La nascita del mito Western nell’Ottocento: l’intermarriage – 14

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14.


L’intermarriage

Tanti sono gli argomenti trattati nelle dime novel, e tra questi troviamo i matrimoni interraziali. Il problema delle unioni tra uomini e donne che appartenevano uno al mondo indiano, e l’altro al modo occidentale accompagnò sin dall’inizio i coloni americani. Gli insediamenti sulla frontiera manifestavano una grave carenza di presenze femminili. Su 48.000 emigranti che nel 1848 si misero in marcia verso Ovest, solamente 5.000 erano donne. Quando nel 1859 venne scoperto l’oro nel Colorado e nacque la città di Denver, su circa 950 abitanti della nuova cittadina solamente cinque erano donne.
Lo scrittore Caspar Hopkins, durante il suo soggiorno in California tra il 1848 e il 1852 scrisse: “la popolazione femminile ammontava soltanto al due per cento totale.” (1)
L’ovvia conseguenza di questa penuria di donne fu che gli uomini bianchi, molto spesso, decisero di trovare delle donne tra le tribù indiane. Il forte razzismo che regnava all’epoca, al punto che in alcune zone questi matrimoni venivano vietati, rendeva queste unioni inaccettabili. Le prime leggi che proibivano il matrimonio interrazziale furono introdotte alla fine del XVII secolo, prima in Virginia e poi in Maryland. Nell’Ottocento le leggi per impedire i matrimoni razziali si moltiplicarono, soprattutto negli stati del sud. Per le donne americane la situazione era diversa, nella maggior parte dei casi in cui queste donne si trovavano all’ interno di matrimoni misti era la conseguenza di rapimenti indiani. Molto spesso le donne che venivano rapite, sia che fossero rapite da adulte o che fossero rapite da bambine per poi crescere come membro della tribù di cui entravano a far parte, divenivano spose indiane. La società e la morale americana fecero una netta distinzione tra le coppie in cui l’uomo era un bianco che sposava una indiana e quelle in cui era una donna bianca a sposare un indiano. Gli uomini bianchi che sposavano le donne indiane non violavano l’ordine gerarchico socialmente accettato., mentre le donne bianche che creavano una coppia con un indiano violavano l’ordine coloniale, razziale e patriarcale. Nella società patriarcale ottocentesca gli uomini bianchi dominavano sia le loro figlie, le mogli e i popoli a loro sottomessi.
Le donne bianche erano proprietà economiche, sociali e sessuali di uomini bianchi. Perciò, un uomo non bianco che “possedeva” una donna bianca minava la dominazione genitale e razziale degli uomini bianchi. Anche i bambini che nascevano da queste unioni erano una minaccia per l’ordine sociale, soprattutto perché le colonie meridionali avevano approvato leggi che stabilivano che i bambini seguivano la condizione delle loro madri. Così unione tra una donna bianca e un uomo non bianco creava un bambino dal sangue misto che legalmente era un bianco, cosa inaccettabile per la maggior parte della società americana dell’Ottocento. Questi bambini né bianchi né indiani, crearono un grande problema all’interno della società americana. Non tutti gli americani bianchi erano concordi nel vietare le unioni interraziali, al punto che un numero considerevole di attivisti sociali, scrittori e altre figure pubbliche videro in maniera positiva l’incontro tra la cultura bianca e quella indiana. (2) Uno di questi era il presidente Thomas Jefferson, che credeva che l’unione tra indiani e bianchi potesse essere vantaggiosa per la giovane nazione. Ma solamente nel caso in cui fossero gli uomini bianchi che sposavano donne native americane, e non nel caso in cui donne bianche sposassero uomini nativi americani. (3)


