La nascita del mito Western nell’Ottocento: l’intermarriage – 15

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15.


Fenimore Cooper e l’ intermarriage

Fenimore Cooper, con il suo romanzo L’ultimo dei Mohicani, è l’unico autore di romanzi indiani sopravvissuto alle storie del Novecento. Non solo non è finito nell’oblio, ma la sua opera ha destato talmente tanto interesse da creare le basi per diverse trasposizioni cinematografiche, serie tv, fumetti, cartoni e addirittura fanfiction. Le varie trasposizioni, però, non sono state fedeli al romanzo, attuando diversi cambiamenti, primo tra tutti quello relativo all’l’unione interrazziale tra i banchi e gli indiani.
Il romanzo di Cooper venne pubblicato per la prima volta nel 1826, due anni dopo che Lydia Maria Child aveva pubblicato Hobomok e un anno prima che Chatarine Segwick pubblicasse Hope Leslie. Il fatto che tre scrittori di grande fama pubblicassero racconti che affrontavano il problema delle unioni interrazziali ci dimostra quanto questo problema fosse sentito nella prima metà dell’Ottocento. Il confronto è tanto più interessante perché i romanzi indiani che escono negli stessi anni sono scritti da donne.
Nel romanzo di Cooper non c’è spazio solo per l’avventura, ma gran parte del romanzo è dedicata alla parte romantica della storia. La vicenda sentimentale raccontata è drammatica e contrastata, tanto più che si svolge sullo sfondo minaccioso della foresta e nel bel mezzo di una guerra. Attraverso la storia romantica che unisce i protagonisti del romanzo, Cooper affronta il dilemma dell’incontro tra due popoli, ma anche il dilemma della possibilità di avere gli indiani come possibili progenitori. La possibilità che vi sia un’unione sessuale tra membri di etnia diversa fa si che Cooper nella prefazione, consigli ironicamente alle giovani donne, agli scapoli e ai ministri della fede di non leggere il libro:

“Lo sconsiglio alle giovani signore perché, dopo aver letto il libro, lo definiranno sicuramente scioccante; agli scapoli perché ne potrebbe disturbare i sonni; e al reverendo clero perché potrebbe impiegare meglio il loro tempo.” (1)

L’avventura romantica ruota attorno alle disavventure di due sorelle la bionda Alice e la bruna Cora che porta in se il sangue africano, perché figlia di un primo matrimonio del generale Munro con una donna creola. Le due ragazze, in compagnia del maggiore virginiano dell’esercito inglese, Duncan Heyward, si avventurano nella foresta per raggiungere loro padre, il colonnello scozzese Munro. Nella foresta vengono attaccate dall’urone Magua, che desidera rapire le due ragazze per vendicarsi del loro padre. In soccorso delle due donne e del maggiore accorreranno lo scout Natty Bumppo, detto Occhio-di-falco è la Longue Carabine vero protagonista del ciclo dei “Racconti di Calza-di-cuoio”. Egli è figlio di coloni bianchi, educato dai Fratelli Moravi e cresciuto fra i Mohicani, amico di lunga data del capo indiano Chingachgook e suo figlio Uncas. I tre riescono a salvare il gruppetto dalle grinfie di Magua. Nel romanzo di Cooper la distinzione tra indiani buoni e indiani cattivi non è ben definita, perché se è vero che i Mohicani salvano le ragazze, Chingachgook e Uncas si rendono protagonisti di inutili atti di ferocia, che sono naturali per loro, ma che fanno rabbrividire le persone civili. Secondo Mariani è in momenti come questi che è più facile percepire la visione razzista di Cooper, preoccupato di dimostrare l’incompatibilità tra i codici della vita selvaggia e quelli della civiltà, e dunque la giustezza del trionfo finale di quest’ultima. Al contrario Magua spiega i suoi gesti esponendo le violenze razziali subite da lui stesso e dalla sua tribù per mano dei bianchi. Il giovane Uncas e Cora si innamorano, ma sono destinati a morire. Uncas muore per mano di Magua, così come muore Cora, e Chingachgook vede morire il figlio, e con lui tutta la sua gente. Dopo queste morti il matrimonio che coronerà il romanzo è quello tra la bianca Alice e il virginiano Duncan, caratteri senza macchia ma assai poco vitali (2). Cooper sceglie di non far sopravvivere la coppia mista, a suo avviso non possono essere loro a dar avvio alla discendenza americana. L’ America che verrà deve essere costruita da persone come Alice e Duncan Heyward, che cosa fondamentale è un virginiano e quindi può dare avvio a una discendenza americana a tutti gli effetti, meno sanguinarie e non compromessi dal sangue indiano. L’eroe Natty, è necessario per creare un ambiente consono allo sviluppo della nazione, ma troppo sanguinario e selvaggio per dar avvio alla discendenza che abiterà quella nazione. Natty non è in grado di rinunciare al fucile per mettere su famiglia con Judith, una donna che innamorata di lui all’inizio della storia gli chiederà di creare una famiglia insieme.. Al contrario abbandona la sua casa per immergersi nell’avventura con il suo amico Chingachgook. Inoltre mostra tutto il suo spirito di vendetta e la sua animalità quando uccide Magua, per vendicare la morte del suo amico Uncas. Il libro si chiude con uno scenario apocalittico. Magua, Cora e Uncas e sono morti, e in onore dei due innamorati vengono svolti riti ed orazioni funebri. Chingachgook e Munro sono patriarchi senza eredi maschi a cui consegnare le sorti della generazione a venire, l’indiano è capace solo di guardare al passato e a ciò che ha perso, mentre il cristiano Munro sembra riporre qualche speranza nel sogno di un paradiso multiculturale e rivolgendosi a Natty gli chiede di spiegare ad alcune fanciulle indiane:

“Che l’Essere che tutti adoriamo con nomi diversi si ricorderà della loro carità; e non è lontano il tempo in cui potremo ritrovarci attorno al suo trono senza distinzioni di sesso, grado o colore!” (3)

Munro, seppur perde la sua figlia maggiore, ha pur sempre Alice e attraverso il suo sangue inglese e quello virginiano del maggiore può nascere una nuova stirpe.
Invece Chingachgook e Natty si trovano soli, senza progenie e senza popolo e senza terra. Il capo indiano chiuderà la sua straziante orazione per il figlio affermando “Io sono solo” ma Natty esclama:

” No,no gran capo […] non sei solo. La qualità dei nostri colori può essere differente, ma Dio ci ha destinati a seguire la stessa pista. Non ho famiglia come te, lo posso dire non ho un popolo [..] gran capo non sei solo!” Chingachgook strinse la mano che, con trasporto emotivo, lo scout gli aveva teso sopra la terra da poco smossa, e in quell’atteggiamento di amicizia questi due rudi e intrepidi uomini dei boschi piegarono la testa assieme, mentre lacrime cocenti cadevano ai loro piedi e bagnavano la fossa di Uncas, come gocce di pioggia battente.” (4)

Secondo Cooper il lieto fine non può esserci per gli indiani, o per chi vive come loro. La negazione e la morte sono, per Cooper, l’unico esito possibile dell’incontro sessuale trans-culturale. Gli unici degni di avere un lieto fine sono Alice e Duncan, coloro che hanno, nell’opinione di Cooper, sangue puro.
Se questa è la visione di Cooper con il film di Mann del 1992 cambia tutto. Prima del 1992, molti altri registi si erano ispirati al romanzo. Il primo fu Griffith nel 1909 con un corto intitolato The Leatherstocking, poi seguirono altri 12 film, tra cui il film muto di Maurice Tourneur e Clarence Brown del 1920, e quello giretto da George Seitz con sceneggiatura di Philip Dunne del 1936. Ed è con questa versione che il film del 1992 ha un rapporto più diretto, tanto è che ne ha acquistato i diritti. Il film del 1936 elabora l’intreccio del romanzo cancellando il motivo dell’unione interraziale. Uncas e Cora muoiono e Chingachgook scompare dalla scena lasciando il futuro nelle mani degli europei. Dunne emargina quasi completamente i personaggi indiani ponendo tutta l’attenzione del film sui personaggi bianchi. Alice rimane alla frontiera con Natty e questo si unisce alle truppe inglesi. Nel 1936 la coppia che sopravvive è composta da un americano senza beni e un’inglese che decide di lasciare le sue ricchezze in Europa per diventare una moglie di frontiera (5).
Il film di Mann ebbe un gran successo tra il pubblico e la critica che lo ha premiato anche con un premio Oscar, inoltre venne rilasciato nell’anno segnato dalle celebrazioni del cinquecentenario della scoperta dell’America. Le differenze tra il film è il libro sono significative, e prima di analizzarle bisogna tener conto che il regista ha dichiarato apertamente di non amare Cooper (6) e di condividere su di lui l’opinione di Mark Twain (7). Mann ritiene che la visione di Cooper vada raddrizzata. Per questo la scelta di modificare la sorte delle coppie, e di conseguenza la discendenza che deriva da queste. Nel film Uncas si innamora di Alice, mentre Cora rifiuta la proposta di matrimonio di Duncan perché innamorata di Natty. A differenza del libro, dove Natty è coetaneo di Chingachgook, nel film è notevolmente ringiovanito tantochè diviene il figlio adottivo del capo indiano. Mann pone l’attenzione sul patriottismo di Natty, lo scout si scontrerà con il generale Munro e don il maggiore Heyward, accusandoli di anteporre gli interessi della corona a quegli degli abitanti delle colonie. Un’altra differenza e che il maggiore Duncan è inglese e non più virginiano, per questo non potrà dare avvio a una discendenza americana. Per far si che l’amore tra Cora e Natty possa realizzarsi nel film sono necessarie due morti. Il generale Munro muore durante il massacro delle truppe civili inglesi ad opera degli uroni, e Duncan si sacrificherà al posto di Natty perché ha capito che Cora ama lui. Inoltre se ne libro l’indiano Magua trova delle giustificazioni per le sue azioni violente, all’interno del film di queste giustificazioni non vi è traccia. Nella versione di Mann Magua uccide Uncas, per poi venire ucciso da Chinganchgook, mostrando così una sorta di auto-sterminio indiano. Inoltre Mann vuole trasformare Natty in un eroe senza macchia, nel quale il pubblico possa rispecchiarsi. La morte del generale Munro provoca un’altra differenza fondamentale, se alla fine del romanzo rimangono in vita in genitori in lutto che con il loro pianto mettono in discussione il futuro della nazione, nel film la sopravvivenza dei giovani suggerisce un esito positivo. A differenza delle sbiadite figure di Alice e Duncan, Natty e Cora hanno la forza e il coraggio necessario per dar vita alla scommessa nazionale (8). Alla fine del film il capo indiano è al fianco dei due giovani e con loro istituisce un rituale di donazione. Il capo benedice l’unione tra i due, e a quel punto la macchina da presa mostra i personaggi che osservano il continente in tutta la sua estensione. Nel film di Mann il capo indiano sembra cedere i territori una volta appartenuti agli indiani alla nuova discendenza che nascerà dall’unione di un americano con una inglese, perché nel film Cora non ha discendenze africane. Il pubblico ottocentesco venne attirato dall’attrazione che Cora prova nei confronti di Uncas, ma questa attrazione interraziale tra i due nel film sparisce. Sarà Alice ad innamorarsi dell’indiano Uncas, ma neanche nella versione del 1992 è possibile un lieto fine tra una coppia mista, infatti i due muoiono entrambi. E’ importante notare come anche nel 1992 sia stato scelto di evitare che la discendenza americana sia frutto dell’unione di una coppia mista.
Nel 1829 Cooper sentì il bisogno si tornare sull’argomento delle unioni interrazziali e pubblicò, un testo ormai dimenticato, Wept of Wish-to-Wish, che sembra una rilettura, o meglio una precisazione, del suo romanzo precedente.


