Le Guerre Coloniali – 5

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5.

KING GEORGE’S WAR (1744-1748)

Con il nome di “King George’s War si designano le operazioni militari in Nord America relative ad un conflitto più vasto, sviluppatosi in Europa: la Guerra di Successione Austriaca (1740-1748). Fu la terza delle quattro Guerre Franco-Indiane; per i Francesi è la Terza Guerra Intercoloniale. Il conflitto si sviluppò soprattutto nelle province inglesi di New York, Massachusetts Bay, New Hampshire e Nuova Scozia. Collegati a questo conflitto sono anche episodi di attacchi spagnoli contro la Carolina del Nord.
La “Guerra dell’orecchio di Jenkins” (che aveva preso il nome da un incidente, avvenuto nel 1731, in cui un comandante spagnolo aveva mozzato l’orecchio di un mercante inglese, il capitano Robert Jenkins, dicendogli poi di portarlo al suo re, Giorgio II) era scoppiata nel 1739 tra Spagna e Gran Bretagna, ma era rimasta confinata al Mar dei Caraibi e a scontri tra la Florida spagnola e la confinante provincia inglese della Georgia.
Giorgio II d’Inghiterra
La Guerra di Successione Austriaca, nominalmente una lotta sulla legittimazione dell’accesso di Maria Teresa al trono d’Austria, cominciò nel 1740, ma all’inizio non coinvolse militarmente né l’Inghilterra né la Spagna.
L’Inghilterra venne trascinata nel conflitto nel 1742, come alleata dell’Austria in opposizione a Francia e Prussia, ma le ostilità non vennero aperte fino al 1743 e la guerra tra Inghilterra e Francia fu dichiarata formalmente solo nel marzo 1744. Il Massachusetts non dichiarò guerra fino al 2 giugno dello stesso anno.
Invece l’Acadia non perse tempo: le notizie della dichiarazione di guerra erano giunte alla fortezza francese di Louisbourg il 3 maggio 1744 e le autorità, preoccupate delle loro linee di rifornimento via terra per Quebec, organizzarono subito un’offensiva.

Incursione contro Canso

La colonia di Acadia stava fronteggiando una diminuzione di provviste, situazione che era divenuta preoccupante quando le notizie della guerra fecero comparire la minaccia di un’azione inglese che avrebbe tagliato le linee di rifornimento con Louisbourg. Vista la situazione, la necessità di continuità negli approvvigionamenti della colonia rendeva urgente un’azione militare. In aggiunta, gli ordini di Maurepas, ministro della marina francese, dava istruzioni al governatore di Île Royale di utilizzare l’elemento sorpresa e di organizzare una rapida mobilitazione contro gli Inglesi. Ad una settimana dall’arrivo della notizia della guerra, venne allestita una spedizione militare contro Canso e il 23 maggio 1744 una flottiglia lasciò il porto di Louisbourg. Nello stesso mese il capitano David Donahue, della nave inglese Resolution imprigionò il capo dei Mi’kmaq di Île Royale, Jacques Pandanuques con la sua famiglia, lo portò a Boston e lo uccise. Donahue nel mese di aprile aveva già catturato anche 8 Mi’kmaq di Canso.
La spedizione, composta di guerrieri Mi’kmaq e soldati delle Compagnies Franches de la Marine (la parola Franches è riferita al fatto che queste Compagnie erano indipendenti le une dalle altre, e non facevano parte di un unico Reggimento, come accadeva invece nell’esercito metropolitano francese), condotta dal capitano François Dupont Duvivier, arrivò nella notte del 24 maggio, trovando Canso con deboli difese e impreparata per la guerra. All’alba i Francesi cominciarono il bombardamento della fortificazione della città, un fortino costruito con tronchi d’albero. Il comandante inglese, capitano Patrick Heron, al comando di quattro compagnie del 40° Reggimento Fanteria, rendendosi conto di avere insufficienti uomini e armamenti, si arrese quasi subito, mentre il tenente George Rydall fece fuoco da una scialuppa armata prima di arrendersi dopo poco tempo prima che i suoi uomini subissero grandi perdite. Le condizioni della resa vennero stabilite rapidamente e a metà giornata Canso era caduta in mani francesi.


L’Acadia all’inizio della guerra

Dopo aver caricato sostanziose quantità di bottino sulle loro imbarcazioni, i Francesi diedero fuoco alla cittadina e levarono l’ancora. La guarnigione catturata venne portata a Louisbourg perché i suoi componenti vi fossero detenuti come prigionieri di guerra, mentre venne organizzato un trasferimento a Boston per donne e bambini.
Il successo della spedizione contro Canso suscitò grande entusiasmo e grandi celebrazioni a Louisbourg, ringalluzzendo il morale della cittadinanza francese e del suoi alleati nativi, mentre aveva privato l’Inghilterra di una base strategica nella Nuova Scozia orientale. Tuttavia l’impegno di dover mantenere più di un centinaio di prigionieri gravava sulla colonia già provata dalla scarsità dei rifornimenti alimentari. Una volta che ufficiali e soldati del 40° Reggimento vennero rilasciati sulla parola nel settembre 1744, il Reggimento venne spostato a Boston, dove i suoi componenti (in particolare John Bradstreet) fornirono importanti informazioni sulle difese di Louisbourg, che sarebbero state fondamentali per le operazioni inglesi dell’anno seguente. Il governatore del Massachusetts, Shirley, si trovava in difficoltà nel fornire le truppe richieste da Mascarene, governatore della Nuova Scozia, e quindi ordinò che l’ex guarnigione di Canso si attestasse ad Annapolis Royal.

Campagna di Terranova

Nel giugno 1744 gli Inglesi orchestrarono una campagna militare contro i sette porti francesi di Terranova e la flotta da pesca che operava a nord dell’isola al momento dell’inizio della King George’s War. Le truppe britanniche erano guidate dal capitano Robert Young della HMS Kinsale (HMS = His/Her Majesty’s Ship) e dal capitano John Rous della Young Eagle (da 24 cannoni girevoli e 100 uomini).


La HMS Kinsale

Nel giugno 1744 Rous catturò cinque imbarcazioni di Terranova e le portò a St. John’s il 29 giugno. Nei primi 12 giorni di luglio prese altre 9 prede sui Grandi Banchi. Alla fine di luglio Rous giunse in porto a Ferryland con ancora sette navi prese ai Francesi e, rimessosi in caccia, ne catturò altre 12, che portò ancora a St. John’s. Il 18 agosto, Rous con altri tre vascelli attaccò cinque navi francesi a Fishroad, impegnando una battaglia navale che durò cinque ore e mezza. Morirono 11 uomini dell’equipaggio inglese, mentre più di 30 restarono feriti. Rous stimò che le perdite francesi fossero il doppio. 70 furono i Francesi fatti prigionieri. Successivamente Rous attaccò St. Juliens, dove trovò un’accanita resistenza, ma alla fine riuscì a catturare tre navi nemiche. Anche il villaggio di Carrous (conosciuto anche come Carpoon o Quirpon Island) subì un’incursione di Rous.

1° Assedio di Annapolis Royal

Il governatore di Île-Royal (oggi Cape Breton Island), Jean-Baptiste-Louis Le Prévost Duquesnel, poiché non aveva truppe sufficienti per attaccare Annapolis Royal, reclutò il religioso militante francese Jean-Louis Le Loutre, perché raccogliesse truppe acadiane e indiane per assaltare la capitale della Nuova Scozia. Le Loutre radunò 300 guerrieri Mi’kmaq e Maliseet e il 12 luglio 1744 si presentò sotto la principale fortificazione di Annapolis Royal, Fort Anne. Gli attaccanti uccisero due soldati e l’attacco terminò quattro giorni dopo, con l’arrivo di navi britanniche che portavano 70 soldati da Boston. Le Loutre si ritirò a Grand Pré per attendere l’arrivo di François Dupont Duvivier, colui che aveva già condotto l’incursione contro Canso.
Duvivier, giunto a Fort Anne il 6 settembre, guidò il secondo assedio contro il forte con 200 uomini di truppa. Scelse come quartier generale Gautier’s House e la prima notte fece erigere dei ripari. Il mattino dopo ordinò l’avvicinamento al forte; Paul Mascarene, governatore della Nuova Scozia, rispose con il fuoco di un cannone, che convinse Duvivier al ritiro. Quella sera Duvivier mandò contro il forte piccole pattuglie che impegnarono i difensori in schermaglie per tutta notte.
Il mattino del 7 settembre, Duvivier mandò al forte il suo fratello più giovane, sotto la bandiera di tregua, con un messaggio che comunicava agli Inglesi che la loro resistenza era inutile. Paul Mascarene respinse la domanda di resa e replicò che erano in arrivo rinforzi navali e che se, invece, si fossero arresi i Francesi, avrebbero ricevuto un trattamento benevolo. Duvivier allora diede una scadenza di ventiquattr’ore, annunciando che al termine del periodo avrebbe scatenato l’attacco, esattamente a mezzogiorno dell’8 settembre. Il realtà Duvivier attese fino a giorno 9 per cominciare l’assedio. Le truppe francesi e i Mi’kmaq attaccavano il muro del forte ogni notte e conducevano ogni giorno incursioni attorno alle fortificazioni. Il 15 settembre Duvivier chiese di nuovo la resa a Mascarene, ma ne ebbe un rifiuto. Così i combattimenti continuarono; il 25 settembre venne ucciso un sergente e un soldato restò ferito.


Gorham Rangers

Durante l’assedio Duvivier aspettò per settimane l’arrivo di velieri francesi per rinforzare il suo attacco, mentre Mascarene attendeva rinforzi da Boston. Il 26 settembre giunsero John Gorham ed Edward Tyng con una compagnia di rangers appena formata (i Gorham Rangers, in questa fase iniziale composti quasi esclusivamente di Nativi alleati degli Inglesi). Questi aiuti portarono il numero totale dei difensori della guarnigione a circa 270. Pochi giorni dopo, Gorham condusse i suoi rangers in un’incursione di sorpresa contro un vicino accampamento Mi’kmaq. Furono uccisi donne e bambini e ne vennero mutilati i corpi. Il 5 ottobre i Mi’kmaq si ritirarono e Duvivier fu costretto a ritornare a Grand Pre.
Da quest’assedio i Francesi capirono che, finché non avessero potuto mandare un esercito con mortai e cannoni contro la capitale, esporre le proprie forze in un assedio avrebbe procurato solo perdite. La successiva campagna francese sarebbe dipesa dalla capacità della Marina di supportare l’esercito. I Francesi avevano anche capito di non poter fare affidamento sulla maggioranza degli Acadiani perché prendessero le armi contro gli Inglesi. Il 20 ottobre 1744 il governo del Massachusetts dichiarò ufficialmente guerra contro i Mi’kmaq e venne offerta una taglia per ogni testa di uomo, donna o bambino.
Duvivier ricevette l’Ordine di San Luigi per la sua azione militare in Acadia.

2° Assedio di Annapolis Royal

Nella primavera del 1745 l’ufficiale francese Paull Marin de la Malgue condusse 200 uomini di truppa e centinaia di Mi’kmaq a porre un assedio, che durò tre settimane, agli Inglesi di Annapolis Royal. Questa armata aveva una consistenza numerica doppia di quella della spedizione di Duvivier contro Annapolis Royal dell’anno precedente. Durante l’assedio gli Inglesi distrussero le loro stesse recinzioni, abitazioni e costruzioni varie che gli attaccanti avrebbero potuto utilizzare. Marin catturò due golette e prese un prigioniero. L’assedio terminò quando Marin fu richiamato per contribuire alla difesa dei Francesi nell’assedio di Louisbourg (che gli Inglesi stavano portando contemporaneamente all’azione francese su Annapolis) e il commodoro Edward Tyng stava arrivando per rompere l’assedio di Annapolis.
Nel corso dell’assedio i Mi’kmaq e Maliseet avevano preso prigioniero William Pote, assieme ad alcuni Gorham Rangers. I Mi’kmaq si vendicarono contro i rangers per la strage che questi avevano fatto durante il primo assedio di Annapolis Royal, torturando i rangers che erano stati catturati a Goat Island (Nuova Scozia). John Gorham non si trovava ad Annapolis, in quanto stava combattendo con suo padre all’assedio di Louisbourg. Durante la sua prigionia, Pote scrisse una delle più importanti narrazioni sulla prigionia in Acadia e Nuova Scozia. Mentre si trovava a Cobequid, Pote riferì che un Acadiano affermava che i soldati francesi “avrebbero lasciato indietro le carcasse degli Inglesi prigionieri e strappato loro la pelle.”
L’anno seguente, Pote venne portato, fra gli altri luoghi, al villaggio Maliseet di Aukpaque, sul fiume St. John. Mentre si trovava al villaggio, giunsero dei Mi’kmaq della Nuova Scozia e, il 6 luglio 1745, torturarono lui e un ranger Mohawk della Compagnia di Gorham di nome Jacob, come “pagamento” dell’uccisione dei loro famigliari da parte dei Gorham Rangers, nell’ assedio di Annapolis Royal del 1744. Il 10 luglio Pote fu testimone di un altro atto di vendetta, quando i Mi’kmaq torturarono un ranger Mohawk a Meductic.

