La leggenda di Wild Bill Hickok

A cura di Massimo Rossi

Alla domanda “chi fu Wild Bill Hickok?” potremmo rispondere dicendo che fu un pistolero, uno scout indiano, una spia dell’Unione, uno sceriffo, un giocatore d’azzardo, un attore.
Ma ci sono ancora troppi misteri, controversie, mezze verità ed invenzioni sulla sua vita per consentire a qualcuno di rispondere a questa domanda in totale sicurezza ed in modo esaustivo e completo.
Ancora molte persone tenteranno di trovare la risposta definitiva, ma sappiamo di sicuro che non fu certamente un santo. Wild Bill visse una vita avventurosa e mostrò abbastanza coraggio da creare una delle leggende più durature del Selvaggio West.
Oggi Wild Bill Hickok riposa ancora nel cimitero di Deadwood e la sua tomba è diventata un luogo visitato da moltissimi turisti.
James Butler Hickok, più conosciuto come “Wild Bill”, è stato forse il più celebre di tutti i pistoleri dell’ovest. Le sue gesta come scout nella guerra civile, come uomo di frontiera ed uomo di legge, sono state celebrate spesso dalla stampa, dalla cinematografia e dalla televisione. Ma, nonostante tutta questa attenzione, conosciamo poco sull’uomo.


Charley e Steve Utter accanto alla tomba di Wild Bill (agosto 1876)
Le fotografie d’epoca danno la sensazione di un personaggio misterioso, immerso nella magia del suo tempo. Ci si chiede ancora oggi: chi fu Wild Bill Hickok?
Era alto quasi 2 metri ed indossava stivali fatti a mano con tacchi di tre centimetri. I suoi magnetici occhi grigi, messi in risalto da un paio di baffi pendenti, sembravano fatti per guardare attraverso le persone. Sotto il cappello nero a falde larghe, i capelli biondi cadevano sulle sue spalle, ed un cappotto metteva in risalto le spalle larghe e la vita stretta.
Hickok affascinò molte donne, tra cui la moglie di George Armstrong Custer, Libbie. Ci furono molti pettegolezzi su questa cosa.
Bill Hickok ai tempi di Deadwood
In ogni caso, Libbie Custer scrisse su di lui nel suo libro del 1890 Following the Guidon: “Fisicamente, era una delizia guardarlo. Alto, agile e libero in ogni movimento, egli cavalcava e camminava come se ogni muscolo fosse perfetto, e l’andatura noncurante del suo corpo sembrava perfettamente in sintonia con l’uomo, la terra ed il tempo in cui viveva. Io non ricordo nulla di più bello e di più vicino alla perfezione di Wild Bill quando si lasciò scivolare leggermente dalla sella del suo cavallo con fare grazioso e, camminando con la solita andatura oscillante, le spalle quadrate e la testa ben portata, si avvicinò alla nostra tenda per impartire degli ordini. Era magnificamente vestito e tutto sembrava perfettamente in armonia con il tempo ed il luogo. Egli portava due pistole alla cintura. Portava stivali alti, calzoni da cavallerizzo ed una camicia di flanella blu scura, con riporti di colore scarlatto sul davanti. Al collo, un fazzoletto sciolto lasciava libera la sua gola. Non ricordo tutti i particolari, ma l’espressione virile, franca, dei suoi occhi senza paura ed i suoi modi cortesi, davano una sensazione di fiducia nelle sue parole e nel suo coraggio intrepido.”


