Le armi da fuoco che hanno conquistato il west
A cura di Mario Raciti
Il West, lo sappiamo, fu conquistato principalmente con il sudore, la forza, il coraggio, il lavoro e la pazienza di migliaia e migliaia di pionieri, agricoltori, cercatori d’oro e cowboy che vi si riversarono, e nel giro di poco meno di un secolo lo trasformarono nel futuro dell’America, che a quell’epoca si basava essenzialmente sulle industrie, l’economia e la politica dell’Est.
Ma come avrebbero potuto, loro, pionieri, cercatori d’oro e tutti gli altri protagonisti del West, offrire alle loro doti un aiuto decisivo e insostituibile se non affidandosi all’uso delle armi? Questi strumenti di offesa, in qualsiasi loro forma, furono i protagonisti paralleli agli uomini della Conquista del West.
E, nello stesso tempo, resero l’Ovest più selvaggio e affascinante, terra fertile per pistoleri e uomini di legge o comunque per chiunque riuscisse a trasportare un’arma e, soprattutto, sapesse usarla!

Una sparatoria in una cittadina del west
In un territorio che fu pericoloso e ostile fino alla fine, possedere un fucile, una pistola o anche un coltello era assolutamente indispensabile.
I primissimi coloni, alla fine del 700, quando ancora la Frontiera corrispondeva alla zona delle catene montuose più vicine alla costa orientale, dovevano difendersi dagli indiani ostili per poter avanzare verso occidente. Ma dovevano anche cacciare e procurarsi da mangiare. Nel XVI secolo erano state ideate varie forme di accensione da applicare alle armi, che si basavano principalmente sul principio dell’attrito e, quindi, della scintilla. Variavano da piccole ruote alla classica pietra focaia, ed il loro sistema consisteva in una piccola forma di pirite o selce che doveva entrare in contatto con una sottile lastra di metallo, tale da provocare una scintilla che accendesse una carica di polvere da sparo che avrebbe fatto partire il proiettile. Era un modello, questo, che venne applicato su pistole e fucili, ma fu soprattutto su questi ultimi che vide la sua utilità.

Una vecchia Charleville Carbine, in uso tra i pionieri del XVIII secolo
I cacciatori avevano dunque bisogno di questo, di un’arma che riuscisse a sparare a grandi distanze, robusta per dare sicurezza nelle zone isolate dove non erano disponibili né pezzi di ricambio né tantomeno armaioli, maneggevole per poter essere utilizzata nel minor tempo possibile oltre a dover offrire anche una certa comodità e precisione di sparo. Queste caratteristiche, se prese in paragone con armi dell’800 avanzato, erano ovviamente assolutamente relative.
I primi fucili (le pistole erano destinate ai damerini dell’Est, che le portavano intarsiate e lavorate), dunque, furono l’arma principale dei primi coraggiosi che si spinsero verso il calar del Sole. Erano armi con canne lunghissime, che proprio per questo offrivano una certa precisione nello sparo, precisione che doveva assolutamente risultare perfetta nei sempre presenti casi di pericolo come per esempio l’attacco di un orso. Poiché, inoltre, questi fucili erano a colpo singolo, questa famosa precisione era imprescindibile perché, nel caso dell’orso, se il primo colpo non centrava il bersaglio, per l’assalito c’erano ben poche probabilità di salvarsi.
Abbiamo detto poco sopra che questi primi fucili (e anche le pistole) erano a colpo singolo. Ciò necessitava, per produrre un buon sparo, una certa uniformità tra polvere, palla e innesco, uniformità che il buon cacciatore sapeva perfettamente ricreare. Dosare ben bene gli elementi era di primaria importanza per poter ottenere un tiro infallibile. Dunque, nei fucili a pietra focaia il piccolo serbatoio posto direttamente a fianco della lamina metallica, proprio all’estremità della canna, veniva riempito di polvere, ed il cane – che consisteva in una sorta di “presa” dove veniva incastrata la pietra focaia – veniva armato.