Assedio di Port Toulouse

Port Toulouse, ubicato nell’ Ile Royale (oggi Cape Breton Island) era una località di importanza strategica per la Francia, in quanto era l’insediamento più vicino alla Nuova Scozia occupata dagli Inglesi ed inoltre era la base più vicina agli alleati Mi’kmaq. I capi Mi’kmaq si recavano annualmente a Port Toulouse per rinnovare la loro alleanza con la Francia, provenendo non solo da Île Royale, ma anche dalla terraferma. Le due maggiori tipologie di spesa nella parte sud-est dell’ Ile Royale erano quelle dedicate a mantenere l’alleanza con i Mi’kmaq e a rendere difendibile Port Toulouse. Le due cose erano interconnesse. Port Toulouse per i Francesi era anche la logica base per lanciare attacchi contro gli Inglesi di Canso. A Port Toulouse era di stanza una guarnigione di 23 soldati delle Compagnies Franches de la Marine ed era, oltre a Louisbourg, la sola località di Île Royale a cui erano stati assegnati mezzi difensivi di ogni tipo, con terrapieni e una palizzata. I circa 200 Acadiani che vivevano sul posto cominciarono ad abbandonare il villaggio nell’autunno 1744, dopo l’attacco francese a Canso.
Il 2 maggio Pepperrell inviò Jeremiah Moulton, con 70 soldati e due vascelli, a catturare il villaggio di Port Toulouse. Gli Inglesi riuscirono solo ad impadronirsi di una scialuppa e ad incendiare qualche abitazione, prima di essere respinti da soldati francesi, Acadiani e Mi’kmaq. Tre Inglesi restarono feriti durante la ritirata. Otto giorni dopo, il 10 maggio, gli Inglesi tornarono con un gruppo di 270 uomini. Essi bruciarono ogni struttura presente a Port Toulouse, demolirono il forte e profanarono il cimitero dove venivano seppelliti i Mi’kmaq. Nell’attaccò vennero uccisi alcuni Francesi e altri vennero presi prigionieri. Gli Inglesi continuarono l’azione distruggendo Petit-de-Grat, Isle Madam e Nerichac.

La cattura della Vigilant

Il vascello francese da 64 cannoni Vigilant, guidato dal capitano Alexandre Boisdescourt marchese di La Maisonfort, cercava di portare rifornimenti e 300 uomini di rinforzo a Louisbourg, ma al largo del porto incontrò alcune navi del New England: la HMS Superb (60 cannoni) del commodoro Warren, la HMS Eltham (40 cannoni) del capitano Durell, la HMS Launceston del capitano Calmady, la HMS Mermaid (40 cannoni) del capitano Douglas e la HMS Shirley Galley del capitano John Rous. La Mermaid fu quella che si portò subito sulla Vigilant; John Rous, accorso in aiuto, fu il primo ad aprire il fuoco, colpendo il nemico diverse volte a poppa. Poi fu la volta della Eltham a colpire sulla fiancata. La Superb del commodoro Warren si portò a fianco della nave francese, riducendo a pezzi vele e attrezzature. Calò la nebbia e la Vigilant sparì alla vista, ma nella mattinata riapparve, e si vide subito che era seriamente danneggiata. Il vascello francese venne catturato con il suo prezioso carico di provviste e 100 marinai francesi catturati vennero portati a Boston.

Assedio di Louisbourg

Louisbourg era una costante minaccia per tutte le colonie inglesi del Nord. Era chiamata la Dunkerque americana a causa dell’origine di quasi tutti i suoi abitanti. Il luogo dominava l’accesso principale al Canada e minacciava di mandare in rovina le attività di pesca che erano vitali per il New England quasi quanto lo era il commercio delle pellicce per la Nuova Francia. Le autorità francesi avevano impiegato 25 anni per fortificarlo, con un costo che è stato stimato in 30 milioni di sterline. Sebbene alla costruzione e la disposizione della fortezza di Louisbourg fossero riconosciute difese di livello superiore, una serie di basse alture alle loro spalle consentiva ad eventuali attaccanti di posizionare batterie da assedio. La guarnigione del forte era sottopagata e poco rifornita; inoltre i capi, senza esperienza, diffidavano della truppa.


Vascello francese da 64 cannoni, della stessa tipologia della Vigilant

Lo scoppio della guerra tra Francia e Inghilterra era stata vista come un’opportunità dai coloni inglesi del New England, che erano sempre più circospetti sulla minaccia che Louisbourg rappresentava per la loro flotta da pesca che lavorava sui Grandi Banchi di Terranova. La diffidenza sconfinò in una quasi fanatica paranoia o un fervore religioso, suscitato da falsi racconti sulle dimensioni e la potenza delle fortificazioni di Louisbourg e il generale sentimento anti-francese si propagò nella maggiori colonie inglesi del tempo. La paranoia dei coloni del New England era aumentata dopo che una piccola flotta francese era salpata da Louisbourg nell’estate del 1744 verso il vicino porto da pesca inglese di Canso, attaccando un piccolo forte a Grassy Island e radendolo al suolo. Questo porto era usato dalla flotta da pesca del New England perché era la località inglese del Nord America più vicina alle zone di pesca; tuttavia le isole Canso, compresa Grassy Island, erano rivendicate sia dall’Inghilterra che dalla Francia. I prigionieri catturati dai Francesi in quella circostanza erano stati portati a Louisbourg, dove vennero lasciati liberi si muoversi per la città. Qualcuno di loro, militare di professione, aveva preso appunti dettagliati sulla forma della fortezza, la disposizione e le condizioni in cui si trovava, così come della grandezza e delle condizioni della guarnigione e degli armamenti. Questi uomini, una volta tornati a Boston, riferirono tutto, e le loro relazioni, insieme a quelle fornite dai commercianti che facevano affari a Louisbourg, si rivelarono utili nel pianificare l’attacco. A Louisbourg i Francesi, sia civili che militari, non erano al meglio della condizione. Nel 1744 i rifornimenti erano stati tagliati e i pescatori erano riluttanti a salpare senza adeguate provviste. I soldati protestavano perché era stata loro promessa una quota del bottino dell’incursione su Canso, che invece era andato totalmente agli ufficiali, che avevano poi venduto quegli stessi beni, traendo grandi profitti. Nel dicembre 1744 le truppe si erano ammutinate per il cattivo trattamento e la paga, che da due mesi non veniva corrisposta. Anche dopo l’intervento del governatore Louis Du Pont Duchambon, che era riuscito a placare il malcontento procurando le provviste e la paga, la tensione non decrebbe e l’inverno seguente le autorità militari ebbero solo un tenue controllo sulla situazione. Duchambon era riluttante a chiedere aiuti, temendo che il nemico potesse intercettare il messaggio, suscitando con ciò ulteriore malcontento. Le voci di malcontento, in ogni caso, erano giunte a Boston.


Lo sbarco inglese a Cape Breton per l’attacco a Louisbourg

Nel 1745 il governatore della Provincia di Massachusetts Bay, William Shirley, si assicurò, con un margine ristretto, l’appoggio del parlamento del Massachusetts per un attacco alla fortezza di Louisbourg. Egli, insieme al governatore della Provincia del New Hampshire, Benning Wentworth, richiesero il supporto di altre colonie. Il Connecticut fornì 500 uomini di truppa, il New Hampshire 450, il Rhode Island una nave, New York 10 cannoni e Pennsylvania e New Jersey finanziamenti in denaro. La spedizione inglese contro Louisbourg salpò da Boston all’inizio del marzo 1745, navigando a tappe, con 4.200 soldati e marinai a bordo di un totale di 90 navi. L’armata era sotto il comando di William Pepperrell di Kittery (una porzione della colonia del Massachusetts che oggi fa parte del Maine), mentre la flotta fu assemblata con navi coloniali poste sotto il comando del capitano Edwrd Tyng. Le navi si fermarono a Canso per approvvigionamenti; lì il commodoro Peter Warren ingrandì la spedizione con la fornitura di 16 navi. In appoggio all’esercito e alla flotta, il governatore Shirley inviò al commodoro Peter Warren, comandante in capo della Marina Reale Inglese nelle Indie Occidentali, una richiesta di supporto navale, nel caso di incontro con navi da guerra francesi, che sarebbero state di molto superiori ad ognuno dei vascelli coloniali. Subito Warren respinse la richiesta, mancandogli l’appoggio di una autorizzazione da Londra. Solo qualche giorno dopo egli ricevette ordini dall’Ammiragliato di procedere con la protezione degli insediamenti pescherecci del New England. L’armata, partita con l’aria di una crociata religiosa, si fermò a Canso per approvvigionamenti.
Alla fine di marzo la squadra navale cominciò il blocco di Louisbourg, quantunque blocchi di ghiaccio provenienti dal Golfo San Lorenzo cominciassero ad invadere il mare di Louisbourg, costituendo un notevole pericolo per delle navi a vela con gli scafi in legno. Il tempo cattivo e il generale stato di disorganizzazione delle forze navali del New England causarono numerosi ritardi alla spedizione, tuttavia gli assedianti riuscirono ad attaccare navi da pesca e mercantili nelle acque circostanti Ile-Royale.


Milizia del New England in marcia per Louisbourg

Quando, a fine aprile, scomparvero i lastroni di ghiaccio, si ebbe l’effettivo inizio dell’assedio. L’11 maggio, dopo la distruzione di Fort Toulouse e di altri villaggi costieri tra Canso e Louisbourg, le forze del New England sbarcarono a Gabaris Bay, a 8 km a sud ovest di Louisbourg a plotoni affiancati e procedettero via terra con cannoni trainati da slitte progettate dal tenente colonnello Nathaniel Meserve, della milizia del New Hampshire, che nella vita civile faceva il carpentiere navale, raggiungendo la serie di basse colline che guardavano verso le mura occidentali della fortezza. Eccetto che da parte di un piccolo gruppo di uomini guidato da Pierre Morpain, il comandante navale del forte, lo sbarco e l’avanzata delle truppe coloniali del New England non trovarono alcuna opposizione, quell’11 maggio 1745. I Francesi non furono aiutati dal fatto che il governo di Parigi era venuto a conoscenza delle intenzioni offensive britanniche, ma che aveva preso la decisione di non aumentare le difese né di mandare rinforzi. I difensori francesi erano seriamente sotto l’organico necessario e la diffidenza di Duchambon verso le sue truppe, con i timori che avrebbero potuto disertare, lo spinsero a tenere i soldati entro le mura della fortezza piuttosto che a fronteggiare le forze coloniali nel punto di approdo. Le truppe francesi poste a difesa della strategicamente importante Island Battery ebbero successo nel respingere molti assalti, infliggendo gravi perdite alle milizie del New England. Tuttavia i coloniali britannici installarono rapidamente batterie a Lighthouse Point, che consentiva il controllo l’isola, scacciando la pattuglia nemica che presidiava il posto.
Il 15 giugno, con la battaglia navale di Tatamagouche, i britannici impedirono di raggiungere Louisbourg a truppe di rinforzo francesi e indiane, condotte da Paul Marine. Lo sbarco degli Inglesi fu supportato dalla flotta del commodoro Warren e il 28 giugno, dopo 47 giorni di assedio e bombardamenti, i Francesi capitolarono. La notizia della vittoria raggiunse a Boston il governatore Shirley il 3 luglio che, per coincidenza, era il giorno della consegna dei diplomi ad Harvard (che per tradizione era un giorno di festa). Tutto il New England celebrò la presa della più potente fortezza francese sull’Atlantico.


