Le Guerre Coloniali – 3

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate: 1, 2, 3.

LA GUERRA DI PADRE RALE (1722-1725)
Questa guerra ha molte denominazioni, a seconda dello storico che vi fa cenno, dell’origine geografica di chi ne parla (New England o Canada) o dei personaggi di riferimento: Father Rale’s War, Dummer’s War, Lovewells War, Three Years War, 4a Guerra Anglo-Abenaki, Guerra Wabanaki-New England del 1722-1725.
A seguito della pace sancita dal Trattato di Utrecht, gli insediamenti del New England si estesero a est del fiume Kennebec e un rilevante numero di pescatori anglo-sassoni si spostarono in cerca di prede nelle acque della Nuova Scozia.
Il costituirsi di un insediamento permanente di pescatori britannici a Canso fu un particolare punto dolente per i Mi’kmaq locali, i quali reagirono con incursioni contro i pescatori inglesi e i loro insediamenti. In risposta, il governatore della Nuova Scozia, Richard Phillipps, nel 1720 fece erigere un forte a Canso. I governatori del Massachusetts Joseph Dudley e Samuel Shute edificarono dei forti nel territorio tradizionale degli Abenaki attorno alla foce del fiume Kennebec: Fort George a Brunswick (1715), Fort Menaskoux presso l’attuale Arrowsic (1717), Fort St. George’s a Thomaston (1720), e Fort Richmond (1721) a Richmond.


Territori della Confederazione Wabanaki

I Francesi appoggiavano i Wabanaki nelle loro rivendicazioni territoriali, costruendo una chiesa nel villaggio Abenaki di Norridgewock (che oggi è Madison, Maine) sul fiume Kennebec, mantenendo una missione a Penobscot e costruendo una chiesa nel villaggio Maliseet di Meductic, sul fiume St. John.

Erano tribù Wabanaki: Mi’kmaq, Maliseet. Erano Abenaki: Passamaquoddy, Penobscot, Kennebec, Norridgewock, Arosanguntacook, Pigwacket, Missiskoik, Cowasuck, Sokoki, Penacook e altri gruppi minori.

In un incontro tenuto a Arrowsic, nel Maine, nel 1717, il governatore Shute e alcuni rappresentanti dei Wabanaki tentarono di raggiungere un qualche accordo riguardante gli sconfinamenti nelle terre Wabanaki e il posizionamento di centri commerciali operanti per conto della Provincia. Il sachem Kennebec Wiwurna contrastò non solo l’inserimento di centri colonici in quelle terre, ma anche la costruzione dei forti, affermando il controllo sovrano del suo popolo sulle proprie terre. Shute, che spesso interrompeva rudemente Wiwurna, riaffermò chiaramente le pretese inglesi sul territorio. I Wabanaki erano propensi ad accettare gli esistenti insediamenti illegali se fosse stato delineato un confine più appropriato, senza il quale l’insediamento non sarebbe stato permesso; Shute rispose: “Noi desideriamo solo ciò che è nostro e quello è ciò che avremo.” Ovviamente questa ambigua risposta, come il trattato finale stipulato, non erano di gradimento dei Wabanaki.


Cacciatore Penobscot – scultura in bronzo di Jud Hartmann

Negli anni successivi i coloni continuarono a invadere le terre Wabanaki ad est del fiume Kennebec; i Nativi rispondevano con il furto di bestiame. Canso, in Nuova Scozia, centro peschereccio costruito di recente, da subito occupato da pescatori del Massachusetts e conteso da Francesi, Inglesi e Nativi, ma fortificato dalla Nuova Scozia, nel 1720 venne attaccato da forze francesi e Mi’kmaq, generando ulteriori tensioni. Shute contestò la presenza del religioso gesuita francese Sebastian Rale (Racle per i Francesi), che viveva presso i Kennebec a Norridgewock, nel Maine centrale, chiedendo che venisse rimosso. Nel luglio 1721 i Wabanaki risposero con un rifiuto e una richiesta che gli ostaggi consegnati come garanzia nel corso di precedenti negoziati, venissero rilasciati, dietro consegna di un quantitativo di pellicce in riparazione delle loro incursioni. Il Massachusetts non diede alcuna risposta ufficiale.
Quindi i Wabanaki presero molto tempo per produrre un documento scritto che riaffermava i loro diritti sovrani sulle aree in discussione, delineando le demarcazioni e minacciando violenza se il loro territorio fosse stato violato. Shute respinse la lettera come “insolente e minacciosa” e mandò forze della milizia a Arrowsic. Dichiarò anche, vista l’influenza di Rale, che le rivendicazioni dei Wabanaki facevano parte di un intrigo francese per provocare ulteriori richieste francesi sulle aree contese. Seguendo la sua convinzione, che dietro le rivendicazioni Wabanaki ci fossero i Francesi, nel gennaio 1722 il governatore Shute inviò una spedizione militare per catturare Padre Rale. Sotto il comando del colonnello Thomas Westbrook, di Thomaston, le milizie del New England non riuscirono a catturare il gesuita, ma ne saccheggiarono la chiesa e l’abitazione. Mentre gran parte della tribù era lontano per la caccia, i 300 soldati di Westbrook circondarono Norridgewock per catturare Rale, ma questi fu avvisato e si mise in salvo nella foresta. Fra i suoi beni venne trovata una cassaforte, nella quale fu scoperto uno scompartimento nascosto che conteneva lettere che indicavano Rale come agente del governo canadese e che promettevano agli Indiani abbastanza munizioni per scacciare gli Inglesi dai loro insediamenti.
Shute reiterò le rivendicazioni inglesi di sovranità sulle aree in discussione in lettere inviate ai Lords del Commercio e al governatore della Nuova Francia Philippe de Rigaud Vaudreuil. Questi in risposta dichiarò che sebbene anche la Francia rivendicasse la sovranità su quei territori, la proprietà rimaneva dei Wabanaki e sostenne che Shute aveva frainteso il modo in cui l’idea di proprietà veniva concepita dagli Europei e dai Nativi.
In risposta all’incursione su Norridgewock, il 13 giugno 1722 gli Abenaki attaccarono Fort St. George, che era sotto il comando del capitano John Gyles. Gli Abenaki bruciarono le case del villaggio e presero 60 prigionieri, la maggior parte dei quali venne successivamente rilasciata. Il 15 luglio Padre Lauverjat condusse 500-600 guerrieri fra Penobscot e Maliseet di Medunic a porre Fort St. George sotto assedio. L’azione durò dodici giorni. Vennero incendiate una segheria, una grossa imbarcazione e varie abitazioni, oltre che uccisi molti capi di bestiame. Cinque coloni furono uccisi e sette presi prigionieri, mentre restarono sul terreno una ventina di guerrieri Maliseet e Penobscot. Dopo l’incursione, a Westbrook venne affidato il comando del forte. A questa azione seguì un altro attacco a Brunswick, incendiata completamente prima che i guerrieri tornassero a Norridgewock. Ormai era guerra aperta (ufficialmente venne dichiarata alla fine del luglio 1722). Gli scenari in cui si sviluppò il conflitto furono essenzialmente tre: Nuova Scozia e Maine – New Hampshire e Vermont – Massachusetts.

