Il massacro di Wounded Knee

125° anniversario della battaglia di Wounded Knee (29-12-1890 / 29-12-2015)

La notizia dell’uccisione di Toro Seduto si diffuse nelle grandi pianure con la velocità del lampo ed arrivò anche, com’era logico, fino alla banda di Sioux Minneconjou di Piede Grosso (Si Tanka, 1825-1890).
Giunse portata da alcuni Hunkpapa della banda di Toro Seduto in fuga dai soldati.
Appena il capo apprese la notizia, sentì a tal punto l’imminenza del pericolo che preferì decidere lo smantellamento del campo e la partenza della sua gente verso Pine Ridge, nella speranza di potersi mettere sotto la protezione di Nuvola Rossa.
La Ghost Dance, il movimento spirituale promosso da Wovoka, prometteva agli indiani che vi aderivano di restituirgli il mondo com’era prima dell’arrivo dell’uomo bianco.


Wovoka

In tutte le riserve si poteva assistere a danze frenetiche ed estenuanti eseguite da centinaia di indiani speranzosi di potersi conquistare un futuro meno triste del presente.


Edizione speciale di “Buffalo Echo” del 22 novembre 1890

Gli indiani danzavano ed i bianchi si preoccupavano; specialmente i responsabili dell’esercito americano che, complice una campagna di stampa intrisa di falsità e ipotizzante inesistenti rivolte indiane, decisero di intervenire nelle riserve per impedire e vietare i grandi assembramenti legati alla Ghost Dance. Il gruppo di Piede Grosso non era stato particolarmente coinvolto nel nuovo movimento spirituale.


I Sioux impegnati nella Ghost Dance

Durante il viaggio Piede Grosso si ammalò di polmonite e quando iniziarono le emorragie dovette viaggiare disteso su un carro. Il 28 dicembre, mentre si stavano avvicinando al torrente Porcupine, i Minneconjou avvistarono quattro squadroni di cavalleria che si avvicinavano al galoppo. Piede Grosso ordinò che venisse issata immediatamente una bandiera bianca sul suo carro.
Erano circa le due del pomeriggio quando uscì da sotto le coperte per porgere il benvenuto al maggiore Samuel Whitside, del 7° cavalleria.
Le coperte di Piede Grosso erano intrise di sangue uscito dai suoi polmoni ed egli, con voce fioca, riuscì appena a mormorare qualcosa a Whitside.
In quel momento, a conferire maggiore drammaticità al momento, gli scesero dal naso gocce rosse che si congelarono istantaneamente per via del freddo intenso.
Whitside disse a Piede Grosso che aveva l’ordine di condurlo in un accampamento di cavalleria sul torrente Wounded Knee. Il nome di quel torrente era in realtà Cankpe Opi Wakpala che stava a significare “Il torrente dove il ragazzo si ferì ad un ginocchio”.


La banda di Piede Grosso (Si Tanka)

Il capo Minneconjou rispose che stavano proprio recandosi in quella direzione; sostenne con acuta lucidità che, per motivi di sicurezza, stava conducendo il suo popolo a Pine Ridge.
Il maggiore Whitside, rivolgendosi alla sua guida meticcia John Shanyreau, gli ordinò di cominciare a disarmare la banda di Piede Grosso. «Badate, maggiore» rispose Shanyreau «che se fate questo, è probabile che vi sia un combattimento qui; e se vi sarà, finirete per uccidere tutte queste donne e questi bambini, gli uomini comunque fuggiranno.»
Whitside insistette controbattendo che i suoi ordini erano di catturare gli indiani di Piede Grosso, disarmarli e privarli delle cavalcature. «Faremmo meglio a scortarli all’accampamento e poi togliere loro i cavalli e i fucili» replicò allora Shanyreau. «Va bene!» acconsentì infine Whitside. «Dite a Piede Grosso di dirigersi pure verso l’accampamento di Wounded Knee.»
Il maggiore si impietosì guardando le sofferenze del capo malato quindi ordinò di far avanzare il carro-ambulanza militare.