La presa di Louisbourg in una stampa tedesca dell’epoca

Le perdite nella battaglia erano state modeste, per le forze del New England, anche se la guarnigione che occupò la fortezza nel corso dell’inverno seguente ebbe parecchi decessi per freddo e malattie. Il comportamento di Duchambon nel corso dell’assedio fu oggetto di indagini, dopo il suo ritorno in Francia, nell’agosto 1745. Duchambon fu protetto da rappresaglie dall’intervento di François Bigot, l’amministratore civile di Louisbourg, che stornò molte delle accuse ribaltandole su altri. Nel marzo 1746 Duchambon si ritirò dal servizio con una pensione. William Pepperrell e Peter Warren furono entrambi riccamente ricompensati per la loro impresa. Warren, in aggiunta all’assegnazione di una ricca parte di bottino, venne promosso al grado di contrammiraglio. Pepperrell venne nominato baronetto da re Giorgio II e gli venne assegnato un incarico col grado di colonnello in un nuovo reggimento, battezzato come 66° (che non deve essere confuso con il più tardo 66° Reggimento Fanteria). Anche al governatore Shirley venne assegnato il grado di colonnello con l’ incarico di istituire un nuovo reggimento che lui stesso avrebbe comandato.

Battaglia navale di Tatamagouche

Il capitano Donahew, sulla Resolution (50 uomini d’equipaggio e 12 cannoni) navigava verso Louisbourg insieme al capitano Daniel Fones della Tartar (100 uomini, 14 cannoni) e al capitano Robert Becket, della Bonetta (6 cannoni). Le ultime due navi lasciarono la Resolution per avvicinarsi ad una colonna di fumo che presumevano si levasse da un accampamento di Francesi e Nativi. Poco dopo la Resolution avvistò quattro vascelli francesi, guidati da Marin, con accanto parecchie canoe di Nativi, che furono riconosciuti come Uroni. Il capitano Donahew issò una bandiera francese sulla sua scialuppa per lasciare intendere che la sua fosse una nave francese con del bottino a bordo. Il vento cadde e la Resolution venne ben presto fermata e circondata dalle canoe e dai vascelli francesi. Alle 10 del mattino del 15 giugno 1745, Donahew issò la bandiera inglese sulla sua nave; ne seguirono due ore di dura battaglia. Donahew riferì di aver fatto fuoco contro le quattro navi francesi con non meno di 200 colpi dei suoi quattro mortai di diritta; 53 colpi dei tre mortai di mancina e “il cannoncino girevole e le armi minori che sparavano senza posa contro di loro.” Gli Inglesi relazionarono che ci fu “un considerevole massacro” di Francesi e Nativi.”
Comunque le quattro navi francesi stavano per abbordare il veliero di Donahew quando arrivarono i rinforzi, con l’arrivo di Fones e Becket con le loro navi.


La HMS Resolution in un dipinto a olio

Di conseguenza due navi francesi si ritirarono a Gouzar e le altre due si portarono verso il fiume Dewar. Gli Indiani si fermarono dietro un argine.
Il convoglio francese si ritirò prontamente a Tatamagouche, con truppe ed equipaggi che predisponevano difese a terra, aspettandosi un attacco dei coloniali inglesi, che non si verificò. Apparve un altro vascello inglese. Una settimana dopo l’attacco iniziale, presumibilmente a causa del numero delle loro perdite, gli Uroni decisero di abbandonare il convoglio e tornare a Quebec. La battaglia fu importante per la caduta di Louisbourg, in quanto la flottiglia di soccorso di Marin fu intercettata; senza il suo fondamentale aiuto, il giorno dopo Louisbourg capitolò.
Qualche settimana dopo la caduta della città, Donahew e Fones si imbatterono ancora in Marin, mentre questi si trovava nelle vicinanze dello Stretto di Canso. Donahew e 11 dei suoi uomini presero terra e vennero immediatamente circondati da 300 indiani. Il capitano e cinque dei suoi uomini furono massacrati, mentre gli altri sei vennero catturati. Si dice che gli Indiani avessero squarciato il torace di Donahew, succhiato il suo sangue e poi mangiato parte del suo corpo e di quelli dei suoi cinque compagni. Questo accrebbe in modo significativo il senso di tristezza e frustrazione che gravava sulla fortezza. Il 19 luglio la Resolution navigava lentamente nel porto con il pavese a mezz’asta. Il racconto orripilante del destino del suo capitano e dei cinque membri dell’equipaggio si sparse rapidamente per tutta la fortezza.

Prima Campagna della Costa di Nord Est (1745)

In risposta alla spedizione del New England contro Louisbourg, che era terminata nel giugno 1745, i Wabanaki cercarono vendetta attaccando il confine del New England. Le colonie britanniche si prepararono ad affrontare l’attacco mettendo a punto una forza temporanea di 450 uomini per difendere la frontiera. Dopo l’inizio degli attacchi il numero dei combattenti venne incrementato di 175 unità. Il Massachusetts allestì dei forti lungo il confine con l’Acadia: Fort George a Brunswick, Forte St. George a Thomaston, Fort Richmond nell’omonima località e Fort Frederick a Pemaquid, nel Maine.
La campagna cominciò quando, il 19 luglio, Mi’kmaq provenienti dalla Nuova Scozia, Maliseet e Abenaki di St. Francis attaccarono Fort St. George a Thomaston e New Castle. I guerrieri incendiarono numerose costruzioni, uccisero il bestiame e catturarono un abitante del villaggio. A Saco uccisero una persona. Nello stesso momento Penobscot e Norridgewock attaccavano Fort Frederick a Pemaquid, prendendo prigioniera una donna, che però riuscì a fuggire.
Nello stesso mese furono uccisi un ragazzo a Topsham e un uomo a New Meadows. Più tardi una banda di 30 Wabanaki attaccò North Yarmouth, uccidendo un abitante. A Flying-Point furono uccisi tre membri di una famiglia e una ragazza venne catturata e portata in Canada; inoltre venne ucciso un colono, mentre un altro fu fatto prigioniero e uno riuscì a fuggire.


Momenti di guerra

La guarnigione di St. George a Thomaston venne di nuovo attaccata, con l’uccisione di un’intera compagnia della milizia coloniale, mentre tre altri uomini caddero nelle mani degli Indiani come prigionieri. Nelle vicinanze della guarnigione i Nativi presero due donne; una fu portata in Canada, mentre l’altra riuscì a fuggire. L’attacco a Scarborough causò la morte di un colono, mentre altri due furono uccisi a Sheepscot e uno rimase ferito.
Il 5 settembre le tribù della Confederazione attaccarono Thomaston per la terza volta, uccidendo e scalpando due persone. Nel mese di agosto I Mi’kmaq provenienti da Île Royale (ossia Cape Breton Island) avevano assalito vari avamposti inglesi a Terranova, distruggendo abitazioni e catturando 23 persone. La primavera seguente portarono 12 dei prigionieri ad un punto di rendez-vous, a St. John’s, sulla strada di Quebec. Gli ostaggi riuscirono a uccidere i Mi’kmaq che erano con loro e a fuggire. Due giorni dopo, un altro gruppo di Mi’kmaq portava i restanti 11 prigionieri inglesi nello stesso punto di rendez-vous. Scoprendo che ne era stato dei Mi’kmaq dell’altro gruppo, uccisero sul posto gli 11 prigionieri.
A seguito di questi eventi, in inverno Shirley inviò ancora truppe e munizioni sulla frontiera del Maine, aspettandosi un’altra campagna dei Wabanaki in primavera.

Incursione contro Saratoga

Nel novembre 1745 forze franco-indiane, al comando di Paul Marin de la Malgue, assalirono la cittadina di Saratoga, nella provincia di New York. Questa è una versione dei fatti, secondo il volume “The story of old Saratoga and history of Schuylerville” di John Henry Brandon.
Nel consiglio che si tenne a Crown Point da parte delle tribù indiane (si trattava di Abenaki e Caughnawagas, cioè Irochesi del San Lorenzo), si convenne che la stagione era troppo avanzata per scavalcare le montagne e dirigersi sulla valle del Connecticut. Quindi l’Abate Picquet, dispiegando una mappa dell’Hudson, tra gli altri luoghi indicò Saratoga come meritevole di un attacco. La mappa mostrava 31 abitazioni e due forti, uno per riva del fiume. Dopo molti ragionamenti e argomentazioni, Marin de la Malgue decise di cedere alle richieste dei Nativi e così venne deciso il fato della pacifica Saratoga. Imbarcatisi sulle canoe, i franco-indiani pagaiarono verso sud, poi lasciarono le imbarcazioni e cominciarono a marciare lungo la riva nord della South Bay, e quindi si diressero verso Fort Edward. Ad un certo punto persero la strada e persero parecchi giorni girovagando, prima di riuscire ad uscire dalla foresta. Alla fine, nella mattina del 27 novembre, si imbatterono nell’abitazione di John H. Lydius, un commerciante che aveva avuto il coraggio di stabilirsi molto lontano dai suoi vicini bianchi. Lì catturarono un ragazzo e un bracciante, dato che Lydius e la sua famiglia si erano ritirati ad Albany per l’inverno. In una casa vicina gli Indiani trovarono tre uomini che, insieme a due indiani Schagticoke, catturati il giorno prima, furono rinchiusi nella casa di Lydius e controllati da venti uomini. Quindi i componenti la spedizione, ricevuta l’assoluzione dal sacerdote, che nel frattempo li aveva raggiunti, si affrettarono in avanti, prendendo la vecchia strada militare costruita da Peter Schuyler nel 1709. Marin proseguì scendendo il fiume in canoa con pochi uomini, cercando di trovare un punto adatto per il guado. Per strada gli Indiani catturarono sei o sette uomini in una casa vicina alla strada, che vennero mandati a far compagnia ai prigionieri della casa di Lydius.


“Il Consiglio” – dipinto di Robert Griffing

A circa quattro miglia e mezzo da Saratoga la truppa incontrò un uomo che, con sua moglie, tornava dai mulini di Schuyler con alcune borse di farina. Dopo qualche discussione l’uomo me la moglie furono consegnati al capo Atagaronche, mentre i Francesi si appropriavano della farina e dei cavalli. Mentre stava per essere condotta alla casa di Lydius, la donna disse, nella speranza di spaventare i suoi catturatori: “Voi state andando a Saratoga, ma vi troverete 200 uomini che vi stanno aspettando nel forte e che vi daranno un caldo benvenuto.” Questo non li disturbò più di tanto, infatti i due Schaghticokes summenzionati avevano riferito che il forte era vuoto.
Il punto scelto per attraversare il fiume era vicino ad una cascata che faceva un rumore assordante. Era circa mezzanotte quando effettuarono il guado del fiume. Il giornale del viaggio racconta di una notte freddissima, trascorsa in un luogo dove non era nemmeno possibile accendere il fuoco. Mentre il grosso del corpo di spedizione cercava di difendersi alla bell’e meglio dal freddo, M. Beauvois venne mandato in avanti a fare una ricognizione del villaggio condannato alla distruzione. Qui abitavano almeno trenta persone, con abitazioni, fienili, granai, quattro mulini, un fabbro, uno spaccio di articoli generici e il minaccioso forte, che faceva parte della struttura iniziale dell’abitato. Queste costruzioni erano tutte allineate lungo l’unica, stretta via che correva da nord a sud per circa mezzo miglio al di sopra del torrente Fisch Creek e due miglia al di sotto. All’epoca non esisteva un ponte per attraversare il torrente. L’unica casa in mattoni era di proprietà di Philip Schuyler, zio del generale Schuyler. Era costruzione concepita per scopi difensivi ed aveva aperture sia al piano terra che al primo che fungevano da feritoie per armi da fuoco. Il forte, sebbene fosse stato fatto molto per renderlo funzionale, non costituiva una buona difesa, a tal punto che le truppe si rifiutavano di occuparlo per mancanza di comodità e di sicurezza. Invece dei 200 uomini che la donna prigioniera aveva detto esserci di guarnigione, in paese stazionavano solo 10 militi sotto la guida del sergente Convers, che però al momento si trovava a Schenectady per turno, avendo lasciato al suo posto il suo caporale.


