Storia dei popoli del Nord-America – 9

A cura di Claudio Ursella
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9.


LE GRANDI PIANURE

A ovest del Mississipi le grandi foreste che coprivano quasi interamente la zona orientale del Nord America, iniziano progressivamente a diradarsi, per lasciare sempre più il campo ad estese e ricche praterie di erba alta, all’interno delle quali le aree boscose si insinuano in profondità, come tentacoli della vasta foresta orientale, che si avvinghiano al corso dei fiumi provenienti da ovest: il Missouri che scorre in direzione sud-ovest dalle lontane Rocky Mountains, e i grandi affluenti del Mississipi, l‘Arkansas, il Red River.
Questa vasta pianura che si estende dal lago Winnipeg a nord, fino alla costa del Texas a sud, impercettibilmente interrotta da pochi e bassi rilievi (Prairie Coteau, a est del Missouri, Ozark e Ouachita Mountains più a sud, lungo il basso corso dell’Arkansas), è una regione accogliente, una vasta prateria d’erba alta interrotta quale e là da boschetti, ricca d’acqua e adatta all’attività agricola; procedendo però verso ovest, l’altitudine cresce quasi impercettibilmente, fin quando la pianura si trasforma in un vasto altipiano che dal fiume Saskatchewan a nord, si estende a sud fino al Rio Grande, come una cintura ai piedi delle Rocky Mountains; le Lowplains della zona orientale, si trasformano nelle Highplains dell’ovest, una vasta prateria di erba bassa e arbusti, solcata da fiumi con una portata d’acqua più scarsa e discontinua, che in alcune zone, date le caratteristiche del terreno (badlands del Dakota), o la latitudine (Llano Estacado in Texas), è tendenzialmente semidesertica, e che dappertutto è segnata da una scarsa presenza di vegetazione d’alto fusto, limitata a qualche boschetto lungo il corso dei fiumi. Al margine occidentale delle Highland, i primi contrafforti delle Rocky Mountains, formano un paesaggio di valli montane, dove la vegetazione arborea è più ricca e lo scioglimento delle nevi montane garantisce un costante approvvigionamento idrico.


Una spettacolare vista sulle Ouachita Mountains

Tutta l’area costituisce una sorta di immenso corridoio, attraverso il quale l’aria fredda proveniente dalle regioni sub-artiche, viaggia verso sud senza trovare ostacoli, fino ad incontrare le masse d’aria calda e umida che si formano sul Golfo del Messico, determinando un clima con elevate escursioni termiche, inverni rigidi e freddi ed estati calde, una tendenziale scarsità di precipitazioni a cui però fa riscontro la frequenza di fenomeni estremi, i “tornados”, che periodicamente spazzano le pianure dal Dakota al Texas: fattori climatici questi, che non rendono agevole lo stanziamento umano.
Ma se le condizioni estreme del clima, e in gran parte dell’area la scarsità di legname e spesso anche d’acqua, potevano rendere la regione poco appetibile per la presenza umana, spesso in quest’area le comunità umane trovarono ragione di interesse, per la presenza dell’infinita risorsa alimentare rappresentata dalle grandi mandrie di bisonti, e di altri mammiferi, antilocapre, cervi, pecore bighorn. Solo in quest’area le condizioni che avevano permesso l’esistenza delle prime comunità di cacciatori paleoindiani si mantennero con poche mutazioni, permettendo lo sviluppo della cultura arcaica di Plano, in continuità con le culture più antiche; così malgrado la scomparsa di mammuth, bisonti dalle grandi corna, e altra megafauna, e un generale innalzamento delle temperature che rese più aride le aree meridionali, non si esaurì del tutto la possibilità di sopravvivere secondo lo stile di vita atavico dei primi colonizzatori del continente, basato sulla caccia alle grandi prede.
D’altra parte, se lo stile di vita nomade, alla ricerca delle mandrie di grandi mammiferi, aveva rappresentato nei millenni del passato l’adattamento più efficace per la sopravvivenza, con la comparsa della prima attività agricola, è certo che l’antico modello di sussistenza sia divenuto progressivamente più marginale o al massimo integrativo, soprattutto nella parte orientale delle Grandi Praterie, più adatta all’agricoltura e più interessata dagli influssi culturali provenienti dalle più dinamiche culture delle Foreste Orientali; nello stesso tempo le zone occidentali, specialmente nella parte meridionale, più arida e con minore selvaggina, tendevano a spopolarsi, venendo probabilmente visitate solo stagionalmente, da quei gruppi che per larga parte dell’anno risiedevano stabilmente più a est, lungo il basso e medio corso degli affluenti occidentali del Mississipi, o che svernavano nelle riparate valli montane delle Rocky Mountains. Così per un lungo lasso di tempo, dagli ultimi millenni dell’era Arcaica fin quasi al X sec. d.C., scarsi sono i riscontri di insediamenti umani lungo l’altipiano occidentale, le Highplains, e solo a partire da questo periodo le testimonianze si fanno più abbondanti, in gran parte dovute alla penetrazione da nord di genti Atapaskan.
In termini generali è quindi possibile affermare che gli adattamenti culturali all’ambiente delle Grandi Praterie, pur mantenendo una loro specificità, legata alle caratteristiche della regione e in particolare della sua fauna, furono sostanzialmente un espressione periferica e semplificata dei vari modelli che si svilupparono nelle Foreste Orientali, a partire dagli ultimi secoli prima dell’era cristiana; ciò è particolarmente evidente nelle Lowplains orientali, mentre tale influenza si riduce proseguendo verso ovest. Questo carattere periferico verrà superato per una sola, breve e intensa stagione, quando, con l’introduzione del cavallo e le maggiori opportunità per lo spostamento e la caccia, le Grandi Pianure divennero il centro propulsore di un nuovo e affascinante sviluppo culturale, di cui furono protagoniste tribù che hanno fatto la storia delle guerre indiane, i Lakota, Cheyenne, Arapaho, Blackfoot, Comanche Kiowa. Ma tale sviluppo fu tardo e di breve durata, pur avendo segnato la storia dei popoli nativi in termini assolutamente decisivi.

Le Grandi Pianure al tempo della cultura Hopewell

Il modello di sussistenza basato sulla caccia alla selvaggina di grossa taglia, che era stata la chiave dell’espansione dei paleoindiani in Nord America e che si esaurì in gran parte del continente a partire dall’inizio dell’era Arcaica, si protrasse nelle Grandi Pianure più a lungo che altrove, dando vita a quella cultura Plano che fu un sostanziale sviluppo delle culture paleoindiane. Comunque anche in questa regione, a partire dagli ultimi millenni prima della nostra era i cambiamenti climatici e la pressione venatoria, determinarono una riduzione della presenza di selvaggina, che obbligò gli abitanti di questo vasto territorio a modificare le loro abitudini, se non a migrare verso altre terre. Specialmente nella parte meridionale delle Grandi Panure, a sud del corso del Missouri, le condizioni di sopravvivenza si fecero più difficili e la parte occidentale del territorio iniziò a spopolarsi, mentre il corso degli affluenti occidentali del Mississipi, diveniva la via che guidava i diversi gruppi umani, verso le Foreste Orientali, dove l’ambiente offriva maggiori opportunità di sussistenza. Per queste genti la spinta fu la necessità di abbandonare la vita nomade nell’aperta pianura, dove la grossa selvaggina era sempre più scarsa, per adattarsi ad un modello di vita parzialmente sedentario, e basato sulla caccia di piccola selvaggina e la raccolta di vegetali selvatici, un modello che inizialmente sperimentato nelle boscose valli fluviali che attraversavano le pianure, poteva esprimersi appieno nelle grandi foreste a est del Mississipi.


Un manufatto Hopewell delle grandi pianure

E’ probabilmente in questo quadro che va collocato lo spostamento degli antenati degli Iroquaian, dei Caddoan e dei Siouan, verso le Foreste Orientali nel corso degli ultimi millenni dell’era Arcaica (III – II millennio a.C.), e sempre in questo quadro va visto lo sviluppo della variante delle Grandi Pianure, del modello delle Foreste Orientali: popoli linguisticamente affini, spinti a est dalle medesimi esigenze, che mantennero contatti e relazioni, tra i gruppi all’avanguardia, che giunsero a colonizzare la valle dell’Ohio e i monti Appalache nella zona delle foreste, e quelli rimasti indietro, che si insediarono lungo il medio e basso corso degli affluenti occidentali del Mississipi, nelle Grandi Pianure orientali.
Dall’ultimo millennio a.C., in coincidenza con quanto accadeva nelle foreste dell’est, anche nelle Grandi Pianure orientali, e in particolare nelle regioni a ovest del medio e basso Mississipi, iniziava a prodursi quel modello di sussistenza incentrato su piccole comunità, che basavano la loro sopravvivenza sulla conoscenza delle risorse di una limitata area, compivano piccole migrazioni stagionali in coincidenza con il ciclo dei vegetali selvatici, cacciano per lo più cervi, tacchini e selvaggina di piccola taglia, mentre il bisonte perde importanza come risorsa alimentare; da questo modello di vita emergono, non sappiamo se in loco, o per contatti con le genti dell’est, le prime pratiche agricolo, basate sui cultigeni locali (zucche, girasole, marshelder, chenopodium), probabilmente nella stessa epoca in cui all’est faceva la sua comparsa la cultura di Adena. Poi a partire dal I sec. a. C., con la grande fioritura della cultura Hopewell, il flusso di innovazioni tecnologiche e culturali che provenendo da est raggiunge le pianure, è tale che in gran parte dell’area lo stile di vita non è che una variante locale della cultura Hopewell. Con l’agricoltura in tutta l’area fanno la loro comparsa i riti funerari e i mounds che ospitano sepolture, inizia la produzione di terracotta e altre forme di artigianato, mentre le popolazioni locali partecipano della grande rete di scambi dei popoli Hopewell, e fanno così la loro comparsa materiali esotici e pregiati provenienti da terre lontane, il rame dei Grandi Laghi, piuttosto che conchiglie dal Golfo del Messico. Centri principali di questi sviluppi culturali furono la zona di confluenza tra il fiume Kansas e il Missouri, negli stati di Kansas e Missouri, dove si sviluppò un modello culturale definito Kansas City Hopewell, e più a sud il basso corso del Red River con le culture di Mill Creek e Fourche Maline, tutte in aree abitate all’epoca da genti di lingua Caddoan. Lo sviluppo e poi la decadenza di queste culture Hopewell delle pianure orientali, coincide sostanzialmente con le analoghe dinamiche nelle regioni orientali, rappresentandone un aspetto periferico.
Anche più a nord, nelle pianure comprese tra il Mississipi e il Missouri, i riti funerari, le prime pratiche agricole, la ceramica e la semisedentarietà, che sono i tratti caratteristici delle culture delle Foreste Orientali, fanno la loro comparsa, segnando anche nella parte settentrionale delle Grandi Pianure la fine della fase Arcaica; qui però le condizioni climatiche sono meno favorevoli all’agricoltura, mentre ancora abbondano la selvaggina e i bisonti in particolare, cosicchè l’antico stile di vita dei cacciatori Plano, permane e si integra con le innovazioni culturali provenienti dalla culture Hopewell dell’est. Così se la produzione di ceramica è già presente nei secoli precedenti l’era cristiana, i primi mounds a testimonianza dei culti funerari datano a non prima del I secolo a.C., mentre l’introduzione delle pratiche agricole avviene nei primi secoli dell’era cristiana, e se compare l’uso di stanziamenti più stabili, rimangono economicamente fondamentali le migrazioni stagionali alla ricerca dei bisonti, cacciati secondo l’antico uso di spingere la mandria verso precipizi.


A caccia

La più antica delle culture testimoniate in quest’area è quella di Sonota, che fiorì nella zona tra il Mississipi e il Missouri, al confine tra gli attuali stati del Minnesota, Iowa, North e South Dakota, tra il I sec.a.C. e il VII sec.d.C. I popoli che praticavano questa cultura oltre a conoscere la ceramica, mutuarono dai loro vicini orientali la costruzione di piccoli mounds funerari, ma non praticavano ancora alcuna attività agricola, limitandosi a raccogliere vegetali selvatici nelle zone boscose lungo i fiumi. Nella parte orientale della regione, nella zona di laghi e acquitrini in cui il Mississipi ha le sue sorgenti, il riso selvatico rappresentava una risorsa certa che probabilmente permetteva a piccole comunità di risiedere stabilmente in villaggi sulle sponde dei laghi, ma più a ovest le comunità vagavano per le pianure per buona parte della primavera e dell’estate accumulando scorte di carne e pelli di bisonte, per poi trovare riparo nelle boscose valli fluviali durante l’autunno e l’inverno, dove vivevano cacciando cervi e piccola selvaggina.
Questi popoli di cultura Sonota, condividevano con i loro vicini occidentali e settentrionali di cultura Besant (ovest del fiume Missouri e sud di Manitoba e Saskatchewan), molti aspetti dell’artigianato e della cultura materiale, ma si differenziavano principalmente per l’uso di tumuli funerari, assenti nella cultura Besant; probabilmente Sonota e Besant rappresentano solo varianti di un comune modello culturale, esteso in tutte le praterie settentrionali, e differenziato solo dalla maggiore o minore vicinanza rispetto a centri culturali Hopewell a est del Mississipi; cosi se i gruppi riconducibili al modello Besant, risentivano dell’influenza Hopewell solo per il coinvolgimento nella rete di scambi commerciali che permetteva di ottenere merci rare, i gruppi Sonota acquisivano dal mondo Hopewell anche le innovazioni in ambito spirituale, principalmente quelle riguardanti gli usi funerari. La sostanziale omogeneità del complesso Sonota-Besant, almeno dal punto di vista della cultura materiale, può far ritenere che i popoli coinvolti fossero linguisticamente affini, probabilmente antenati dei Siouan storici, così come le genti che all’est del Mississipi edificavano la cultura Hopewell. La presenza di Siouan in area Besant, cioè nel bacino del Saskatchewan, potrebbe trovare conferma nei reperti Hopewell ritrovati in uno scavo nella zona di Cluny, ne sud-est dell’Alberta e all’estremo limite dell’area Besant, fra i resti di un villaggio, che secondo gli indiani Blackfoot che occupavano la regione in tempi storici, era stato abitato anticamente da antenati dei Crow e degli Hidatsa, di lingua Siouan.
A nord-est del complesso Sonota-Besant lungo il margine settentrionale delle Grandi Pianure, nella regione intorno al lago Winnipeg, gli influssi culturali delle Foreste Orientali sono rappresentati principalmente da quello che è definito Laurel Complex, un modello culturale basato sulla caccia, la pesca e la raccolta, che aveva il suo centro nella zona di grandi foreste a nord dei laghi Huron e Superiore, e che fu fortemente influenzato dalle culture Hopewell meridionali, come testimoniato dall’uso della ceramica e soprattutto dalla costruzione dei mounds funerari. Tale influenza si riduce spostandosi a ovest, nella zona di praterie compresa tra l’alto Missouri e il Saskatchewan, dove i gruppi di cultura Besant, continuavano a rimanere al fuori del sistema di credenze Hopewll. Besant e Laurel Complex, sono due modelli culturali geograficamente contigui, entrambi influenzati dalla culture Hopewell, ma nettamente demarcati, cosa che può far ritenere che i popoli che li praticassero fossero diversi linguisticamente ed etnicamente, Siouan quelli di cultura Besant, Algonquian quelli del Laurel Complex.