Il Battesimo di Pocahontas

E’ impossibile, in assenza di dati scientifici, valutare con precisione la quantità di sangue indiano nelle vene della popolazione bianca del continente americano e per determinare in che misura i nativi sopravvissuti hanno in loro il sangue dei loro conquistatori. Ma c’è ragione di credere che la miscelazione sia stata molto più comune di quanto si supponga generalmente. L’università di Harvard (4) ha stimato che nel 1879 nella regione del Mississippi i Dakota e i Blackfoot dal sangue misto erano circa 40.000. Di questi circa 22.000 erano nel territorio degli Stati Uniti e 18.000 in Canada.
Diversi scrittori, già prima dell’avvento delle dime novel, decisero di trattare questo argomento aprendo diversi scenari sulle possibili soluzioni delle unioni interraziali, e per i figli, dal sangue misto, che nascevano da queste unioni. Con intermarriage, o matrimoni interraziali non si intendono solamente i matrimoni civilmente, o religiosamente, riconosciuti dalla società bianca; ma tutte quelle unioni nel quale vi è un incontro sessuale e sentimentale.
L’intermarriage è soggetto di grandi narrazioni, sia in epoca coloniale che in età repubblicana. Negli anni Venti dell’Ottocento, all’interno del gruppo dei romanzi definiti “indiani”, che da Atala, o ancor prima da Pocahontas, ebbero una certa diffusione in Europa e negli Stati Uniti, gli scrittori, e soprattutto le scrittrici, tornano a narrare, l’incontro sentimentale fra giovani rappresentanti delle due culture, costituendo un piccolo nucleo a sé della storia di primo Ottocento. Gli scrittori che trattarono l’argomento erano ben consapevoli delle conseguenze sociali di quello che scrivevano. Gli studi su questo nucleo di romanzi e le conseguenze che essi ebbero nella società iniziarono solamente intorno al 1980 quando la critica femminista si interessò alle scrittrici del diciottesimo e diciannovesimo secolo, e ai romanzi con argomenti domestici, come il matrimonio. Questi studi hanno riportato alla luce due testi dimenticati Hobomok di Lydia Maria Child e Hope Leslie Chatarine Segwick, autrici note e di ampio successo fino all’ inizio del Ventesimo secolo, quando prevalsero gli scrittori uomini.
Non solo scrittori americani si occuparono dell’incontro interraziale che avvenne sulla frontiera americana, nel 1801 il francese François-René de Chateaubriand, pubblicò Atala. Per scrivere quest’opera si ispirò ai suoi viaggi in Nord America. Nella prefazione al romanzo, Chateaubriand afferma di dipingervi la natura americana con la più scrupolosa esattezza, ma in realtà durante il suo viaggio non visitò tutti i luoghi da lui descritti. Per la descrizione delle rive del fiume Mississippi si basò sulle descrizioni riprese dai diari di altri esploratori.
L’opera è legata al mito del “buon selvaggio”, anche se i due protagonisti del romanzo non sono del tutto selvaggi. Difatti Atala è cristiana, e il linguaggio di Chactas non è puramente indiano, ma tradisce un soggiorno in Europa. La storia racconta le vicissitudini di un giovane indiano, di nome Chactas, che all’età di vent’anni viene catturato da una tribù nemica e condannato a morte. Atala, figlia cristiana del capo tribù, riesce a farlo liberare, ma lui rifiuta di partire senza di lei, cosicché i due partono insieme. Atala ama Chactas, ma per ragioni misteriose non si concede a lui, cerca anzi di allontanarlo e di fuggirgli. I due, errando nella foresta, incontrano un missionario, padre Aubry. È davanti a lui che viene svelato il segreto: la madre di Atala fece un voto alla Vergine, ovvero che se sua figlia fosse nata sana nonostante la difficile gravidanza, quest’ultima sarebbe rimasta casta. Così, pur di non venir meno al voto fatto, Atala si avvelena e muore per non cedere alla tentazione dell’amore per Chactas. La scelta dell’autore è chiara, i due innamorati non possono stare insieme e devono perire entrambi.