Il guado

Il governatore Clinton aveva lasciato libera la compagnia di stanza a Saratoga di rimanere o ritirarsi. Il loro restare dipendeva dal trattamento che avrebbero ricevuto da parte dei Commissari degli affari Indiani, dai quali dipendeva la fornitura delle provviste, delle munizioni e delle difese. La piccola guarnigione decise di ritirarsi solo poco prima dell’attacco e si portò ad Albany. C’è da meravigliarsi che i coloni non l’avessero seguita, perché dovevano aver saputo di poter essere soggetti ad un attacco da nord da un momento all’altro. Ma trent’anni di pace nella zona sembravano aver addormentato le loro paure. L’insediamento aveva chiaramente goduto di una stagione prospera. I fienili, i granai e i depositi erano pieni da scoppiare; considerevoli mucchi di fieno e cereali stavano rinchiusi nelle costruzioni agricole. Armenti di bestiame in salute e grasse pecore stavano nelle stalle a nutrirsi, grandi cataste di legname aspettavano di raggiungere i bastimenti diretti ai mercati del sud, i mulini macinavano e i falegnami lavoravano notte e giorno, evidentemente per soddisfare tutti gli ordini. “Non inorgoglirti del tuo domani, perché sai che non si può dire cosa porterà il nuovo giorno”, è un proverbio che ebbe dimostrazione pratica nel destino di Saratoga la mattina del 28 novembre 1745. Perché, a causa della circospezione degli invasori, la sua gente non ricevette alcun indizio che quel mattino non sarebbe stato così tranquillo come quelli che lo avevano preceduto.
Al ritorno di M. Bauvais dalla sua ricognizione, udito il suo resoconto, Marin diede ordine di avanzare e attaccare. Da questo punto per il proseguimento del racconto dei fatti seguiremo il giornale dell’aiutante di campo francese (1).

(1) Questo giornale venne ritrovato negli archivi di Quebec dopo la sua requisizione da parte del generale Wolfe nel 1759 e consegnato a mani del colonnello Philip Schuyler, come persona maggiormente interessata.
«28 novembre. Al ritorno di Beauvais cominciammo a muoverci silenziosamente in buon ordine, con tutti gli ufficiali ai loro posti. Marciammo attraverso i boschi per circa una lega, lungo una strada molto buona e quindi arrivammo alle case. Quando raggiugemmo la prima M. Marine mi ordinò di scegliere quattro Francesi e dieci Indiani per andare a circondarla, ma non permise loro di attaccare fino all’alba, momento in cui avremmo attaccato tutti insieme. Non avevamo percorso più di un ottavo di lega, che venne sparato il primo colpo di fucile e lanciato l’urlo di guerra, scatenando l’assalto. Gli Abenaki sul lato est, che fino ad allora avevano atteso il segnale, pensarono di dover attaccare e da quel momento non fu più possibile esercitare alcun controllo. Tuttavia arrivammo al limite del bosco in buon ordine. Avendo Beauvais riferito a Marin che eravamo stati scoperti, questi ci ordinò di seguirlo. Oltrepassammo un torrente impetuoso (il Fish Creek) e arrivammo ad una segheria, dove due uomini (un negro e un Olandese) stavano correndo e nella quale ardeva un grande incendio.
I. de St. Ours e il figlio di M. Marin si disputavano il possesso del negro con un Indiano, sebbene un altro Indiano confermasse che la cattura era stata effettuata da Marin. Suo padre, con cui mi trovavo io, gli disse che non era il momento di litigare sui prigionieri e che era necessario proseguire e prenderne altri. Un grosso gruppo attaccava l’abitazione di un fabbro da questo lato del torrente, quando sfortunatamente un Nativo uccise un ragazzo di dodici, massimo quattordici anni. Uscendo dalla segheria arrivammo alla casa di un uomo chiamato Philip Schuyler, un coraggioso che non sarebbe stato impegnato seriamente se solo avesse avuto al suo fianco una dozzina di uomini valorosi come lui. M. Beauvais, che lo conosceva e lo aveva in simpatia, entrò per primo nella casa e, presentandosi col suo nome, gli chiese di consegnarsi, dichiarando che non gli sarebbe stato fatto alcun male. L’altro replicò dicendogli che era un cane e che lo avrebbe ucciso. Infatti fece fuoco col fucile. Beauvais ripeté la richiesta di resa, a cui Philip replicò con parecchi colpi di fucile. Alla fine Beauvais, troppo esposto al suo fuoco, sparò e lo uccise.
Partecipante francese al raid su Saratoga del 1745
La casa di Schuyler venne rapidamente saccheggiata. Era una casa di mattoni, con feritoie e vie di fuga sotto il pavimento. Gli Indiani ci avevano detto che era una specie di fortino dove c’erano i soldati. Infatti io trovai un certo quantitativo di polvere da sparo, ma niente soldati. Prendemmo prigioniero qualcuno dei domestici e si disse che qualche persona venne bruciata viva quando si era rifugiata nella cantina. Non incendiammo altre case prima di raggiungere il forte, questa fu l’unica. Avevamo catturato tutti quanti e non vi era più nessun timore che qualcuno potesse andare ad avvertire il forte del nostro avvicinamento. Il forte si trovava a grande distanza dalle case dove eravamo stati; dentro non trovammo nessuno. Chiesi a M. Marin se desiderasse lasciare lì un distaccamento. Egli replicò che aveva intenzione di incendiarlo e mi ordinò di andare e fare del mio meglio. Questa autorizzazione diede a molti di noi il piacere di prendere dei prigionieri dalle case che stavano al di sotto del forte, rompendo porte e finestre in modo da arrivare a catturare tutti. Comunque tutti si arresero senza resistere. Non avremmo mai pensato che sarebbe stato così facile prendere tutte le case e compiere il saccheggio. Contrariamente alle case al di sopra del forte, queste le incendiammo tutte, con ogni cosa utile che contenevano: per esempio più di 10.000 assi e travi di legno già pronte per l’uso, quattro mulini e tutti i fienili e le stalle, alcune delle quali contenevano animali. La gente che si trovava nei campi venne in gran parte uccisa da Francesi e Indiani, altri vennero uccisi e poi bruciati nelle case, per un totale di una dozzina di morti. Il numero dei prigionieri ammontava a 109. Il nostro risultato sarebbe stato molto più glorioso e clamoroso se tutti i mercanti di Saratoga non avessero lasciato le loro case per passare l’inverno ad Albany; e, aggiungo io, noi avremmo incontrato una maggiore resistenza. Il nostro lavoro era finito alle 8 del mattino, quando M. Marin diede l’ordine di ritirata. Al ritorno raggiungemmo Fort St. Frederic il 3 dicembre e Montreal il 7 dicembre.»


L’agguato

Questo era il racconto francese di quell’azione violenta. Il cronista, che sembra in un certo qual modo spaventato dall’opera degli assalitori, si batte per dipingere la barbarie di quella notte in modo da rendere sopportabili le ombre dell’avvenimento. Il numero riportato dei prigionieri è senza dubbio corretto, perché egli era in condizione di conoscerlo bene, ma sul numero delle persone massacrate, circa dodici, vi sono forti dubbi. Gli Indiani, grandemente esasperati per la recente esecuzione di sette dei loro guerrieri da parte degli Inglesi, non si sarebbero accontentati di dieci o dodici scalpi. E nemmeno ogni singolo individuo facente parte della spedizione poteva sapere quante persone perirono in totale. Era di notte ed essi erano solo concentrati nel compiere il loro lavoro di distruzione nel minor tempo possibile, per poi ritirarsi. Il governatore Clinton riferisce un numero di trenta uccisi, e questo è molto più verosimile. Una sola famiglia si salvò con la fuga. Così quello che appariva come un borgo florido e indaffarato il 27 novembre 1745, il giorno 28 presentava una scena di rovine annerite e di cupa solitudine. I prigionieri, uomini, donne e bambini, molti dei quali mezzo svestiti e con calzature inadatte, vennero radunati, legati insieme e indirizzati al nord, condannati a un destino che, per molti di loro, era molto peggiore della morte. Alcuni morirono in prigionia, altri furono riscattati e tornarono alle famiglie, ma la maggior parte non rivide più la propria terra natale.


Prigionieri inglesi in una stampa dell’epoca

I Nipissing e gli Abenaki seguirono la riva orientale dell’Hudson sotto la guida dei signori de Courtemanche e Niverville, assieme a volontari francesi, per controllare l’abitato da quella parte.

Seconda Campagna della Costa di Nord Est (1746)

Dopo la Campagna della costa del Nord Est del 1745, nel gennaio 1746 altri 200 uomini di truppa inglesi vennero mandati sul confine Acadia – New England, e in primavera ne arrivarono altri 460.
La Campagna del 1746 cominciò il 19 aprile, quando una banda di 10 Nativi attaccò Gorham Town. Gorham aveva un fortino e quattro famiglie nelle rispettive abitazioni. Gli Indiani si divisero in cinque gruppi di due, quindi attaccarono contemporaneamente le quattro famiglie. Si contarono un uomo e quattro bambini uccisi, due uomini e una donna presi prigionieri. Gli uomini del fortino reagirono in un secondo tempo, e uno di loro venne anche catturato.
La Confederazione Wabanaki attaccò poi Waldoboro, nel Maine, incendiando il villaggio, uccidendo alcune persone e catturandone altre. Alcuni abitanti fuggirono a Pemaquid e altri a St. Georges e non tornarono a casa se non a guerra finita. Anche Pemaquid venne razziata, con uccisione del bestiame. Poi una banda di 15 Nativi tese un’imboscata a cinque persone a Sheepscot, uccidendone una. Un abitante uccise uno degli Indiani. A Wiscasset, nal Maine, vennero uccisi 19 capi di bestiame e fu catturato il capitano Jonethan Williamson, che venne tenuto in prigionia per sei mesi. Avvenne anche una battaglia nei pressi di Fort St. Georges a Thomaston, dove fu ucciso un Indiano e un altro venne ferito. Una banda di 30 Indiani assalì Falmouth e North Yarmouth, nel Maine, dove due persone vennero uccise.


Stampa raffigurante “La cattura di Jonathan Dore da parte degli Abenaki – 1746”

Da New Casco arrivarono i soldati e i Nativi si ritirarono e andarono ad attaccare il fortino di Stroudwater, che però era ben difeso e non riuscirono a conquistarlo. A Scarborough i Nativi uccisero un soldato e parecchi coloni. L’ultimo attacco avvenne il 26 agosto a Fort Frederick, nelle vicinanze di Pemaquid. Venne distrutta l’abitazione di un colono e ucciso tutto il suo bestiame; l’uomo e suo figlio rimasero feriti.
Aspettandosi una nuova campagna Wabanaki per la primavera del 1747, Shirley prese provvedimenti: a St. Georges venne assegnata una guarnigione di 30 uomini, mentre 370 vennero dislocati tra Berwick e Damariscotta. La taglia per gli scalpi venne aumentata a 250 sterline per scalpi presi ad ovest della baia di Passamaquoddy (quindi nel territorio del Maine) e a 100 per gli altri scalpi.