Puntali Sonota-Besant

Ancora legati al nomadismo e alla caccia, o già semisedentari e dediti a qualche attività agricola, tutte queste genti vivevano in piccole comunità poco numerose, pochi gruppi famigliari imparentati fra loro che risiedevano in piccoli agglomerati di o tre quattro capanne, ognuna di cinque o sei metri di lunghezza per quattro di larghezza, costruite con arbusti e ricoperte di pelli, o nelle zone meno fredde di frasche, e posti lungo i fiumi, laddove la sponda era alta e garantiva dal rischio di inondazioni. Salvo che nelle zone meridionali, più organicamente inserite nell’area Hopewell, è difficile credere che l’organizzazione sociale prevedesse l’emergere di leader la cui autorità si estendesse oltre il proprio gruppo famigliare, e anche la limitata grandezza dei tumuli funerari, ben lontani dai grandi complessi della valle dell’Ohio, può far ritenere che mancasse la possibilità per diversi gruppi di cooperare sotto una leadership comune e riconosciuta. Nelle regioni settentrionali, le cacce stagionali al bisonte dovevano comunque offrire un’occasione di incontro, quando diversi gruppi famigliari potevano usare di un medesimo sito, una pianura interrotta da un precipizio, o una vallata chiusa e incassata, in cui i bisonti potevano essere intrappolati; nelle regioni meridionali era invece la maggiore tendenza alla sedentarietà a fornire occasioni di incontro e scambi, tra le diverse comunità che occupavano una medesima area.
A differenza di quanto accadeva a est, la produzione artigianale rimase legata principalmente all’uso e non evolvette in una vera e propria produzione artistica, il vasellame è decorato in modo semplice o non ha decorazioni, e nulla lascia credere che all‘interno delle comunità si fosse prodotta una categoria di artigiani specializzati; anche sul piano della dimensione spirituale, mancano testimonianze dell’emergere di vere e proprie figure shamaniche, la cui presenza abitualmente si accompagna al ritrovamento di oggetti con valore simbolico o sacro. Come in epoca Arcaica, le punte di pietra sono il principale elemento per caratterizzare le differenze tra una regione e l’altra, ma comunque si tratta sempre di grandi punte per lance e giavellotti, da usare con il supporto dell’atlatl, che l’arco e le frecce faranno la loro comparsa solo dopo il VII sec. d.C., così come avvenne nelle Foreste Orientali.
L’influenza delle culture Hopewell delle Foreste Orientali si esaurisce spostandosi a ovest, verso le Highplains, dove mancano testimonianze di mounds funerari e pratiche agricole e anche l’artigianato e le tecnologie, sembrano svilupparsi secondo percorsi autonomi. Questa area nel corso dell’era Arcaica aveva visto importanti modificazioni ambientali, con la parte settentrionale liberata dalla calotta glaciale, che ritirandosi aveva lasciato dietro di una regione sempre più accessibile alla presenza di selvaggina e quindi di gruppi umani; ciò al contrario della regione meridionale, che alla fine del Pleistocene aveva visto significative presenze di Paleoindiani, ma successivamente subì un processo di inaridimento, conseguente al crescere delle temperature, che sicuramente ridusse la presenza delle grandi mandrie di bisonti, se non portò addirittura alla loro scomparsa per lunghi periodi.
E’ così probabile che la parte settentrionale delle Highplains, le pianure dell’Alberta e del Saskatchewan, e giù attraverso il Montana e il Wyoming, fin forse al Colorado nord-orientale, siano divenute il punto d’attrazione per gruppi umani provenienti da ovest e da sud, e che si spostavano al seguito della selvaggina nelle terre da poco liberate dai ghiacci. Qui fa la sua comparsa, a partire dall’inizio dell’era cristiana e fin quasi al X secolo, un modello culturale specifico definito Avonlea, che pur con caratteristiche simili a quello di Besant, se ne differenzia nettamente per la produzione artigianale. Come i loro vicini della valle del Missouri, i popoli Avonlea dipendevano in buona misura dalla caccia al bisonte, conducendo per buona parte dell’anno vita nomade, quando si incontravano nei siti preferiti per la cattura e l’uccisione di bisonti, qui cooperavano nella trasformazione delle prede in scorte alimentari per l’inverno, forse celebravano riti comuni, prima di ridividersi in piccole comunità che svernavano separatamente i valli più riparate a ovest, alle pendici delleRocky Mountains; se il bisonte era certo la preda principale, anche la pesca lungo i fiumi era praticata, la caccia a cervi, alci e antilocapre e piccola selvaggina, la raccolta stagionale di frutti e tuberi selvatici, mentre totalmente ignota era ogni pratica agricola. La ceramica, differente da quella dei vicini Besant, fa la sua comparsa solo in epoca piuttosto tarda, nel corso del III – IV secolo d.C., ma ciò che caratterizza questa cultura è la presenza di punte di pietra più piccole di quelle Besant, adatte ad essere usate con l’arco e la freccia, noto fra queste genti secoli prima che nelle praterie orientali. Non è chiaro che tipo di abitazioni queste genti usassero, ma sotto molti punti di vista le loro tecnologie anticipavano quelle storiche degli indiani delle Grandi Pianure, così come è probabile che intorno al bisonte si sviluppasse un qualche tipo di culto e cerimoniale; ciò potrebbe essere testimoniato dal ritrovamento in alcune località, di teschi di bisonte a delimitare il percorso a cui i bisonti erano costretti per indirizzarli verso un precipizio o altro luogo adatto all’uccisione; tali delimitazioni, con pietre o rudimentali recinzioni, sono testimoniate anche in altre aree delle Grandi Pianure, ma mai accompagnate alla presenza di teschi di bisonti, la cui funzione era certo riconducibile alle credenze dei popoli Avonlea.
Una indicazione sull’origine e l’identità di questi antichi abitanti delle pianure nord-occidentali, può giungerci dall’uso dell’arco e delle frecce, che sappiamo aver fatto la loro comparsa alla fine dell’era Arcaica nelle zone settentrionali del Canada, e che si diffuse nelle zone orientali solo dopo il VII sec. d.C.; l’uso dell’arco e delle frecce in questa zona in epoca precedente, può darci indicazione di una relazione tra i popoli Avonlea e un flusso culturale proveniente da ovest e da nord, forse attraverso la valle del fiume Fraser in Columbia Brittannica. Tra le ipotesi circa l’origine e l’identità dei popoli Avonlea, c’è chi avanza quella di una prima infiltrazione di popoli Atapaskan da nord, anche se è più probabile che lo sviluppo di tale cultura sia avvenuto in loco e solo per contatto con gli Atapaskan del nord, da parte di popoli originari delle Rocky Mountains o delle regioni a ovest di esse, forse antenati dei Kootenay, che ancora in tempi storici risiedevano sia nelle pianure che a ovest delle montagne, o dei Kiowa, le cui origini sono nella regione dell’alto Missouri, e che in tempi remoti forse abitavano più a sud, come la parentela linguistica con i Tanoan può far credere, o anche di Shoshone, che dalla zona del Grande Bacino si spostavano a est della grande catena montuosa.
Nella regione a sud di quella interessata dalla cultura Avonlea, le Highplains del Colorado e del Kansas occidentale, fin giù a sud nel Texas, mancano testimonianze rilevanti di specifici sviluppi culturali e ciò può far legittimamente pensare che tutta l‘area registrasse un significativo calo demografico, conseguente all’inaridimento dovuto alla crescita delle temperature e alle scarse precipitazioni, con il conseguente spostamento verso est di molti gruppi umani. I gruppi che abitavano la regione, dovevano condurre una vita piuttosto povera, anche se certamente ben adattata all’ambiente; bande di cacciatori nomadi e raccoglitori, che si muovevano in un territorio limitato, approfittando della conoscenza delle risorse disponibili. A parte gli Atapaskan, che giunsero nella regione in epoca piuttosto tarda, vanno ricordati i Tonkawa, che secondo alcuni studiosi abitavano le regioni del medio Arkansas fino al 1600, prima di spostarsi in Texas, ed è possibile che essi siano gli eredi degli abitanti di questa regione fin dall’antichità, vissuti isolati dai diversi influssi culturali che giungevano dall’est; la loro cultura in tempi storici, peculiare sotto molti aspetti,e soprattutto l’assenza di relazioni tra la loro lingua e quella di altri popoli, potrebbe avvalorare tale ipotesi.
Ancora più a sud, nelle pianure dell’Oklahoma e del Texas occidentale, è difficile fare ipotesi, dato che poco ci è noto anche dei popoli che abitarono l’area al tempo del contatto. Sulla base di successivi sviluppi culturali, si può ipotizzare che la parte settentrionale dell’area, lungo l’alto corso del Red River, del Canadian e, fosse abitata da genti lingua Caddoan, affini a quelli stanziati più a est.
Per quanto riguarda la zona meridionale, comprendente gran parte del Texas centrale e meridionale e le zone adiacenti del Messico, i popoli che vi abitavano al tempo del contatto, si estinsero quasi totalmente alla fine del ‘600, della loro lingua non si hanno che scarse e discutibili conoscenze; è anche incerto che parlassero dialetti simili, anche se i vari gruppi erano fra loro spesso in stretta relazione. Ricordati nelle cronache con una quantità infinita e confusa di nomi tribali, questi popoli sono genericamente definiti Coahuiltecan, ed è molto probabile che abitassero la regione da migliaia di anni, con uno stile di vita nomade, basato principakmente su caccia r raccolta.
Laddove la prateria incontra il mare, lungo le coste del Texas con le sue vaste lagune, le risorse marine permisero adattamenti specifici, che resero i popoli che abitavano quest’area poco permeabili alle innovazioni culturali del mondo Hopewell; la disponibilità di risorse marine, la pesca, ma soprattutto i molluschi, permetteva lo sviluppo di comunità semisedentarie, senza la necessità dell’attività agricola, il nomadismo permaneva solo come spostamento stagionale verso l’entroterra, durante la buona stagione, quando la caccia diveniva l’attività prevalente. Questo era lo stile di vita degli antenati degli Atakapa, linguisticamente imparentati con gli abitanti del basso Mississipi (Tunica, Chichemaca) che occupavano la zona costiera orientale, contigui alla culture Hopewell di Marksville, con cui intrattenevano relazioni di scambio, senza peraltro mutuarne usi e credenze; più a ovest gli antenati dei Karankawa, un gruppo linguisticamente isolato, forse correlato a qualcuno dei tanti gruppi Coahuiltecan, conduceva una simile esistenza, al di fuori dell’area di influenza Hopewell. Principale differenza tra le due aree era l’uso di terracotta, che sulla costa orientale del Texas fa la sua comparsa negli ultimi secoli prima della nostra era, mentre a ovest sembra sia rimasta ignota ancora fin dopo il X secolo d.C.
Nel complesso tutta la regione delle Grandi Pianure, che in tempi storici vedrà il fiorire di una cultura ricca, pittoresca e originale, sembra in questo periodo un’area priva di una sua caratterizzazione, sul piano delle tecniche, dei modelli di sussistenza, del mondo spirituale, sostanzialmente dipendente da stimoli di provenienza esterna. Da est principalmente, da dove la cultura Hopewell esercita tutta la sua influenza lungo le Lowplains, ma anche da ovest, dal Grande Bacino o dal fiume Fraser, da cui giunge nelle pianure nord-occidentali l’arco e la freccia, già in uso in quelle terre quakche secolo prima dell’era crstiana.
Questa condizione di marginalità culturale, è certamente connessa alla minore varietà di risorse disponibili nell’ambiente, che ridusse gli stimoli al cambiamento, ma anche alla difficoltà di spostamento di beni e persone, e quindi la riduzione degli scambi, quegli stessi scambi che erano stati alla base della cultura Hopewell e della sua “rete commerciale”. Sta di fatto che quando il cavallo verrà introdotto, a partire dalla fine del XVII secolo, e gli spostamenti diverranno finalmente relativamente semplici, le Grandi Pianure si trasformano nel polo d’attrazione per tutti i popoli che vivevano al margine di esse, e sia le culture nomadiche che quelle sedentarie e agricole vivranno una breve ma intensa stagione di fioritura.

