Toro Seduto, uomo sacro dei Sioux

124° anniversario dell’uccisione di Toro Seduto (15-12-1890 / 15-12-2014)

Toro Seduto fu capo e uomo sacro per gli Hunkpapa Lakota e sotto la sua guida si radunarono tutti i Sioux nella disperata lotta per la sopravvivenza nelle pianure settentrionali.
Toro Seduto fu per tutta la vita assai insofferente nei confronti dello strapotere militare degli americani e delle loro promesse continuamente rinnegate.
Nato nel 1831 nel Grand River, nell’attuale Sud Dakota, nel luogo che i Lakota chiamavano “Many Caches” per via del gran numero di depositi sotterranei di cibo, Toro Seduto venne chiamato Tatanka Iyotanka intendendo in questo modo un buffalo seduto imbronciato.
Avrebbe portato questo nome per tutta la vita.
Da giovane, Toro Seduto divenne uno dei capi della società guerriera dei Cuori Forti e, più tardi, un membro importante dei Mangiatori Silenziosi, un gruppo che si occupava del benessere della tribù.
Andò in battaglia per la prima volta a soli 14 anni in un raid contro i Crow e incontrò i soldati americani solo nel 1863 quando l’esercito avviò una dura ed estesa rappresaglia contro i Santee Sioux che si erano ribellati nel Minnesota.
L’anno seguente Toro Seduto combattè ancora i soldati bianchi nella battaglia delle Killdeer Mountain e nel 1865 guidò un assedio a Forte Rice, un recentissimo insediamento nell’attuale Nord Dakota.


Toro Seduto ritratto a Bismark nel 1881. La foto fu pagata 50 $ al capo Sioux

Largamente rispettato per la sua audacia e per il suo acume, divenne capo della Nazione Lakota all’incirca nel 1868. Il coraggio di Toro seduto era leggendario.
Una volta, nel 1872, durante una battaglia contro i soldati che difendevano i lavoranti che costruivano una ferrovia nello Yellowstone River, Toro Seduto guidò altri quattro guerrieri tra le due linee che si combattevano, sedette con tranquillità fumando la pipa con loro mentre le pallottole fischiavano sopra le loro teste, arrotolò la pipa quando finirono e, quindi, con noncuranza andò via camminando.
La scena fu pronta per la guerra definitiva nel 1874, quando una spedizione scientifica guidata dal Generale Custer confermò che era stato trovato l’oro nelle Black Hills, il cuore del territorio dei Sioux, un’area sacra per molte tribù e resa off-limits ai bianchi dal Trattato di Forte Laramie del 1868.


Custer, i suoi ufficiali e le loro mogli a Fort Lincoln, Territorio del Dakota

A dispetto del Trattato la spedizione causò una folle corsa all’oro nelle Black Hills la qual cosa fu causa della reazione dei Lakota in difesa del loro territorio.
Quando il tentativo del governo americano di comprare le Black Hills fallì, il Trattato di Forte Laramie venne messo da parte e il Commissario per gli Affari Indiani decretò che tutti i Lakota non ancora stabilitisi nelle riserve assegnate entro il 31 gennaio 1876 sarebbero stati considerati “ostili”.
Toro Seduto e la sua gente rimasero dove si trovavano.
Quando, in marzo, tre colonne di soldati blu comandate dai Generali Gorge Crook e Alfred Terry e dal Colonnello John Gibbon iniziarono a marciare verso i Lakota, Toro Seduto riunì la sua gente, i Cheyenne, gli Arapaho e altri gruppetti di pellerossa nel suo accampamento sul Rosebud Creek, nel territorio del Montana.
In quell’occasione li guidò in una memorabile “Danza del Sole”, offrendo preghiere a Wakan Tanka – il loro Grande Spirito – e tagliuzzandosi le braccia un centinaio di volte in segno di sacrificio.


Ancora un famoso ritratto di Toro Seduto

Nel corso di questa cerimonia Toro Seduto ebbe una “visione” nella quale vide i soldati precipitare dal cielo sull’accampamento indiano come cavallette. Ispirato da questa visione, il capo di guerra dei Lakota, Cavallo Pazzo, si preparò per la battaglia con una banda di 500 guerrieri e il 17 giugno sorprese le truppe del Generale Crook e le costrinse alla ritirata con la battaglia del Rosebud Creek.