Battaglia di Port-la-Joye

Dopo la caduta di Louisbourg nel 1745, il comandante inglese William Pepperrell aveva inviato una spedizione contro Île Saint Jean. L’armata si era divisa, una parte diretta a Tres Rivieres, l’altra a Port-la-Joye. A Tres Rivieres, il colono acadiano Jean Pierre Roma e altri non avevano opposto alcuna resistenza, perché avevano solo un cannone da sei pounds da allestire come difesa. Roma con i suoi due figli, un maschio e una femmina, si era rifugiato nei boschi, da dove era stato testimone dell’incendio del villaggio da parte inglese. Allora la famiglia era fuggita a Saint Peters e da lì a Quebec, restandovi fino alla fine della guerra. Quasi contemporaneamente, nel luglio 1745, l’altro distaccamento inglese era sbarcato a Port-la-Joye. Sotto il comando di Joseph de Pont Duvivier, a Port-la-Joye i Francesi avevano una guarnigione di 20 militi delle Compagnies Franches de la Marine. La guarnigione era fuggita e gli Inglesi bruciarono la capitale dalle fondamenta. Duvivier e i 20 uomini si erano ritirati fino al Northeast River, inseguiti dal nemico finché non avevano ricevuto rinforzi dalla milizia acadiana e dai Mi’kmaq. Le truppe francesi e i loro alleati erano riuscite a respingere fino alle loro imbarcazioni i “New Englanders”; questi ebbero nove fra morti, feriti e presi prigionieri. Gli Inglesi avevano preso sei Acadiani in ostaggio, minacciando che sarebbero stati giustiziati se gli Acadiani o i Mi’kmaq si fossero ribellati contro le autorità del New England. Le truppe inglesi rientrarono a Louisbourg, Duvivier con i suoi 20 uomini tornò a Quebec. Dopo la caduta di Louisbourg, la popolazione residente francese di Île Royal (ora diventata Cape Breton) era stata deportata in Francia. Gli Acadiani di Île Saint-Jean vissero sotto la minaccia della deportazione per tutto il resto della guerra.
Il capitano John Rous comandava il vascello HMS Shirley Galley, da 24 cannoni, e una goletta, la HMS Ruby. A bordo del vascello stavano 40 soldati del 29° Reggimento Fanteria, del capitano Hugh Scott. Il nuovo governatore inglese di Île Royal, commodoro Sir Charles Knowles, Primo Baronetto, mandò Rous a rifornirsi di provviste dagli Acadiani per sostentare le truppe inglesi a Louisbourg.
Tamburino francese – 1745
Ramezay aveva mandato l’ufficiale francese Boishébert a Île Saint-Jean in ricognizione per avere una valutazione sulla grandezza dell’armata del New England. Boishébert apprese che a Port-la-Joye c’erano due vascelli inglesi con 200 uomini di truppa che stavano caricando provviste per Louisbourg. A bordo dei vascelli inglesi c’erano almeno due degli ostaggi acadiani catturati dagli inglesi l’anno precedente. Dopo il ritorno di Boishébert, Ramezay inviò a Port-la-Joye Joseph-Michel Legardeur de Croisille et de Montesson, con oltre 500 uomini, 200 dei quali erano Mi’kmaq. Mentre il 29° Reggimento aspettava che gli Acadiani consegnassero la metà del loro bestiame, da destinare agli Inglesi di Louisbourg, si trovava, momentaneamente disarmato, a raccogliere fieno sul prato della riva del Northeast River, vicino a Port-la-Joye. Le armi erano depositate in una tenda. L’11 luglio de Montesson colse le truppe del New Enland di sorpresa. Le forze miste dei Canadesi e dei Mi’kmaq massacrarono 27 soldati e 7 marinai della truppa inglese. Gli Inglesi riuscirono a uccidere due Mi’kmaq e a ferirne altri due. Mentre l’attacco era in corso, i capitani Rous e Scott erano a bordo della Shirley, che aprì il fuoco sugli attaccanti, con scarsi risultati. Alla fine gli assalitori si ritirarono; il capitano Scott prese prigionieri 40 Acadiani e li rilasciò poi nelle mani del comandante della spedizione del duca d’Anville, dietro pagamento di un riscatto.
Il 23 luglio 1746 de Montesson tornò a Chignecto da de Ramazay, con due degli Acadiani che gli Inglesi avevano catturato in precedenza e numerosi Inglesi prigionieri. Questi furono portati dapprima a Baie-Verte, poi Ramezay li mandò sotto folta scorta al campo di prigionia di Quebec, assieme ad un riconoscimento per Montesson per essersi distinto nel suo primo comando indipendente.
La battaglia ebbe per conseguenza l’emanazione di un ordine secondo cui tutti gli ufficiali del 29° Reggimento avrebbero dovuto essere sempre armati; si guadagnarono così il soprannome di “sempre armati”, a causa della spada che quegli ufficiali dovevano portare anche fuori servizio, tradizione tuttora viva al giorno d’oggi, poiché gli ufficiali del 29° Fanteria hanno sempre la spada al fianco, anche durante le funzioni religiose.

Spedizione del duca d’Anville

Dopo la conquista di Port Royal, capitale dell’Acadia, nel 1710 da parte degli Inglesi, i Francesi ed i loro alleati avevano fatto ripetuti tentativi di riconquistare militarmente la città. Dopo la cocente sconfitta subita con l’assedio di Louisbourg del 1745, il re Luigi XV mandò una spedizione, guidata dall’ammiraglio Jean-Baptiste Louis Frédéric de La Rochefoucauld de Roye, Duca d’Anville, che avrebbe dovuto riconquistare Annapolis Royal. La spedizione del Duca d’Anville, coordinata con quella di Ramezay proveniente da Quebec, fu l’ultimo tentativo francese di riprendere la capitale dell’Acadia. La spedizione era forte di 11.000 uomini e 64 navi. L’allestimento della flotta fu lento e difficoltoso e non salpò dal porto francese di Île-d’Aix fino al 22 giugno 1746. Una improvvisa tempesta nel Golfo di Biscaglia e i venti contrari rallentarono la traversata dell’Atlantico. Inoltre tra gli equipaggi scoppiarono epidemie di tifo e di scorbuto. La flotta viaggiò in una lunga bonaccia fino alle Azzorre, quando scoppiò un’altra tempesta, nella quale molti vascelli furono colpiti dai fulmini che, in un caso, causarono l’esplosione di un deposito di polveri che provocò la morte e il ferimento di oltre trenta uomini. Il 24 agosto la spedizione era in mare da più di due mesi ma si trovava ancora a 900 miglia dalla Nuova Scozia. Il 10 settembre le avanguardie della spedizione erano giunte a Sable Island. Tre giorni dopo i velieri furono dispersi da una violenta burrasca che danneggiò seriamente alcune imbarcazioni, che di conseguenza si trovarono obbligate a tornare in Francia. Una delle navi danneggiate era la Le Mars che, avendo imbarcato acqua nella tempesta incontrata a Sable Island, aveva deciso di rientrare in Francia assieme alla Le Raphael. Qualche settimana dopo, nel corso di una nuova burrasca, la Le Mars subì ulteriori avarie e si ritrovò separata dalla Le Raphael. L’11 ottobre 1746, al largo dell’Irlanda, la HMS Nottingham assalì la Le Mars e la catturò. Restaurata, entrò a far parte della flotta inglese come HMS Mars (più tardi, nella Guerra Franco-Indiana, la HMS Mars affondò nel porto di Halifax, dopo aver urtato uno scoglio, che da quel giorno venne chiamato “Scoglio Mars”).


“Battaglia fra la HMS Nottingham e la Le Mars” – dipinto di Samuel Scott

In appoggio alla spedizione di d’Anville venne inviato da Quebec un corpo d’armata sotto gli ordini di Jean-Baptiste Nicolas Roch de Ramezay. Il religioso francese Jean-Louis Le Loutre doveva coordinare le due spedizioni. Le forze di de Ramezay arrivarono in Nuova Scozia nel luglio 1746, con 700 soldati e 21 ufficiali. Egli fece campo a Beaubassin, dove si riunì con 300 Abenaki del fiume St. John e circa 300 Mi’kmaq della Nuova Scozia, portando così il totale delle forze franco-indiane a circa 1.300 effettivi. I soldati di de Ramezay passarono l’estate e il principio dell’autunno a Chignecto e Minas, attendendo l’arrivo della spedizione di d’Anville, in forte ritardo. In questo periodo Ramezay mandò truppe contro Port-la-Joye, occupata dagli Inglesi. In una dura battaglia gli uomini di Ramezay uccisero 34 soldati inglesi e imprigionarono il resto della guarnigione.
Infine, nel tardo mese di settembre la spedizione di d’Anville raggiunse la Nuova Scozia, dopo un viaggio durato tre mesi. Centinaia di soldati e marinai erano morti e altre centinaia erano gravemente ammalati, colpiti da malattie varie. Quarantaquattro vascelli si ancorarono a Chebucto (oggi Halifax, Nuova Scozia), dove la spedizione avrebbe trascorso le successive cinque settimane. I malati vennero sbarcati vicino a Birch Cove. Alcuni si ripresero dallo scorbuto con l’arrivo di rifornimenti portati dagli Acadiani di Grand Pre e Pisiquid, ma il tifo e la febbre continuavano a colpire gli uomini. Il 27 settembre, a sei giorni dal suo arrivo, d’Anville morì dopo un colpo apoplettico. Egli venne seppellito a George Island, dove oggi vi è il porto di Halifax. Il 29 settembre un consiglio di guerra, convocato dal sostituto di d’Anville, Constantin-Louis d’Estourmel, decise di inviare 1.500 uomini dei suoi e altri 300 dal corpo d’armata di Ramezay ad attaccare Annapolis Royal. Ma D’Estourmel non resse alla tensione e, scoraggiato, rinunciò al comando dopo un tentativo di suicidio.
Il successivo comandante che assunse il controllo della spedizione fu il governatore generale designato della Nuova Francia, che era anch’egli imbarcato con la flotta, Jacques-Pierre de Taffanel de la Jonquière, marchese de la Jonquière. Il piano d’attacco contro la capitale Annapolis Royal procedeva spedito, anche mentre gli uomini continuavano a morire per le malattie. A metà ottobre 2.861 fra marinai, soldati e ufficiali minori, il 41% degli uomini che avevano raggiunto Chebucto, erano morti o seriamente ammalati. Il contagio si estese ai Mi’kmaq e agli uomini di Ramezay. Sempre a metà ottobre 300 degli uomini di truppa di Ramezay erano giunti ad Annapolis Royal. I combattenti Franco-Indiani stettero accampati 21 giorni nell’area di Annapolis aspettando le navi francesi che dovevano arrivare con truppe fresche e cannoni da assedio. Nel frattempo avevano tagliato le comunicazioni via terra degli Inglesi con Minas e tentavano di impedire ogni contatto tra il forte e gli Acadiani.


“Acadiani” – dipinto di Samuel Scott

Il 24 ottobre 42 vascelli lasciarono Chebucto, con almeno 50 piloti acadiani di Minas. Tre navi-ospedale erano salpate per la Francia con a bordo i malati in condizioni più critiche mentre, per condurre l’assedio, su tredici delle navi da guerra vi erano 94 ufficiali e 1.410 soldati. Due giorni dopo, quando la flotta si trovava al largo di Cape Negro, in Nuova Scozia, La Jonquiere cambiò idea. Ordinò alle navi di fare vela verso la Francia e inviò disposizioni per de Ramazay ad Annapolis Royal perché si ritirasse.
Il fallimento della spedizione francese ebbe serie conseguenze sulla partecipazione degli Acadiani nel prosieguo della guerra. Ogni fiducia che gli Acadiani potevano avere su una vittoria della Francia era caduta. Dopo la spedizione, il governatore della Nuova Scozia Paul Mascarene disse agli Acadiani di evitare “tutte le deludenti speranze di ritornare sotto il dominio della Francia.” Un ufficiale francese annotò che mentre de Ramezay si stava ritirando da Annapolis Royal, gli Acadiani erano allarmati e sfiduciati, sentendo di essere stati abbandonati alla punizione degli Inglesi.
Centinaia di Mi’kmaq morirono a causa del contagio propagato dagli equipaggi francesi.