SCENARIO NUOVA SCOZIA

Assedio di Annapolis Royal e Battaglia di Winnepang
Alla metà del luglio 1722 i Mi’kmaq si radunarono a Minas (Grand Pre, in Nuova Scozia), con l’intenzione di mettere Annapolis Royal sotto assedio e prenderla per fame. I Nativi si impadronirono di 18 battelli da pesca e presero alcuni prigionieri. Catturarono prigionieri e battelli anche nella Baia di Fundy.
In risposta alla minaccia di assedio che incombeva sulla capitale della Nuova Scozia, il governatore Phillips lanciò una campagna alla fine dello stesso mese, per recuperare gli 82 uomini prigionieri dei Mi’kmaq e le imbarcazioni cadute in mano indiana. Uno dei natanti catturati era stato inviato da Canso ad Annapolis Royal dal governatore Phillips per rifornire la capitale di provviste bastanti per un anno. I Maliseet si impadronirono di un’altra imbarcazione e la usarono per trasportare 45 guerrieri attraverso la baia, perché si ricongiungessero con 120 Mi’kmaq provenienti da Shubenacadie e Cape Sable al fine di preparare la marcia su Annapolis Royal. Per salvaguardare la capitale ed assicurare il rilascio dei prigionieri inglesi, il vice governatore John Doucett prese 22 Mi’kmaq come ostaggi, tenuti prigionieri in Annapolis Royal. Il 22 luglio 1722 il governatore del Massachusetts, Samuel Shute, dichiarò formalmente guerra ai Wabanaki; William Dummer (dal quale la guerra prese il nome e che avrebbe assunto la carica di vice governatore nel 1723) doveva agire per il coinvolgimento del Massachusetts nella guerra, mentre lo stesso Shute alla fine del 1722 partì improvvisamente per l’Inghilterra, per porre un termine alle continue dispute che lo vedevano protagonista con l’assemblea coloniale.
Immediatamente dopo la dichiarazione di guerra il governatore Phillips incaricò i capitani John Eliot e John Robinson, dotandoli di due imbarcazioni con relative truppe, di proteggere il porto peschereccio di Canso e recuperare i prigionieri anglo sassoni.
Nelle vicinanze di Canso, oggi West Jeddore, e più esattamente a Winnepang, c’era un accampamento dei Mi’kmaq. Erano una quarantina guerrieri che guardavano i prigionieri britannici, tenuti a bordo di sette natanti. Nel porticciolo (oggi Jeddore Harbour), giunsero i capitani Eliot e Bradstreet, che impegnarono i Nativi in un combattimento navale di due ore. Bradstreet condusse un arrembaggio che sbaragliò gli Indiani con granate a mano e fuoco di precisione. Gli Inglesi riportarono un bilancio di cinque morti e parecchi feriti, compreso il capitano Eliot, ferito gravemente. I Mi’kmaq cercarono di fuggire guadagnando la riva a nuoto, ma gli Inglesi aprirono il fuoco su di loro, uccidendone alla fine 35. Gli Inglesi riuscirono a salvare 15 prigionieri dalla imbarcazioni, mentre scoprirono che nove erano stati uccisi. Risulta che solo cinque Nativi sopravvissero alla battaglia. Quando circa trenta corpi di Indiani furono recuperati dagli Inglesi dopo la battaglia, vennero decapitati e le teste, issate su picche, esposte tutto attorno agli spalti del nuovo forte di Canso.
Nella sua spedizione, il capitano Robinson si scontrò con gli Abenaki, uccidendone tre, e recuperando dieci natanti. Inoltre avvisò i Mi’kmaq di non fare del male ai prigionieri inglesi, in quanto vi erano ancora gli ostaggi Mi’kmaq ad Annapolis Royal. Quindi si spostò a Malagash Harbour, dove i Nativi tenevano venti prigionieri e cinque barche da pesca. Robinson pagò un riscatto e ottenne la restituzione di uomini e barche. Il capitano Cyprian Southack, all’Istmo di Canso, prese cinque prigionieri Mi’kmaq, dopo che gli Indiani avevano avuto un morto nello scontro. Nella campagna per il recupero dei prigionieri, James Blinn negoziò uno scambio a Canso ed ottenne il rilascio di 24 pescatori. Comunque i Nativi avevano a loro mani ancora sedici prigionieri e li avevano inviati a Richibucto, nell’attuale New Brunswick.
Durante la guerra venne eretta una chiesa nella missione cattolica del villaggio Mi’kmaq di Shubenacadie (missione di Sant’Anna). Nel 1723 il villaggio di Canso venne ancora assalito dai Mi’kmaq, che uccisero due pescatori. Nello stesso anno gli Inglesi costruirono un fortino dotato di dodici cannoni a protezione del villaggio e dell’attività peschereccia.