La battaglia del Rosebud

Per celebrare questa vittoria, i Lakota spostarono il loro accampamento nella valle del fiume Little Bighorn dove vennero raggiunti da altri 3000 indiani che avevano lasciato le riserve per seguire Toro Seduto.
L’accampamento fu attaccato il 25 giugno 1876 dal VII Cavalleria (come aveva previsto Toro Seduto nella sua visione) guidato dal Generale Custer che condusse le sue truppe contro un nemico superiore di numero.
Presto Custer e i suoi cavalleggeri furono costretti alla ritirata in una vicina cresta dove vennero schiacciati.


La battaglia del Little Bighorn

L’indignazione pubblica causata da questa catastrofe militare fece si che nella zona della battaglia venissero spedite migliaia di cavalleggeri che tennero sotto pressione i pellerossa – che nel frattempo si erano divisi, non potendo provvedere tutti insieme al reperimento del cibo per se stessi e per i cavalli – costringendo i capi ad arrendersi uno dopo l’altro.
Ma Toro Seduto rimase non domo e nel maggio 1877 condusse la sua gente aldilà del confine canadese fuori portata per le truppe statunitensi che lo cercavano.
Quando il Generale Terry andò al nord per offrirgli il perdono del governo americano in cambio della resa e del sconfinamento nella riserva dei Sioux, lui sdegnosamente lo mandò via.
Alfred Terry
Quattro anni dopo, comunque, ritenendo ormai impossibile nutrire la sua tribù in un posto in cui il buffalo era ormai quasi estinto, Toro Seduto decise alfine di arrendersi e di ritornare nel Dakota.
Così, nel luglio 1881 consegnò il suo fucile all’ufficiale comandante di Forte Buford, nel Montana, spiegando che così facendo voleva spiegare al suo giovane figlio di essere diventato “amico degli americani”.
Precisò anche che era fiero di essere stato l’ultimo dei capi Lakota a cedere le armi. Chiese di avere il diritto di tornare in Canada quando lo avesse desiderato e di poter avere una sua riserva nei pressi delle Black Hills. Venne invece mandato nella Riserva di Standing Rock e quando il suo arrivo fece nascere una forte paura che potesse ispirare una nuova rivolta, si decise di chiuderlo a Forte Randall, nei pressi del fiume Missouri, per due anni come prigioniero di guerra.
Alla fine, nel 1883, Toro Seduto si ricongiunse alla sua tribù a Standing Rock. L’agente indiano in carica, tale James McLaughlin, era ben deciso a negare al gran capo qualunque speciale privilegio persino forzandolo nei campi a lavorare con la zappa in mano.


James McLaughlin (al centro) e Toro Seduto a Standing Rock

Ma Toro Seduto aveva ancora una forte autorità e la esercitò – sia pure senza risultato – quando una delegazione di senatori andò in visita nella riserva per ottenere la vendita di parte delle terre rimaste ai Sioux ai coloni bianchi.
Nel 1885 ottenne il permesso di seguire Buffalo Bill nel lungo tour del Wild West Show dove guadagnò 50 dollari alla settimana per cavalcare in lungo e in largo nell’arena destinata di volta in volta allo spettacolo. In aggiunta a questo, altri soldi li guadagnò firmando fotografie e altri gadget destinati al folto pubblico di bianchi delle città dell’est.


Buffalo Bill e Toro Seduto ai tempi del Wild West Show

Toro Seduto rimase con la gente di Buffalo Bill per quattro mesi soltanto poiché non riusciva sopportare le città dei bianchi e il loro modo di vivere, sebbene in occasione di un incontro con il Presidente Cleveland ebbe la certezza di essere ancora considerato un importante esponente delle nazioni pellerossa.
Ritornato a Standing Rock visse in una capanna sul Grand River, nei pressi del quale era nato. Rifiutò di abbandonare il suo antico stile di vita – sebbene lo richiedessero le regole della riserva – continuando a vivere con due mogli e rifiutando la religione cristiana.
Nonostante questo mandò i suoi figli alla scuola cristiana del luogo nella convinzione che la successiva generazione di Lakota avrebbe dovuto saper leggere e scrivere.
Presto, dopo il suo ritorno, ebbe una visione – come quella che gli anticipò l’arrivo e la sconfitta di Custer – nella quale una allodola di campo, su un poggio, gli diceva: “La tua stessa gente, i Lakota, ti ucciderà”.
In appena cinque anni la visione si sarebbe avverata. Nell’autunno del 1890, un Miniconjou Lakota chiamato Kicking Bear andò da Toro seduto per raccontargli di una cerimonia chiamata Ghost Dance che prometteva ai pellerossa di riavere la loro terra e di recuperare le antiche usanze.