Pocahontas è sicuramente una delle storie più famose di un matrimonio interrazziale tra una indiana e un bianco. La vicenda di Pocahontas ebbe grande risonanza da subito, ma se noi pensiamo alla storia della coraggiosa indiana sicuramente la nostra mente corre al film della Disney del 1995. Con la versione disneyana per la prima volta un cartone animato ha come protagonista un personaggio realmente vissuto, ma la storia raccontata dalla Disney è ben diversa dalla realtà. Pocahontas nacque in Virginia nel 1595 circa, era la figlia di Wahunsunacock, conosciuto anche come Powhatan (5), che governò su un’area che comprendeva praticamente tutte le tribù vicine alla regione Tidewater della Virginia. Pocahontas, che secondo William Strachey (6) significava piccola svergognata era un soprannome infantile che faceva riferimento alla sua natura vivace, il suo vero nome era Matoaka . Dopo aver ricevuto il battesimo, cambiò nome in Rebecca, ed in seguito al matrimonio, Rebecca Rolfe. Quando nell’aprile del 1606 i coloni arrivarono in Virginia e cominciarono a costruire i loro insediamenti Pocahontas, aveva tra i 10 e i 12 anni. John Smith, uno dei capi coloni di Jamestown raccontò di essere stato catturato dai guerrieri di Powhatan e di essere stato condotto a Werowocomoco dove venne condannato a morte. Raccontò di essere stato posto di fronte a una pietra, dove sarebbe dovuta avvenire l’esecuzione, ma in quel momento intervenne Pocahontas salvandogli la vita e convincendo il padre a riaccompagnarlo sano e salvo a Jamestown. Da quell’incontro iniziò un’amichevole relazione tra la tribù di Pocahontas e l’insediamento di Smith. Pocahontas visitò varie volte l’insediamento e il suo aiuto e quello della sua tribù fu fondamentale durante una carestia della colonia, quando Pocahontas ed i suoi servitori portarono così tante provviste alla colonia che salvarono la vita dei molti che stavano morendo di fame (7). Con la continua espansione dei coloni gli indiani cominciarono a temere per le loro terre e i rapporti iniziarono a incrinarsi. Nel 1609 John Smith rimase ferito a causa di un’esplosione di polvere da sparo e fu costretto a rientrare in Inghilterra per curarsi. I coloni raccontarono a Pocahontas e alla sua tribù che Smith era caduto in mano a una nave pirata francese che aveva fatto naufrago sulle coste della Bretagna (8), Pocahontas lo credette morto fino a parecchi anni dopo, quando arrivò in Inghilterra con Rolfe (9). Nessun documento storico fa riferimento a una storia d’amore tra Pocahontas e Smith, questa versione romantica appare solo in versioni romanzate della storia, come nel film Disney. Dei coloni inglesi riuscirono a rapirla con l’intento di riscattarla con alcuni prigionieri inglesi presi dal Capo Powathan, insieme a varie armi ed utensili che i Powhatan avevano rubato. Powhatan rimise in libertà i prigionieri, ma l’insoddisfazione dei coloni, per le poche armi e utensili restituite, ne fece seguire un lungo braccio di ferro. Il braccio di ferro sfociò in uno scontro armato e alla fine di questo vi fu un incontro tra gli inglesi e i capi tribù al quale Pocahontas partecipò. Il vicegovernatore Thomas Dale racconta che Pocahontas rimproverò suo padre, assente a quell’incontro, per averla valutata meno di vecchie spade, pistole, o asce e disse loro che preferiva vivere con gli Inglesi (10). Così Pocahontas decise di non tornare tra gli indiani e si stabili ad Henricus, dove conobbe il vedovo inglese John Rolfe, , che si innamorò di lei. Rolfe era un uomo religioso, e aveva paura delle ripercussioni morali, e anche sociali, che potevano derivare dallo sposare una pagana. Ma alla fine superò le incertezze e sposo Pocahontas il 5 aprile 1614 e lei si fece battezzare con il nome di Lady Rebecca, nel 1615 ebbero anche un figlio. Il loro matrimonio portò un clima di pace tra la tribù di Powathan e la colonia di Jamestown tra il quale fiorirono rapporti di scambi. 1616 Lady Rebecca e suo marito partirono alla volta dell’Inghilterra con lo scopo di accrescere l’interesse inglese per la colonia di Jamestonw , e l’immagine di Pocahontas ormai convertita divenne l’esempio che gli indiani potevano essere converti. Arrivata a Londra Pocahontas scoprì che John Smith era ancora vivo, questo scrisse una lettera alla Regina Anna esortandola a trattare Pocahontas col rispetto dovuto ad un visitatore reale,