Una delle pistole di Bill Hickok
Ma la cosa che colpiva di più, almeno alcune persone, erano le due Navy Colts che Hickok portava alla cintola, con i loro manici d’avorio girati in avanti per averli a portata di mano e per estrarle contemporaneamente.
Alcuni uomini del West possono essere stati ingannati per il suo originale abbigliamento, ma la maggior parte capirono subito quanto quell’uomo e le sue Colt gemelle fossero micidiali nei duelli.
Wild Bill a 24 anni
Si muoveva con la grazia felina del gatto, aveva riflessi fulminei, grande precisione usando entrambe le mani e, soprattutto, egli era assolutamente freddo e calmo in situazioni particolarmente difficili.
Mentre Hickok incantava e divertiva famiglia ed amici con la descrizione dei numerosi uomini che aveva ucciso, la sua reputazione, reale ed immaginata, lo aiutò molto nel suo lavoro di sceriffo.
Governò Abilene dai tavoli da gioco dell’Alamo Saloon, dicendo ai suoi vice di venire a chiamarlo se fosse stato necessario.
A dispetto dei molti casi da gestire capitati in città, pochi ebbero la malaugurata sorte di sfidarlo. Ma Hickok meritava la sua reputazione? Diventò celebre, forse perfino più celebre del presidente, osannato dalla stampa dell’est e da un pubblico affamato di storie del selvaggio West.
L’affermazione di Wild Bill Hickok cominciò a Springfield, nel Montana, il 21 luglio 1865, quando uccise il bandito Dave Tutt.


Wild Bill minaccia gli amici di Dave Tutt dopo averlo ucciso
Alcuni affermano che i due uomini si siano battuti per una partita a carte, mentre altri attribuiscono il duello alla competizione per le attenzioni di una donna, chiamata Susannah Moore. Il colonnello Albert Barnitz, comandante dell’ufficio postale dell’esercito a Springfield, raccontò che entrambi gli uomini spararono simultaneamente e che Tutt “fu colpito direttamente al cuore”. Un’altra storia narra che Hickok estrasse per primo, ma poi attese Tutt per sparare e, dopo che Tutt mancò il bersaglio, Hickok, rimasto immobile con la sua arma nella mano sinistra, gli sparò.
Il colonnello George Ward Nichols, giornalista del New Monthly Magazine di Harper, scrisse in un articolo pubblicato circa un anno e mezzo più tardi “Un giorno Wild Bill, gran donnaiolo, mette gli occhi su una delle sciantose del saloon. Lasciala, è la mia donna, reagisce il primo. L’altro replica: era la tua donna, ora è la mia. Tutt lo sfida a uscire. E’ domenica mattina. Molti vanno in chiesa. I due si fronteggiano nella strada. Fuggi fuggi generale. Wild Bill si avvicina a 20 metri. Urla: non uccidetelo. Tutt si distrae. Wild Bill lo fulmina con un colpo al centro della testa.” Questo episodio contribuì notevolmente a creare l’immagine di Hickok come un freddo e mortale pistolero.


Inizia la discussione con Dave Tutt nel saloon
Neanche due mesi dopo il duello con Tutt, Nichols arrivò a Springfield desideroso di accrescere le vendite del proprio giornale scrivendo una storia sul famoso Hickok.
Nell’ottobre 1865 Nichols entrò nel saloon della città. Si guardò attorno. Lo colpì un individuo seduto ad un tavolo, cappello a falde larghe, bionda chioma lunga e disordinata, biondi baffi spioventi: poteva essere lui.