Incursione su Annapolis Royal
Il peggior momento della guerra per Annapolis Royal arrivò il 4 luglio 1724, quando un gruppo composto da 60 guerrieri Mi’kmaq e Maliseet attaccò la capitale. Furono uccisi e scalpati un sergente e un soldato, mentre altri quattro furono feriti e il villaggio era in preda al terrore. Furono incendiate delle abitazioni e molti vennero presi prigionieri.


Acadiani e Mi’kmaq – stampa

Gli Inglesi risposero l’8 luglio, giustiziando uno degli ostaggi Mi’kmaq nello stesso punto in cui era stato ucciso il sergente. Per vendetta bruciarono anche tre case di Acadiani. In conseguenza dell’incursione, vennero costruiti tre fortini per proteggere l’insediamento. La chiesa acadiana venne spostata in un punto più vicino al forte, in modo che potesse essere controllata più facilmente.
Nel 1725 sessanta Abenaki e Mi’kmaq lanciarono un altro attacco contro Canso, distruggendo due abitazioni e uccidendo sei persone.

SCENARIO OCCIDENTALE (VERMONT E MASSACHUSETTS)

Gli avvenimenti della guerra riguardanti il teatro occidentale vengono spesso definiti come “Guerra di Grey Lock”.
Il 13 agosto 1723 entrò per la prima volta in guerra il capo Grey Lock, che compì un’incursione contro il villaggio di Northfield, nel Massachusetts. Quattro guerrieri Abenaki uccisero due cittadini nei pressi dell’abitato. Il giorno dopo attaccarono Joseph Stevens e i suoi quattro figli a Rutland. Stevens riuscì a fuggire, due ragazzi furono uccisi e gli altri due furono catturati.
Il 9 ottobre Grey Lock colpì due piccoli forti vicino a Northfield, infliggendo diverse perdite e prendendo un prigioniero. In risposta il governatore Dummer ordinò la costruzione di Fort Dummer, dove ora sorge Battleboro, nel Vermont. Il forte divenne la più importante base delle operazioni per le esplorazioni e le spedizioni punitive nella terra degli Abenaki. Sotto il comando del tenente Timothy Dwight, Fort Dummer divenne il primo insediamento europeo permanente nel Vermont.
Il 18 giugno 1724 Grey Lock attaccò un gruppo di uomini che stavano lavorando in un pascolo vicino a Hatfield, nel Massachusetts, poi si ritirò da quella zona e nell’estate compì altre uccisioni a Deerfield, Northfield e Wesfield. In risposta alle incursioni, Dummer fece affluire più truppe a Northfield, Brookfield, Deerfield e sunderland.
L’11 ottobre 1724 settanta guerrieri Abenaki attaccarono Fort Dummer e uccisero tre o quattro soldati. Nel settembre 1725 un gruppo di esploratori composto da sei uomini venne fatto uscire da Fort Dummer. Grey Lock, con 14 guerrieri tese un’imboscata ad ovest del fiume Connecticut, uccidendo due soldati, mentre altri tre vennero feriti e poi catturati. Un soldato riuscì a fuggire. Gli Indiani ebbero due morti.

SCENARIO ORIENTALE (MAINE E NEW HAMPSHIRE)

Campagna del 1722
Il 10 settembre 1722, mentre Padre Rale si trovava a Norridgewock, 400 o 500 Abenaki di St. Francis, assieme a guerrieri Mi’kmaq, assalirono Arrowsic, nel Maine. Il capitano Penhallow, che comandava una piccola guarnigione, ordinò una scarica di fucileria, provocando la morte di un Indiano e il ferimento di altri tre. L’azione difensiva diede agli abitanti del villaggio il tempo di ritirarsi nel forte. Indisturbati nella cittadina ormai senza difese, gli Indiani uccisero 50 capi di bestiame e incendiarono 26 abitazioni al di fuori del forte. Poi assaltarono il forte, uccidendo un colono inglese, ma per il resto non provocando altri danni. Quella notte il colonnello Walton e il capitano Harman giunsero con trenta uomini, cui si unirono i circa quaranta del forte, comandati dai capitani Penhallow e Temple. Questo gruppo di 70 uomini attaccò gli Indiani, ma venne sopraffatto a causa del gran numero di guerrieri. Gli Inglesi si ritirarono dentro il forte. Ritenendo che ulteriori attacchi contro il forte fossero inutili, gli Indiani si ritirarono risalendo il fiume.
Sulla via del ritorno a Norridgewock i Nativi assalirono Fort Richmond. Dopo tre ore di assedio il forte era riuscito a resistere, anche se vennero incendiate delle case e del bestiame venne massacrato. Furono distrutti l’insediamento di Brunswick e altri centri vicini alla foce del fiume Kennebec. Il 9 marzo 1723, il colonnello Thomas Westbrook condusse una forza di 230 uomini lungo il fiume Penobscot, risalendolo per circa 50 km fino al villaggio dei Penobscot. Trovarono una grande fortificazione dei Penobscot, circondata da palizzate alte più di 4 metri, che proteggevano 23 wigwams. C’era anche una grande cappella cattolica, di circa 18 m per 9. Nel villaggio non c’era nessuno e i soldati lo bruciarono dalle fondamenta.
Nel 1723 la Cofederazione Wabanaki orchestrò un totale di 14 incursioni contro insediamenti inglesi lungo il confine del New England, soprattutto nel Maine. La campagna iniziò in aprile e durò fino a dicembre. Nei vari attacchi trenta persone vennero uccise o fatte prigioniere. La campagna dei Nativi fu così efficace lungo la frontiera del Maine, che nella primavera del 1724 Dummer ordinò l’evacuazione generale e il ritiro nei fortini.