Assedio di Fort Massachusetts

Da “Fort Massachusetts” di Paul W. Marino:
Fort Massachusetts venne costruito nel 1745 per ordine del governatore William Shirley, nel mezzo di un pianoro paludoso, nella parte nord est della municipalità di East Hoosuck. In verità la palude era una scelta non troppo felice per il posizionamento di un forte, ma il sito venne scelto per ragioni tattiche. Il fiume Hoosuck scorre tutto intorno alla palude, facendo diverse svolte, di modo che viene a formare una U squadrata, al centro della quale sorgeva il forte. Dalla sua posizione, questo viene a controllare le uniche due zone guadabili del fiume. La palizzata racchiudeva un’area di circa 24 metri per 36; vi era una sola costruzione. Il terreno circostante era stato bonificato per circa un chilometro in ogni direzione. Questo era essenziale per avere un punto di vista tatticamente buono, vista l’imprecisione delle armi dell’epoca. Un fucile ad avancarica senza canna rigata aveva un raggio di tiro di circa 70 metri. E anche così, la precisione non poteva essere garantita finché il nemico non fosse stato vicino. Sbarazzandosi di ogni cosa, un nemico poteva nascondersi sul retro
Nel 1745 la situazione era calma a West e East Hoosuck. Ma il 6 maggio 1746 il sergente John Hawkes cavalcò fuori del forte, in compagnia di un certo John Miles; i due furono attaccati da un gruppo di Nativi del Canada e restarono feriti, ma riuscirono a tornare indietro e raggiungere il forte. Un mese dopo, l’11 giugno, diversi uomini del forte furono attaccati da una banda più numerosa, a qualche distanza dal forte. Essi combatterono accanitamente, respingendo in breve il nemico; uno dei loro fu catturato, mentre gli Indiani persero un guerriero. Gli Inglesi tornarono subito al forte, trasportando un ferito di nome Elisha Nims. Questi morì in seguito per l’aggravarsi delle sue condizioni, facendo sorgere dubbi su chi fosse stata la prima vittima dell’assedio di Fort Massachusetts. Il giorno venerdì 15 agosto 1746 un’unità di 15 esploratori arrivò al forte, accompagnata da un cappellano di nome John Norton. In verità, tutto quello che sappiamo che avvenne nel forte ha come fonte lo stesso reverendo Norton. In seguito egli scrisse un libro, “Il prigioniero riscattato di Norton”, che è edito ancora al giorno d’oggi.
Nel forte c’erano circa 20 uomini della milizia, più della metà dei quali ammalati di influenza e di dissenteria. Vi erano anche tre donne, una delle quali incinta, e cinque bambini. Vi era un’allarmante penuria di provviste, specialmente polvere e proiettili. La posizione del capitano Williams non era nota, sebbene si sperasse che si trovasse a Deerfield. Il mattino dopo gli esploratori partirono, spargendo la notizia che il forte si trovava in brutte acque e che avevano visto tracce che indicavano che il nemico si trovava nella zona. Al comando del forte vi era il sergente John Hawkes. Nel fine settimana non accadde nulla. Ma il martedì 19, tra le 8 e le 9 del mattino, il forte si trovò circondato da 800 tra soldati francesi e Indiani della tribù di St. François (Abenaki), sotto il comando del generale Pierre Francois Rigaud de Vaudreuil. I difensori aprirono il fuoco non appena il nemico arrivò a tiro e l’assedio cominciò.
Due Inglesi riportarono lievi ferite, mentre gli attaccanti ebbero perdite più gravi: morirono parecchi Francesi, mentre il sergente Hawkes riusciva ad uccidere il capo dei St. François. Uno svantaggio critico della posizione del forte era la vicinanza ad un’altura; parecchi Indiani la scalarono e scoprirono che potevano sparare dall’alto dentro le palizzate del forte. Ma anche a livello del suolo gli Inglesi erano svantaggiati. Gli assalitori facevano grandinare raffiche continue di colpi di fucile, continuando per più di dodici ore continuate, un lusso che gli assediati non potevano permettersi. Le munizioni erano diminuite spaventosamente.
Come scrisse il Rev. Norton: “I nemici continuavano a sparare contro di noi in maniera incessante, molti di loro riuscirono a strisciare fino a meno di 20 metri dal forte. Noi eravamo fortemente carenti di munizioni. Diversi dei nostri uomini erano stadi di recente richiamati in servizio e mancavano di stampi per le pallottole, per cui non erano preparati per lunghi combattimenti; quindi il sergente ordinò ad alcuni dei nostri uomini che erano malati, di preparare pallottole con gli stampi disponibili.
Il sergente aveva capito la situazione, per cui diede ordini di non sparare se non pensavamo servisse a tenere indietro il nemico, ameno che non avessimo buone opportunità di colpire il nemico; così noi sparammo molto poco. Avremmo potuto sparare quasi in continuazione al nemico, quel giorno, perché era allo scoperto davanti al forte, a volte anche vicino, passeggiando avanti e indietro; ma non veniva molestato, perché noi non osavamo sprecare munizioni mentre si trovava a quella distanza.”

Quando cadde la notte, gli assalitori, protetti da sbarramenti, cominciarono ad avvicinarsi al forte, con l’intenzione di prevenire eventuali tentativi di sgattaiolare fuori. Ma non avevano ragione di preoccuparsi; il sergente Hawkes non vedeva alcuna speranza in tentativi di fuga ed in ogni caso nessuno aveva voglia di tentare. Ad un certo punto della notte gli assedianti cessarono il fuoco, ma continuarono fino al mattino a rumoreggiare e a lanciare grida di guerra. Alle prime luci del giorno 20 i Francesi aprirono il fuoco, ma si fermarono dopo pochi minuti per riorganizzarsi. Il corpo principale prese posizione a sud e sud-est del forte e ricominciò a sparare. Altri continuavano a sparare raffiche contro le difese a nord e ad ovest; il fuoco più intenso contro il forte proveniva dal lato di sud-est. Alle 11 i difensori ebbero la loro unica perdita: Thomas Kowlton, posizionato in una garitta, fu colpito alla testa. I Francesi e i loro alleati avrebbero perso in totale 45 combattenti. A mezzogiorno, de Vaudreuil cessò il fuoco e chiese di parlamentare. Ottenuto quanto richiesto, egli fece agli assediati un’offerta che non potevano rifiutare.
Ecco ancora le parole del Rev. Norton:
“Quando arrivammo al cospetto del generale de Vaudreuil, egli promise un buon trattamento nel caso che ci fossimo arresi; altrimenti avrebbe dovuto provare a prendere il forte con la forza. Il sergente gli disse che avrebbe dato una risposta due ore dopo. Noi rientrammo nel forte ed esaminammo la situazione. Come munizioni, c’era rimasta poca polvere da sparo e niente più piombo. Dopo aver pregato Dio per avere saggezza e indicazioni, cercammo di capire se vi fosse qualche possibilità di riuscire a resistere al nemico o no; pensavamo che non si sarebbero ritirati senza aver fatto almeno un vigoroso tentativo di prendere il forte; se lo avessero fatto, sapevamo che avremmo consumato tutte le nostre munizioni in pochi minuti, e saremmo stati ben presto ridotti alla loro mercé. Per quanto riguarda noi, che fossimo stati in salute o no, credo che ogni uomo presente avrebbe resistito fino alla fine. Per quel che mi riguarda, io lo avrei fatto; ma se il forte fosse stato preso con la forza, la maggior parte, se non tutti, dei malati, dei feriti e delle donne sarebbero stati uccisi per mano dei selvaggi.
Quindi il nostro comandante concluse per la resa alle migliori condizioni che potevamo ottenere, e cioè:
1) Che noi tutti saremmo stati prigionieri dei Francesi, dietro promessa del generale che gli Indiani non avrebbero avuto nulla a che fare con noi.
2) Che i bambini avrebbero vissuto con i genitori per tutto il tempo della prigionia.
3) Che avremmo avuto il privilegio di poter essere scambiati alla prima occasione che si fosse presentata.”


Lo sparo

I prigionieri vennero tutti avviati verso il Canada, dove sarebbero stati imprigionati finché si fosse potuto scambiarli con prigionieri francesi oppure fossero stati riscattati, cosa che avvenne. Anche il Reverendo Norton venne riscattato:
“Oltre all’approvazione di queste clausole, il generale promise che tutti i prigionieri avrebbero goduto di tutte le cure e della carità Cristiana; che quello che erano deboli e inabili al lavoro, sarebbero stati trasportati durante il viaggio; che ci sarebbe stato permesso di prendere i nostri vestiti e che potevamo lasciare qualche scritto per avvisare gli amici di quanto ci era accaduto.”
Alle 3 del pomeriggio de Vaudreuil e molti dei suoi ufficiali entrarono nel forte e issarono sul pennone la bandiera francese. Gli Indiani St. Francis non erano invitati; de Vaudreuil cercava di tenere fermamente le redini su una situazione che poteva finire come a Deerfield circa 42 anni prima. Ma gli Indiani erano scontenti di essere stati esclusi ed entrarono scavando sotto la palizzata. Una volta entrati, videro il sangue che gocciolava dalla garitta. Benché i Francesi cercassero di trattenerli, trascinarono giù il corpo di Thomes Knowlton e lo portarono fuori dal forte, dove venne scalpato e decapitato. Ma il comportamento più strano fu quello di uno dei soldati francesi, che tagliò un pezzo di carne dal braccio di Knowlton, lo arrostì e lo mangiò. Prese anche un brandello di pelle, che in seguito fece conciare, ricavandone una borsa per il tabacco. Effettivamente l’atto di cannibalismo era fuori del normale, ma usare un pezzo della pelle del morto per farne una borsa da tabacco è sintomatico: in parte perché era un riconoscimento al valore di Knowlton, ma anche perché era un atto da puro Nativo americano. Per tradizione i Nativi credevano di acquisire le qualità di una creatura indossando qualcosa che aveva fatto parte dell’animale: la maestà dell’aquila indossando le sue piume, la forza dell’orso coprendosi con la sua pelle, il coraggio del puma adornandosi con i suoi artigli. Questo era qualcosa che il Francese aveva chiaramente ripreso dai suoi amici indiani.
Nel giro di poche ore il forte era stato evacuato, saccheggiato e incendiato dalle fondamenta.


Riscatto di una bambina

Il mattino seguente, al reverendo Norton fu permesso di lasciare una lettera che descrivesse dettagliatamente l’assedio e i suoi risultati. De Vaugreuil fu costretto a smentire la parola data agli Inglesi prima della sera del giorno 20. Gli Abenaki volevano alcuni prigionieri per loro. Agli Inglesi venne offerta la possibilità di presentarsi come volontari – l’interprete del generale lo chiese loro con cortesia – ma i prigionieri rifiutarono tutti.
“Noi consideravamo il generale un uomo d’onore e speravamo di averne riscontro. Sapevamo qual era il modo degli Indiani di abusare dei prigionieri e qualche volta di uccidere quelli che non erano in grado di camminare e di portare pesi, cose che sapevamo alcuni dei nostri non potevano fare; ma pensavamo anche che per il generale sarebbe stato meglio consegnarli agli Indiani, piuttosto che doverne avere cura egli stesso. Consideravo anche che se io avessi pensato che il generale poteva consegnare qualcuno dei nostri uomini ai selvaggi, io mi sarei strenuamente opposto alla resa del forte, perché è certo che avrei preferito morire combattendo, piuttosto che vedere qualcuno degli uomini ucciso, mentre avrebbe potuto avere un’opportunità di resistere.”
Ma de Vaudreuil, comprendendo la delicatezza della situazione nei riguardi dei prigionieri e la vera natura del Nativi, cedette e distribuì più della metà dei prigionieri tra i St. Francis. Egli promise ai prigionieri che sarebbero stati trattati bene. E, sorprendentemente, così avvenne. I Nativi minacciavano i loro prigionieri, ma niente di più. Anzi diedero loro maggior quantità di cibo, facendo recuperare una buona salute alla maggior parte di loro. Quelli troppo malati per camminare vennero trasportati. Alle 10 del mattino del 21 la signora Smead, che era incinta, partorì nell’accampamento francese. Si trattava di una bimba, a cui venne dato il nome di “Prigionia”; venne battezzata la mattina seguente dal Rev. Norton. I soldati francesi costruirono una lettiga e su quella trasportarono madre i figlia nel viaggio verso il Canada.
L’armata con i prigionieri seguì il corso dell’Hudson fino al lago Champlain, saccheggiando e incendiando ogni casa, granaio e insediamento che incontrava sulla sua strada. Una banda di St. Francis deviò a est, seguendo il Sentiero Irochese, sperando di intercettare la spedizione di soccorso che gli Inglesi aspettavano da Deerfield. Il tentativo fallì, sebbene venisse ingaggiato un combattimento con un gruppo di coloni di Deerfield, dei quali cinque vennero uccisi e uno catturato. Quindi il gruppo indiano prese a nord ovest e incontrò il grosso dei suoi a Crown Point.