perché trattandola male, il suo attuale amore per noi e per la cristianità potrebbe tramutarsi in…disprezzo e ira, e l’Inghilterra potrebbe perdere l’occasione di guadagnarsi un Regno per suo tramite (11).

Nel marzo del 1617 Rolfe e sua moglie si imbarcarono per far ritorno in America, ma poco dopo la partenza Pocahontas si ammalò, fu sbarcata e morì. La natura della sua malattia e sconosciuta, il suo corpo da indiana non aveva sviluppato sufficienti anticorpi contro le malattie europee. Il suo funerale avvenne il 21 marzo 1617 nella chiesa di san Giorgio, a Gravensend ma il luogo della sua sepoltura e sconosciuto. Dopo la sua morte furono prodotte molte rappresentazioni fantasiose di lei e della sua storia, Pocahontas divenne l’emblema della possibilità di assimilare i nativi americani nella società europea. Anche la raffigurazione fisica di Pocahontas venne modificata con il tempo, se nella rappresentazione di Van de Passe del 1616 aveva i tratti indiani man mano che il tempo passava nei dipinti acquistava tratti sempre più europei. Nel 1840 John Gadsby Chapman, dipinse Il Battesimo di Pocahontas. Veniva diffuso anche un opuscolo governativo, dal titolo Il Quadro del Battesimo di Pocahontas (12), che spiegava i personaggi del dipinto e si congratulava con i coloni di Jamestown per aver introdotto la Cristianità ai “selvaggi pagani”, dimostrando così come i coloni non avessero soltanto sterminato gli originari proprietari del suolo, ed usurpato i loro possedimenti.
La sua vita generò molte leggende, ma poiché non imparò mai a scrivere, tutto ciò che si sa su di lei proviene da altri, da chi la conobbe in vita o dalle generazioni successive, nulla di ciò che conosciamo della sua storia proviene direttamente da lei. La versione romanzata della storia di Pocahontas trasforma il suo salvataggio di Smith come l’inizio di una storia d’amore tra i due. Benché ci fossero esempi precedenti, il primo a scrivere una storia del genere fu lo scrittore John Davis nel suo Viaggi negli Stati Uniti d’America (1803) (13).