Il mais e il bisonte

A differenza di quanto accadde nelle Foreste Orientali, dove il modello culturale Hopewell dopo essersi esteso e affermato in quasi tutta la regione, visse un periodo di crisi, compreso grosso modo tra il V e il IX secolo d.C, nelle Grandi Pianure i cambiamenti avvennero in modo più lineare e meno traumatico. Di fatto non essendci stato nelle Grandi Pianure, ne il grande aumento demografico, ne la crescita delle tecniche artigianali e degli scambi commerciali, che furono caratteristici della cultura Hopewell, quando all’est tale modello andò in crisi, le conseguenze nelle Grandi Pianure ebbero un impatto limitato e difficilmente quantificabile.
In assenza di un contesto di crisi, quale quello che coinvolse le regioni orientali, l’impatto delle due grandi innovazioni che nella seconda metà del primo millennio giunsero nelle Grandi Pianure, l’arco e le frecce e la coltivazione del mais, non ebbero effetti di traumatica trasformazione e riorganizzazione di società in crisi, come accadde all’est, ma si inserirono in modo più armonico su una struttura sociale preesistente senza snaturarla. Così la tradizionale struttura sociale di tipo egualitario e incentrata su piccoli gruppi famigliari, che all’est cedeva il passo in gran parte del territorio al formarsi di società stratificate di impianto teocratico, all’ovest sopravvisse, sviluppandosi ulteriormente, mentre l’impianto economico più flessibile e differenziato che aveva già caratterizzato le Grandi Pianure, potè ulteriormente avvantaggiarsi delle due innovazioni, potenziando l’agricoltura e rendendo più vantaggioso l’uso della grande risorsa rappresentata dal bisonte. Di fatto proprio l’esistenza del bisonte, sempre centrale nell’economia delle pianure, impedì il formarsi di caste sacerdotali e conseguenti stratificazioni sociali, legate alla dipendenza dalla monocultura del mais, come avveniva invece all’est in contemporanea. Contestualmente la minor produttività del mais, nelle pianure dell’ovest, rendeva più difficile il formarsi di quell’eccedenza agricola, che rappresenta la base economica per la differenziazione di ruoli e funzioni sociali, e dei conseguenti processi di gerarchizzazione.


La maestosità del bisonte

Con l’introduzione dell’arco e delle frecce, a partire dalla metà del millennio, e successivamente, intorno al IX secolo, del mais, le Grandi Pianure divennero il luogo di sviluppo di un modello economico e culturale originale, influenzato dalle più complesse culture della valle del Mississipi, ma sostanzialmente autonomo, che si impose con successo protraendosi, pur con momenti di decadenza, fino all’inizio del XIX secolo, quando solo la colonizzazione europea lo mise definitivamente i crisi.
Nelle Grandi Pianure, dove la centralità economica della caccia ai grandi mammiferi e al bisonte in particolare, rappresenta un tratto di continuità culturale che va dai Paleoindiani fino alla fine del XIX secolo, certamente l’arco e le frecce rappresentarono la più significativa e determinante tra le due innovazioni culturali. Di fatto, se la produzione agricola fu un grande fattore di stabilizzazione e strutturazione della vita sociale, l’arco e le frecce rendendo più produttiva la caccia, offrirono la motivazione e costruirono le condizioni, per la colonizzazione di regioni come le Highplains, che di per se non sono attrattive dal punto di vista agricolo. Di fatto l’estendersi di culture agricole dalle regioni a nord del Missouri, fino ai territori semiaridi del Colorado e del New Mexico, fu possibile solo grazie all’elemento integrativo rappresentato dalla caccia al bisonte, che certo con l’introduzione dell’arco e delle frecce divenne più remunerativa.
Pure c’è da rilevare che questa importante innovazione, il cui arrivo coincise di fatto con una fase di grande ripresa culturale e di conseguente crescita demografica, aveva trovato proprio nelle Grandi Pianure, per molti secoli, uno stop alla sua diffusione. La maggior parte degli studiosi concordano sul fatto che arco e frecce siano giunti in Nord America, nel III millennio a.C., probabilmente insieme ai popoli Inuit, per diffondersi poi successivamente nel Canada, attraverso le genti Atapaskan, giungendo nelle regioni a ovest delle Montagne Rocciose a partire dal 300-250 a.C., affiancandosi al tradizionale atlatl come strumento di caccia, avendo rispetto a quest’ultimo differenze nell’opportunità che offriva e nei problemi che poneva.


L’uso dell’atlatl

Di fatto l’Atlatl, può proiettare una lancia di varia misura, ma comunque più pesante e potente e con una maggiore forza di penetrazione, rispetto ad una freccia, e questo l’ha reso uno strumento di caccia fondamentale per decine di millenni nel Vecchio Mondo, e per molti millenni nel Nuovo; d’altra parte un cacciatore (o un guerriero) che usa l’atlatl, non può portare con se che poche lance da utilizzare, e quindi necessità del supporto di altri cacciatori se vuole essere sicuro di uccidere una preda; ancora più problematico l’uso dell’atlatl in guerra, quando uno scontro non può esaurirsi nel lancio di pochi dardi. A ciò va aggiunto che l’atlatl è tendenzialmente più impreciso della freccia, anche se più potente, necessità di spazio per poter effettuare il lancio, e quindi è difficilmente utilizzabile nelle fitte foreste, non si presta ad essere usato per l’agguato, dato che il lanciatore oltre a posizionarsi in uno spazio libero, deve operare in piedi e non può accucciarsi o nascondersi dietro ripari. In ultimo l’uso dell’atlatl, è poco adatto per la caccia di piccole prede, quali lepri e conigli e in generale gli uccelli.
Di fatto l’uso dell’atlatl, da i suoi migliori frutti negli spazi aperti, dove il lanciatore non ha difficoltà per manovrare lo strumento, e il lancio parabolico del dardo, non trova ostacoli nel suo itinerario, nella caccia a selvaggina di grossa taglia, bersagli più facili da centrare ma più difficili da abbattere, per cui servono proiettili con grande potenza di penetrazione, e preferibilmente nella caccia collettiva, dove diversi cacciatori possono usare le poche lance che ognuno può portare con se, nei confronti della stessa preda. Sono praticamente queste le condizioni che si trovano nelle Grandi Pianure, dove la caccia ai bisonti era per lo più un fatto collettivo, e ciò può forse spiegare come mai l’arco e le frecce, diffuso tra i popoli a ovest delle Montagne Rocciose, e giunto fin nelle praterie, grazie ai popoli di cultura Avonlea, che frequentavano le Highplains settentrionali, dal fiume Saskatchewan al Platte, non si sia diffuso prima in tutte le Grandi Pianure e di li ancora più a est, fino nelle Foreste Orientali. Le Grandi Pianure, dove attraverso il permanere in quasi tutta l’epoca Arcaica della cultura Plano, si era in qualche modo perpetuato il modello di sussistenza dei cacciatori Paleoindiani, rapresentarono di fatto il contesto ambientale e culturale più conservatore e di fatto interruppero la diffusione di una innovazione tecnologica, che poteva apparire meno determinante in quel contesto.
A partire dal VI sec. d.C. questa situazione si modifica e progressivamente l’arco e le frecce entrano nella cultura dei popoli delle Grandi Pianure, prima affiancandosi all’atlatl, poi sostituendolo del tutto all’inizio del II millennio; perchè ciò sia accaduto in quel momento è difficile spiegarlo, sta di fatto che arco e frecce ridefiniscono le modalità dell’attività venatoria. Con la nuova arma, un cacciatore che portava nella sua faretra fino a venti frecce, poteva misurarsi con le grandi prede come il bisonte anche da solo; in più poteva con maggior facilità rivolgere la propria attenzione alle piccole prede. Di fatto arco e frecce garantiscono maggior autonomia al cacciatore singolo, quindi all’individuo rispetto ai vincoli e ai limiti imposti dalla comunità. E forse proprio le nuove opportunità di caccia, favoriscono una maggior intraprendenza di singoli e piccoli gruppi nel misurarsi con un ambiente difficile come quello delle pianure, dove solo l’appartenenza ad una collettività strutturata garantiva la sopravvivenza.
Certamente, a differenza di quanto avviene nelle Foreste Orientali, arco e frecce non si impongono accompagnando una ripresa dell’attività bellica e l’aggressività tra comunità. A quell’epoca le Grandi Pianure hanno ancora una bassa densità demografica e sia le prede animali che le risorse vegetali sono abbondanti, per comunità che specialmente nelle zone settentrionali, vivono ancora per lo più di caccia, pesca e raccolta. Quindi è probabile che non sia il guerriero la figura centrale che si produce intorno all’innovazione tecnologica introdotta, ma il cacciatore.
Così se all’est, sulla base della coltura del mais s’erano prodotte società fortemente strutturate intorno ad un potere teocratico e sacerdoti, e in tali società, strutturalmente aggressive, la figura del guerriero va a costituire una casta, solo un grado al di sotto di quella dei sacerdoti nella gerarchia sociale, nelle Grandi Pianure, l’introduzione dell’arco e delle frecce rafforza più l’elemento individualistico rispetto a quello gerarchico, promuovendo la figura del cacciatore, che può guidare la sua comunità in un ambiente dal quale comunque è in grado di trarre il necessario per sopravvivere, anche a prescindere dal supporto di una grande struttura collettiva.
La maggiori opportunità di caccia sono certo il volano che rilanciano e amplificano la colonizzazione delle Lowlands lungo le direttive degli affluenti occidentali del Mississipi e il Missouri, ma è certo l’agricoltura, ed in particolare il mais, che stabilizzano tale colonizzazione, trasformando gli spostamenti collettivi stagionali per la caccia, in insediamenti permanenti. Più a ovest nelle Highlands settentrionali, dove le genti Avonlea già in possesso della tecnologia dell’arco e delle frecce, da secoli si dedicano alla caccia al bisonte, l’assenza delle pratiche agricole non produce insediamenti stabili, e quando con la cattiva stagione il clima si fa rigido e le praterie si coprono di neve, i diversi gruppi di cacciatori, fanno ritorno nelle zone di svernamento, nelle vallate riparate delle Rocky Mountais.
E’ così è a partire dal IX -X secolo, le genti cultura Sonoma stanziate sulle Lowlands tra Mississipi e Missouri, e quelle di cultura Besant stanziate a ovest del Missouri, abbandonano le abitudini seminomadi che aveva catterizzato il loro stile di vita, per trasformarsi in abitanti di villaggi stabili. Nello stesso periodo le genti Caddoan che vivevano nelle Lowlands meridionali compiono un percorso simile, iniziando a costruire stanziamenti stabili, risalendo il corso degli affluenti del Mississipi, l’Arkansas, il Red River, giungendo successivamente fino al Platte, spingendosi sempre più a ovest.
Inizia così la cultura dei Villaggi delle Pianure, che si svilupperà con grande successo in tutte le Lowlands, dal Dakota al Texas settentrionale, incentrata sulle due ricchezze del mais e del bisonte, che vedrà nella prima metà del II millennio uno sviluppo demografico, quale mai si era avuto in questa regione, e che sopravviverà, tra alterne vicende, fino alla metà dell’800.
Anche più a ovest nelle Highlands, in buona misura inadatte all’agricoltura, più o meno nello stesso periodo in cui a est si sviluppavano decine di insediamenti stabili, l’antica cultura nomade delle Grandi Pianure, veniva rivitalizzata dall’arrivo di nuovi popoli, gli Atapaskan provenienti dal Canada, che per oltre mezzo millennio sarebbero stati i dominatori di queste terre aspre e difficili, prima di scomparire da esse e venir quasi dimenticati.
E’ quindi a partire dal IX secolo, in coincidenza con l’emergere delle culture del Mississipi, che nelle Lowlands delle Grandi Pianure inizia a prodursi uno stile di vita molto più avanzato, a cui fa seguito un boom demografico quale mai s’era visto in questa regione. Con il supporto dell’arco e delle frecce, che nel IX secolo si erano ormai imposti, sostituendo l’atlatl, che modificando le tecniche di caccia al bisonte, valorizzava le opportunità di caccia individuale e per piccoli gruppi, e soprattutto con la coltura del mais che i quello stesso periodo diviene il principale prodotto agricolo, emerge quella che viene definita cultura dei Villaggi delle Pianure, che dal Missouri al Red River ci ha lasciato una quantità di vestigia archeologiche, e che si è mantenuta con poche mutazioni, fino alla metà del XIX secolo.

