L’incontro con Wild Bill Hickok e la sua morte

A cura di Sergio Mura


Wild Bill con una delle sue inseparabili pistole
La frontiera ed i suoi personaggi più noti giungono tra noi attraverso i libri, il cinema, i fumetti. La molteplicità di fonti ci consente di farci un’idea abbastanza precisa dei fatti e dei protagonisti, ma a volte in noi resta il sapore della mancanza di qualcosa, di qualche dettaglio che renda quelle conoscenze più vive.
Nell’articolo di oggi vi proponiamo il resoconto in prima persona di un viaggiatore, Leander Pease Richardson, che nel 1876 arrivò, attraverso mille peripezie e tantissimi rischi, a Deadwood, nel cuore delle terre dei Sioux che avevano da pochissimo combattuto e sconfitto il generale Custer lungo le rive del Little Big Horn, nel Montana.
Leander Pease Richardson, appena arrivato nella cittadina delle Colline Nere, mentre moltissimi si accalcavano attorno ai nuovi arrivati per chiedere notizie dal mondo “civile”, ebbe l’incredibile occasione di incontrare Charley Utter e subito dopo la più grande leggenda del west, Wild Bill Hickok. Nei due giorni successivi ebbe modo di approfondire la conoscenza e il terzo giorno venne a sapere che il famosissimo pistolero era stato ucciso.
Vi proponiamo il resoconto, contenuto in un breve libro intitolato “A Trip tuo the Black Hills and Deadwood – 1876”.

Ero arrivato in città da pochi istanti (1 agosto 1876) quando vidi passare Charley Utter, meglio conosciuto come “Colorado” Charley, per il quale avevo una lettera di presentazione. Dopo essermi presentato fui invitato da lui a restare nel suo campo per tutta la durata della mia permanenza a Deadwood.
Mentre ci incamminavamo verso la sua tenda, ecco che incontriamo J. B. Hickok, “Wild Bill”, l’eroe di un centinaio tra scontri e battaglie. Bill e Charley erano “pard” e in quella circostanza ebbi modo di far la conoscenza di Wild Bill. Ovviamente lo conoscevo di fama da lungo tempo, era il più grande scout del west, ma non ero per nulla pronto ad incontrare dal vivo quel grande uomo che dimostrò di essere.


Wild Bill e Charley Utter

Infatti, molti degli scout famosi del west non meritano la fama che li precede o li accompagna. Fanno una grandissima figura nei racconti o nei resoconti, ma dal vivo sono tutt’altra cosa e nel confronto ne escono quasi sempre malconci.
In Wild Bill ho trovato un uomo di poche o pochissime parole, ma di grande consistenza. Era alto circa 1,85 metri, costruito fisicamente in maniera imponente e ben strutturata; aveva un viso che mostrava intelligenza ed aveva capelli biondi che scendeva lungo le spalle in lunghi riccioli; gli occhi era blu e piacevoli da vedere e con essi guardava fisso e diretto negli occhi mentre parlava con qualcuno; le labbra erano sottili e solo in parte nascoste da una bella coppia di baffi, anch’essi biondi.
Wild Bill era vestito con dei capi che univano le esigenze di praticità dell’uomo di frontiera e una certa eleganza tipica di un dandy. Sotto la sua giacca di pelle di cervo si intravedevano in maniera evidente i caldi dei due revolver in parte argentati che teneva infilati nelle fondine alla cintura e quelle pistole erano le sue più fedeli compagne, visto che non si separava mai da loro.
La sua voce era bassa e gradevole, ma il suo lento parlare celava la coscienza della sua forza.
Eppure, Wild Bill mostrava di essere la persona più cortese che mi era capitato di incontrare nelle grandi pianure americane.
Il giorno successivo (2 agosto 1876) chiesi a Wild Bill di darci una dimostrazione della sua ben nota abilità nell’uso delle armi e, sorprendentemente, lui assentì.
Ad un suo ordine lanciai verso l’alto una lattina di pomodoro fino a circa 5 metri da terra. Le pistole di Wild Bill erano nelle loro fondine mentre io lanciavo in alto la lattina. In un istante Wild Bill ne estrasse una e sparò due colpi che perforarono la lattina prima che essa toccasse terra. Subito dopo estrasse anche l’altra pistola e con entrambe sparò ripetutamente centrando la lattina ad ogni colpo fino a svuotare completamente i caricatori dei revolver.
Avete presente il modo di dire “svelto come un fulmine”? Bene, è esattamente ciò che descrive Wild Bill. In effetti il grande eroe della frontiera era universalmente conosciuto per essere sveltissimo con le armi, rapido nell’azione, coraggioso e sempre certo del bersaglio da colpire.
Ovunque andasse, Wild Bill controllava tutte le persone che c’erano e molto spesso le frequentissime liti terminavano quando passando diceva con semplicità e fermezza: “Questa storia è andata avanti abbastanza.”
Il mattino presto del terzo giorno della mia presenza a Deadwood (il 3 agosto 1876) si sentirono urla che in ogni dove annunciavano in tutto il campo che Wild Bill Hickok era stato ucciso.


L’uccisione di Wild Bill Hickok al tavolo da gioco

Noi tutti andammo di corsa sul luogo in cui si diceva che fosse accaduto l’omicidio e trovammo che le voci dicevano il vero. WIld Bill era seduto ad un tavolo a giocare a carte con degli amici quando l’infame assassino entrò nel locale e impugnato un revolver glielo puntò alla testa e, restando di spalle, gli sparò uccidendo la vittima istantaneamente.
Quello stesso giorno, di notte, venne riunita una corte di cittadini davanti alla quale venne portato l’assassino per essere giudicato. Venne ascoltata la sua difesa e venne assolto, messo velocemente su un cavallo, dotato di armi e fatto fuggire dalla città prima che venisse ucciso a sua volta dai moltissimi amici di Wild Bill.
Il giorno seguente Colorado Charley si prese cura dei resti di WIld Bill e annunciò che i funerali sarebbero stati al suoi campo. Il corpo del grande scout venne vestito con abiti di pelle, i capelli pettinati ordinatamente all’indietro e il sangue venne completamente lavato via dal volto che era già molto pallido. Al fianco dell’eroe della frontiera venne collocato il suo fucile che finì sepolto con lui.
La cerimonia funebre fu breve e molto toccante con centinaia di ruvidi minatori presenti con il cappello in mano, commossi e con gli occhi gonfi di lacrime.
Alla fine del funerale, la bara venne calata nella fossa appena scavata nel lato della collina… era la prima di Deadwood.
Così si era conclusa la vita di Wild Bill Hickok, un uomo il cui coraggio faceva da calamita per tutti gli uomini che incontrava e che lo aveva reso anche il terrore di ogni indiano a ovest del Missouri.


Charley Utter (a sinistra) sulla tomba di Wild Bill, 1879

Successivamente Deadwood fu raggiunta dalla voce che il vigliacco assassino di Wild Bill era stato nuovamente catturato dalle autorità degli Stati Uniti e dopo un processo era stato condannato a morte per omicidio volontario. L’assassino si trovava a Yankton (Territorio del Dakota) in attesa dell’esecuzione.

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