Bivacco lungo la strada

La marcia da Fort Massachusetts al Canada durò 21 giorni e terminò in un piovoso 10 settembre a Montreal. Uno dei prigionieri era morto per strada a causa della debolezza. Altri quattordici, compresa Prigionia Smead ed entrambi i suoi genitori, si ammalarono e morirono in Canada. Tutti gli altri, compresi i prigionieri catturati nella marcia verso nord, vennero riscattati. Essi arrivarono a Boston il 16 agosto 1747, nemmeno un anno dopo la caduta del forte.
C’è qualcuno che parla dell’attacco a Fort Massachusetts come di un massacro, ma non fu così, Diversamente dall’incursione su Deerfield del 1704, vi furono molte vittime in meno. Si trattò di un assedio, sebbene questa parola non debba far credere che si sia trattato di una passeggiata. Per gli assediati erano stati giorni terribili; il massacro di Deerfield era ancora nella mente di tutti e c’era stato il fondato timore che quell’avvenimento potesse ripetersi.

Battaglia di Grand Pré

Dopo la fallimentare spedizione del duca d’Anville contro Annapolis Royal, de Ramezay si era ritirato a Beaubassin. Durante questo periodo Ramezay aveva inviato truppe contro Port-la-Joye, che era occupata dagli Inglesi. In una dura battaglia gli uomini di Ramezay avevano ucciso 34 combattenti inglesi e catturato tutti gli altri.
In risposta agli attacchi contro Annapolis Royal, che erano stati allestiti a Grand Pré, oltre che a Chignecto, il governatore Shirley mandò il colonnello Arthur Noble con truppe del New England perché prendesse il controllo di Grand Pré. All’inizio del dicembre 1746 una forza di un centinaio di uomini sotto il comando del capitano Charles Morris venne inviata a presidiare la cittadina. Queste truppe furono ben presto raggiunte da altre, comandate dai capitani Jedidiah Preble e Benjamin Goldthwait, e dai Gorham’s Rangers. Il colonnello Noble giunse via mare nel gennaio 1747, con una truppa di cento uomini.
Miliziano della Nuova Francia
In tutto a Grand Pré c’erano approssimativamente 500 uomini di truppa del New England. Inizialmente le truppe vennero alloggiate a Grand Pré e nelle località vicine. Dopo il suo arrivo, Noble ordinò che le truppe fossero tutte raccolte a Grand Pré e alloggiate in 24 abitazioni del villaggio, tutte situate in un raggio di circa due miglia e mezza. In questo frangente alcuni abitanti di Grand Pré misero in guardia gli Inglesi perché Ramezay “aveva concepito qualche disegno di attacco.” L’allarme venne ignorato perché si pensava che fosse “impraticabile” da parte francese progettare un simile attacco, che avrebbe significato sottoporre gli uomini ad una lunga marcia in mezzo alla neve alta e attraverso fiumi gelati, “con il ghiaccio che fluttua avanti e indietro.”
Dopo i rigori della campagna dell’anno precedente in Nuova Scozia, le truppe canadesi erano indebolite dalle malattie, de Ramezay compreso; fu per questo motivo che questi delegò il comando dell’attacco al capitano Coulon de Villiers. Il 21 gennaio 1747 i Francesi cominciarono una marcia invernale di 21 giorni verso la regione di Minas, dove sorgeva Grand Pré.
Le truppe, con le racchette da neve e utilizzando le slitte, attraversarono Bay Verte, seguirono la riva del Northumberland fino a Tatamagouche, attraversarono i monti Cobequid raggiungendo Cobequid Bay; il 2 febbraio avevano raggiunto il fiume Shubenacadie, completamente gelato e troppo pericoloso per essere attraversato dagli uomini in armi.
De Villiers ordinò a Boishébert di attraversare il fiume con dieci uomini e di “bloccare le vie di accesso al villaggio in modo da essere sicuri di non essere scoperti.” Lungo il cammino le truppe canadesi furono raggiunte dalla milizia acadiana e da guerrieri Mi’kmaq. Un aiuto ulteriore venne quando vennero accolti e rifocillati da famiglie locali acadiane, le quali fornirono anche informazioni sulle posizioni degli Inglesi. Tuttavia c’erano Acadiani che non erano alleati. A Cobequid De Villiers prese la precauzione di “bloccare tutti i sentieri perché gli abitanti male intenzionati potevano passare avanti a loro e avvertire gli Inglesi della spedizione.” Con il basso corso del Shubenacadie bloccato dal ghiaccio, il corpo principale della spedizione tenne la riva orientale del fiume finché trovò un punto dove poté passare sull’altra riva. Via terra raggiunsero in breve il fiume Kennetcook e poi il villaggio acadiano di Pisiguit, dove gli abitanti rimpinguarono le loro provviste di cibo, che dopo tanti giorni si erano esaurite. A mezzogiorno del 10 febbraio, nonostante una tempesta di neve, le truppe giunsero al tratto finale del viaggio, percorrendo la vecchia strada acadiana per il villaggio di Melanson, nella Gaspereau Valley, a poche miglia da Grand Pré.
Esaminando le tracce
A Melanson vennero raggiunte da guide acadiane che le portarono direttamente alle case dove gli Inglesi erano alloggiati.
La truppa di de Villiers, composta di Canadesi, Mi’kmaq e Acadiani, ammontava a circa 500 uomini. Nella notte del 10 febbraio, in mezzo ad una accecante bufera di neve ed utilizzando l’elemento sorpresa, i Francesi attaccarono dieci delle abitazioni in cui si trovavano gli Inglesi. Tranne le sentinelle, la maggior parte degli effettivi inglesi stava dormendo. I Francesi ebbero inizialmente successo nel combattimento in spazi ristretti che seguì. Il colonnello Noble fu ucciso insieme ad altri quattro ufficiali inglesi e i Francesi si impadronirono della maggior parte degli edifici, uccidendo più di 60 Inglesi in feroci corpo a corpo; anche molti degli attaccanti morirono. Il braccio sinistro di de Villiers venne squarciato quasi subito da una palla di moschetto, una ferita che avrebbe in seguito portato alla sua morte. Venne rimpiazzato dal secondo in comando, La Corne. La battaglia continuò ad infuriare per tutto il villaggio, dove gli Inglesi riuscivano a tenere qualche casa. Il Canadesi attaccarono e catturarono anche il piccolo forte di Hortonville e le due scialuppe inglesi adoperate per i rifornimenti, ormeggiate nel bacino. Alla fine gli Inglesi radunarono le truppe per concentrarle in un fortino di pietra nel centro del villaggio, che difendevano con 350 uomini e parecchi pezzi di artiglieria leggera. Nel pomeriggio gli Inglesi tentarono una sortita dal fortino per cercare di recuperare i due battelli, ma non riuscirono a combattere alla loro maniera per la presenza dei cumuli di neve e furono costretti a ritirarsi nel fortino. Il combattimento continuò fino al mattino dopo, quando venne concordato un “cessate il fuoco” per porre fine alla situazione di stallo, dato che i Francesi non riuscivano a conquistare il fortino e gli Inglesi erano a corto di munizioni e di cibo. La tregua tenne per tutto il giorno e il mattino seguente gli Inglesi accettarono di capitolare in termini onorevoli. Il capitano Charles Morris riferì di 67 uomini di truppa dei suoi uccisi, compreso il comandante, colonnello Noble. Di oltre 40 presi prigionieri e di altri 40 feriti o ammalati. Morris stimava che i Francesi avessero perso 30 uomini, ma più tardi gli Acadiani affermarono di aver visto cremare 120 corpi di uomini di entrambe le parti, il che porta in numero delle perdite francesi a 53.
Dopo il cessate il fuoco entrambe le parti rispettarono i patti che permettevano agli Inglesi di far ritorno ad Annapolis Royal. Ai 350 asserragliati nel fortino venne permesso di tenere la armi e tornare ad Annapolis Royal, mentre i Francesi trattennero le truppe inglesi catturate nel combattimento, come anche le due scialuppe.


Battaglia di Grand Pré, di Charles William Jefferys

Gli Inglesi del fortino si allontanarono con gli onori di guerra. Infatti l’articolo 3 della capitolazione stabiliva: “Le truppe della Sua Cristiana Maestà si sarebbero poste su due ali con i fucili in riposo e che le truppe di Sua Maestà Britannica avrebbero marciato al loro interno con tutti gli onori militari di guerra, al rullo dei tamburi e con le bandiere al vento.” La marcia di ritorno di sei giorni, effettuata nella neve profonda, senza l’aiuto delle ciaspole, causò agli Inglesi grandi fatiche, freddo intenso, pesanti difficoltà che causarono febbri violente. Si pensa che nel ritorno ad Annapolis Royal morissero altri 150 uomini. In seguito i Francesi si ritirarono da Grand Pré verso la regione di Cobequid, portando con loro i prigionieri di guerra e i feriti sia francesi che inglesi. I feriti più gravi vennero lasciati alle cure degli Acadiani di Grand Pré. Alcuni prigionieri sarebbero stati restituiti al New England in primavera, mentre gli altri vennero avviati dapprima a Quebec e poi a Boston.


Grand Pré – sculture in bronzo a ricordo della deportazione degli Acadiani nel 1755

La battaglia aveva rallentato l’avanzata inglese diretta ad occupare il capo della Baia di Fundy. Poco tempo dopo, nel marzo 1747, gli Inglesi ritornarono a Grand Pré. Si impossessarono del fortino in pietra e chiesero agli abitanti di rinnovare la “promessa di fedele obbedienza al Governo Inglese”. Poi si portarono via mare a Pisiguit, dove, sotto il fuoco degli Acadiani, bruciarono una nave che le truppe canadesi avevano usato nel ritirarsi da Minas.
Gli Inglesi tornarono ad avanzare nel bacino di Fundy solo tre anni dopo, quando costruirono Fort Lawrence.
Sia Nicolas Antoine II Coulon de Villiers che Louis de la Corne, Chevalier de la Corne furono insigniti dell’Ordine di San Luigi dal Re di Francia per la loro partecipazione alla battaglia.

