La battaglia di Little Bighorn nei ricordi degli indiani

A cura di Sergio Mura

Quella mattina, una stupenda mattina estiva, Moving Robe era nella prateria della valle del Greasy Grass (Little Bighorn), appena fuori dal grande villaggio, per raccogliere rape. Con un bastone appuntito le estraeva dal terreno e le riponeva in una bisaccia. Ad un certo punto la sua attenzione venne distratta da una grande nuvola di polvere che saliva verso il cielo a est. La giovane figlia del guerriero Hunkpapa noto come Crawler aveva allora 23 anni. Si issò in piedi (1 – per le note si faccia riferimento alla cartina poco più sotto) e osservò con attenzione la nube ma ebbe pochi secondi per comprenderne il significato.
Passò un guerriero al galoppo urlando: “Stanno arrivando i soldati!”


George Armstrong Custer

In quei casi le donne e i bambini sapevano di doversi recare immediatamente in un luogo riparato, lasciando il campo ai guerrieri che avrebbero organizzato la difesa. Moving Robe non ci pensò su a lungo; gettò via le rape e corse verso il suo tepee.


I numeri tra parentesi sono riferiti a questa mappa degli eventi

Era il 25 giugno 1876, secondo il calendario dell’uomo bianco, e i soldati del 7° Cavalleria al comando del Tenente Colonnello George Armstrong Custer stavano avvicinandosi velocemente al campo indiano. Troppo velocemente! Per i soldati, i cui orologi erano regolati sull’ora di Chicago, erano le tre del pomeriggio; per i Lakota (Sioux) e i Cheyenne era “alto mezzogiorno”.
Black Elk (a sinistra)
La notizia dell’arrivo dei soldati creò un’enorme confusione nel grande villaggio. Le donne erano intente alle loro faccende. Pretty White Buffalo, moglie Hunkpapa di Spotted Horn Bull, stava preparando uno stufato di carne di bisonte per suo fratello e certo non si aspettava di trovarsi nel mezzo di una battaglia.
Il tredicenne Black Elk (Alce Nero) stava nuotando con i suoi compagni di gioco nelle acque del fiume quando i banditori attraversarono il lungo villaggio per avvisare tutti del pericolo incombente.
Anche i guerrieri, solitamente assai guardinghi, furono colti impreparati. Eagle Elk, venticinquenne nipote del capo di guerra Cavallo Pazzo, aveva trascorso l’intera notte a bighellonare e fare festa con i compagni ed era, finalmente sulla via del ritorno al campo, quando udì in lontananza l’eco delle prime scariche di fucileria.


Il Capitano Fredrick Benteen

Il Minneconjou White, già guerriero famoso a soli 26 anni, stava abbeverando i suoi cavalli a nord del villaggio. Sazio dopo un lauto pranzo, stava organizzando mentalmente il resto di quella che si annunciava come una pigra giornata quando sentì le prime grida d’allarme. Prese il suo cavallo più veloce, gli saltò in groppa e condusse il branco dei ponies in prossimità delle tende.
A destra: Rain In The Face
Rain In The Face, Hunkpapa quarantenne, stava mangiando nella tranquillità della sua tenda. “Stavo mangiando della carne, quando ho sentito gridare”, disse in seguito Rain In The Face. Buttò via il boccone e, rapido, corse a prepararsi per la battaglia.
La storia si ripeteva identica ovunque nell’accampamento che stava sul lato ovest del fiume. Wooden Leg, Cheyenne, stava dormicchiando nei pressi di un ombroso canneto.
One Bull era nel suo tepee a sistemarsi i capelli.
Low Dog dormiva nella tenda come pure Turtle Rib e Red Feather.
Era tutto così strano che, persino nel caos generale, Low Dog azzardò l’ipotesi di un falso allarme. “Non credevo possibile” – ricordò qualche tempo dopo – “che i bianchi ci potessero attaccare, forti come eravamo!”


Low Dog

Non ci fu dunque alcuna trappola organizzata dagli indiani ai soldati di Custer. Persino con un attacco in pieno giorno il “Figlio della Stella del Mattino” (così veniva chiamato Custer dai pellerossa) riuscì a sorprendere gli indiani nel loro accampamento.
I primi a scatenare l’attacco – da sud -, secondo le disposizioni impartite dallo stesso Custer, furono i soldati di un battaglione comandato dal Maggiore Marcus A. Reno.


Reno attraversò il fiume coi suoi soldati in questo punto

Un’ulteriore conferma del caos che questo attacco inatteso finì per scatenare nella parte superiore del villaggio (quella esposta a sud) arriva direttamente da Toro Seduto, grande e rispettato guerriero e uomo di medicina Hunkpapa, nonchè vero capo della coalizione di indiani che era al Little Bighorn.


Toro Seduto e la sua famiglia

Egli non seppe decidere subito se uscire e combattere, contribuire a radunare e organizzare i guerrieri, guidare il resto della sua gente al sicuro sulle colline o, addirittura, provare a trattare con i soldati. Alfine afferrò il suo scudo di guerra e la mazza di pietra, li passò a suo nipote, One Bull, e gli disse: “Prendi il mio posto, cerca i soldati e prova a parlarci (2).”