Campagna del 1723
Per tutto il 1723 Padre Rale e la Confederazione Wabanaki dell’Acadia orchestrarono un totale di 14 incursioni contro gli insediamenti del New England ubicati nel Maine. Nel mese di aprile venne attaccata Falmouth (oggi Portland); lì venne ucciso un certo Chubb, che gli Indiani avevano scambiato per il capitano Harmen. Il 19 aprile venne assalita Scarborough: fu attaccato il fortino della guarnigione di Roger Deering e vennero uccisi il capitano Hammond e sette coloni. Tre adulti e tre bambini di Deering vennero presi prigionieri. Nel maggio dello stesso anno gli Indiani uccisero due persone nell’incursione contro Berwick, una a Wells e due sulla strada di York.
In estate, gli Abenaki di Norridgewock e i loro 250 alleati di St. Francis attaccarono ancora Arrowsic. Sotto la guida di Padre Rale, essi bruciarono 37 abitazioni e uccisero 300 capi di bestiame. I 40 abitanti si rifugiarono nella guarnigione; unica vittima fu un bambino. Tra agosto e settembre del 1723 subirono incursioni Saco, nel Maine, e Dover, nel New Hampshire. Il capitano Heath con 13 dei suoi uomini, comprendenti due Mohawk, si scontrarono in battaglia con 30 Abenaki a Richmond; ne uccisero due e misero in fuga gli altri, riportando un morto e due feriti nelle proprie fila.
Guerriero Penobscot
Nel mese di ottobre, in un’incursione a Mount Desert, il capitano Cogswell e i suoi uomini furono sorpresi e fatti prigionieri mentre sbarcavano sulla riva; nello stesso periodo, due uomini di nome Smith e Bailey furono uccisi a Cape Porpoise, uno sull’isola Vaughan e uno sulla spiaggia.
Il giorno di Natale 1723, 60 Nativi posero ancora un assedio a Fort St. George, continuando l’azione per 30 giorni. Il capitano Kennedy, ufficiale comandante, riuscì a resistere finché arrivarono le forze del colonnello Westbrook, che misero in fuga il nemico. Comunque vi fu un’altra vittima, il reverendo Willard.
Nell’inverno il Massachusetts assegnò altri 300 uomini di truppa al confine del Maine. Il governo pose una taglia sulla testa di Padre Rale. La Confederazione aspettò primavera, quindi diede inizio ad una nuova campagna della Costa Nord Est, quella del 1724.

Campagna del 1724
Nella primavera 1724 la Confederazione Wabanaki lanciò dieci incursioni sulla frontiera del Maine, che causarono la morte, il ferimento o la cattura di più di 30 abitanti del New England. Il 23 marzo fu attaccato il forte di Cape Porpoise e venne ucciso un sergente. Il 17 aprile a Black Point trovò la morte un colono, mentre i suoi due figli vennero portati in prigionia a Norridgewock. Nel porto di Kennebunk fu catturata una scialuppa, il cui intero equipaggio venne messo a morte. Nello stesso momento, nell’attacco ad una segheria sul fiume Kennebunk trovarono la morte tre lavoranti. A Berwick, nel mese di maggio, venne ucciso un abitante, uno dei suoi figli venne catturato e l’altro evitò di essere scalpato, ma rimase seriamente ferito. Nei dintorni un uomo venne ucciso, mentre un altro uomo sopravvisse, pur essendo stato scalpato, ma rimase malamente storpiato.
In primavera il comando del forte St. George a Thomaston venne affidato al capitano Josiah Winslow. Il 30 aprile Winslow, il sergente Harvey e 17 uomini, su due baleniere, lasciarono Fort St. George e discesero il fiume per parecchie miglia diretti a Green Island. Il giorno seguente le due imbarcazioni restarono separate e circa 200-300 guerrieri Tarrantines (così gli abitanti del Massachusetts chiamavano i Mi’kmaq) si gettarono di sorpresa sulla scialuppa di Harvey, uccidendo lui e tutti i suoi uomini, con l’eccezione di tre guide indiane che riuscirono a fuggire verso il forte St. George. Quindi il capitano Winslow fu circondato da 30 o 40 canoe, ciascuna con cinque o sei uomini a bordo, che si avvicinavano da entrambe le rive del fiume e lo attaccarono con grande impeto. Con gli Indiani che lo pressavano da vicino con le canoe, Winslow ordinò il fuoco quando gli furono quasi addosso. Dopo ore di combattimento, Winslow e i suoi uomini furono tutti uccisi, eccetto tre Indiani alleati che fuggirono al forte. Si presume che gli assalitori abbiano perso più di 25 guerrieri.
Il 27 maggio, a Purpooduck (South Portland, nel Maine), gli Abenaki uccisero un uomo e ne ferirono un altro. Nello stesso giorno un’altra persona venne uccisa a Saco. Il 17 luglio nell’attacco a Spurwick venne ucciso un colono; anche gli Indiani ebbero una perdita.