Un particolare del cane di un vecchio fucile
La palla, realizzata dai cacciatori artigianalmente con piombo, veniva avvolta in sottili strisce di pelle e quindi inserita nella bocca della canna e spinta a fondo con un bastone (che trovava posto proprio sotto la canna). A quel punto bastava il rilascio del cane tramite il grilletto per fare abbattere la pietra focaia sulla striscia metallica, provocare la scintilla, accendere la polvere e far partire il colpo. Naturalmente non era tutto “istantaneo” e un secondo in più era di norma per dare il tempo al procedimento di completarsi, senza contare che non sempre la scintilla “nasceva” e quindi si doveva velocemente riarmare il cane e sparare nuovamente. Come tutti gli appassionati di West sanno, e finalmente lo dico, il “principe” americano (sebbene derivasse da un fucile tedesco) di questi fucili era il famosissimo Kentucky, che prende il nome dai fucilieri di quello Stato che lo utilizzarono durante la guerra del 1812. Sembra tuttavia che fosse stato ideato in Pennsylvania e per questo era stato battezzato anche Pennsylvania Rifle.

Una bella serie di Pennsylvania Rifle
Con l’avanzare della Frontiera verso Ovest, avanzano gli anni, si entra nel XIX secolo e si scoprono enormi risorse da destinare al commercio e alla speculazione. In questo senso, mentre i coloni procedevano lentamente installando fattorie e coltivando la terra, esploratori e trapper si spingevano molto oltre, fino al Missouri e anche molto più in là. Quei territori erano ancora assolutamente vergini, e c’era abbondanza di natura e, di conseguenza, di risorse (terra, acqua, selvaggina, legname, animali).
La spedizione di Lewis e Clark agli inizi del 1800 (1804-1806) arrivò fino al Pacifico e ritornò raccontando le meraviglie di quel mondo naturale e selvaggio.

Una classica raffigurazione della spedizione di Lewis e Clark
Così, vi si riversarono i trapper e i commercianti di pellicce e portarono con sé tutto il necessario e, soprattutto, le armi. Erano, queste ultime, armi che non si diversificavano molto dal Kentucky, realizzate da armaioli indipendenti, ma diedero la loro presenza l’Harper’s Ferry (1803), il Northwest Trade Gun, l’Hall e soprattutto l’Hawken, in ogni caso tutte armi a pietra focaia.

Il fucile Kentucky

Il Northwest Trade Gun

Un esemplare originale di fucile Hawken
Tra i trapper, inoltre, erano molto comuni le pistole, piccole e facili da trasportare, anch’esse a pietra focaia e a colpo singolo.
Quando arrivò l’avvento del sistema a percussione, di cui furono dotate anche le armi dei trapper, essi continuarono a preferire quelle ad accensione a pietra. Il perchè è facile da intuire, questo tipo di fucili erano robusti e necessitavano raramente di manutenzione urgente, caratteristica che non era presente nelle neonate armi a percussione, ancora in fase di perfezionamento e pertanto tendenti a rompersi o a fallire. I pietra focaia inoltre avevano bisogno solo di una pietra adatta all’accensione e di polvere e piombo, che i trapper si portavano appresso in gran quantità, insieme agli stampi per creare le pallottole; inoltre, qualora sarebbe mancata la pietra per l’accensione, era possibile trovarne altre adatte in loco.

Gli accessori necessari alla produzione di pallottole per fucile
Tutto ciò non era possibile con le capsule per la percussione, che erano anche troppo piccole e difficoltose da sistemare nei momenti di difficoltà. Per questo, quindi, i mountain men preferirono i vecchi fucili ad accensione “a scintilla”: lenti, ma sicuri e affidabili.
Una volta dato il via alle esplorazioni e al commercio delle pelli, ecco che la Frontiera avanza velocemente sempre più verso occidente, spostandosi alla fine in corrispondenza del Mississippi-Missouri.
E avanzavano anche i coloni sui loro carri, pionieri lungo la pista dell’Oregon e della California; l’esercito cominciava a costruire forti e magazzini, cercatori d’oro sporadici raggiungevano la California e i Texas Rangers se la vedevano con i Comanche e i messicani a Sud.