One Bull (a sinistra)

Nel frattempo, sua moglie, Four Robes, era talmente spaventata che scappò via portando con se solo uno dei suoi due figli gemelli. Solo quando fu sulle colline si avvide dell’errore: aveva dimenticato l’altro figlio che, per questo, da quel momento venne chiamato The Abandoned One (L’Abbandonato).
A destra: Il Maggiore Marcus Reno
Toro Seduto, con le parole e nei fatti, dimostrò di non essere un capofamiglia che aveva organizzato una trappola ai soldati. Un attimo dopo la partenza di One Bull per la missione di pace, alcune pallottole vaganti colpirono a morte il cavallo grigio di Toro Seduto. “Ora il mio cavallo migliore è stato colpito” – disse ad alta voce – “ed è come se avessero colpito me stesso. Attaccateli!”
I guerrieri non ebbero bisogno di ulteriori incoraggiamenti. Saltati in groppa ai ponies galopparono incontro ai soldati di Reno fino ad affiancarli. Iniziarono subito una serie di violenti assalti che spinsero Reno a ordinare la sospensione dell’avanzata e a organizzare una linea difensiva, smontati da cavallo, in una valletta appena a sud dell’accampamento degli Hunkpapa. Moving Robe giunse finalmente al suo tepee, in tempo per essere avvertita della morte del fratello minore, Deeds, caduto nella carica iniziale. “Vendetta!”, gridò furente di rabbia e dolore. In fretta intrecciò i capelli dietro la schiena, colorò il viso con i colori di guerra e corse a prendere il suo cavallo. “Ero disperata” – disse – “Ero una donna ma non per questo mi sentivo impaurita.” La missione di pace di One Bull terminò bruscamente quando, sollevato lo scudo in un gesto di pace, venne accolto da una fitta scarica di fucileria. Non gli restò che levare al cielo un’invocazione: “Wakan Tanka aiutami a combattere la mia battaglia.” Poiché gli indiani stavano aumentando la pressione, ai soldati – che iniziavano ad essere difficilmente governabili – non restò altro da fare che arretrare attestandosi in un boschetto in prossimità del fiume, un punto in cui era più difficile colpirli.


La ritirata di Reno


Ancora una vista sulla ritirata di Reno

Gli indiani ebbero alcune perdite preziose. Three Bears e Hawkman caddero nei pressi delle tende degli Hunkpapa. Il Minneconjou Feather Earring fu tra i primi a giungere nel luogo in cui si combatteva ma suo fratello, Dog With Horns, venne colpito a morte dagli uomini di Reno e lui dovette allontanarsi alla ricerca di un posto in cui depositare il povero corpo, al riparo dalla furia della battaglia. Galoppando vicino a One Bull, Good Bear Boy venne ferito in maniera grave. One Bull lo assicurò al cavallo con una corda e tentò disperatamente di trascinarlo lontano dalla linea di fuoco (3). In quel momento anche il pony dell’amico cadde colpito dalle pallottole. Scese quindi dal suo cavallo e trascinò via l’amico a piedi, sporcandosi lui stesso con il sangue che fuoriusciva dall’amico e dal suo cavallo, ma la sensazione peggiore la ebbe sentendo le ossa di Good Bear Boy, già rotte dalle pallottole, scricchiolare sinistramente. Un brivido gli corse lungo la schiena.


Il grande villaggio indiano

Seguì un momento di impasse in cui agli indiani fu chiaro che era necessario escogitare qualcosa di diverso per riuscire a spuntarla con quei soldati. Da nord stava giungendo un altro gruppo numeroso di guerrieri provenienti dal villaggio. Mentre Black Elk e Iron Hawk strisciavano verso gli alberi udirono distintamente il suono stridulo dei fischietti d’osso d’aquila che annunciava l’arrivo di un guerriero importante. “Hoka-hey!” – gridavano gli indiani – “Sta arrivando Cavallo Pazzo!”


Arriva Cavallo Pazzo! Una sagoma dell’artista Thom Ross

Ci fu una gran gioia tra gli indiani al pensiero di essere condotti alla vittoria dal loro capo di guerra più prestigioso, ma i soldati non restarono ad attendere la sorte. Vista la mala parata e impauriti dall’arrivo di nuovi gruppi di nemici, schizzarono fuori dal boschetto puntando dritti alla sommità di una collinetta lì vicino.
Wooden Leg pensò che quelli si fossero accordi delle sue manovre e pensò di girare rapidamente il suo cavallo per sfuggire ai soldati… Ma quelli non inseguivano lui, stavano scappando. Nella confusione della fuga, il combattimento si era trasformato in una caccia al bisonte. Era grandioso! Wooden Leg e i suoi amici sentirono un guerriero adulto gridare ai “wasichu” (uomini bianchi): “Siete solo ragazzi; non dovreste combattere. Avreste dovuto portare con voi un maggior numero di Crow e di Shoshone!”


La linea d’attacco in cui lottava Wooden Leg

Wooden Leg fece correre il suo pony verso un cavalleggero in fuga e, raggiuntolo, gli colpì la testa con il manico di corno d’alce della frusta e, quando quello cadde a terra, gli prese il fucile (4). Finalmente ne aveva uno!

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