Le culture agricole delle pianure del Missouri

Nella parte settentrionale delle Lowlands, la prima comparsa di questo nuovo stile di vita avviene nella zona di confine tra Iowa, Minnesota e South Dakota, dove a partire dal 900 emerge il complesso culturale definito Great Oasis. Genti Siouan riconducibili al modello di Sonota, che si era prodotta nei secoli precedenti, ma da sempre vissute in stretto rapporto con le culture Hopewell del medio e alto Mississipi, iniziano a praticare l’agricoltura, non più come risorsa accessoria ma stabilmente, anche se per il momento si tratta ancora di piccoli orti, in cui a fianco del mais, vengono coltivati i cultigeni autoctoni, il chenopodium, il girasole, e ovviamente zucche.
Le genti di questa cultura vivevano durante i mesi invernali in piccoli insediamenti costituiti da abitazioni parzialmente interrate, a base quadrata o rettangolare, con tetti di rami e frasche e pareti degli stessi materiali, ma ricoperte di terra e fango; tali insediamenti erano abitualmente posti su terrapieni elevati lungo il corso dei fiumi, ed erano occupati stagionalmente dato che durante la buona stagione, le comunità si disperdevano per dedicarsi alla caccia, vagando al seguito della selvaggina o per raggiungere gli appezzamenti alluvionali in cui seminare piccoli orti.
Definitivamente abbandonato l’uso di costruire piccoli mounds funerari, queste genti usavano seppellire i defunti in cima ad alture, lontane dai villaggi; la produzione di ceramica, già nota da secoli nella regione ebbe un ulteriore sviluppo in questa fase.
Il mais
Tra il 1.000 e il 1.100 il modello Great Oasis scompare dalla parte orientale dell’area, nello Iowa centrale e Minnesota meridionale, per evolvere nella parte occidentale, al confine tra Nebraska, South Dakota e Iowa, in quella che è definita cultura di Mill Creek, il cui aspetto più rilevante è rappresentato dagli evidenti influssi culturali provenienti dai popoli di cultura Mississipi dell’Illinois, dove nel frattempo fioriva il grande centro cerimoniale di Cahokia. Prodotti d’artigianato, materie prime, oggetti rituali vengono scambiati tra questi abitanti delle Grandi Pianure e i popoli del Mississipi, fin oltre il 1.200 quando la cultura di Mill Creek scompare e gli insediamenti si spostano ad ovest, riducendo le relazioni con le aree orientali. Tra le ipotesi per spiegare questo spostamento si è ipotizzata la pressione esercitata dai popoli Oneota stanziati a nord-est, che avrebbero potuto frapporsi tra le genti di Mill Creek e gli abitanti di Cahokia e del medio Mississipi.
E’ quasi certo che agli antenati dei Mandan storici, si debbano sia il modello Great Oasis che il successivo Mill Creek, e non è da escludere che proprio i Mandan fossero il gruppo più vicino, almeno sul piano linguistico ai misteriosi abitanti di Cahokia; la lingua dei Mandan viene considerata in qualche modo in relazione, ma diversa, da quella dei Siouan del gruppo Chiwere, di cultura Oneota, in cui eredi storici furono, i Winnebago, gli Oto, gli Iowa e i Missouri.
A partire dal 1.000 a.C., anche nella zona più a monte lungo il fiume Missouri il nuovo stile di vita, che qui prende il nome di Middle Missouri, si affermò raggiungendo l’apice intorno al 1.200, dopo che gli antenati dei Mandan si spostarono a ovest, per insediarsi a ridosso di altri gruppi Siouan della regione, quasi certamente antenati degli Hidatsa storici, forse eredi della cultura Besant, che furono coinvolti nel nuovo stile di vita agricolo e sedentario. E’ in questo periodo che il numero di insediamenti aumenta notevolmente, i villaggi crescono di dimensioni, con decine di abitazioni e centinaia di abitanti, mentre l’attività agricola diviene sempre più importante, grazie anche alla selezione di mais adattato alle condizioni climatiche più rigide della regione. Le condizioni climatiche favorevoli e la crescita demografica spingono alla colonizzazione di terre sempre più a nord, risalendo il Missouri fino all’attuale North Dakota, mentre contestualmente si riducono le relazioni con le regioni orientali.


L’imponente fiume Missouri

E’ con il modello Middle Missouri, che nelle Grandi Pianure settentrionali lo stile di vita dei Plains Village si produce in modo autonomo e definito, sia sul piano della vita materiale, che dell’economia e dell’organizzazione sociale.
I villaggi sul medio Missouri sono frequentemente cinti da palizzate e fossati difensivi, secondo un modello simile a quello dei contemporanei villaggi dei popoli di cultura Oneota, e probabilmente tale uso fu importato da gruppi di provenienza orientale. Evidentemente questa abitudine, che nasce ad est per i rischi di conflitti tra comunità vicine, trova ulteriori motivazioni man mano che ci si sposta ad ovest, dove il contatto con genti sconosciute, probabilmente indusse ad un atteggiamento prudente; d’altra parte almeno nei primi secoli, tra il 1.000 e il 1.300, non sembra che l’estendersi dei Plains Village, sia stata accompagnata da violenze o attività belliche.
I villaggi sono composti da decine e fino ad un centinaio di abitazioni, abitualmente a pianta quadrangolare, larghe dai 5 ai 10 metri, spesso poste parallelamente al corso di un fiume, o più tardi intorno ad una plaza centrale; è probabile che le abitazioni avessero le mura ricoperte di terra e argilla, ma che i tetti fossero ancora fatti di rami e frasche, secondo l’uso tradizionale delle regioni boscose orientali. Ogni abitazione, oltre ovviamente ad un focolare, aveva dei ripostigli, in forma di buche, nelle quali venivano immagazzinate le scorte alimentari per il periodo invernale. Progressivamente emerge l’uso di costruire una grande casa, per gli incontri e i riti collettivi, fatto che segnala il prodursi di una prima strutturazione sociale, incentrata sul ruolo dei clan famigliari. La produzione artigianale e di ceramiche, esauriti quasi del tutto i contatti con le culture Mississipi dell’est, acquisisce un carattere sempre più autonomo, rispondente ai criteri della funzionalità e della semplicità. A parte l’innovazione dell’uso di arco e frecce, non si hanno altri cambiamenti e l’attività agricola, come in tutto il Nord America, continua ad essere praticata con zappe fatte con le scapole di bisonte o di altri grandi mammiferi.
Si tratta nel complesso di uno stile di vita, che non ha nulla della complessità e della ricchezza dei grandi centri cerimoniali dell’est, che concede poco all’arte e alle altre manifestazione dello spirito umano, quali la religione e i culti dei morti, ma è anch’esso in grado di produrre le condizioni per la convivenza di diverse centinaia di individui in una singola comunità, e di tante singole comunità, l’una accanto all’altra, in una convivenza tendenzialmente pacifica.
Sulla base delle ampie testimonianze etnografiche e storiche, possiamo ipotizzare che la struttura in clan matrilineari che era caratteristica di Mandan e Hidatsa, gli eredi storici dei popoli del Middle Missouri, abbia la sua origine proprio all’epoca in cui si impone, il modello di vita sedentario in grandi villaggi, sostenuti da una significativa attività agricola, di cui proprio le donne hanno il maggior carico di lavoro e responsabilità. Il sistema dei clan, che è trasversale e si estende oltre un singolo villaggio, è la base per il riconoscimento reciproco ed il mantenimento di legami, tra comunità diverse, che costituiscono di fatto, labili confederazioni, riunite da comuni credenze, dal medesimo sistema di clan, ma non in grado di produrre una vera e propria leadership oltre il singolo villaggio.
Più difficile avere un’idea delle credenze e della vita spirituale dei popoli del Middle Missouri, dato che non è possibile sapere oggi, quanto della vita spirituale e della mitlogia dei Mandan e degli Hidatsa storici, fosse già patrimonio dei popoli del Medio Missouri; certamente il loro impianto spirituale doveva essere legato al ruolo delle figure shamaniche, intermediari tra l’individuo e il mondo soprannaturale, ai miti delle origini, alle credenze verso il mondo degli spiriti presente in ogni manifestazione naturale, oltre al patrimonio specifico di amuleti, conoscenze, riti che erano patrimonio di ogni singolo clan.
All’apice del suo sviluppo, nel corso del XIII secolo, la cultura del Middle Missouri, venne investita dall’arrivo di nuovi popoli, provenienti da sud, dalle terre più a valle lungo il Missouri, popoli che già erano a conoscenza delle pratiche agricole, che conducevano una vita sedentaria, con una strutturata organizzazione sociale, ma che per ragioni a noi ignote, giunsero a colonizzare le rive del medio Missouri, affiancandosi ai popoli Siouan, con i quali non sembra che all’inizio i rapporti fossero ostili. Questi migranti meridionali erano certamente di lingua Caddoan, antenati degli Skidi, un gruppo dei Pawnee storici, che per primo praticò l’agricoltura nelle praterie centrali, ma una cui parte si era stanziata lungo il Missouri, al confine tra Iowa e Nebraska. Fu probabilmente la pressione dei popoli Oneota da est, a indurre questa parte degli Skidi a spostarsi a nord, divenendo poi la tribù degli Arikaree, le cui vicende storiche furono simili a quelle di Mandan e Hidatsa.


Un piccolo insediamento del Middle Missouri

E’ possibile che i nuovi arrivati, abbiano preso possesso dei siti abbandonati dai popoli del Middle Missouri, o che i diversi gruppi abbiano convissuto vicini senza conflitti e scambiandosi usi e tecniche. Ciò è particolarmente evidente per quanto riguarda le abitazioni e l’uso di fortificare i villaggi: in poco tempo le case circolari e interamente coperte di terre in uso tra i nuovi arrivati Caddoan, sostituiscono le abitazioni con tetto di rami e frasche, che i Siouan avevano importato dalle terre boscose dell’est, da cui provenivano, mentre i Caddoan acquisirono l’uso di cintare di fortificazioni di pali e terra i loro villaggi, usanza che non era praticata nelle praterie del Nebraska.
Con l’arrivo di questi migranti meridionali, e il modificarsi degli usi e delle tecniche, il modello Middle Missouri, viene rinominato Coalescent Middle Missouri, a significare il convivere e il mescolasi di due diverse tradizioni culturali.
E’ quindi probabile che intorno alla fine del XIII secolo tutti gli elementi caratteristici della cultura delle tribù agricole del Missouri (Arikaree. Mandan, Hidatsa), a parte ovviamente il cavallo, fossero già presenti e definiti. A quell’epoca tutta la regione del medio Missouri, era occupata da una quantità di villaggi agricoli, con una cewscita della popolazione che nelle pianure mai s’era vista, e tutte queste genti potevano vivere grazie alla ricchezza dei raccolti di mais e altri prodotti agricoli, e del bisonte, che stagionalmente veniva cacciato con spedizioni collettive che si inoltravano nelle pianure. E’ probabilmente in questi antichi villaggi delle pianure che vengono elaborate le tecniche di un pieno utilizzo delle risorse offerte dal bisonte, che poi saranno alla base del prodursi della cultura storica delle praterie; di fatto molti popoli storici delle grandi praterie, i Dakota, gli Cheyenne, gli Arapaho ecc, giunsero in tempi molto recenti nelle pianure, e tutti passarono per i villaggi del Missouri, per fare scambi o per predarli, ed è possibile che il veloce affermarsi tra popoli di recente migrazione, di conoscenze e tecniche comuni, sia da spiegare proprio attraverso il ruolo svolto da questi villaggi, che di fatto costituivano un riferimento culturale imprescindibile per tutti gli abitanti delle pianure.
Ma all’apice del suo sviluppo, questo modello culturale subì un pesante arresto, quando all’inizio del XIV secolo i cambiamenti climatici della Piccola Era Glaciale, modificarono le condizioni della regione; i mutamenti climatici che più o meno nello stesso periodo portarono alla scomparsa di molti grandi centri del Medio Mississipi, non ebbero le stesse traumatiche conseguenze sul Missouri, dato che la presenza del bisonte, rendeva le comunità meno dipendenti dai raccolti, ma lo studio degli scheletri ritrovati nei siti archeologici, indica che in questo periodo, carestie e guerre fecero la loro comparsa tra i popoli del Missouri.
La principale testimonianza di questo periodo oscuro ci vengono dal sito di Crow Creek, nel South Dakota, un sito in cui sono presenti vestigia sia della cultura Middle Missouri più antica, sia del modello Coalescent, più recente. In questo villaggio intorno alla metà del ‘300 un’intera popolazione di oltre 400 abitanti, fu massacrata, i corpi straziati, scotennati e mutilati, nel corso di una battaglia probabilmente combattuta per il controllo di terre agricole, e se quasi certamente le vittime del massacro furono genti di recente immigrazione, antenati degli Arikaree, non è chiaro chi fossero gli aggressori.


Resti di una casa risalente al Crow Creek Massacre

In ogni caso questo periodo di crisi, che si protrasse almeno fino alla fine del XV secolo, producendo un notevole calo demografico e l’abbandono di un gran numero di villaggi, non portò alla fine di questa cultura, che anzi continuò ad espandersi nella regione, coinvolgendo nuovi popoli. Alla metà del ‘700 villaggi agricoli di case di terra, totalmente simili a quelli del Missouri, furono edificati dai Cheyenne, lungo il fiume Sheyenne, nel North Dakota, prima che i Cheyenne, continuando a spostarsi a ovest, divenissero cavalieri nomadi e cacciatori di bisonti.
La cultura del Medio Missouri, visse la sua crisi definitiva alla fine del ‘700, quando devastanti epidemie portate dai bianchi falcidiarono i villaggi, mente le tribù di cavalieri nomadi, i Teton-Lakota in particolare, si imposero come dominatori delle praterie, ostacolando anche la caccia dei bisonti, ai sedentari abitanti dei villaggi agricoli sul Missouri. Gli ultimi esponenti di questa cultura, rappresentati da quanto restava delle tribù Arikaree, Mandan e Hidatsa, alla metà dell’800 ottennero una piccola riserva nel North Dakota, dove ancora oggi vivono.

Le culture agricole nelle Pianure Centrali

Nella vasta area delle pianure centrali, grosso modo compresa tra i fiumi Missouri, Niobrara, Platte e Arkansas le trasformazioni che in tutto il settore orientale del Nord America si realizzarono a partir dal IX secolo presero una via sotto molti aspetti diversa da quanto accadeva più o meno nello stesso periodo a nord, lungo il Missouri. In questa regione le pratiche agricole avevano una lunga tradizione, risalente probabilmente ai primi secoli prima dell’era cristiana, e tutta la parte orientale della regione, era stata nei secoli precedenti in stretto contatto con le culture Hopewell delle Foreste orientali, costituendo di fatto delle varianti locali di tale cultura (Kansas City Hopewell, Cooper Hopewell). Quando le culture Hopewell iniziarono a andare in crisi a partire dal V sec. d.C., il fenomeno non produsse significative modificazioni nello stile di vita della regione, sempre basato su un modello di sussistenza che integrava una attività agricola su piccola scala, la raccolta di vegetali selvatici, la pesca e la caccia alla selvaggina reperibile a breve distanza dagli insediamenti, uccelli, piccole prede, cervi, antilopi e quando possibile, bisonti. Un tale modello di sussistenza non poteva supportare comunità molto numerose, e l’insediamento tipico era quello di tutte le culture Hopewell, poche abitazioni famigliari, per raggruppamenti di poche decine di individui, posti però a breve distanza l’uno dall’altro, e quindi in grado di relazionarsi, per scambi commerciali, matrimoniali e occasionalmente la celebrazione di riti comuni.
E’ su questo modello di sussistenza che si inserisce, a partire dal IX secolo l’acquisizione della coltura del mais, e quella di pochi secoli precedente dell’arco, che non modifica tale impianto, ma lo rafforza e lo estende producendo quella che viene chiamata Central Plains Culture. Grazie alle maggiori risorse garantite dal mais, a cui ormai s’accompagnano stabilmente zucche e fagioli, le piccole comunità tradizionali estendono la loro espansione, risalendo il corso dei fiumi che attraversano le Grandi Pianure, sfruttando le maggiori opportunità che l’arco e le frecce offrono alla caccia individuale e di piccoli gruppi, mentre la crescita demografica porta ad una progressiva occupazione di terre fino a quell’epoca scarsamente abitate.
Non si tratta di una migrazione organizzata, ne del trasferimento di intere comunità, ma semplicemente dello spostarsi, inseguendo nuove opportunità, di singoli gruppi famigliari, ma tale fenomeno nell’arco di pochi secoli, si estende dalle regioni originarie dello Iowa, del Missouri occidentale e del Nebraska e Kansas orientale, fino a tutta la valle del Platte, dello Smoky Hill e Republican, per raggiungere le pianure del Colorado.
Nel corso dello spostamento è probabile che vengano assunte nuove tecniche, in particolare quelle per l’edificazione delle abitazioni, dato che in questo periodo fanno la loro comparsa le grandi case ricoperte di terra, tipiche degli abitanti storici della regione, i Pawnee in particolare, anche se all’epoca avevano una struttura diversa, a base quadrangolare o trapezoidale, piuttosto che circolare.