Copertina di Wept of the wish-ton-wish, 1831, No. 546, Dicks’ Standard Plays

Cooper ambienta il suo romanzo nei luoghi in cu prima di lui la Child e la Sedgwick avevano ambientato i loro. Il romanzo si svolge sulle rive del fiume Connecticut in un insediamento di frontiera, che ricorda il luogo in cui viene rapita Faith in Hope Leslie.
L’indiano e Ruth sono innamorati e dal loro matrimonio nasce un bambino. La donna diviene il fulcro della contesa far due mondi., amata e rivendicata da entrambe le parti. Conanchet viene ucciso dal mohegan Uncas, che serve i desideri dei puritani più conservatori. Ruth ne ha il cuore spezzato e muore a sua volta. Prima di morire ha però delle visioni, e tornata indietro nel tempo si ritrova bambina tra le braccia della madre e nella società bianca. Al fianco di Ruth, ormai morente, viene deposto il suo bambino e lasciato lì. Il bambino sparisce dal testo, consentendo a Cooper di non esprimere un giudizio e una soluzione finale per il frutto dell’intermarriage, l’autore rappresenta apertamente il matrimonio misto, ma non trovando una soluzione istituzionalmente accettabile, lo nega negandone anche i suoi frutti (9).

CONTINUA

NOTE

  1. Citazione in: A. Scannavini, L’ultimo dei mohicani da Fenimore Cooper alla rete, Acoma n. 9, autunno-inverno 2015., p. 15.
  2. JA. Scannavini, L’ultimo dei mohicani da Fenimore Cooper alla rete, p. 17.
  3. J.F.Cooper, L’ultimo dei Mohicani.
  4. J.F.Cooper, L’ultimo dei Mohicani.
  5. G. P. Brunetta, Storia del cinema mondiale Volume 2, Einaudi, 1999, p.772
  6. A. Scannavini, L’ultimo dei mohicani da Fenimore Cooper alla rete, p.16
  7. Mark Twain dedicò un opuscolo alla critica dei lavori ci Cooper, Fenimore Cooper’s Literary Offences, nel quale accusò l’autore di avere una scrittura ampollosa, pessime trame incentrate su clichè e ovvie incongruenze all’interno delle sue trame.
  8. L. S. Person, Jr., The American Eve: Miscegenation and a Feminist Frontier Fiction, American Quarterly, Vol. 37, No. 5, 1985, p. 685.
  9. R. S. Tilton, , Pocahontas: The Evolution of an American Narrative, Cambrige University press, 1994, p. 70.
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