Bill Hickok col famoso cappello a falde larghe
Teneva le spalle alla parete. Aveva una giacca dai risvolti di velluto aperta di quel tanto che consentiva di intravedere due colt con le impugnature d’avorio e un coltellaccio nella cintura.
“Posso sedere?” – gli chiese. L’altro lo squadrò gelido. L’uomo che aveva di fronte portava l’uniforme dell’Unione. “Sono il colonnello Nichols” – si presentò – “aiutante di campo del generale Sherman”.
La guerra civile era terminata da pochi mesi. Sherman aveva messo a ferro e fuoco Atlanta, Savannah e le ultime roccaforti della Confederazione. Hickok fece un cenno.
“Cosa vuole?”
“Solo conoscerla” – rispose il colonnello – “ho sentito molto parlare di lei…”
Cominciò così l’unica intervista informale concessa da uno degli uomini più famosi del West.
Il colonnello la trascrisse per ”Harper’s Monthly”.
“Cosa l’ha spinta ad uccidere senza motivo o senza provocazioni?”
“E cosa spinge lei a fare domande stupide? Non ho mai ucciso nessuno senza un buon motivo.”
“La definiscono un assassino travestito da sceriffo…”
“Storie! Ho sempre sparato per difendermi o nell’esecuzione di mandati del giudice.”
Il colonnello cambiò argomento. Racconterà di avere notato un lampo minaccioso nei suoi occhi. Occhi chiari, freddi, da killer.
Nichols si curò poco della verità e, nelle sue esagerazioni, egli si trovò ad essere un volenteroso complice in Hickok. Quando la storia alla fine fu pubblicata nel febbraio 1867, Hickok ne emerse come un superuomo. Nichols intrattenne i suoi lettori con i racconti del duello con Tutt e le gesta di Wild Bill nella guerra civile, così come nel nuovo ruolo di eroe nel caso di Rock Creek, o del “Massacro McCanles”.
Wild Bill vestito piuttosto curiosamente
La stazione di Rock Creek nei Territori del Nebraska fu venduta da David C. McCanles a Russell, Majors e Waddell per usarla sulla via dei Pony Express per la California. La loro compagnia (generalmente conosciuta come l’Overland Stage Company) si trovò a sperimentare le difficoltà finanziarie al tempo, al punto da non poter pagare a McCanles l’ammontare promesso entro i tempi stabiliti. Il 12 di luglio del 1861, McCanles, assistito dai suoi cugini James Woods e James Gordon, tentò di rivendicare la proprietà della stazione, ma tutti e tre morirono sotto le armi da fuoco dei lavoratori dipendenti della compagnia: Hickok, J.W. Brink e Horace Wellman. Per molti anni si credette che fu Hickok ad uccidere McCanles, ma le recenti ricerche portano a supporre che fu uno degli altri a colpirlo. Nella storia che Nichols scrisse per l’Harper Weekly, si disse che Hickok aveva ucciso, da solo, 10 uomini a Rock Creek Station.
Hickok lavorò per l’unione durante la Guerra Civile. In diversi momenti egli agì come esploratore, spia, investigatore, poliziotto speciale e tiratore scelto. Serví bene l’unione, specialmente nella battaglia di Pea Ridge, nell’Arkansas, il 6-8 marzo 1862, quando con la sua mira accurata, da una posizione alta sopra Cross Timber Hollow, riuscì a far fuori diversi confederati.
James Butler Hickok fu chiamato “Bill” intorno alla metà del 1850, e può aver preso il soprannome “Wild Bill” durante il periodo della guerra civile per il suo modo di vivere e combattere. Alcune persone attribuiscono il soprannome ad un fatto accaduto agli inizi del 1862 ad Independence, nel Montana. Hickok e suo fratello Lorenzo sembra aiutarono ad impedire un linciaggio di massa, ed una donna chiamò uno o entrambi ” Wild”. O può essere stato per il fatto che J. B. Hickok riuscì a fermare una folla inferocita fuori da un saloon di Independence, ed una donna subito dopo gli disse “Buon per te, Wild Bill”. In ogni caso, il soprannome deve non pochi ringraziamenti allo scrittore Nichols. Ma perché Hickok aiutò Nichols ad abbellire i suoi complimenti?
Uno dei libri su Wild Bill
Ancora, la risposta è complicata. Per prima cosa Hickok tendeva ad essere piuttosto vanitoso. Egli trovava le rivelazioni sul suo conto decisamente divertenti, ed aveva comunque intuito che una reputazione del genere gli poteva essere di grande aiuto.
Sembra, però, che parte delle cose scritti da Nichols apparentemente non piacquero a Hickok, come Joseph G. Rosa indica nell’introduzione della seconda edizione del suo “Loro lo chiamavano Wild Bill”. Mentre da una lato la storia pubblicata sull’Harper contribuì a consolidare la reputazione di Hickok, dall’altro lato qualche volta si dimostrò essere una maledizione: i reporter diedero la caccia a Hickok per il resto della sua vita, costringendolo continuamente a ripetere le stesse storie.
Ben presto diventò impossibile capire dove finiva la verità ed iniziava la narrativa. Inoltre, la pubblicità lo fece diventare un ambito bersaglio per ogni pistolero che cercava fama e gloria uccidendo il grande Wild Bill Hickok.

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