La zona compresa tra i fiumi Republican e Smoky Hill

I nuovi modelli di abitazione, con la copertura in terra, garantiscono un ambiente interno isolato, che protegge dalle elevate escursioni termiche della regione, e probabilmente necessitano di una minor quantità di legname, meno presente nelle grandi pianure. Rimane lo stesso invece il modello di insediamento, poche abitazioni, non più di due o tre, o anche abitazioni singole, in una vallata fluviale, a poca distanza da insediamenti simili. L’attività agricola è la risorsa prevalente di queste comunità, ampiamente supportata dalla caccia, dalla pesca e dalla raccolta, anche se non sembra che la caccia al bisonte, assumesse per questi popoli la stessa rilevanza che aveva per loro vicini del Missouri. Certamente lo stile di vita basato su piccole comunità, non rendeva possibile l’organizzazione di grandi cacce collettive, o addirittura lo spostamento stagionale alla ricerca delle mandrie di bisonti, e l’importanza di tale animale, non doveva essere tale da determinare le abitudini di questi popoli. Va poi aggiunto che secondo diversi studiosi, la presenza di bisonti nelle regioni meridionali e centrali delle Grandi Pianure, non fu sempre così massiccia come in epoca storica.
Difficile è individuare una precisa relazione tra questa cultura e le coeve culture del Mississipi, in particolare quella di Cahokia, che si sviluppava immediatamente a est delle pianure centrali; certo il solo fatto che non esistessero villaggi veri e propri, e che quindi non esistesse una complessa struttura sociale, o addirittura un impianto gerarchico, rende questa cultura profondamente diversa da quelle del Mississipi, e i contatti commerciali e gli scambi che sicuramente ci furono tra le due aree, non produssero significative conseguenze. Probabilmente a rendere meno rilevanti tali relazioni, fu anche la differenza etnica e linguistica che divideva i popoli delle due culture, Siouan, i popoli del medio Mississipi, quasi certamente Caddoan, quelli delle pianure centrali. A conferma di ciò il fatto che le più significative influenze nelle pianure, da parte di popoli del Mississipi, riguardano i gruppi più meridionali, nel Kansas orientale e nell’Oklahoma, dove però sono più evidenti le influenze provenienti dal sito di Spiro, nell’Oklahoma, abitato da genti di lingua Caddoan, piuttosto che di Cahokia.
Tra i popoli Caddoan storici è possibile ricercare gli eredi di questi abitanti delle pianure centrali, non tanto tra i Pawnee in genere, che abitarono la regione in tempi storici, ma le cui tradizioni fanno riferimento ad una migrazione da sud, quanto ad un gruppo specifico e linguisticamente differenziato della confederazione Pawnee, gli Skidi Pawnee, che abitavano la regione in tempi più antichi, e che sono strettamente affini a quegli Arikaree, i cui antenati si insediarono sul medio Missouri intorno al XIV secolo.
Tra questi Skidi in tempi storici era presente, unico in tutto il Nord America, l’uso del sacrificio di una giovane donna, una prigioniera rapita ad un’altra tribù, per celebrare la Stella del Mattino. Tale rito, si collocava in un quadro di credenze e ad una cosmogonia, legata all’osservazione e al culto delle stelle, secondo un impianto comune a tutti i popoli di lingua Caddoan di cui abbiamo conoscenza, e che in qualche modo può essere collegato al Culto Meridionale dei popoli del Mississipi, presso cui è certo che il sacrificio umano fosse praticato in alcuni casi (testimonianze storiche tra i Natchez e gli Yuchi), e il cui sistema di credenze, quasi certamente prevedeva una osservazione e una conoscenza degli astri. In generale, sia per quanto riguarda le credenze spirituali, sia per ciò che riguarda l’organizzazione sociale, i Pawnee storici avevano elementi comuni con i loro parenti meridionali di cultura Caddoan-Mississipi.
Non sappiamo quanto lontano nel tempo cercare le origini dei sacrifici umani tra gli Skidi Pawnee, ma questo tipo di uso, mal si accorda con i modelli di insediamento e di organizzazione sociale delle pianure centrali, caratterizzati da piccole comunità famigliari, non in grado di produrre i complessi rituali legati al sacrificio umano, e l’assenza di quel quadro di ostilità, che legittima il rapimento e l’uccisione di una donna di un’altra comunità. Tale condizione era però destinata a cambiare, e probabilmente la particolare usanza degli Skidi, si produsse in coincidenza con tale cambiamento.
Lo stile di vita delle pianure centrali, ha lasciato le sue maggiori testimonianze nel periodo che va tra il X e il XIII secolo, con manifestazioni più tarde man mano che ci si sposta verso ovest. A partire dalla fine del XIII secolo, la quantità di insediamenti si riduce nella parte orientale della regione e a partire dal XIV lo stesso avviene nella parte occidentale. Nelle regioni orientali la riduzione della presenza di siti Central Plains, si accompagna al manifestarsi di popoli di cultura Oneota, che provenendo dalle regioni a ovest del lago Michigan, progressivamente si insediano nelle lowlands ad ovest del Mississipi, dove ancora risiedevano in tempi storici. Questi gruppi di cultura Oneota, erano antenati dei Siouan del gruppo Chiwere, gli Iowa, i Missouri, gli Oto e i Winnebago (questi ultimi invece rimasero nelle loro sedi orientali). Questi Siouan da tempo erano usi a vivere in villaggi fortificati in cui risiedevano centinaia di abitanti, usavano costruire capanne di rami e frasche senza copertura in terra, organizzavano stagionali cacce collettive al bisonte, e probabilmente avevano una maggiore propensione aggressiva.


Un villaggio di Pawnee sul Platte River

Lo spostamento a sud-ovest dei Siouan Oneota, va certamente messo in relazione sia all’opportunità di trovare una maggior quantità di bisonti, sia soprattutto ai cambiamenti climatici che a partire dalla fine del XIII secolo investirono gran parte del Nord America, contribuendo al declino dei maggiori centri di cultura Mississipi. Visitate le terre a ovest del Mississipi per brevi periodi durante la stagione venatoria, questi popoli vi si sarebbero trasferiti, quando nelle loro terre più a nord, le condizioni per l’agricoltura si resero più difficili. L’impatto di questi popoli, con una organizzazione più coesa e una maggiore aggressività, potrebbe aver portato all’abbandono delle terre migliori gli antichi abitanti Caddoan delle Lowlands.
Nella parte occidentale del territorio, le Highlands del Nebraska, Kansas, Colorado, zone di recente colonizzazione agricola, nello stesso periodo, i cambiamenti climatici, con inverni più freddi ed estati più calde potrebbero aver reso più difficili le condizioni di vita per le comunità Central Plains, portando al progressivo abbandono della regione, che proprio in quello stesso periodo vedeva l’arrivo di nuovi popoli di lingua Atapaskan dalle terre settentrionali.
Tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV, il modello di vita delle Central Plains fu quindi scosso da una serie di cambiamenti che si accompagnarono a spostamenti e migrazioni: quelle dei Siouan Oneota da nord-est, l’arrivo degli Atapaskan da nord, il trasferimento verso il Missouri di gruppi Skidi, antenati degli Arikaree, e infine il probabile arrivo di genti Caddoan da regioni meridionali, l’area tra Colorado, Panhandle dell’Oklahoma e Texas nord-occidentale, dove i cambiamenti climatici rendevano la vita difficile. Quest’ultimo trasferimento di popoli potrebbe trovare conferma nelle tradizioni dei gruppi Pawnee, giunti più recentemente (Cahui, Kitkehaki, Pittahuerat) presso cui è presente una tradizione di origini sud-occidentali.
Il risultato di questo rimescolamento fu l’emergere di un nuovo stile di vita, rappresentato dai Pawnee storici, il cui stanziamento era nella regione centrale di quella che un tempo era l’area di cultura Central Plains, tra i fiumi Republican e Niobrara ed in particolare nella valle del Platte.
Nasce così il modello culturale storico dei villaggi delle pianure centrali, con insediamenti più consistenti e comunità più grandi, in grado di difendersi da popoli vicini, con l’uso di organizzare cacce collettive al bisonte stagionali, durante le quali i villaggi di case di terra erano abbandonati, e con una conseguente maggior dipendenza dalla caccia al bisonte. Di questo cambiamento c’è testimonianza nel mito Skidi di Uomo Chiuso, il capo che avrebbe riunito le disperse comunità Caddoan delle pianure centrali, insegnando loro a vivere in villaggi, e organizzando la loro alleanza. Il mito di Uomo chiuso è riferibile al XVI secolo, o forse ad un periodo di poco precedente, e significativo è il fatto che nel mito si narra del rifiuto dei gruppi settentrionali a partecipare all’alleanza, dato che tali gruppi, gli antenati degli Arikaree, già da tempo spostatisi sul medio Missouri, avevano appreso l’uso di vivere in villaggi fortificati ed erano garantiti nella loro sicurezza.
In conclusione è possibile affermare che tra il XV e il XVI secolo si era definito in parte il quadro storico delle praterie centrali, con il settore orientale, nel bacino del basso Missouri, abitato da genti Siouan Chiwere di cultura Oneota (Iowa, Oto, Missouri), la parte centrale, il bacino del Platte dai diversi gruppi Pawnee (Skidi, Pittahuerat, Kitkehaki, Cahui), eredi della tradizione Centra Plains, e le regioni occidentali con la recente occupazione di popoli Atapaskan antenati di gruppi Apache storici (Lipan e Jicarilla).
Di li a poco, a partire dal XVII secolo, questo quadro si sarebbe di nuovo modificato, con l’arrivo di nuovi emigranti Siouan dalla valle dell’Ohio (i Degiha, antenati di Quapaw, Osage, Kansa e Poncha), in fuga dalla devastante Guerra del Castoro, e ancor di più successivamte con l’arrivo delle tribù nomadi storiche, i Lakota, i Nakota, i Cheyenne, gli Arapaho, i Kiowa, i Comanche.

Le culture agricole nelle Pianure Meridionali

Nelle Grandi Pianure meridionali, la regione che si estende dal bacino del fiume Arkansas verso sud, lo sviluppo dell’agricoltura e il conseguente prodursi di uno stile di vita sedentario o semisedentario, assunse caratteristiche diverse in relazione alla diversità ambientale. In particolare questa regione è caratterizzata da una più evidente differenziazione climatica e ambientale, tra le Lowlands orientali e le Highlands occidentali.
Le Lowlands a ovest del Mississipi, negli attuali stati dell’Arkansas, Louisiana e Texas occidentale, data la latitudine e l’influenza dell’aria umida proveniente dal Golfo del Messico, hanno un clima temperato umido, che permette al ricco e vario ambiente forestale delle Terre Boscose del sud-est, di estendersi più a ovest, rispetto alle regioni poste a nord del Missouri. Ciò fa di questa area un luogo dalle condizioni climatiche e ambientali tra i migliori per lo sviluppo dell’agricoltura; e infatti quest’area fu sede della più occidentale tra le culture del Mississipi, quella degli antenati dei Caddo storici. Tra i Caddo il modello culturale si mantenne senza subire crisi evidenti, almeno fino al primo contatto con gli Europei, intorno alla metà del XVI secolo, evitando le conseguenze di quei cambiamenti climatici che a partire dal XIV secolo, portarono alla crisi dei principali centri della cultura Mississipi posti più a nord.