Assedio al Forte n. 4

Ai tempi della guerra di Dummer (o di Padre Rale) la Provincia di Massachusetts Bay aveva edificato Fort Dummer, dove oggi c’è Battleboro, nel Vermont. Negli anni seguenti, coloni provenienti dal Massachusetts fecero rivendicazioni su quel territorio e, risalendo il fiume Connecticut, vi stabilirono piccoli insediamenti di frontiera. Il più settentrionale di questi, posto a più di 50 km a nord di Fort Dummer e ubicato nel puto dell’odierna Charlestown (New Hampshire), fu chiamato “Numero Quattro”. Nel 1741 Re Giorgio II aveva dichiarato il territorio parte integrante della Provincia del New Hampshire. Il Massachusetts ritirò le sue guarnigioni sia da Fort Dummer che dal Numero 4 e il New Hampshire, visto che queste località erano distanti dai nuovi insediamenti, rifiutò anch’esso di fornire delle forme di difesa. Nel 1743 gli abitanti di Numero 4 costruirono una palizzata in legno, provvedendo essi stessi alla propria protezione. Quando venne dichiarata la King George’s War, il Massachusetts acconsentì con riluttanza a fornire degli armati della milizia nella zona. Nel corso dell’estate del 1746, Numero 4 venne attaccato ripetutamente da incursioni di Francesi e Indiani organizzate dalle autorità della Nuova Francia e la milizia aveva puntualmente provveduto alla difesa. La gravità degli attacchi, tuttavia, costrinse i coloni ad abbandonare Numero 4, che rimase deserto nel corso dell’inverno 1746–47. Il forte fu poi occupato dal capitano Phineas Stevens con 30 uomini della milizia provinciale nella primavera 1747. Stevens aveva portato con sé numerosi cani, che provvedevano all’allarme nel caso di arrivo di sconosciuti.
Il Marchese de Beauharnois, governatore della Nuova Francia, aveva fomentato una Guerra contro le frontiere delle colonie britanniche del nord (New York, Massachusetts, New Hampshire, e Nuova Scozia), poiché la caduta di Louisbourg nel 1745 aveva prosciugato le provviste di cibo e beni utili al commercio. All’inizio del 1747 una delle spedizioni che egli aveva inviato a sud consisteva di 10 uomini di Troupes de la Marine e 60 guerrieri Abenaki, sotto il comando dell’alfiere Joseph Boucher de Niverville. Alcuni rapporti inglesi riportano che, su dichiarazioni dello stesso Niverville, questi aveva ai suoi ordini parecchie centinaia di uomini; le stesse fonti riportano, non correttamente, il nome del comandante come “generale Debeline”.
Il 7 aprile, undici giorni dopo l’arrivo del capitano Stevens e dei suoi uomini, Niverville raggiunse Numero Quattro con i suoi armati. Sebbene rimanessero nascosti nei boschi che circondavano il forte, uno degli uomini di Stevens venne messo in allarme dai suoi cani, che lo avvisavano della presenza del nemico rifiutandosi di smettere di latrare. Uscendo con cautela dal forte con alcuni cani per indagare, egli venne ferito leggermente da colpi d’arma da fuoco e si ritirò precipitosamente nel forte. La truppa di Niverville sparò inefficaci raffiche di moschetto contro il forte, quindi appiccò il fuoco agli edifici che si trovavano sul lato sopravvento del forte, nel tentativo di incendiarlo completamente. I difensori, che potevano usufruire di grandi quantità d’acqua, trovarono un metodo ingegnoso per tenere a bada le fiamme. Alcuni uomini furono mandati fuori dalla palizzata, perché scavassero delle trincee. Dentro le trincee, al riparo dagli spari dei nemici, si facevano passare secchi d’acqua dall’interno del forte attraverso le feritoie, riuscendo così a rendere umidi i tronchi della palizzata. Fallito il tentativo di incendiare il forte, Niverville richiese la cessazione delle ostilità per la notte, cui sarebbe seguito un incontro con gli Inglesi la mattina dopo. Stevens acconsentì, ma nell’incontro respinse la richiesta di resa di Niverville. Tornato al forte, tenne consiglio con i suoi uomini, i quali concordavano tutti sulla sua decisione. Per tutto il giorno e fino alla sera le truppe di Niverville continuarono in una sparatoria inefficace contro il forte. Tentativi di dare fuoco al forte con le frecce incendiarie vennero facilmente sventati dai difensori.


Frecce incendiarie

Il mattino del 9 aprile due Indiani si fecero avanti e richiesero un colloquio. Offrivano la cessazione delle ostilità in cambio di provviste. Stevens rifiutò facendo una contro proposta: avrebbe accettato degli ostaggi, da scambiare in seguito con prigionieri inglesi, in cambio di cibo. Gli Indiani rifiutarono e, dopo un discontinuo scambio di colpi d’arma da fuoco, la forza franco-indiana si ritirò, dirigendosi ulteriormente a sud e distruggendo, secondo un resoconto dell’epoca “tre luoghi di culto, parecchi bei granai, un centinaio di abitazioni quasi tutte a due piani e uccisero cinque o seicento pecore e maiali, nonché trenta capi di bestiame con le corna.”
Sir Charles Knowles, ammiraglio della Marina Reale, si trovava a Boston quando arrivò la notizia della brillante difesa del Numero Quattro. Egli riconobbe il valore di Stevens mandandogli una spada dall’elsa d’argento. Per ricambiare, gli abitanti di Numero Quattro decisero di cambiare il nome della comunità in Charlestown, in onore di Knowles.

Terza Campagna della Costa di Nord Est (1747)

Dopo le campagne del 1745 e 1746, seguì quella del 1747, sempre ad opera della Confederazione Wabanaki.
Il 13 aprile venne attaccata Scarborough, che ebbe due cittadini morti e quattro fatti prigionieri. Il 21 aprile una banda di 50 Nativi fece un’incursione contro Falmouth, uccidendo capi di bestiame e attaccando la famiglia di un certo Frost, catturando sua moglie e i sei figli. Nonostante fossero inviati 26 uomini all’inseguimento degli Indiani da parte del capitano Isley, non si riuscì a intercettare gli assalitori né i loro prigionieri. La compagnia di 30 uomini del capitano Jordan era stata spostata da Falmouth a Topsham, lasciando la prima senza difese. Gli Indiani quindi riuscirono ad uccidere due donne ed un uomo.


Nell’erba alta

Poi attraversarono il fiume Androscoggin sulle canoe, uccisero due uomini e ne ferirono un altro, mentre una donna riuscì a fuggire. Il 26 maggio 100 Nativi attaccarono Fort Frederick a Pemaquid. Qui uccisero cinque soldati, mentre cinque reclute e gli altri abitanti del posto vennero presi prigionieri. A Damariscotta un uomo fu catturato, mentre la moglie e il figlio furono uccisi. A Wiscasset fi catturato il capitano Jonathan Williamson.
A inizio settembre venne ancora attaccato Fort Frederick da una banda di 60 Indiani, che uccisero cinque soldati, continuando l’attacco per altre due ore e infine ritirandosi. A Fort Georges i Nativi tentarono, inutilmente, di scavare un tunnel sotto la palizzata e poi si ritirarono. L’ultimo atto di questa offensiva fu l’uccisione di un certo numero di Inglesi a Fort St. Georges nell’autunno del 1748.

Incursioni spagnole nella Carolina del Nord

Fin dagli anni ’30 del XVIII secolo navi spagnole scorrevano il mare delle Caroline in azioni di disturbo e di pirateria. L’acme di queste attività venne raggiunto nell’estate del 1747.
All’inizio dell’estate parecchi vascelli spagnoli, provenienti da St. Augustine, “carichi di uomini armati, la maggior parte dei quali mulatti e negri” approdarono a Ocracoke, Core Sound, Bear Inlet e Cape Fear, in Nord Carolina, dove “uccisero parecchi sudditi di Sua Maestà, incendiarono alcune navi e piccole imbarcazioni, portarono via alcuni negri e massacrarono molti capi di bestiame.”
Il 4 giugno una squadra navale spagnola penetrò audacemente nel porto di Beaufort, sempre nella Nord Carolina, e si impadronì di parecchi vascelli che erano lì ancorati. Solo tredici uomini della locale milizia risposero a quest’attacco e, con gli Spagnoli che controllavano completamente il porto, poterono fare ben poco. Dopo aver incontrato questa scarsa resistenza, tale da incoraggiare azioni più audaci in seguito, il nemico si allontanò, portando con sé il prezioso bottino. L’azione più audace non doveva avvenire dopo molto tempo. Il 26 agosto 1747 navi spagnole navigarono dentro il porto e approdarono. Gli equipaggi sbarcarono e invasero la città stessa. In seguito all’attacco precedente, il colonnello Thomas Lovick aveva posto in allarme il suo reggimento “Carteret” della milizia; ma prima che potesse riunire gli uomini a Beaufort, gli Spagnoli erano riusciti a prendere la città e la milizia fu costretta a ritirarsi. Tre giorni dopo il colonnello Lovick e il maggiore Ward, avendo radunato un maggior numero di combattenti, contrattaccarono e, sebbene manchino i dettagli dello scontro, sembra che gli Spagnoli venissero ben presto respinti. La milizia rimase sul posto per tre giorni, al termine dei quali gli uomini vennero divisi in gruppi che, a rotazione, restarono in servizio fino al 10 settembre, quando gli ufficiali si convinsero che gli Spagnoli non sarebbero più tornati. E in effetti il nemico spagnolo non tornò più a Beaufort.
Non si sa se la maggior parte degli Spagnoli, al momento dell’attacco inglese, se ne fosse già andata. Si fa l’ipotesi che potrebbero essere sbarcati con l’intento di riparare alcuni dei loro vascelli e non di catturare al città con propositi strategici. Una decina di “negri spagnoli” erano stati catturati dagli Inglesi, come evidenziato dalla petizione di William Moore del 6 settembre per il pagamento del loro mantenimento. Non esistono altre prove, oltre questi prigionieri, di perdite umane nella schermaglia di Beaufort. La sola testimonianza di questi due attacchi contro Beaufort è l’elenco degli uomini della milizia in servizio al momento degli attacchi, elenco che veniva redatto allo scopo di costituire pattuglie di sorveglianza. Questa scarna documentazione rende difficile ricostruire l’andamento degli attacchi, sebbene leggende locali abbiano riempito la storia di informazioni di dubbia obiettività. La colonia era rimasta scioccata dalle attività di queste bande spagnole e umiliata e insicura al pensiero che avrebbero potuto colpire in qualunque momento.


Locandina per l’annuale manifestazione in ricordo degli attacchi a Beaufort

Il governatore Gabriel Johnston, in una riunione dell’Assemblea tenuta nell’ ottobre 1747 a New Bern, descriveva la condizione della Nord Carolina affermando: “il nostro commercio è stressato, le nostre navi saccheggiate nei nostri porti e le nostre coste insultate da un nemico crudele e sempre attento…” Prima che l’Assemblea si aggiornasse ad una nuova riunione, nominò una commissione che preparasse un progetto di legge per raccogliere denaro per la costruzione di fortificazioni nella regione. Il colonnello Thomas Lovick fu uno dei tre membri di questa commissione. La commissione agì prontamente e la legge che aveva predisposta fu approvata nel 1748. Essa stabiliva la costruzione di forti a Ocracoke, Beaufort, Bear Inlets e Cape Fear. Millecinquecento sterline vennero poi stanziate per erigere un forte a Beaufort Inlet.
L’ultima incursione spagnola in Nord Carolina si ebbe nell’autunno successivo, con obiettivo Brunwick, a sud di Beaufort, ma non ebbe conseguenze.

Fine della guerra

La guerra aveva richiesto un pedaggio pesante, specialmente alle colonie inglesi del nord. Le perdite di uomini del Massachusetts solo negli anni 1745-46 vennero stimate l’8% della popolazione adulta maschile della colonia.
La pace venne stipulata con il Trattato di Aix-la-Chapelle del 24 aprile 1748, che pose fine alla Guerra di Successione Austriaca. In accordo alle sue clausole, tre anni dopo Louisbourg venne restituita alla Francia, in cambio della città di Madras, in India, che i Francesi avevano sottratto agli Inglesi. La decisione di ritirarsi da Louisbourg provocò a Londra accesi attacchi al governo Pelham da parte degli oppositori, ma nonostante ciò il trattato venne rispettato. Anche i coloni del New England erano offesi da questo accordo, specialmente quelli del Massachusetts che più degli altri (in termini di finanziamenti e combattenti) avevano contribuito alla spedizione. Alla fine il governo inglese riconobbe i loro diritti con l’erogazione di 180.000 sterline, che la Provincia adoperò per rivalutare il valore corrente della propria moneta.
Il trattato di pace, che ripristinava tutti i confini coloniali alla situazione ante-guerra, non attutiva per niente la persistente inimicizia tra Francia, Inghilterra e rispettive colonie e non risolveva nessuna delle dispute territoriali. La Georgia veniva formalmente riconosciuta come colonia inglese.
Le tensioni continuavano a persistere sia in Nord America che in Europa ed esplosero nel 1754 con lo scoppio della Guerra Franco-Indiana in Nord America e, due anni dopo, con la Guerra dei Sette Anni in Europa.
Invece in Acadia e Nuova Scozia la guerra non si fermò mai, per l’insorgere immediato della Guerra di Padre Le Loutre.

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