Black Elk primo santo Sioux?


Black Elk con alcuni bimbi della sua tribù
È cominciato, a sorpresa, negli USA il processo di beatificazione di uno dei leader spirituali dei pellerossa più famosi, il Lakota Sioux Alce Nero che si era convertito in età adulta al cattolicesimo. La decisione non è condivisa da tutta la comunità Sioux, ma c’è il via libera dai vescovi statunitensi, per cui il processo di beatificazione per Black Elk (Alce Nero) si farà e ciò potrebbe portare al primo santo Sioux della storia della Chiesa cattolica.
Questo l’impegno preso dalla conferenza episcopale statunitense, che durante l’ultimo incontro a Baltimora, nel Maryland, ha approvato l’avvio del processo di beatificazione richiesto dalla diocesi di Rapid City, in Sud Dakota. Un processo che, in caso di conclusione favorevole, vedrà il leggendario capo pellerossa – considerato il leader più influente degli indiani nel XX secolo – innalzato agli onori degli altari: primo Sioux, appunto, nonché uno dei pochissimi nativi nord-americani. Prima di lui, nell’ottobre del 2012 era stato Benedetto XVI a canonizzare Kateri Tekakwitha (1656-1680), patrona del Canada e “amerinda”.
Da bambino Alce Nero combatté contro il generale Custer a Little Horn.


Black Elk da giovane

In seguito, girò il mondo (tra cui Europa e Italia) con Buffalo Bill e vide gli orrori del massacro dei Sioux a Wounded Knee. A differenza di altri noti pellerossa come Cavallo Pazzo o Nuvola Rossa, Black Elk, più che per le sue azioni sul campo di battaglia, è passato alla storia per le sue “visioni” descritte negli anni Trenta al poeta John Gneisenau Neihardt, autore del libro “Black Elk Speaks”, che dopo un’accoglienza tiepida divenne un best seller negli anni Settanta. Proprio le “visioni”, secondo Alce Nero, lo avrebbero indirizzato ad aiutare il suo popolo.
Black Elk divenne cattolico da adulto, e i missionari che lo battezzarono nel giorno di San Nicola gli diedero “Nicholas” come nome da cristiano. Fin da prima della conversione si era distinto per la sua spiritualità, e da allora in poi continuò a farlo battezzando a sua volta centinaia di Sioux, insegnando il catechismo e celebrando messa. Condusse una vita umile fino alla sua morte, il 19 agosto 1950, all’interno della riserva indiana di Pine Ridge, nel South Dakota.


Un ritratto di Black Elk ormai anziano

L’annuncio del processo di beatificazione ha diviso la comunità indiana. Il “New Yorker”, in particolare, ha intervistato i discendenti dello sciamano che ancora vivono a Pine Ridge. Tra questi la bisnipote Charlotte, che si definisce pagana: “In famiglia girano storie che i missionari cercavano di battezzarlo, e lui correva a nascondersi sotto il letto”, ha raccontato. Per i Sioux più tradizionalisti, infatti, Black Elk avrebbe fatto concessioni solo esteriori alla “cultura dell’uomo bianco” ma dentro rimase fedele a sé stesso.
Esistono però numerosissime altre testimonianze riguardanti la sua conversione e il suo successivo impegno missionario.

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