La zona delle lowlands orientali

A fronte delle condizioni ideali di queste Lowlands meridionali, procedendo più a ovest, nella regione che va dal Kansas e Texas centrale fino ai monti del Colorado e del New Mexico, le condizioni cambiano in modo significativo e la bassa latitudine che permette un clima più caldo, si accompagna a minori precipitazioni, producendo un ambiente via via più secco, che nella parte occidentale, l’altopiano delle Staked Plains, diviene addirittura semiarido, e in cui anche i numerosi corsi d’acqua che scendono dalle Rocky Mountains, hanno una portata d’acqua minore e più discontinua rispetto alle regioni del nord.
Date queste condizioni generali, risulta plausibile l’ipotesi di molti studiosi, che questa regione, da cui ci giungono le prime testimonianze dei Paleoindiani (Clovis, Folsom ecc…), dopo il definitivo ritrarsi dei ghiacci e il progressivo aumento della temperatura, abbia visto progressivamente ridursi la fauna ed in particolare le mandrie di bisonti, che sembrano essere scomparse del tutto per lunghi periodi.
Così, se nelle regioni orientali il filo rosso dell’evoluzione culturale è un continuum senza soluzione di continuità, dalla fase Arcaica fino alle complesse culture Mississipi dei popoli Caddoan, nel settore occidentale delle praterie meridionali, dopo l’epoca paleoindiana, le testimonianze si riducono drasticamente lasciando pensare ad un quasi totale spopolamento della regione.
In quest’area quindi le sole acquisizioni tecnologiche, l’arco e le frecce, e la nuova coltura del mais, non sarebbero bastate a produrre lo sviluppo di società agricole come nelle ragioni più a nord, se non accompagnate da migliori condizioni climatiche e ambientali. Tali condizioni evidentemente si produssero a partire dal ‘900- 1.000 d.C., come dimostrerebbe il ritorno delle mandrie di bisonti nella regione, e proprio il ritorno dei bisonti dovette essere l’elemento che permise una colonizzazione della regione e un significativo aumento demografico, per tutto il periodo tra il’X e il XV se. d.C.
Fu così che a partire da quell’epoca, fanno la prima comparsa nelle pianure tra il Red River e il Canadian, i primi villaggi agricoli, insediamenti che all’apice dello sviluppo, nel corso del XIII secolo, in quella che è una delle zone in cui si sono trovate maggiori testimonianze, la valle del fiume Washita, giungevano a raccogliere diverse centinaia di abitanti. Il modello di sussistenza era simile a quello di tutti gli abitanti delle pianure, basato sull’integrazione di attività agricola, raccolta di vegetali selvatici e caccia, ma data le minori precipitazioni e la conseguente maggior precarietà dell’attività agricola, la caccia al bisonte svolgeva un ruolo molto più importante, rispetto a quanto accadeva nelle praterie centrali. Anche il modello di insediamento era diverso, dato che si costruivano veri e propri villaggi, con oltre venti abitazioni famigliari. Anche le abitazioni sono diverse, non le case di terra dei loro vicini settentrionali, ne le grandi capanne d’erba a forma di cupola dei Caddo di cultura Mississipi che vivevano a est, ma capanne a base quadrangolare, abitante da famiglie nucleari di massimo 8-10 componenti, costruite con rami e frasche e dalle pareti intonacate con fango e argilla.


Indiani accampati nella zona del Red River

Al centro di molti villaggi sono state ritrovate tracce di terrapieni circolari, circondati da quattro strutture seminfossate; non si tratta di veri mounds, come quelli del Mississipi, ma sicuramente svolgevano una funzione analoga, come luogo per i cerimoniali collettivi, a dimostrazione del prodursi di una più strutturata coesione sociale. Altri elementi che denotano un’influenza delle culture orientali del Mississipi, ed in particolare del centro cerimoniale di Spiro, nell’est dell’Oklahoma, è testimoniato dalla presenza di oggetti, principalmente legati al culto, che fanno ipotizzare credenze legate all’osservazione del mondo astrale, alle stelle, al Sole alla Luna; un simile impianto era presente anche fra i Caddoan delle pianure centrali, ed è quindi probabile che tutti i popoli Caddoan condividessero un comune complesso di credenze, la cui origini ed espressione più strutturata doveva trovarsi fra i Caddo di cultura Mississipi del Texas, ma che aveva anche espressioni periferiche e più semplici tra i Caddoan delle pianure.
A partire dalla fine del XII secolo, lo stile di vita agricolo si estese ulteriormente a ovest, fin sull’alto corso del fiume Canadian, una regione che anche oggi, malgrado le tecnologie moderne, è tra le meno adatte all’agricoltura. Le maggiori testimonianze di questo stile di vita agricolo, sono state trovate nella valle dell’Antelope Creek, con un gran numero di insediamenti singoli e di villaggi.
In questa zona, al margine dell’area di influenza dei popoli Pueblo del New Mexico, il modello di costruzione delle abitazioni cambia ulteriormente, sia per l’uso di pietre per l’edificazione delle pareti, sia per la costruzione di strutture più grandi, con decine di camere collegate l’una all’altra, anche se, specialmente nell’ultima fase, l’uso di abitazioni singole sembra prevalere. L’uso di costruire case in pietra, e soprattutto di veri e propri edifici che potevano ospitare più gruppi famigliari, è nelle Grandi Pianure, una novità assoluta e un fatto circoscritto a questo periodo storico, e che è riscontrabile solo nella coeva e affine cultura di Apishapa del Colorado; dopo questo periodo, l’unico altro caso di costruzione in pietra nelle pianure, è il Pueblo di El Quartelejo, nelle pianure del Colorado, costruito nella seconda metà del ‘600 da indiani fuggiti dalla regione del Rio Grande a causa degli Spagnoli.
L’influenza degli indiani Pueblo che vivevano a ovest, non si manifesta solo nell’edificazione delle abitazioni di pietra, dato che nei villaggi fanno la loro comparsa ceramiche ed altri manufatti di evidente produzione occidentale. E’ così che questi villaggi di pionieri, svolsero anche un ruolo di relazione e intermediazione, tra le due più grandi culture del Nord America, quella orientale del Mississipi, e quella sud-occidentale dei Pueblo.
In gran parte dell’Oklahoma centro-occidentale, fino al nord-ovest del Texas, villaggi e singole fattorie, crescono nelle valli fluviali, dove c’è acqua per l’agricoltura e legname, accompagnando la crescita demografica, fino alla metà del ‘400, quando in tutta l’area gli insediamenti vengono abbandonati nell’arco di pochi decenni, al punto che quando i primi bianchi raggiunsero la regione, con la spedizione spagnola di Francisco de Coronado del 1541, in tutta l’area non c’era più traccia di attività agricola, e i pochi abitanti da loro incontrati erano nomadi Apache, solo da poco giunti nella regione.
L’esaurirsi di questi villaggi agricoli, fu di poco successivo al periodo di cambiamenti climatici della Piccola Età del Ghiaccio, che determinò la crisi di molti dei principali potentati agricoli a latitudini più settentrionali. E’ possibile che il raffreddamento climatico che potrebbe aver causato l’abbandono di Cahokia e altri centri cerimoniali a nord, possa avere determinato, una riduzione delle precipitazioni in quest’area, colpendo la già debole attività agricola e inaridendo i pascoli dei bisonti, riducendo così anche le opportunità della caccia. Alcune annate di raccolti negativi, il progressivo spostarsi a nord delle mandrie di bisonti, in pochi decenni potrebbero aver portato all’abbandono della regione; l’eventuale riduzione della presenza di bisonti nell’area, è comunque un’ipotesi di cui mancano le prove, e tale riduzione, se pur possibile, dovrebbe essere stato un fenomeno circoscritto nel tempo, dato che alla metà del XVI secolo, quando gli Spagnoli visitarono le praterie meridionali, vi trovarono mandrie in abbondanza. Certamente a rendere difficile la vita nella regione può essersi aggiunta la presenza di nomadi Atapaskan, che giungevano da nord lungo le pendici delle Rocky Mountains; questi Atapaskan, che più tardi, una volta acquisito il cavallo, sarebbero divenuti temibili predoni, a quell’epoca dovevano essere solo poveri migranti, ma certo con il loro arrivo nella regione la competizione si fece più dura.
Quali che siano state le cause, sta di fatto che più meno in coincidenza con la fine dei villaggi della tradizione Washita e Antelope creek, un nuovo modello di insediamento si afferma più a nord, nelle pianure centro meridionali del Kansas, ed in particolare nella regione della Great Bend del fiume Arkansas. Ancora una volta cambia il modello di costruzione delle abitazioni dato che questi popoli, evidentemente, antenati delle diverse tribù Wichita storiche, usano capanne d’erba simili a quelle dei Caddo del Texas orientale. E’ probabile che questa abitudine fu mutuata dai Caddo, la cui cultura a quell’epoca si esprimeva ai massimi livelli, e che i nuovi venuti dalle terre meridionali, abbiano utilizzato tale tecnologia, da secoli in uso tra gli abitanti del vicino del centro cerimoniale di Spiro, più a valle lungo il corso del fiume Arkansas.
Nel 1542 lo spagnolo Francisco de Coronado, alla ricerca delle favolose “7 città d’oro di Cibola”, partito dal Messico, raggiunse i Pueblo del Rio Grande, da cui seppe della meravigliosa città di Quivira, dove avrebbe trovato l’oro che cercava.


Francisco Vásquez de Coronado

Quivira era in realtà un grande villaggio agricolo dei Wichita, in cui Coronado non trovò oro, ma con la sua impresa determinò di fatto il passaggio dalla tradizione preistorica delle pianure meridionali, alla storia moderna. Quivira e altri simili villaggi si mantennero fino all’inizio del ‘700, quando i Siouan Osage, dopo aver abbandonato la valle dell’Ohio, si insediarono nelle praterie meridionali, attaccando gli originari abitanti di lingua Caddoan, e obbligando i Wichita a far ritorno nelle terre meridionali da cui venivano.
L’espressione più periferica dello sviluppo agricolo nelle Grandi Pianure è rappresentato dalla cultura di Apishapa, che è di poco precedente quella del Panhandle, a partire dal X secolo, e di cui sono state trovate testimonianze nelle pianure del Colorado sud-orientale, per poi scomparire entro la fine del XV secolo. Apishapa è il nome di un affluente meridionale dell’Arkansas, dove sono stati trovati decine di siti, di questo modello culturale, che aveva molti aspetti in comune con le culture del Panhandle, ma era anche in contatto e influenzata, dai popoli delle pianure centrali. in particolare quelli che vivevano lungo il fiume Republican. In comune con i popoli del Panhandle c’era l’uso di costruire case in pietra, anche se in quest’area erano a base circolare o ovoidale, gli insediamenti erano abitualmente piccoli e sparsi, due o tre case vicine, o più raramente, complessi unici con più stanze, posti nella parte alta di canion, a dominare i piccoli orti coltivati in vicinanza dell’acqua al fondo dei canion; si trattava per lo più di piccoli campi, orti di fatto, che garantivano risorse alimentari integrative, ma non centrali per l’economia di questi popoli, che dipendevano in maggior misura dalla caccia di bisonti e di altre prede medio grandi (cervi, antilopi, pecore bighorn) e dalla raccolta di vegetali selvatici.
Lontano da ogni influsso delle culture orientali del Mississipi, certi erano invece i contatti con i Pueblo occidentali, ma tali contatti, che certo producevano qualche scambio di manufatti ed in particolare di ceramiche, non erano tali da far pensare ad una vera e propria affinità etnica tra i due gruppi. Più evidenti sono le relazioni e le affinità, specialmente sul piano dei manufatti, con i popoli delle pianure centrali, ed è probabile che proprio da quest’area le genti Apishapa abbiano origine, e che proprio in quell’area abbiano fatto ritorno alla fine del XIV secolo, quando i loro insediamenti scompaiono. Le ragioni di tale scomparsa sembrano in questo caso evidentemente da ricercarsi nell’arrivo degli Atapaskan da nord, dato che il progressivo scomparire dei siti Apishapa, coincide con la sempre maggior presenza di testimonianze di villaggi di tepee (tende coperte di pelli, tipiche dei nomadi), a partire dalla metà del ‘300. Quasi certamente questi Apishapa, erano parte di quei diversi popoli di lingua Caddo, antichi abitanti delle pianure, da cui emersero le tribù Pawnee, e abbandonando le praterie del Colorado, essi quasi certamente si spostarono a est e a nord-est.
Le vicende delle pianure meridionali, ricostruite attraverso il lavoro degli archeologi, può essere confrontata con le scarse reminiscenze dei più anziani tra i Pawnee, raccolte da etnologi e storici nella seconda metà dell’800. Secondo una convinzione diffusa tra i membri dei gruppi Cahui, Pittahuerat e Kitkehaki, essi sarebbero giunti nella valle del Platte in un passato indefinito, ma abbastanza recente da essere ancora nella memoria e nella tradizione orale. Sempre secondo questa tradizione, prima essi sarebbero vissuti a sud, insieme ai Wichita, e i due gruppi avrebbero deciso di spostarsi a nord per seguire i bisonti, ma lungo la strada una parte, i Wichita, avrebbe deciso di fermarsi, mentre altri i Pawnee avrebbero continuato fino nelle loro sedi storiche. Particolarmente interessante è che alcuni tra i più anziani facevano riferimento ad una loro antica sede, non a sud ma a sud-ovest, dove un tempo essi avrebbero vissuto in case di pietra: il riferimento a case di pietra, insolito per abitanti delle Grandi Pianure, può essere una reminiscenza degli insediamenti sull’Antelope creek e di Apishapa .
Anche alla luce di questa narrazione è altamente credibile che gli abitanti dei villaggi agricoli delle pianure meridionali, siano stati antenati dei Wichita e dei Pawnee, all’epoca forse costituenti un’unica entità etnica e linguistica, che insieme questi gruppi si siano spostati a nord, dopo l’abbandono dei villaggi agricoli tra il Red e il Canadian, separandosi e differenziandosi linguisticamente all’inizio del XVI; a quell’epoca i due gruppi già divisi, mantenenevano ancora relazioni, come dimostrerebbe il fatto che durante la sua permanenza a Quivira, Coronado avrebbe accompagnato un gruppo di capi, a visitare gli Harahey, un popolo affine che secondo le ricostruzioni viveva a nord, sul corso del Kansas river. Se come si ritiene gli Harahey erano Pawnee, ciò significa che essi a quell’epoca ancora non avevano raggiunto le sedi storiche sul Platte e non si erano ancora riuniti con gli Skidi, ai quali quindi va riferita la cultura agricola sviluppatasi nei secoli precedenti nelle pianure centrali.