Ufficiali del 7° Cavalleria impegnati a Wounded Knee

L’ambulanza sarebbe stata più calda e confortevole, Piede Grosso avrebbe compiuto un viaggio più comodo che sul suo carro traballante e senza balestre.
Dopo che il capo fu trasferito sull’ambulanza, Whitside dispose che venisse formata una colonna per la marcia verso il torrente Wounded Knee. In testa furono messi due squadroni di cavalleria, seguiti dall’ambulanza e dal resto dei carri, dietro di essi gli indiani riuniti in un gruppo compatto e in coda altri due squadroni di cavalleria dotati di una batteria composta da due cannoni Hotchkiss.


In marcia sulla neve

Era ormai quasi buio quando la lenta colonna giunse sull’ultima altura e cominciò a scendere il pendio verso Chankpe Opi Wakpala, il torrente chiamato Wounded Knee dai bianchi. L’oscurità invernale e i minuscoli cristalli di ghiaccio che danzavano nella luce morente donavano una nota soprannaturale al paesaggio melanconico. In qualche luogo segreto lungo quel corso d’acqua ghiacciato si diceva che giacesse il corpo di Cavallo Pazzo e i Danzatori degli Spettri credevano che il suo spirito attendesse con impazienza la nuova terra che sarebbe certamente venuta con la prima erba verde di primavera.


La mappa di Wounded Knee

Nell’accampamento della cavalleria approntato sulla sponda del torrente Wounded Knee, gli indiani furono fatti fermare e contati accuratamente. Vi erano 120 uomini e 230 fra donne e bambini.
A causa della crescente oscurità, il maggiore Whitside decise che era il caso di attendere il mattino successivo per disarmare i suoi “prigionieri”.
Agli indiani venne assegnata un’area a sud per accamparsi, nelle immediate vicinanze del campo militare, vennero distribuite loro un po’ di razioni e poiché scarseggiavano persino i rivestimenti dei tepee, gli fornìrono diverse tende. Whitside ordinò che venisse messa una stufa nella tenda di Piede Grosso e mandò un chirurgo del reggimento a curare il capo malato.
Per essere sicuro che nessuno dei prigionieri fuggisse, il maggiore mise di guardia due squadroni di cavalleria che circondarono i tepee dei Sioux e poi piazzò i suoi due cannoni Hotchkiss in cima a un’altura che dominava l’accampamento.


L’accampamento dei soldati

Questi cannoni revolver scanalati che usavano una cartuccia da 120 mm. e potevano lanciare cariche esplosive a più di due miglia, furono posizionati con l’alzo tale da colpire le tende degli indiani da un capo all’altro dell’accampamento.
Più tardi, in quella gelida notte di dicembre, il resto del 7° reggimento giunse da est e si fermò, per organizzare il proprio bivacco, a nord degli squadroni di Whitside.


Il colonnello James W. Forsyth

Il colonnello James W. Forsyth, comandante dell’ex reggimento di Custer, assunse il comando delle operazioni. Informò subito Whitside che aveva ricevuto l’ordine di mettere la banda di Piede Grosso su un treno della Union Pacific Railroad per portarla in una prigione militare di Omaha.
Dopo aver piazzato sul pendio altri due cannoni Hotchkiss accanto agli altri, Forsyth e i suoi ufficiali si accinsero a trascorrere la notte con l’aiuto di un barilotto di whisky per festeggiare la “cattura” di Piede Grosso.
Il capo giaceva nella sua tenda, troppo ammalato per dormire; riusciva a malapena a respirare. Perfino con le loro protettive Camicie degli Spettri e la loro fede nelle profezie di Wovoka, i Minneconjou avevano paura dei soldati a cavallo accampati intorno a loro.