Il 27 agosto venne razziata Dover, nel New Hampshire. Elizabeth Hanson, catturata dagli Indiani, scrisse il diario della sua prigionia.
Elizabeth e la sua famiglia (marito e sei figli) avevano rifiutato di rifugiarsi nella guarnigione al momento dell’attacco degli Abenaki. La donna venne catturata con quattro dei suoi figli, mentre gli altri due perirono nel corso dell’attacco; uno dei due venne ucciso per intimidire la famiglia affinché non facesse rumore, perché gli Indiani temevano che ciò potesse richiamare rinforzi da parte dei coloni. Il viaggio dal New Hampshire al Canada fu difficoltoso, soprattutto per il fatto che Elizabeth aveva partorito una bimba due settimane prima. Ne soffrì particolarmente la neonata, a causa delle difficoltà di alimentazione e della mancanza di vestiario. Fu al campo indiano che ebbe un poco di sollievo, perché le donne native mostrarono alla madre come ottenere un latte sostanzioso dalle nocciole. La secondogenita, Sarah Hanson, fu separata dalla madre e portata via con un secondo gruppo. La terza figlia, Elizabeth, venne portata via poco dopo, assieme alla domestica della famiglia, il che lasciò Elizabeth con i soli figli Daniel e la nuova nata. Dopo aver subito abusi per un lungo periodo, la donna venne presa in consegna dai Francesi e trasferita in Canada per un eventuale riscatto. Poiché era di religione quacchera, un prete cattolico, senza il suo permesso, battezzò la sua figlia più piccola con il nome di Mary Ann Frossways, poi la restituì a Elizabeth. Suo marito, John Hanson, riuscì a recuperarla assieme a Daniel e Mary Ann a Port Royal, in Canada, nel 1725, pagando un riscatto a Francesi e Indiani.
Sarah Hanson, in base all’accordo commerciale tra Francesi e Indiani, per sfuggire alla prigionia sposò Jean Baptiste Sabourin e decise di restare in Canada, lontano dalla sua famiglia d’origine. John Hanson tentò di recuperare Sarah ancora nel 1725, ma perì lungo il viaggio a Cown Point.
Elizabeth si era trovata senza difesa contro la cattura da parte degli Abenaki, e con quattro bambini a cui badare. L’immenso sforzo mentale e fisico per cercare di uscire in qualche modo dalla sua situazione mostra l’intraprendenza che era richiesta per sopravvivere in quel periodo storico. La sua storia, data alle stampe con il titolo “La misericordia di Dio è superiore alla crudeltà dell’uomo”, descrive la sua brutta esperienza e riflette i suoi ideali religiosi quaccheri sulla famiglia e il ruolo della donna. Attribuisce la sopravvivenza sua e della sua famiglia alla “misericordia di Dio”, piuttosto che all’indulgenza degli Indiani che l’avevano catturata e dei Francesi che le avevano assicurato una vita più tollerabile e con maggiori speranze di libertà. Quando la suocera del suo catturatore Abenaki l’aveva difesa e aveva dissuaso l’uomo dall’ucciderla, aveva pensato che doveva la vita non all’azione della donna, ma alla volontà di Dio. Elizabeth Hanson morì a Dover nel 1737.

Nel corso di questa campagna, con l’aiuto dei Mi’kmaq di Cape Sable Island, gli Abenaki condussero anche azioni navali. In poche settimane erano riusciti a catturare 22 imbarcazioni, uccidendo 22 coloni del New England e prendendo molti prigionieri. Condussero anche un infruttuoso assedio contro Fort St. George.
La campagna condotta dagli Indiani sulla frontiera del Maine ebbe un tale successo che, nella primavera del 1724, Dummer ordinò l’evacuazione generale della frontiera e il ritiro degli abitanti nelle fortezze delle guarnigioni.

Battaglia di Norridgewock
Nella seconda metà del 1724 il New England lanciò un’aggressiva campagna sui fiumi Kennebec e Penobscot. Nell’agosto 1724, una forza di 208 soldati (divisi in due unità sotto il comando dei capitani Johnson Harmon e Jeremiah Moulton, lasciò Fort Richmond a bordo di 17 baleniere, risalendo il Kennebec. A Taconic Falls (l’odierna Winslow) 40 uomini vennero lasciati a guardia delle imbarcazioni mentre le truppe continuavano a piedi. Il 21 agosto i rangers uccisero il capo Bomoseen, ne ferirono mortalmente la figlia e catturarono sua moglie. Il 22 agosto Moulton e Harmon, con 200 rangers attaccarono il villaggio principale degli Abenaki sul Kennebec, Norridgewock, allo scopo di uccidere Padre Rale e distruggere l’insediamento. Nel villaggio erano presenti 160 persone, molte delle quali furono uccise mentre tentavano di fuggire. I rangers aprirono il fuoco contro le canoe su cui le famiglie cercavano di allontanarsi. Harmon annotò che trasportati dalla corrente vi erano almeno 50 corpi, che i rangers recuperarono per prenderne gli scalpi. Tra gli Abenaki, 31 scelsero di combattere, il che consentì agli altri di mettersi in salvo. Molti di questi difensori vennero uccisi. Il tenente Richard Jaques, genero di Harmon, uccise Padre Rale nei primi momenti della battaglia; morì anche il capo Mog, assieme a circa due dozzine di donne e bambini. Le perdite inglesi furono di due uomini e un indiano Nauset.