Ranger del Texas all’attacco
Nel 1836 il Texas venne strappato al Messico dopo le battaglie di Alamo e San Jacinto, e divenne, dopo un periodo di Repubblica Indipendente, stato dell’Unione nel Dicembre del 1845. La milizia che lo pattugliava e proteggeva erano i famosi Texas Rangers, che furono i primi a provare, ed approvare, la nascita e la presenza di una nuova arma destinata ad entrare nella storia del West e delle armi da fuoco. Si trattava del revolver di Samuel Colt, che il 22 Ottobre 1835 aveva brevettato il primo modello di pistola basantisi su un nuovo sistema di accensione.
Tra il 1805 e il 1807, il reverendo scozzese Alexander Forsyth aveva scoperto il metodo per sostituire il meccanismo a pietra focaia e rendere le armi più veloci da caricare e soprattutto più sicure.

Il reverendo Alexander Forsyth

Il meccanismo legato all’uso di fulminato di mercurio
Il suo risultato fu la creazione di una polvere chimica, il fulminato (di mercurio), che, opportunamente sollecitata, produceva una scintilla. Questa sostanza venne semplificata, all’incirca verso il 1817, sotto forma di capsula di rame, e non restava altro che trovare il suo metodo di applicazione: come e dove.
Nella foto a destra: Samuel Colt 
A questo ci pensò Samuel Colt, un giovanotto dell’Est che, mentre era in viaggio per le Indie su una nave come mozzo, realizzò un prototipo di tamburo in legno, con i relativi meccanismi e ingranaggi atti a farlo ruotare.
Quando ritornò in America, mise a punto questa sua invenzione sotto forma di pistola: la prima che nacque, nel 1831-32, era un rozzissimo modello, la Paterson, che funzionò a modo suo (cioè non funzionò) e non accese l’attenzione degli esperti.
Il sistema realizzato da Colt consisteva in un tamburo a cinque camere (successivamente, con la nascita della Colt Walker, aumentato a sei), chiuso posteriormente, che veniva caricato – camera per camera – con polvere e palla; poi si applicavano le capsule di rame all’estremità chiusa di ogni scomparto ed esse, colpite dal cane, esplodevano, accendevano la polvere e facevano partire il proiettile.
Come meccanismo non era male, ma fallì con il primo modello.

La Colt Paterson in una confezione di vendita originale
Successivamente Colt brevettò l’invenzione anche in Inghilterra, e produsse nel 1836 un nuovo modello di Paterson che fornì in prova ai Texas Rangers. Questi rimasero colpiti dalla facilità di sparo e, soprattutto, dalla quantità di sparo, in una battaglia contro i Comanches, che decretò la vittoria degli uomini di legge in poco tempo. Il Capitano Samuel Walker ne rimase talmente colpito che riuscì a convincere il Governo a comprarne delle forniture per le milizie texane e aiutò Colt a realizzare un nuovo modello di revolver, riducendo i difetti e le mancanze della Paterson: nacque così, nel 1847, la Colt Walker (dal nome del Capitano) calibro .44 a sei colpi, che decretò definitivamente il successo della pistola a tamburo e di Samuel Colt.

Un esemplare istoriato di Colt Walker
Questa nuova pistola era robusta e pesante (circa 3 chili) e fece faville nelle mani dei Rangers. Poiché nelle battaglie non c’era tempo di ricaricare le singole camere del tamburo, i Rangers sostituivano direttamente i tamburi scarichi con quelli carichi, di cui portavano con sé una bisaccia piena.
Successivamente, visto il successo, Colt realizzò nel 1848 e nel 1849 un altro tipo di Walker, la Dragoon, destinata alle file dei Dragoni, come erano chiamati i militari a cavallo prima della Guerra di Secessione.

Una Colt Dragoon
Nel frattempo, Samuel Colt si era affacciato anche nel campo dei fucili, e aveva realizzato qualche esemplare a tamburo e con caricamento ad anello, che riuscì a piazzare ad alcuni reparti dell’esercito. Non erano armi affidabili quanto le Colt Walker e successive pistole. Il più famoso di essi era una classica Colt solo con la canna più lunga.
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