certo è che resti umani continuarono ad essere rinvenuti nelle zone interessate dal conflitto sino al periodo della I guerra mondiale. Anche Andrew Myrick fu tra le vittime; il suo cadavere fu trovato con la bocca piena di erba…
Si calcola inoltre che circa 40.000 coloni fuggirono dal Minnesota e molti non fecero ritorno. Alcune zone dello stato si spopolarono del tutto.


Uno dei primi attacchi dei Sioux

La storia di Mary è arrivata fino ai giorni nostri perchè, prima di tutto, la ragazza riuscì a superare questa sventura. Molte donne che subirono la sua stessa sorte non ne uscirono vive.
Inoltre la sua vicenda venne tramandata da un antenato di uno scrittore anch’egli di origine tedesca.
L’avo comprò la fattoria dove avevano vissuto gli Schwandt. Mary era diventata amica, negli anni, di questo signore il quale ricordò anche che la Schwandt ritornò una volta per disseppellire delle monete d’oro che il padre aveva nascosto vicino all’entrata principale della casa. Mary ritornò in quella che era stata la fattoria della sua famiglia nel 1915 insieme ad altri sopravvissuti. In quella occasione le autorità fecero erigere un monumento a ricordo di quei terribili giorni. Pochi rimasero impassibili durante la cerimonia e la stessa Mary fu del tutto incapace di dire una parola ai convenuti. Fu in grado comunque di ringraziare personalmente uno ad uno tutti coloro che avevano partecipato.


Brigadier Generale Henry H. Sibley

La rivolta dei Sioux è stata sempre ampiamente documentata da numerosi testi ma le peripezie degli sfortunati immigrati tedeschi passò sotto silenzio.
I Sioux, dal canto loro, pagarono un prezzo durissimo. Trentotto di loro furono impiccati nella località di Mankato su decisione del Presidente Abramo Lincoln (non dimentichiamo che in quegli anni era in corso la Guerra Civile).


L’impiccagione dei Sioux

Lo stesso Lincoln aveva esaminato personalmente la vicenda. I Sioux ribelli vennero deportati nel territorio del Dakota. Sibley fu costretto ad intervenire nuovamente per sedare nuovi tentativi di rivolta e lanciò altre azioni militari contro i nativi.
I Sioux sarebbero stati protagonisti di svariati conflitti fino al 1890, anno dei tristemente noti fatti di Wounded Knee. Mary concluse invece la sua esistenza terrena il 26 luglio 1939.

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