Atala au tombeau, Girodet, 1808 – Museo del Louvre

Nel suo romanzo Davis, in netto disaccordo con le politiche del tempo, mostra come attraverso l’intermediazione di Pocahontas sia possibile vivere pacificamente. La storia d’amore tra i due membri di due differenti civiltà è un espediente per mostrale la possibilità di una convivenza pacifica tra i due popoli. Nonostante lo scrittore mostri questa possibilità di pacifica convivenza tra i due popoli terminerà il libro affermando “the race of indians has been destroyed by the inroads of the Whites” (14).
Quando negli anni venti dell’Ottocento si tornò a scrivere delle unioni interraziali furono due le scrittrici che ebbero grande successo Lydia Maria Child e Chatarine Segwick.
Lydia Maria Child nacque a Medford, Massachusetts, 11 febbraio 1802 è morì a Wayland, Massachusetts, il 20 ottobre 1880. Era figlia di Susannah Rand Francis e Convers Francis, suo fratello maggiore Convers Francis fu ministro della chiesa unitaria. Frequentò la scuola femminile di Medford per poi entrare in seminario. Dopo la morte della madre si trasferì presso la sorella nel Maine, dove iniziò gli studi per diventare insegnante. Fu in questo periodo che, incoraggiata dal fratello maggiore, scrisse Hobomok. Oltre ad essere un’affermata scrittrice era anche una femminista, abolizionista e si battè in difesa dei nativi americani. Nelle sue opere attaccava la supremazia bianca e la predominanza maschile nella società. Tra il 1820 e il 1850 raggiunse la massima notorietà. Nel 1828 sposò l’avvocato abolizionista David Lee Child. Divenne amica di note attiviste e femministe quali Margaret Fuller, Elizabeth Peabody e Harriet Winslow Sewall.
Hobomok, A Tale of Early Times fu pubblicata per la prima volta nel 1824, la storia era all’interno di una raccolta di sette novelle, la cui maggior parte dedicata alle donne sia indiane che colone. Nel 1843 venne ripubblicata con l’aggiunta di tre nuove storie “The Church in the Wilderness”, “Willie Wharton” e “The Indians” che faceva appello all’uguaglianza tra i coloni e gli indiani. La storia narrata in Hobomok inizia nel 1629 è ruota intorno a Mary Conant, una donna inglese innamorata di Charles Brown. La madre di Mary, che abita in America, si ammala e così la protagonista del racconto si trasferisce a Naumakeak (città che poi diverrà Salem) nel New England. Charles la segue in America nella speranza di poterla sposare, ma essendo un episcopale non viene accettato dal padre di Mary che le vieta di sposarlo. Charles è costretto ad andare via e Mary ne è completamente devastata. La donna crederà l’innamorato morto in mare, e dopo poco tempo perderà anche la madre. Rimasta sola e confusa acconsente a sposare, contro il volere del padre e con un rito indiano, l’indiano wampanoag Hobomok che è sinceramente innamorato di lei: “insensible… broken and confused, and finally wilts before the Indian: I will be your wife, Hobomok” (15).
Dall’unione dei due nasce un bambino dal sangue misto. Quando dopo tre anni ricompare l’antico amore Charles Brown e Hobomok, capendo che la moglie è ancora innamorata di lui acconsente e lasciarla andare a e farle portare con se il bambino. Mary e Charles si sposano e Charles adotta il bambino nato dal precedente matrimonio. Il bambino perderà il suo nome indiano e verrà cresciuto a Londra come un bianco dove si assimila e assumerà un ruolo di leader.
Il messaggio che Child vuole mandare attraverso il libro è chiaro. La storia ha un lieto fine per i protagonisti americani del libro, mentre Hobomok è costretto a rinunciare alla propria moglie e al proprio figlio. Il personaggio di Hobomok rappresenta il mondo indiano che verrà inevitabilmente assorbito da quello europeo. Secondo la scrittrice gli indiani hanno il diritto di combattere per la loro sopravvivenza, ma l’unico modo per sopravvivere è la mescolanza con i bianchi. Il libro della Child è ritenuto un romanzo progressista, perché per la prima volta viene presentata l’ipotesi di una convivenza tra indiani e americani attraverso la mescolanza del loro sangue, anziché la soppressione degli indiani per mano dei bianchi. La Child, se pur tra le righe, difende i matrimoni misti, perché, a suo avviso la mescolanza tra razze crea individui migliori, per questo nel suo romanzo l’unione interrazziale non ha conseguenze tragiche. Il bambino nato dal