Un ritratto di Kicking Bear

Gli stessi Lakota delle riserve del Rosebud e di Pine Ridge avevano già adottato la nuova cerimonia al punto che gli agenti indiani avevano chiamato in soccorso i soldati per tenere sotto controllo gli indiani temendo che si stesse preparando una rivolta generale.
A Standing Rock le autorità temevano che Toro Seduto – ancora rispettato in qualità di Uomo Sacro -si potese unire alla Ghost Dance e per questo inviarono 43 poliziotti Lakota alla sua capanna per portarlo via.


La Ghost Dance

Fuori dalla capanna un folto gruppo di Lakota rumoreggiava in difesa di Toro Seduto e nel parapiglia che ne seguì iniziò un conflitto a fuoco e un poliziotto sparò a Toro Seduto che fu colpito a morte alla testa.
Toro Seduto fu sepolto a Forte Yates, nel Nord Dakota, e nel 1953 i suoi resti furono trasferiti a Mobridge nel Sud Dakota dove una stele di granito indica la sua tomba.


La tomba originaria di Toro Seduto

Venne ricordato tra i Lakota non solo come Uomo Sacro e guerriero senza paura, ma nche come padre affettuoso, poeta ispirato e uomo sempre affabile e amichevole nei confronti degli altri; era anche dotato di una profonda fede religiosa che gli dava una visione profetica e conferiva particolare forza alle sue preghiere.
Le notizie sull’origine e il significato del nome “Toro Seduto” le abbiamo tratte dalle memorie del celebre testimone Sioux Ohiyesa, cioè Charles Alexander Eastman (1858-1939).
Il suo libro più noto (Indian Heroes and Great Chieftains), pubblicato nel 1918 e più volte ristampato, contiene ritratti biografici di quindici capì indiani, alcuni dei quali Eastman li aveva conosciuti personalmente.
È stato Eastman a far notare che il nome Toro Seduto allude alle sue qualità di “Temporeggiatore”.


Ohiyesa, ossia Charles Alexander Eastman

Fu difficile per gli stessi Sioux, in genere impetuosi e sfrenati in battaglia, riuscire a decifrare il comportamento “attendista” di Toro Seduto.
Nuvola Rossa, in passato, aveva riunito sotto il suo comando tribù di nazioni diverse, inquadrandole in un ordine di battaglia ben definito, in parte ricalcato sul modello di organizzazione militare dei bianchi. Impedendo alle singole bande di agire isolate, Nuvola Rossa era riuscito ad ottenete notevoli vittorie, ma il suo rigido comando centralizzato aveva suscitato critiche e opposizioni da parte dello stesso popolo Sioux che mal sopportava la disciplina.
Toro Seduto applicò un metodo molto diverso. All’apparenza egli lasciava che le singole bande si comportassero come pareva loro, senza forzarle a seguire indicazioni costrittive.
Toro Seduto ormai anziano
Ma in realtà, controllava egualmente la situazione preparandosi a intervenire con i suoi guerrieri sulla base di piani strategici molto ben studiati che scattavano all’ultimo momento o meglio nell’istante più opportuno e decisivo, quello che decideva le sorti della battaglia.
Per spiegare il comportamento di Toro Seduto, più che alle classiche strategie militari, si potrebbe fare riferimento alle moderne manifestazioni di protesta. Quando migliaia di dimostranti si radunano, è difficilissimo poter controllare i movimenti di ogni singolo raggruppamento. La garanzia che tutto non precipiti in scontri disordinati e disastrosi, magari provocati da un piccolissimo gruppo, è affidata al servizio d’ordine della manifestazione.
Toro Seduto poteva contare su uno sceltissimo corpo di akicita (appunto una sorta di servizio d’ordine indiano) e inoltre coordinava la sua discesa in campo con Cavallo Pazzo, il quale solitamente iniziava le azioni che Toro Seduto concludeva.
Non sempre queste azioni erano mirate a ottenere grandi vittorie. Il primo scopo di Toro Seduto era quello di mantenere unite le nazioni indiane senza limitarne la libertà operativa, ma evitando inutili spargimenti di sangue.

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