Piede Grosso (Si Tanka)

Quattordici anni prima, sul Little Bighorn, alcuni di questi guerrieri avevano contribuito alla sconfitta di alcuni di questi capi soldati – Moylan, Varnum, Wallace, Godfrey, Edgerly – e gli indiani si domandavano se nei loro cuori vi era ancora un desiderio di vendetta.
Dopo una terribile notte di freddo gelido spuntò il sole. Era il 29 dicembre 1890. «Il mattino seguente sentii uno squillo di tromba» disse Wasumaza, uno dei guerrieri di Piede Grosso che alcuni anni dopo cambiò il suo nome con quello di Dewey Beard. «Poi vidi i soldati che montavano a cavallo e ci circondavano.»
Fu annunciato che tutti gli uomini dovevano venire al centro del campo per ascoltare dei comunicati e che dopo sarebbero dovuti andare nell’agenzia di Pine Ridge.
Piede Grosso fu portato fuori dal suo tepee e sedette davanti alla sua tenda, gli uomini più anziani si riunirono intorno a lui e gli si sedettero accanto, al centro.»
Dopo aver distribuito le gallette per la colazione, il colonnello Forsyth informò gli indiani che ora dovevano essere disarmati. «Chiesero i fucili e le armi,» disse Lancia Bianca «così tutti noi consegnammo i fucili ponendoli in un mucchio al centro.»
I guerrieri non erano assolutamente contenti delle decisioni dei soldati e men che meno erano convinti di doversi privare delle armi. Perciò consegnarono solo alcuni vecchi catenacci, armi rotte o inutilizzabili, di fronte alle quali il colonnello Forsyth perse la pazienza e quindi mandò alcuni squadroni di soldati a perquisire i tepee.


Una ricostruzione del villaggio indiano sul fiume Wounded Knee

«Entrarono nelle tende e uscirono con fagotti e li strapparono per aprirli» disse Cane Capo. «Presero le scuri, i coltelli e i pali delle tende e li ammonticchiarono vicino ai fucili.»
Non ancora soddisfatti, i capi dei soldati ordinarono ai guerrieri di togliersi le coperte di dosso e di sottoporsi a una perquisizione.
I volti degli indiani esprimevano tutta la loro rabbia ma solo lo stregone, Uccello Giallo, protestò apertamente. Accennò pochi passi della Danza degli Spettri e intonò un canto sacro, assicurando i guerrieri che le pallottole dei soldati non avrebbero forato i loro indumenti sacri. «Le pallottole non andranno verso di voi» egli cantò in Sioux. «La prateria è grande e le pallottole non andranno verso di voi.»


Un momento della Ghost Dance

I soldati di cavalleria trovarono solo due fucili, uno dei quali era un Winchester nuovo che apparteneva a un giovane Minneconjou di nome Coyote Nero. Coyote Nero sollevò il Winchester sopra la testa gridando che aveva pagato molto denaro per il fucile e che apparteneva a lui.
Alcuni anni dopo Dewey Beard ricordò che Coyote Nero era sordo. «Se lo avessero lasciato solo egli sarebbe andato a deporre il fucile nel posto indicato. Essi invece lo afferrarono e lo spinsero in direzione est. Egli non si preoccupò nemmeno allora. Il suo fucile non era puntato su nessuno. La sua intenzione era di mettere giù quel fucile. Essi si fecero avanti e afferrarono il fucile che egli si stava accingendo a deporre. Lo avevano appena circondato quando si udì un colpo di fucile abbastanza forte. Non saprei dire se qualcuno fu colpito ma dopo quel colpo ci fu un gran fracasso.»


Inizia la sparatoria

«Quel rumore assomigliava molto più al suono della tela strappata» disse Penna Frusta. Colui Che Teme il Nemico lo descrisse come lo «scoppio di un fulmine».
Falco Rotante disse che Coyote Nero «era un uomo pazzo, un giovane che aveva una cattiva influenza sugli altri e in realtà era una nullità». Disse che Coyote Nero sparò col suo fucile e «immediatamente i soldati risposero al fuoco e ne seguì un massacro indiscriminato».
All’inizio del tumulto, il fuoco delle carabine era assordante e l’aria era satura di fumo.
Fra i moribondi che giacevano accasciati sulla terra gelata vi era Piede Grosso. Il fragore delle armi cessò per un alcuni istanti mentre indiani e soldati combattevano corpo a corpo usando coltelli, mazze e pistole.
Poiché solo pochi indiani erano armati, dovettero presto fuggire e allora i cannoncini Hotchkiss piazzati sulla collina aprirono il fuoco su di loro, falciando l’accampamento indiano, facendo a pezzi i tepee, massacrando uomini, donne e bambini.