primo matrimonio rappresenta questa mescolanza, pur perdendo il suo cognome indiano, racchiude in sé le caratteristiche di entrambi i popoli, che lo porteranno a diventare un leader. L’indiano Hobomok non è un personaggio negativo, anzi sarà lui a rimanere vicino a Mary nei momenti difficili che seguono la morte della madre, la Child non demonizza l’indiano, come invece farà Cooper dopo pochi anni con Magua, anche se pure nei romanzi di Cooper vi sono anche indiani positivi. Il libro della Child, che lo pubblicò quando aveva solamente venticinque anni, affronta argomenti delicati per l’America a lei contemporanea. La tolleranza religiosa, il patriarcato e la tolleranza razziale. Quando venne pubblicato ebbe un grande successo, anche se i suoi contenuti vennero considerati scabrosi, per poi venire dimenticato.
Chatarine Segwick era contemporanea della Child ed affrontò il problema delle unioni interrazziali in Hope Leslie. Fu una delle scrittrici più prolifiche dell’Ottocento. Ha pubblicato sei romanzi, due biografie, otto opere per bambini, diverse novelle, oltre 100 pezzi di breve prosa e diversi racconti per i periodici. Critici letterari e storici la hanno riconosciuta come una delle fondatrici della letteratura americana. Chatarine Segwick nasce il 28 dicembre 1789 a Stockbridge, Massachusetts, nipote di Ephraim Williams, fondatore del Williams College. Suo padre era Theodore Sedgwick, un affermato avvocato e politico di successo, venne eletto Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti e nel 1802 è stato nominato un giudice della Corte Suprema Giudiziaria del Massachusetts. Venne cresciuta da Elizabeth Freeman, una ex schiava liberata grazie all’aiuto di Theodore Sedgwick. Dopo aver ottenuto la sua libertà Freeman rifiutò un lavoro offerto dai suoi precedenti padroni per acetarne uno presso la famiglia Sedgwick. Una volta cresciuta Sedgwick frequentò la scuola di perfezionamento a Boston per completare la sua formazione. La donna rifiutò diverse proposte di matrimonio, preferendo rimanere nubile per concentrarsi sulla sua carriera di scrittrice.
Lavorò in una scuola di Lenox, Massachusetts, e si convertì dal calvinismo al unitarianismo, scrivendo un opuscolo di denuncia sull’intolleranza religiosa, decise di trattare l’argomento religioso nel suo primo libro. Grazie alle sue opere fu particolarmente famosa tra il 1820 e il 1850, per poi venire dimenticata a causa dei critici che deprecavano la scrittura femminile. Morì nel 1867 e venne sepolta nel cimitero di famiglia dove si trova anche la schiava liberata Elizabeth Freeman. I suoi romanzi trattarono argomenti di grande importanza, come la tolleranza religiosa e la tolleranza nei confronti dei nativi, ma soprattutto diede grande rilievo all’ indipendenza femminile.
Le figure centrali dei romanzi della Sedgwick, sono spesso donne forti e indipendenti, nel suo primo romanzo A New-England Tale, pubblicato nel 1822, una delle protagoniste è Jane Elton, un’adolescente che prima di raggiungere la maturità emotiva necessaria per le responsabilità del matrimonio e di una famiglia deve passare attraverso la sofferenza e le privazioni dovute dalla povertà della sua famiglia d’origine e dal vivere secondo la religione Calvinista ortodossa (16). Nel 1824 pubblica Redwood nel quale una delle protagoniste, zia Debby decide di non sposarsi dopo la rivoluzione perché “così impregnata dallo spirito indipendente dei tempi che non avrebbe accettato la rinuncia a nessuno dei suoi diritti (17) ” salva una ragazza rapita dagli Shakers. Inoltre nei suoi racconti mostra tolleranza costante per i membri dei gruppi minoritari ad esempio nel suo primo romanzo A New-England Tale, pubblicato nel 1822, l’eroe era un Quaker. La protagonista del libro è Jane Elton, una giovane orfana, che va a vivere con sua zia Mrs. Wilson, una donna egoista e prepotente che pratica un calvinismo repressivo. Nel loro villaggio rurale in Inghilterra, Jane cresce nella speranza di liberarsi dalla tirannia della signora Wilson e con il desiderio di trovare il suo posto come cittadina della Repubblica americana in rapida evoluzione. Durante il suo viaggio verso la libertà è aiutata dagli incontri con personaggi che incarnano varie sfumature di virtù morale, religiosa e civica: tra cui spicca anche la figura del buon selvaggio rappresentata dall’indiano Quaker.