Le culture non agricole delle Grandi Pianure

La sintetica panoramica dello sviluppo delle culture agricole nelle Grandi Pianure, non esaurisce il quadro di tutta questa ampia regione, dato che una vasta parte di essa, nelle zone più settentrionali, e in gran parte di quelli occidentali e meridionali, non fu interessata a tale sviluppo. In questi vasti territori, l‘assenza di villaggi e insediamenti stabili, lo stile di vita nomade svincolato dall’agricoltura, la probabile bassa densità demografica, non hanno offerto significative scoperte archeologiche in grado di darci una sufficiente quantità di informazioni sugli abitanti di queste zone meno ospitali delle Grandi Pianure.
A ciò va aggiunto che da quanto fin qui esposto sulle Grandi Pianure alla fine del XV secolo, quando Colombo raggiungeva le coste americane, sono assenti i protagonisti delle vicende storiche successive, le tribù nomadi e bellicose che al tempo dell’arrivo dei bianchi, ne erano divenute le dominatrici, i Blackfoot, i Lakota e Nakota, i Cheyenne, gli Arapaho, i Kiowa, i Comanche, popoli la cui fisionomia culturale è strettamente legata all’introduzione del cavallo, e che in epoca precolombiana o ancora non si erano costituiti come autonome entità etniche e tribali (è il caso dei Comanche, dei Crow, degli Atsina), o vivevano ai margini delle Grandi Pianure come i Lakota e Nakota, i Cheyenne e gli Arapaho, o infine erano parte di modelli culturali periferici rispetto alle principali linee di sviluppo nelle Foreste Orientali e nelle Grandi Pianure, come probabilmente i Blackfoot e i Kiowa.
Per completare il mosaico delle Grandi Pianure è possibile tentare di mettere in connessione le scarse notizie circa la storia più antica di questi popoli, con le scarse conoscenze prodotte dal lavoro degli archeologi, nella coscienza che tale lavoro di ricostruzione ha spesso valore puramente ipotetico.
Un ultimo, importantissimo elemento che definisce il quadro delle Grandi Pianure dal IX secolo fino all’epoca dell’arrivo dei primi esploratori spagnoli nella regione, è rappresentato dal movimento migratorio da nord di popoli di lingua Atapaskan, antenati dei gruppi Apache storici degli Jicarilla e dei Lipan, che per un lungo periodo occuparono gran parte delle praterie più occidentali.

Alto Mississipi e Red River

In una sommaria descrizione di questa vasta parte delle Grandi Pianure, l‘area di cui abbiamo maggiori elementi per ricostruirne le condizioni, è quella a nord-est del medio corso del Missouri, dalle aree forestali delle sorgenti del Mississipi, fino al lago Winnipeg a nord, con il centro nel bacino del Red River, una zona intermedia in cui le foreste ricche di laghi ed acquitrini, si diradano progressivamente verso ovest, trasformandosi in praterie erbose, dove i bisonti trovano il loro ambiente ideale. Posti al centro di due diverse aree di influenza, quella Oneota a est, nel Wisconsin e nel Minnesota meridionale, e quella del Middle Missouri a ovest, questa zona fino all’VIII secolo, fu in larga misura parte del complesso culturale Sonota, che può essere in qualche modo considerata un’espressione dell’influenza della cultura Hopewell nelle pianure. Anche dopo la fine delle culture Hopewell, gli abitanti di quest’area continuarono ad incentrare i loro interessi verso le aree forestali a est più ricche di risorse, conducendo uno stile di vita in continuità con quello delle culture più antiche delle Foreste Orientali, e mantenendo rapporti di scambio con le culture di questa area, rimanendo sostanzialmente marginali rispetto alle praterie dei bisonti che si estendevano nella parte occidentale della zona.
In quest’area gli insediamenti erano comunità semistanziali, posti in prossimità di laghi e fiumi, in villaggi di capanne fatte di rami e frasche, spesso circondati da palizzate, così come praticavano gli Oneota. Gli abitanti di questi villaggi vivevano raccogliendo vegetali selvatici, pescando e cacciando i mammiferi e la grande varietà di uccelli palustri, e forse praticando un po’ di agricoltura in piccoli orti. Tra i vegetali selvatici, centrale era il riso selvatico, una graminacea che cresce in acquitrini e anse dei fiumi, i cui semi venivano raccolti battendo le spighe direttamente nelle canoe. In questo modello di sussistenza, caratteristico delle zone forestali, almeno i gruppi più occidentali inserivano l’uso di periodici spostamenti stagionali nelle praterie limitrofe per cacciare il bisonte, e certo tale uso favorì il progressivo adattamento di piccole comunità alla vita delle praterie. Sul piano dell’espressione artigianale, forte era l’influenza delle culture orientali, con le quali c’erano scambi fin dai tempi della rete commerciale Hopewell, e tali influenze si mantennero anche nei secoli successivi, come testimoniato dalla produzione di ceramica e in oggetti cerimoniali con simboli, quali l’Uccello del Tuono, rappresentati secondo modelli tipici delle culture del Mississipi. Non mancava l’uso di costruire piccoli tumuli, sia per uso funerario, sia come effigy mounds, secondo lo stile Oneota.
Queste culture, con le loro tante specificità locali, in particolare nella produzione di ceramiche, vengono ricondotte a due modelli, quello detto Black Duck, nella zona a ovest del lago Superiore, e più a sud quello detto Psinomani, una parola Dakota, che significa “raccoglitori di riso selvatico”.


Un esempio di effigy mound

Rappresentanti tipici di questi modelli erano certamente gli antenati delle diverse tribù conosciute con il nome collettivo di Sioux, i Santee (Dakota), che vivevano nelle foreste alle sorgenti del Mississipi, gli Yankton (Nakota) a nord-ovest di questi, nella zona di confine tra foreste e praterie a ovest del lago Superiore, e infine i Teton (Lakota), i più poveri e marginali, stanziati al limite delle Grandi Pianure nel Minnesota centrale, che erano i meno stanziali e i più dipendenti dalla caccia al bisonte. Al tempo del contatto, questi tre gruppi costituivano la Confederazione dei 7 Fuochi, una struttura politica che raccoglieva quattro gruppi tribali Santee (Mdekwanton, Sisseton, Whapeton, Whapekute), due Yankton (Yankton e Yanktonay) e i Teton. Proprio questi ultimi, i più poveri e marginali, sarebbero stati i primi a spostarsi nelle pianure nel corso del XVII secolo, divenendo la più potente e bellicosa tribù delle Grandi Pianure. Altri due popoli, la cui storia è strettamente collegata a quella dei Teton, sono i Cheyenne e gli Arapaho le cui sedi più antiche di cui siamo a conoscenza, erano lungo il fiume Red River e a sud del lago Winnipeg, dove conducevano un modello di vita simile a quello delle tribù della Confederazione dei 7 Fuochi.
Nella regione più a nord, nella zona dove i grandi laghi Winnipeg, Winnipegosis e Manitoba segnano il confine tra la zona forestale e lacustre dell’est e le praterie dell’ovest, le notizie storiche sono praticamente assenti e i riscontri archeologici scarsi. Durante la fase precedente, fino al IX secolo, tale area fu culturalmente marginale e forse zona di contatto tra popoli di cultura diversa, quelli di provenienza occidentale, i nomadi cacciatori di bisonti Avonlea il cui centro era nelle pianure del Montana, Saskatchewan e Alberta, gli abitanti delle foreste e paludi orientali, Algonquian riferibili al Laurel complex, e infine i gruppi di cultura Sonota-Besant delle regioni meridionali. E’ però probabile che in un momento imprecisato, tra il X e il XV secolo, gruppi Algonquian, antenati dei Blackfoot storici, si siano spostati da est nelle pianure, acquisendo progressivamente uno stile di vita totalmente incentrato sulla caccia al bisonte. A differenza di altre tribù storiche, nelle tradizioni dei Blackfoot non c‘è memoria di un’altra loro sede fuori dalle Grandi Pianure, a parte un generico riferimento a una lontana provenienza da terre orientali, peraltro confermato dall’appartenenza dei Blackfoot al gruppo linguisttico Algonquian; all’interno di tale riconosciuta appartenza, i Blackfoot parlano però una lingua che si differenzia notevolmente da quella di altre tribù Algonquian, in particolare da quelle dei loro vicini (e nemici) Cree e Ojibway. A ciò va poi aggiunto che i primi esploratori e commercianti Francesi che visitarono l’area del lago Superiore nel corso del ‘600, non danno alcuna notizia dei Blackfoot, che evidentemente dovevano già da tempo trovarsi nelle Grandi Pianure. Un ulteriore elemento che potrebbe confermare l‘antichità dello stanziamento dei Blackfoot nelle pianure, potrebbe essere nella prima testimonianza della loro esistenza, fatta alla fine del ‘600 da cacciatori Cree a Harry Kelsey, un mercante della Hudson Bay Company, nella quale essi vengono definiti “popolo senza canoe”, a dimostrazione della perdita di contatto dalle regioni di laghi e paludi dell’est. Ciò che è certo è che l’avanzata dei Blackfoot verso le Rocky Mountains, è testimoniata a partire dalla fine del XVII secolo, e coincide con il progressivo venir meno delle testimonianze archeologiche delle culture originarie delle praterie nord-occidentali.

Le Grandi Pianure Occidentali

Salvo che nelle zone meridionali, dove sono testimoniate le brevi e circoscritte penetrazioni di agricoltori Caddoan, tutta la fascia delle Highplain ai piedi delle Rocky Mountains, dal Saskatchewan all’Arkansas, rimase sostanzialmente estranea alle pratiche agricole, e anche scarsamente influenzata dalle culture agricole orientali, esprimendo culture originali e originarie, di cui abbiamo però scarsissima documentazione.
Tali culture originarie erano state rappresentate dal modello Avonlea, che a partire dal X secolo si evolve con sostanziale continuità, in quella che è definita Old Woman phase, il cui centro continuava ad essere nelle pianure ai piedi delle Rocky Mountains, tra il Saskatchewan e il Missouri, ma la cui diffusione in questa periodo si restringe, non estendendosi, a differenza del modello Avonlea, verso est e verso sud; ciò fu forse frutto dell’avanzare degli antenati dei Blackfoot da est, e quasi certamente dell’arrivo da nord dei popoli Atapaskan. I popoli Avonlea, e i loro successori Old Woman, erano stati i primi nelle Grandi Pianure ad usare arco e frecce, già dal I sec. d.C., gli eredi di quel modello di sussistenza risalente ai Paleoindiani, che usava l’ambiente delle pianure nell’intero anno, e non solo per cacce stagionali, che dipendeva quasi integralmente dal bisonte, che aveva saputo sopravvivere per millenni; molto probabilmente a partire dal X-XI secolo, qiesti popoli videro la loro importanza e presenza nelle pianure ridursi notevolmente a causa dell’arrivo di nuove genti, in particolare gli Atapaskan, provenienti dalle pianure del Canada. Possibili eredi di questi antichi abitanti delle pianure sono probabilmente i Kootenay e i Kiowa, i primi che abitavano la regione dove si sviluppò la Old Woman phase, almeno fino ai primi decenni del ‘700, quando furono quasi del tutto cacciati a ovest dai Blackfoot, i secondi che vivevano poco più a sud, sull’alto Missouri, e che a partire dalla metà del ‘600, iniziarono un trasferimento che li avrebbe portati fin nelle praterie del Texas.
Ancora più a sud, la regione delle Black Hills e le pianure del Wyoming, dovevano essere visitate stagionalmente da popoli di provenienza occidentale, antenati degli Shoshone, che svernavano nelle vallate delle Rocky Mountains, per cacciare nella buona stagione i bisonti nelle pianure.
Di tutti questi gruppi le conoscenze sono scarse, non ci sono certezze per esempio sul tipo di abitazioni che essi usavano, ne tantomeno sulla loro vita sociale e spirituale. In particolare è difficile capire se a questi gruppi di antichi nomadi delle pianure, siano da ricondurre alcuni elementi caratteristici dello stile di vita delle Grandi Pianure, quali l’uso di tepee conici, di travois trainati da cani per gli spostamenti, ed in generale tutte le complesse tecniche di utilizzo integrale del bisonte. Dal nome anticamente usato da alcune tribù per gli Shoshoni, il cui significato era “abitanti di capanne d’erba”, è probabile che almeno questa tribù (e i Comanche che da essa provengono) abbia acquisito l’uso del tepee di pelle in tempi recenti, mentre sappiamo che in tempi storici, i Kootenay ricoprivano le loro capanne coniche sia con pelli, sia con corteccia, anche se è difficile capire quali di queste due tecniche sia quella più antica.
Tra il IX e il XIII secolo quest’area, e i popoli che vi risiedevano, fu investita dall’arrivo degli Atapaskan, una cui parte secondo la maggioranza degli studiosi, intorno al IX secolo, si staccò dal gruppo principale che occupa gran parte del Canada occidentale, per spostarsi verso sud. Il luogo di questo distacco deve essere stato in una regione alle pendici orientali delle Rocky Mountains, tra queste, il lago Athabaska, e l’alto corso del Saskatchewan, dato che la maggior vicinanza linguistica degli Apache e dei Navaho, con le tribù settentrionali, è con i Chipewyan e gli Tsatinna (Beaver), che abitavano questa regione.
Non ci sono grandi segnali della presenza degli Atapaskan nelle pianure almeno fino al XIV secolo, e solo a partire dalle pianure del Wyoming, mentre poco sappiamo dei secoli precedenti, e sulla prima parte di tale spostamento nelle zone più a nord. Ciò che è certo è che nelle praterie gli Atapaskan raggiunsero le terre del sud, solo nel XV secolo, poco prima dell’arrivo degli Spagnoli, mentre invece la presenza di gruppi Atapaskan nel sud-ovest (Nuovo Messico e Arizona), è ipotizzata a partire dal XIII secolo. E’ quindi possibile, che i flussi migratori degli Atapaskan, si siano differenziati lungo il tragitto, con una parte che scelse la via lungo le pendici occidentali delle Rocky Mountains, raggiungendo per prima il sud-ovest, e l’altra che continuò lungo le pendici orientali, giungendo nel Texas solo nel XV secolo. La divisione tra i due gruppi può essere avvenuta nella regione di South Pass, nel Wyoming, o forse più a nord, e può essere stata possibile per popoli nordici, attrezzati a sopportare climi rigidi, e quindi anche a misurarsi con l’attraversamento dei valichi montani.
Gli Atapaskan che discesero a sud lungo le pendici orientali delle Rocky Mountains, erano un popolo da tempo abituato a vivere nomadizzando nelle vaste pianure del Canada, dove cacciavano le grandi mandrie di cariboù, spostandosi con l’ausilio di cani, usati come animali da soma e da traino, grazie a piccoli travois (pali in legno paralleli, applicati ai fianchi dei cani, e collegati trasversalmente, in modo da potere essere caricati di suppellettili varie), facendo accampamenti di tepee (capanne coniche ricoperte di pelli), più piccoli di quelli usati dagli indiani storici. Questa strumentazione tecnica, che è alla base di quella che sarà la cultura storica delle Grandi Pianure, fu certamente prodotta nelle pianure del Canada, e non sappiamo se era già in uso nelle Grandi Pianure prima dell’arrivo degli Atapaskan, ma certo si dimostrò ottimale per la vita nel nuovo ambiente e forse fu la chiave per il successo degli Atapaskan, che nel giro di pochi secoli si diffusero in tutte le Grandi Pianure occidentali, occupando stabilmente la vasta regione compresa tra il Missouri e il Pecos, fino all’inizio del ‘700.