La morte di Padre Rale nell’iconografia classica francese

Harmon distrusse le fattorie degli Abenaki; coloro che erano riusciti a fuggire furono costretti a non tornare più al loro villaggio e a spostarsi a nord, al villaggio Abenaki di St. Francois (oggi Odanak, nel Quebec). Attaccati per via, gli Indiani lasciarono sul terreno 26 guerrieri, tra i quali il capo Wissememet; 14 furono i feriti. Il tenente Jaques prese lo scalpo di Padre Rale, mentre i soldati ne mutilarono il corpo. Lo scalpo di Rale, assieme a quelli di altri caduti indiani, portati a Boston in quanto le autorità riconoscevano una ricompensa per ogni scalpo, vennero in seguito riscattati. Harmon ricevette una promozione.
In seguito i Francesi e gli Indiani proclamarono che il missionario subì un “martirio” ai piedi di una grande croce posta nello spiazzo centrale del villaggio, attirando l’attenzione dei soldati su di sé per salvare i suoi parrocchiani. La milizia inglese proclamava invece che Rale era “un sanguinario incendiario”, ucciso a colpi d’arma da fuoco in una capanna mentre stava ricaricando il fucile. Un Mohawk di nome Christian, che accompagnava le truppe, dopo che queste si erano allontanate, scivolò indietro non visto e appiccò il fuoco alla chiesa e al villaggio. I 150 Abenaki sopravvissuti tornarono per bruciare i corpi dei caduti, prima di abbandonare Norridgewock per St. Francis e Becancour. Più tardi qualcuno di loro tornò nella zona. Rale venne sepolto sotto l’altare presso il quale aveva amministrato i suoi convertiti. Nel 1833 il vescovo Benedict Joseph Fenwick dedicò a Padre Rale un obelisco, eretto con una sottoscrizione sopra la sua tomba nel cimitero di St. Sebastian a Old Point, nel Maine.
Le varie analisi storiche concordano nell’affermare che il raid fu intrapreso per verificare il controllo degli Abenaki sulla regione, limitare il proselitismo cattolico tra gli Abenaki (limitando così l’influenza francese) e permettere l’espansione della colonia del New England in Acadia. Altra motivazione erano le taglie poste dall’assemblea provinciale del Massachusetts per gli scalpi di Padre Rale (100 sterline) e degli indiani Abenaki.
Sia le fonti inglesi che quelle francesi concordano nell’affermare che l’attacco fu condotto nottetempo contro un obiettivo civile, che molte persone erano disarmate al momento in cui furono uccise e che il massacro non risparmiò un gran numero di donne e bambini.
Dopo l’incursione, i coloni del New England sciamarono nella regione del basso Kennebec, stabilendovi nuovi insediamenti.

Prima spedizione di Lovewell
All’inizio del settembre 1724 alcuni Indiani giunsero al villaggio di Dunstable, nel New Hampshire, e catturarono tre uomini. Non vedendoli tornare dal lavoro, più di una decina di abitanti del villaggio organizzarono una ricerca. Uno di loro, Joseph Farwell, mise in guardia il capo spedizione sulla possibilità di cadere in un’imboscata. Nonostante ciò il gruppo si lanciò in avanti, con Farwell che lo seguiva un po’ arretrato. L’imboscata avvenne realmente e undici uomini vennero uccisi e gli altri catturati. Farwell riuscì a malapena a fuggire.
A causa di questi attacchi si pensò fosse meglio condurre la guerra con maggior vigore. Le autorità offrirono ancora taglie per gli scalpi e furono formate compagnie di volontari.
Equipaggiamento dei rangers del capitano Lovewell
Su mandato dell’assemblea, John Lovewell, i cui nonni materni erano stati uccisi e scalpati dagli Indiani, raccolse una compagnia di trenta uomini di cui venne nominato capitano. In parte per il buon senso che aveva dimostrato, Lovewell scelse Farwell come suo comandante in seconda, con il grado di tenente. Dal dicembre 1724 al maggio 1725, Lovewell e Farwell organizzarono tre spedizioni.
Nella prima spedizione, del dicembre 1724, Lovewell e la sua compagnia di trenta uomini lasciarono Dunstable, viaggiando con le racchette da neve a nord del lago Winnipesaukee, nelle White Mountains del New Hampshire. Il 10 dicembre Lovewell, con un gruppo di rangers, uccise due Abenaki. Il 19 dicembre, a più di 60 km a nord di Winnipesaukee, la truppa giunse nei pressi di un wigwam, dove uccise e scalpò un Abenaki e prese prigioniero un ragazzo, in risposta al rapimento di due uomini di Dunstable e l’imboscata e l’uccisione di altri otto da parte di guerrieri Abenaki.
La compagnia riscosse un premio di 200 sterline per gli scalpi.