Elizabeth Palmer Peabody

Il romanzo ha l’intento di mostrare il ruolo chiave che le donne svolgono nella formazione della giovane nazione americana. Il romanzo più famoso della scrittrice, e che ha trattato l’argomento dell’incontro razziale attraverso l’intermarriage è Hope Leslie. Il romanzo è considerato significativo a causa delle sue forti connotazioni femministe e le idee di equità e correttezza verso i nativi americani, entrambi rari nel 1827, anno in cui il libro venne pubblicato. Il libro è un romanzo storico, ambientato nel 1643. Appaiono figure storiche, tra cui il leader puritano John Winthrop, l’eretico puritano Samuel Gorton, e il nativo americano Pequot Mononotto. Per scrivere il romanzo, probabilmente, la Sedgwick si è ispirata alla storia del suo antenato Eunice Williams, rapito quando era bambino nel 1704. Eunice venne adottato da una famigli indiana, e quando tornò a vivere tra i bianchi continuò ad indossare abiti indiani (18). La storia inizia con William Fletcher, un giovane uomo innamorato della bella Alice. L’amore tra i due è però osteggiato dal padre di lei, che non acconsente al matrimonio a causa della differenza di religione. Il padre di Alice costringe la giovane a sposare Charles Leslie. Disperato Fletcher decide di lasciare l’Inghilterra e trasferirsi nella colonia di Massachusetts Bay. Arrivato in America si sposa con la giovane orfana Martha dal quale a tre figli. Fletcher, che in realtà è ancora innamorato di Alice, scopre che la donna e suo marito sono morti dopo aver messo al mondo due bambine Faith e Hope. Fletcher decide di far arrivare le figlie di Alice in America per farle crescere nella sua famiglia. Per affrontare l’aumento del lavoro in famiglia i Fletcher prendono due giovani nativi americani come servi Magawisca e Oneco, i figli Mononotto di uno dei capi Pequod. I due giovani indiani sono stati catturati a seguito dell’attacco da parte dei coloni alla loro tribù. Hope e William partono per un viaggio, e durante la loro assenza la loro famiglia viene attaccata da Mononotto che vuole liberare i suoi figli. Durante l’attacco tutta la famiglia viene uccisa tranne Hope e il figlio maggiore dei Fletcher Everell. Mononotto crede che il giovane Everell abbia uno spirito coraggioso perché ha lottato fino allo sfinimento nel tentativo di salvare la sua famiglia e per questo crede che sia perfetto come sacrificio umano. Magawisca cerca di farlo fuggire, ma non riuscendoci decide di intervenire durante il sacrificio umano, Mononotto, invece di uccidere Everell, taglia il braccio della figlia. Nello shock successivo degli indigeni, Magawisca e Everell riescono a fuggire. Nel frattempo la giovane Faith e l’indiano Oneco si innamorano e si sposano. Quando a Faith si presenta l’occasione di tornare tra i puritani, lei rifiuta e decide di rimanere con il suo innamorato Oneco. Magawisca si incontra segretamente con Hope e le fa sapere che la sorella sta bene ed è sposata con Oneco. Hope e Faith si rincontrano, e Hope accetta il matrimonio tra i due giovani e, seppur riluttante, lascia andare la giovane sorella, che a causa delle persecuzioni dei puritani è costretta a fuggire con Oneco. I due riescono a salvarsi dalle persecuzioni fuggendo nella wilderness. Il testo non chiarisce se vi sarà un figlio o no, ma tra le righe l’autrice suggerisce che se i due avranno un bambino questo verrà accettato tra gli indiani (19).
La scrittrice insiste più volte sulla dignità e la lealtà dei personaggi indiani. Questo e la piena assimilazione di Faith vogliono lanciare un messaggio chiaro ai lettori: la società indiana è più plastica e più capace di accogliere e accettare l’altro. Per questo i due innamorati sono costretti a scappare dalla società puritana, e se mai vi sarà un bambino, questo dovrà crescere tra gli indiani per evitare i pregiudizi e le discriminazioni che la società americana gli riserverebbe. Il testo è fortemente femminista, le eroine sono entrambe donne, Magawisca è disposta a rischiare la sua vita per salvare un uomo innocente (20) , mentre Hope ha il coraggio di accettare un matrimonio che la sua società rifiuta e considera contro natura.
Entrambe le scrittrici accettano la possibilità di matrimoni interraziali, seppur con alcune differenze. Per la Child le unioni interrazziali sono accettabili, anzi a suo avviso attraverso queste nasceranno individui che posseggono le caratteristiche migliori di entrambe le società. Questi individui però vivranno come gli americani rinunciando a molti aspetti della vita dei nativi. Il bambino che nasce dall’unione interrazziale è fornito delle doti di entrambi i popoli, che faranno di lui un leader, ma per potersi realizzare devi rinunciare al suo cognome indiano e a crescere come un occidentale. L’indiano Hobomok, per la felicità della moglie e del figlio è costretto ad allontanarsi da loro. Per la Child l’unico modo che hanno gli indiani di sopravvivere è quello di mescolarsi agli americani, ma inevitabilmente il loro mondo verrà assorbito dal modo di vivere occidentale. Anche la Sedgwick è favorevole al matrimonio interrazziale e per lei è addirittura possibile che una coppia mista possa avere un lieto fine per entrambi i componenti. Questo lieto fine è però nella società indiana che a suo avviso è più aperta ad accettare una coppia mista. In nessuno dei due romanzi gli indiani rappresenteranno il cattivo della situazione, che invece è rappresentato dall’intolleranza della società bianca. Hope e Oneco sono costretti a scappare a causa dell’intolleranza dei puritani, e Alice, la madre di Hope non aveva potuto coronare il suo sogno d’amore per la stessa intolleranza religiosa dal quale deve scappare la figlia. Anche per la Child l’intolleranza religiosa impedisce il matrimonio tra Mary e Charles. Per la prima volta questi romanzi denunciano l’intolleranza religiosa, e non la cattiveria degli indiani. Al contrario questi sono disposti a grandi sacrifici per proteggere i bianchi con il quale entrano in contatto. Il messaggio che le due scrittrici mandano ai loro lettori è fortemente innovativo in una America che da lì a pochi anni avrebbe annunciato l’Indian Removal Act. Se nei primi anni della colonizzazione americana le unioni interrazziali furono fondamentali per la sopravvivenza dei coloni, che attraverso i matrimoni si assicuravano l’aiuto delle tribù del luogo e stringevano con loro patti economici e commerciali, con il passare del tempo divennero sempre più deprecabili. Inoltre, in un primo periodo, il matrimonio veniva visto come uno strumento per “civilizzare” gli indiani senza l’uso delle armi. Più la nazione americana diveniva economicamente forte, meno aveva bisogno dell’aiuto dei nativi. Questo fece si che le unioni interrazziali non fossero più necessarie per la sopravvivenza dei bianchi, e divennero addirittura vietate. Chi si sposava nonostante i divieti rischiava multe salate e ovviamente l’annullamento del matrimonio. Nonostante questo, ci fu chi ugualmente, scelse il matrimonio interrazziale.
La frontiera è indelebilmente incisa nella nostra coscienza nazionale come luogo di battaglia, ma fu anche un terreno di fusione culturale (21). Nè i nativi né gli americani rimasero indifferenti a questo scambio culturale.