I cannoncini Hotchkiss

«Cercammo di fuggire» disse Louise Orsa Astuta «ma essi ci sparavano addosso come se fossimo bisonti. Io so che vi sono alcune persone bianche buone, ma i soldati che spararono sui bambini e sulle donne furono infami. I soldati indiani non avrebbero fatto una cosa simile ai bambini bianchi.»
«Corsi via da quel luogo e seguii quelli che stavano scappando» disse Hakiktawn, un’altra giovane donna. «Mio nonno, mia nonna e mio fratello furono uccisi quando attraversammo la gola, poi una pallottola mi trapassò il fianco destro e poi anche il polso destro, lì mi fermai perché non ero in grado di camminare, dopo il soldato mi raccolse e si avvicinò una ragazzina che si nascose sotto la coperta.»
Quando finì l’esplosione di follia, Piede Grosso e più della metà della sua gente erano morti o erano gravemente feriti; i morti accertati furono 153, ma molti dei feriti si allontanarono strisciando e morirono in seguito.


Il campo indiano dopo la sparatoria

Secondo una valutazione, dei 350 Minneconjou che si trovavano lì i morti, fra uomini, donne e bambini, furono quasi trecento. Fra i soldati vi furono venticinque morti e trentanove feriti, per la maggior parte colpiti dalle loro stesse pallottole.


I cadaveri dei Sioux irrigiditi nella neve

Dopo che i soldati di cavalleria feriti furono mandati all’agenzia di Pine Ridge, un nuovo distaccamento di militari tornò sul campo di battaglia di Wounded Knee, raccolse gli indiani che erano ancora vivi e li caricò sui carri.


Corpi di indiani sui carri

Poiché appariva chiaro che prima di sera si sarebbe scatenata una tempesta di neve, gli indiani morti furono lasciati là dove erano caduti. (Dopo la tempesta di neve, quando un gruppo di affossatori tornò a Wounded Knee, trovò i corpi, compreso quello di Piede Grosso, congelati in posizioni grottesche.)


Ancora una scena del terribile massacro


Il corpo di Piede Grosso

I carri carichi di Sioux feriti (quattro uomini e quarantasette fra donne e bambini) raggiunsero Pine Ridge quando era già notte.


I soldati assistono i Sioux feriti

Poiché tutte le baracche disponibili erano già occupate dai soldati, gli indiani furono lasciati sui carri scoperti, esposti al freddo intenso, mentre un inetto ufficiale dell’esercito cercava un riparo. Infine fu aperta la chiesa da cui vennero tolte le panche e il pavimento fu ricoperto con uno strato di paglia.
Era il quarto giorno dopo Natale dell’anno del Signore 1890. Quando i primi corpi straziati e sanguinanti furono portati nella chiesa illuminata dalle candele, quelli che non avevano perso conoscenza poterono vedere gli addobbi natalizi che pendevano dalle travi del soffitto.

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Commenti

2 Risposte a “Il massacro di Wounded Knee”

  1. Matoaka, il 4 gennaio 2011 17:26

    Il 29 dicembre ho digitato in internet “Wounded Knee” sperando che qualche sito interessante postasse delle immagini, delle parole, un pensiero per commemorare l’accaduto… Non ho trovato nulla ma oggi per caso ho trovato questo sito e mi sono registrata subito (complimenti a chi lo gestisce!); adesso so dove poter soddisfare tutte le mie curiosità e viaggiare con la mente…
    Grazie!

  2. Sergio Mura, il 4 gennaio 2011 23:47

    Grazie per i complimenti. Noi abbiamo ricordato l’infausto evento.

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