Seconda spedizione di Lovewell
Il 29 gennaio 1725 Lovewell partì con 87 uomini per una seconda spedizione verso l’area del lago Winnipesaukee, nelle White Mountains. Per più di un mese marciarono attraverso la foresta, non incontrando né amici né nemici. Alcuni uomini vennero rimandati a casa. I rimanenti fecero un largo giro ad anello, seguendo il fiume Bearcamp, poi si diressero verso est seguendo il confine tra Maine e New Hampshire.
Il giorno 20 febbraio le truppe giunsero presso un wigwam abitato di recente e seguirono delle tracce per circa cinque miglia. Sulle rive di uno stagno alle sorgenti del fiume Salmon Falls, vicino a Wakefield, nel New Hampshire, trovarono altri wigwam con il fumo che usciva dalle coperture. Poco dopo le due del mattino, Lovewell diede ordine di aprire il fuoco. In pochi minuti rimasero uccisi dieci Indiani. Pare che i Nativi fossero in possesso di numerose coperte, racchette da neve, mocassini, qualche pelliccia e moschetti francesi, il che sembrava indicare che fossero in procinto di attaccare gli insediamenti di frontiera. Aver prevenuto un simile attacco fu probabilmente il vero successo di questa spedizione. All’inizio di marzo le truppe di Lovewell arrivarono a Boston. Vennero portati in parate per le strade gli scalpi presi agli Indiani e lo stesso Lovewell portava una parrucca fatta con gli scalpi. La taglia pagata fu di 1.000 sterline (100 a scalpo).

Terza spedizione di Lovewell
La terza spedizione consisteva di soli 46 uomini senza molta esperienza, organizzati in un’improvvisata compagnia di rangers, e partì da Dunstable il 16 aprile 1725. Essi costruirono un forte a Ossipee e vi lasciarono 10 uomini, inclusi il medico e John Goffe, per proteggere il forte, mentre il resto della truppa si diresse verso il villaggio Abenaki di Pequawket (oggi Fryeburg, nel Maine) per compiere un’incursione. Il 9 maggio, mentre gli uomini della milizia erano occupati a pregare con il cappellano Jonathan Frye, fu avvistato un solitario guerriero Abenaki che cacciava sulla riva del lago. Sospettando che questi fosse un richiamo e che ci fosse una consistente forza indiana davanti a sé, gli uomini della milizia lasciarono a terra i loro zaini, in modo da non esserne ostacolati e procedettero con cautela. Due gruppi di guerra Abenaki, che tornavano da un’incursione, comandati dal Capo Paugus e da Nat, videro gli zaini e si appostarono per un agguato alla milizia, quando questa fosse stata di ritorno.
Lovewell e i suoi uomini, quando raggiunsero il guerriero solitario, scambiarono con lui colpi d’arma da fuoco, sebbene non sia chiaro chi abbia sparato per primo. Nello scontro Lovewell e uno dei suoi rimasero feriti, mentre l’Indiano venne ucciso dall’alfiere Seth Wyman, comandante in seconda di Lovewell, e scalpato dal cappellano Frye. Quando il gruppo di Lovewell tornò dove aveva lasciato gli zaini, scattò l’imboscata. Quando i Pequawkets aprirono il fuoco Lovewell e otto dei suoi uomini caddero uccisi alla prima scarica, mentre due, i luogotenenti di Lovewell Josiah Farwell e Jonathan Robbins, restarono feriti. I sopravvissuti, guidati dall’alfiere Wyman, riuscirono a ritirarsi su una posizione più favorevole e respinsero ripetuti attacchi. La battaglia si era trasformata in uno scambio di fucileria con i singoli combattenti di entrambe le parti che sparavano al riparo dei pini del pianoro.
Essendo sovrastati numericamente, i rangers dovevano badare a non essere circondati. Pian piano riuscirono a ritirarsi verso il lago, venendo a trovarsi con il lago a sud, un torrente in piena a est, un terreno inondato a nord e alberi caduti a ovest. Sebbene circondati, riuscivano a tenere a distanza i nemici, superiori in numero, con un fuoco accurato.


L’agguato a Lovewell – dipinto di John Buxton

Il combattimento continuò per più di 11 ore finché, verso il tramonto, l’alfiere Wyman (o, in un’altra versione, John Chamberlaine), riuscì a uccidere il capo Paugus. Con la morte di Paugus, i Pequawkets si ritirarono e sparirono nella foresta. Solo 20 degli uomini della milizia erano sopravvissuti alla battaglia e tre morirono nel viaggio di ritorno. Eccetto Paugus, non si conoscono le perdite degli Abenaki. Dopo la battaglia gli Abenaki abbandonarono la loro capitale Pequawket e si rifugiarono in Canada.
Quello stesso mese il colonnello Ebeneazer Tyng arrivò con una grande armata della milizia per cremare i caduti e vendicarsi degli Abenaki, che nel frattempo erano già fuggiti. Senza l’aiuto dei Francesi gli Abenaki occidentali furono costretti a stipulare la pace col Massachusetts e il New Hampshire. Alla vedova e ai figli di John Lovewell, come alle altre vedove e figli dei morti in battaglia vennero assegnati grandi appezzamenti di terreno nel New Hampshire, nei pressi dell’attuale Pembroke.