Indiani Atapaskan a caccia di caribou

Questi Atapaskan, che si muovevano a piedi con il solo ausilio dei cani, non dovevano certo avere l’aggressività dei loro discendenti Lipan e Jicarilla, che una volta ottenuto il cavallo divennero temibili predoni, ed è probabile che per un lungo periodo, la loro relazione con i popoli agricoli delle pianure si sia basato sullo scambio pacifico tra pelli e carne, frutto dell’attività venatoria, e i prodotti agricoli dei popoli sedentari; conferma di ciò potrebbe essere il fatto che nelle pianure centrali, dove gli Atapaskan risiedettero per almeno due secoli, i popoli agricoli Caddoan, vivevano in piccole comunità disperse, e non i grandi villaggi fortificati. D’altra parte l’arrivo degli Atapaskan può aver rappresentato invece un fattore di conflitto e di conseguente crisi, per le culture agricole più occidentali (Antelope Creek, Apishapa), che avendo minori risorse dai campi e dipendendo di più dai bisonti, si trovarono a dover competere con i nomadi cacciatori, la cui organizzazione e modello di sussistenza, era più specializzato e funzionale della loro; di fatto gli Atapaskan soppiantarono le culture agricole del Colorado e della regione del Panhandle, e quando gli Spagnoli visitarono per primi quelle terre, loro ne erano gli occupanti.
Anche gli Atapaskan comunque subirono l’influenza dei loro vicini dei villaggi agricoli, dato che per un breve periodo, tra la metà del ‘600 e quella del ‘700, anch’essi sperimentarono la permanenza in villaggi semisedentari, in cui praticavano un po’ di attività agricola. Definito come Dismal River, questo modello culturale ha lasciato le sue tracce archeologiche in una vasta regione tra gli stati del Colorado, Kansas, Nebraska, fino al South Dakota, dove si sostituisce ai più antichi insediamenti Caddoan. In questi insediamenti agricoli, le strutture prevalenti erano grandi capanne circolari o ovoidali, costruite con strutture di pali, ricoperte di pelli, simili agli “hogan” usati in tempi storici dai Navaho (anch’essi Atapaskan), nelle regioni del sud-ovest. Il cavallo e le armi di metallo, che questi Atapaskan semisedentari dovevano aver ottenuto dai loro affini meridionali, in contatto con i Pueblos e gli Spagnoli, permise loro di imporsi sui vicini Pawnee e Wichita, ma fu anche causa della loro scomparsa, quando il quadrupede raggiunse le terre degli Shoshone-Comanche che, divenuti abili cavalieri, li attaccarono a loro volta. Molto probabilmente gli Atapaskan Dismal River, si spostarono a sud, pressati dagli aggressivi Comanche, per unirsi ai loro affini Jicarilla e riprendere la vita nomade di cacciatori di bisonti, resa più appetibile dalla nuova opportunità rappresentata dal cavallo. I Kiowa- Apache storici, che unirono le loro sorti a quelle dei Kiowa, potrebbero essere eredi almeno di una parte delle genti di cultura Dismal River.
L’arrivo degli Atapaskan può darci qualche elemento per illuminare le vicende di un popolo, il cui passato è piuttosto oscuro: i Tonkawa che in tempi storici vivevano nel Texas, ma che secondo la testimonianza di un indiano rapito dalla spedizioni di Juan de Onate nelle pianure (1601), erano all’epoca stanziati, con il nome di Tankoa, al confine tra gli attuali stati di Oklahoma e Kansas, tra il Salt Fork dell’Arkansas e il Medicine Lodge creek, poco a sud-ovest del villaggio di indiani Wichita visitato da Onate. Se i Tankoa coincidono con i Tonkawa storici, ciò significa che tale tribù viveva un tempo molto più a nord delle sue sedi storiche, e che lo spostamento a sud può essere stato conseguenza degli Atapaskan, anch’essi come i Tonkawa cacciatori nomadi e quindi diretti competitori nella predazione dei bisonti. Al tempo del loro contatto con gli Europei, Tonkawa e Lipan Apache erano impegnati in una costante guerra che si concluse solo intorno al 1820.
E’ possibile ipotizzare che gli antenati dei Tonkawa furono antichi abitanti delle pianure occidentali, probabilmente nelle pianure del Kansas e Colorado, vissuti per millenni di caccia e raccolta in relativo isolamento, rispetto ai flussi culturali provenienti da est. I Tonkawa, con la loro specificità linguistica, con i loro usi particolari, per esempio un cannibalismo praticato non solo a scopo rituale, come da altri gruppi e in particolare tra i Caddoan, ma come pratica ordinaria nei confronti dei nemici, potrebbero rappresentare una sorta di fossile culturale delle Grandi Pianure, le cui origine potrebbero addirittura rimandare ai primi cacciatori paleoindiani, se non addirittura essere precedenti. Purtroppo di questa tribù, invisa a tutti gli altri popoli delle pianure per il cannibalismo, e poi per la sua scelte di collaborare con i bianchi all’epoca delle guerre indiane, all’inizio del ‘900 rimanevano poche decine di esponenti, e anche se il loro numero è oggi cresciuto, nessun ricordo dei tempi più antichi è rimasto.

Le Praterie del Texas

Spostando lo sguardo ancora più a sud nelle praterie del Texas e nelle zone adiacenti del Messico, le condizioni complessive sono quelle di un maggior conservatorismo culturale, in cui le innovazioni che attraversano tutte le Grandi Pianure sembrano essere assenti.
Dei popoli di quest’area, come anche di quelli che vivevano lungo la costa, abbiamo testimonianze storiche dirette da parte di Cabeza de Vaca, il naufrago di una spedizione in Florida del 1529, che approdato sulle coste del Texas, insieme a tre suoi compagni, visse per anni tra gli indiani del Texas, prima di raggiungere la colonia spagnola di Culiacan, sulla costa del pacifico in Messico. Dopo di lui altri spagnoli hanno descritto questi antichi abitanti delle pianure, prima che essi si estinguessero all’inizio del ‘700, e non c’è ragione di credere che le descrizioni fatte dagli Spagnoli a partire dal ‘500, non si adattino anche ai secoli precedenti.
Gran parte di piccole bande nomadi di cui ci da testimonianza Cabeza de Vaca e altri viaggiatori successivi nelle pianure del Texas, vengono oggi raccolti sotto la generica definizione di Coahuiltecan, un tyermine che definisce più una contiguità geografica e culturale, che linguistica. Si trattava di piccole comunità che conducevano uno stile di vita nomade basato su una attività venatoria variegata, ma non incentrata principalmente sul bisonte, e sulla raccolta di frutti selvatici (noci di pecan, vari tipi di cactus, fagioli mesquite ecc…), con una organizzazione sociale estremamente labile, dispersi in una quantità di piccole bande, che si incontravano in occasione della maggiore disponibilità di vegetali alimentari in alcuni luoghi, o della possibilità di cacce collettive, che peraltro non sembra fossero pratica diffusa.


Un gruppo di Coahuiltecan

I villaggi erano accampamenti provvisori, costituiti da capanne di rami e frasche, che venivano usato solo per il periodo in cui era possibile trovare risorse alimentari in loco, a volte anche solo pochi giorni. Sembra che anche arco e frecce abbiano fatto la loro comparsa in epoca piuttosto tarda, e che l’atlatl sia rimasto come principale strumento per la caccia fino alla fine del millennio; anche la ceramica, che per gli archeologi è uno dei primi elementi di studio e classificazione delle diverse culture, pare abbia fatto la sua comparsa in quest’area solo a partire dal IX sec. d.C. Questo diverso e variegato aggregato di popoli di cui poco sappiamo, vengono considerati a livello archeologico, sotto la definizione di Toya phase.
Questo modello di vita si estendeva, adattandosi, fino alle regioni costiere del Texas, dove le attività di caccia e raccolta erano integrate dalle risorse del mare, la pesca sottocosta e soprattutto la raccolta di molluschi e crostacei. Il mare costituiva una risorsa abbastanza sicura, quindi questi popoli della costa conducevano una vita più stabile di quelli dell’interno, ma anch’essi durante i mesi più caldi, quando i molluschi e il pesce si deterioravano in fretta, e il richio di uragani era maggiore, si spostavano nell’interno, vagando alla ricerca di selvaggina e vegetali commestibili.
Lungo la costa, comunque pur in un modello di sussistenza tendenzialmente simile, e possibile riscontrare una differenza tra una zona orientale, il cui modello culturale è noto come Mossy Grove, è evidentemente influenzato dalle culture forestali dell’est, e una occidentale, definita Rockport, più legata ai popoli delle regioni interne del Texas. Principale differenza tra le due aree riguarda la produzione di ceramiche, che nella zona orientale data da prima dell’inizio dell’era cristiana, in quello occidentale è acquisita solo a partire dal X secolo d.C. Le genti Atakapa, a cui è riferito il modello Mossy Grove, vengono considerate linguisticamente imparentate con i Tunica e i Chichemaca del basso Mississipi, mentre i Karankawa, dell’area Rockport, al pari dei Tonkawa e dei diversi gruppi noti come Coahuiltecan, parlano una lingua isolata, e potrebbero essere discendenti dei più antichi colonizzatori del continente.
In questo quadro della parte più meridionale delle Grandi Pianue, caratterizzato da stabilità e conservatorismo culturale, un elemento di novità si produsse a partire dall’inizio del XV secolo, nella zona di confine tra le Grandi Pianure e il Sud-Ovest, lungo il corso del Rio Grande ed in particolare nella regione compresa tra questo fiume e il Pecos. Quest’area era stata fino al 1400 parte della grande area agricola del Sud-Ovest, dove villaggi stanziali sul modello dei Pueblos, punteggiavano la valle del Rio Grande, fino alla confluenza con il fiume Concho. Quasi certamente molti di questi gruppi di agricoltori, frequentavano periodicamente le pianure per cacciare il bisonte, come ancora in tempi storici facevano gli abitanti dei Pueblo dell’alto corso del Rio Grande.
A partire dall’inizio del XV secolo, come in altre parti del Nord America, le condizioni per l’attività agricola dovettero farsi più difficili e tutti gli insediamenti del medio corso del Rio Grande furono abbandonati; quando gli Spagnoli iniziarono a visitare la regione, nella seconda metà del ‘500 vi trovarono solo bande di cacciatori, pescatori e raccoglitori (Manso, Suma ecc..), che conducevano una vita non molto diversa da quella di altri gruppi del Texas. Tra questi gruppi però uno emerge per importanza e soprattutto per il ruolo peculiare che svolse per un breve periodo nelle pianure del Texas. Conosciuti con il nome di Jumanos, un nome che significa “tatuati” e che gli Spagnoli usavano anche per altre tribù, queste genti erano cacciatori di bisonti ben adattati all’ambiente delle Grandi Pianure, che vagavano dal Rio Grande fino all’alto corso del Brazos, e di li fino ai Pueblo del Rio Grande, dove periodicamente si incontravano coi popoli agricoli, per scambiare carne e pelli di bisonte, con mais e altri prodotti della terra. E’ quasi certo che questi Jumano parlassero una lingua simile a quella dei Piro e dei Tompiro, agricoltori di lingua Tanoan del New Mexico, anch’essi chiamati Jumanos dagli Spagnoli. Questi Jumanos nomadi erano al tempo dei primi contatti con gli Spagnoli, il gruppo preminente nelle pianure del Texas, sia per la loro maggiore coesione rispetto alla moltitudine di bande che vivevano più a est, sia per il loro ruolo di intermediari commerciali in una vasta area compresa tra Texas e New Mexico, che metteva in relazione le culture agricole Pueblo del New Mexico, con quelle Caddoan del Texas orientale.
E possibile che questi Jumanos rappresentino un adattamento alla vita delle pianure, successivo all’abbandono dei villaggi agricoli del medio corso del Rio Grande a partire dal 1.400; l’abitudine alle cacce stagionali può aver favorito il passaggio alla vita nomade, così come l’affinità etnica e linguistica con gli abitanti dei Pueblo dell’alto corso del Rio Grande, deve aver facilitato gli scambi commerciali con gli abitanti dei Pueblo, e l’uso di vivere una parte dell’anno nelle vicinanze dei villaggi agricoli. Il ruolo dei Jumanos nelle praterie del Texas fu di breve durata, dato che alla fine del ‘600 essi scompaiono dalla storia, pressati dai Lipan Apache che si insediarono sul loro territorio, e per lungo tempo essi furono quasi dimenticati.
Alla fine di questa panoramica sulle culture non agricole delle Grandi Pianure è possibile affermare che, a parte il caso degli ultimi arrivati Atapaskan, è difficile trovare nelle Grandi Pianure gli elementi embrionali di quello che sarà il modello culturale più conosciuto tra quello dei nativi del Nord America, quello dei bellicosi cacciatori nomadi a cavallo, che la letteratura, i fumetti e il cinema, hanno reso popolari nel modo: molti cambiamenti dovevano ancora avvenire nelle Grandi Pianure, ma tutti sarebbero avvenuti dopo il contatto con i bianchi.

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