CONTINUA

NOTE

  1. C. Hopkins cit in: D. Brown, The gentle tamers: women of the old west, Open Road, New York, 1958, p. 167
  2. Jacobs D. M, The Eastmans and the Luhans: Interracial Marriage between White Women and Native American Men, 1875–1935, University of Nebraska – Lincoln, 2002, p.33
  3. Mann, Interracial Marriage In Early America: Motivation and the Colonial Project, https://michiganjournalhistory.files.wordpress.comp.9
  4. https://www.accessgenealogy.com/native/indian-mixed-blood.htm
  5. A. Price, Love and hate in Jamestown: John Smith e Pocahontas, and the heart og a new nation., New York : Vintage Books, 2005 , p 66
  6. W. Strachey, R. H. Major, The historie of travail into Virginia Britinia, London 1894, p 111
  7. J. Smith, A general History, da http://docsouth.unc.edu/southlit/smith/menu.html
  8. D. C. Peattie, America’s first great lady, Reader’s Digest, 1947, p 94
  9. J. Smith, A general History
  10. Dale, lettere to D. M., da http://libertyletters.com/resources/jamestown/thomas-dales-letter.php
  11. J. Smith, A general History
  12. http://www.aoc.gov/capitol-hill/historic-rotunda-paintings/baptism-pocahontas
  13. R. S. Tilton, Pocahontas: The Evolution of an American Narrative
  14. cit. in: Robert S. Tilton, Pocahontas: The Evolution of an American Narrative, Cambrige University press, 1994, p. 46
  15. L. M. Child, Hobomok , https://en.wikisource.org/wiki/Hobomok
  16. R. Gray, A History of American Literature, Wiley- blackwell, 2012, p. 92
  17. C. M. Sedgwick, Redwood, William Blackwood, London, 1824, p.103
  18. Harry J. Brown, Injun Joe’s Ghost: The Indian Mixed-blood in American Writing, University of Missouri Press Columbia and London, Missouri, 2004 pp.50-51
  19. A. Scannavini, Matrimoni indiani: 1824-1992, articolo citato in S. Rosso, L’invenzione del west(ern), p. 75
  20. A. Scannavini, Inter-marriage and The Last of the Mohicans, 1824-1992, Between, vol.1, n.1. maggio 2011, p.5
  21. Amy Dunham Strand, Language, Gender, and Citizenship in American Literature, 1789–1919, Taylor & Francis, New York, 2009, pp.19-24
  22. Hodes M., Sex, Love, Race: Crossing Boundaries in North American History, New York University press, New York, 1999, p. 36

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