Un racconto Abenaki della battaglia di Pequawket
Questo racconto fu originariamente riferito da una figlia di Powack, un capo dei Penobscot, nazione indiana della Confederazione Wabanaki. Venne riportato oralmente per generazioni, prima di essere messo per iscritto.
«Powack desiderava la pace con gli Inglesi. Egli convocò un consiglio, che lo designò come emissario presso i Pequawkets. Quando partì portò con sé sua figlia e il suo fidanzato, Piccolo Alce. Mentre erano in sosta presso i Pigwacketts, Paugus, un capo non Pequawket, arrivò al villaggio al fine di reclutare guerrieri per un’incursione contro gli Inglesi. Paugus aveva condotto tutti i suoi guerrieri discendendo il fiume Saco, diretto agli insediamenti inglesi del Maine. Coloro che non lo avevano seguito erano rimasti al villaggio a pescare all’estremità meridionale dello Stagno di Saco (poi Stagno di Lovewell), finché la spedizione di guerra non ritornò al villaggio. Nel tornare indietro i Penobscot udirono una sparatoria in distanza. Paugus disse a Powack di essersi imbattuto negli zaini degli uomini bianchi. Aveva contato gli zaini e si era reso conto di avere molti uomini in più dei bianchi, così avrebbe attaccato. Powack e Piccolo Alce si unirono alla battaglia, mentre tutti gli Abenaki non combattenti evitarono lo scontro e tornarono al villaggio.
Molto tempo dopo il sorgere della luna, solo pochi guerrieri tornarono al villaggio. Dissero che Paugus era morto, Powack era morto, Piccolo Alce era morto. I Pequawkets rimanenti si misero in viaggio per il Canada e la figlia di Powack andò con loro, finché non trovò qualcuno che la riportò a casa.»


La morte di capo Paugus

A seguito dell’incursione su Norridgewock, nel dicembre 1724 i capi tribali dei Penobscot avevano comunicato al vice governatore del Massachusetts Dummer la loro volontà di aprire negoziati di pace. In questo erano in contrasto con le autorità francesi, che continuavano a incoraggiare il conflitto. A seguito dei negoziati del marzo 1725, il 31 luglio Dummer annunciò la cessazione delle ostilità. I termini di quest’accordo preliminare, negoziati da Dummer e dai capi Loron e Wenemouet, all’inizio furono applicati solo ai Penobscot. Ad essi fu permesso di mantenere l’ospitalità ai religiosi Gesuiti, ma Dummer si rifiutò di smuoversi sui temi che riguardavano la titolarità dei territori e l’accordo riproponeva i termini contestati che dichiaravano la sovranità inglese sui Wabanaki. Quando l’accordo scritto venne tradotto dal gesuita francese Etienne Lauverjat in lingua Abenaki, Loron lo ripudiò immediatamente, respingendo specificatamente le clausole che riguardavano la sovranità inglese sulla sua gente. Nonostante il suo disaccordo, Loron perseguiva la pace e mandò cinture di Wampum agli altri capi tribali, anche se i suoi inviati non riuscirono a raggiungere Grey Lock, che continuava le sue incursioni. In una più grande conferenza di pace, tenuta a Falmouth alla fine del 1726, i Penobscot ribadirono le obiezioni di Loron, ma alla fine vennero ad ogni modo convinti a sottoscrivere l’accordo (probabilmente attraverso il deliberato uso di traduzioni alterate da parte degli interpreti).
Trattati di pace che coinvolgevano un gran numero di capi tribali furono sottoscritti il 15 dicembre 1725 nel Maine e il 15 giugno 1726 in Nuova Scozia. In una riunione generale, tenuta ancora a Falmouth nell’estate del 1727, la pace fu riconfermata da tutti, eccetto Grey Lock, che i vari inviati delle tribù dichiaravano introvabile. L’attività di Grey Lock ebbe termine, a quanto pare, nel 1727, perché da quel momento il suo nome scompare dai rapporti degli Inglesi.


Gli accordi di Falmouth del 31 luglio 1727

Il risultato della guerra fu il declino delle popolazioni native dei fiumi Penobscot e Kennebec (i cronisti e gli storici del primo periodo, quello più vicino ai fatti, spesso parlarono erroneamente della sparizione completa di quelle popolazioni), e il Maine occidentale restò ancora più saldamente sotto il controllo inglese. I termini opinabili del Trattato di Dummer sarebbero stati ribaditi in ogni nuova conferenza per i successivi trent’anni, ma non ci sarebbero stati in quella zona grandi conflitti fino alla King George’s War degli anni ’40 del ’700.
Nei territori attualmente denominati New Brunswick e Nuova Scozia il Trattato di Dummer segnò un significativo spostamento nelle relazioni inglesi con i Mi’kmaq e i Maliseet. Per la prima volta una potenza europea aveva riconosciuto formalmente che il suo dominio nella Nuova Scozia avrebbe dovuto essere negoziato con gli abitanti indigeni della regione. I Mi’kmaq e i Maliseet della Nuova Scozia si rifiutarono di dichiararsi sudditi inglesi. La guerra era stata in Nuova Scozia una vittoria dei Nativi quanto nel Maine era stata una vittoria inglese, ma gli abitanti del New England furono costretti ad ammettere che i Nativi avevano diritto a possedere la loro terra.
Sebbene i Francesi avessero perso i loro punti di appoggio nel Maine, il New Brunswick sarebbe rimasto sotto controllo francese per un certo numero di anni. La pace in Nuova Scozia sarebbe durata per 18 anni, fino alla Guerra di Padre Le Loutre.
La Guerra di Padre Rale fu il solo conflitto combattuto dai Wabanaki contro gli Inglesi per i propri confini e per le proprie ragioni e non in appoggio agli interessi coloniali francesi.

Condividi l'articolo!

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.