La battaglia di Fort Smith

A cura di Raffaele D’Aniello

Con la fine della Guerra Civile, l’avanzata della frontiera americana, quasi immobile durante gli anni più duri della terribile contesa, riprese forza e vigore. Migliaia di emigranti si spinsero all’ovest in cerca di fortuna e di terra da occupare. Soldati smobilitati degli opposti eserciti, l’unionista e il confederato; profughi del sud gettati sul lastrico dalla guerra; operai del nord disoccupati dell’ultima ora, da quando la grande industria bellica del Nord vincitore aveva cominciato a ridurre la produzione causa la pace; emigranti stranieri e contadini poveri americani attirati all’ovest da l’Homestead Act di Lincoln, 160 acri di terra gratis a chiunque sapesse coltivarli e difenderli con il fucile in mano. Tutta questa folla variopinta, in realtà un complesso movimento di centinaia di migliaia di persone, si mosse a ovest con ogni mezzo utilizzando le piste e le strade già tracciate in precedenza dalla prima grande corsa all’oro della California.
Al di la del Mississippi, il grande fiume Padre delle Acque, però, gli eventi avrebbero avuto uno svolgimento diverso, che nella fertile vallata del Sacramento. In California le condizioni di vita molto favorevoli avevano reso le nazioni indigene miti e prive di tradizioni guerriere.


Un folto gruppo di cercatori d’oro

Gli indiani della penisola e delle verdi vallate erano cosi spariti senza lasciare tracce, uccisi a decine di migliaia, quasi senza opporre resistenza, dai coloni, dalle malattie, dal whisky e dallo sfruttamento schiavistico nei campi auriferi. Le Grandi pianure, invece, con il loro clima duro e inospitale, avevano forgiato con il lento ma costante lavorio di secoli, un gruppo di nazioni native che aveva fatto del coraggio la migliore e la più ambita delle virtù sociali sia dell’uomo che della donna. La naturale conseguenza di queste condizioni originò un sistema di vita tradizionale, basato su caccia e raccolta, che non favoriva l’aggregazione di grosse unità sociali e politiche, essendo ancora il clan e la banda la più comune delle suddivisioni delle tribù. Queste nazioni erano composte al massimo da alcune migliaia di individui, con un ordinamento politico molto frammentato, poco coesivo, estremamente democratico-individualista, dove l’unanimità delle decisioni politiche a qualsiasi livello era la norma assoluta.
Le comunità dei Lakota, dei Cheyenne, dei Piedineri, dei Pawnee degli Arapaho, per citarne solo alcune, pur non essendo società militaristiche nel significato occidentale del termine, tutte queste grandi nazioni native del continente nordamericano avevano concepito e dilatato nei secoli ideologie, concezioni, motivazioni e tecniche militari molto sviluppate e complesse, utilizzando e approfittando delle nuove possibilità offerte loro dall’introduzione del cavallo.


La vita nel clan

Il cardine di questo sistema guerresco erano le cosiddette Società Militari, vero fulcro della possibilità di offesa e difesa della tribù. In questo tipo di fratellanza, i sodalizi tra i maschi adulti, essendo associazioni di tipo orizzontale, permettevano una migliore coesione delle disperse bande e tribù, evitando i pericoli insiti nella vita dominata da una decisa frammentazione. In definitiva servivano a mantenere salda la coesione delle rispettive bande. Inoltre, trovandosi a operare in un ambiente esterno tremendamente ostile, le gilde guerriere riuscivano ad evitare, con un profilo militare estremamente basso, lo straripare della volontà di auto-affermazione del giovane guerriero. In questo modo si preveniva la creazione di una casta militarista ed espansionista, pericolosa per la naturale e indispensabile democrazia individualista che permeava la vita politica e sociale della tribù e della nazione.
Tra i Lakota e i Tsis’tsis’tas, quelli maggiormente impegnati nella cosiddetta Guerra di Nuvola Rossa di cui parleremo più avanti, le società militari avevano un particolare importanza e riunivano la parte più combattiva ed esperta degli uomini della tribù. In termini numerici si può affermare sicuramente che nelle confraternite guerriere si trovava la maggior parte di quel 25 % circa dei maschi adulti della tribù che si potevano ritenere guerrieri di professione e a tempo pieno, impegnati cioè nella maggior parte della loro vita sino ai 40 anni, in spedizioni di guerra di varia natura.


Guerrieri a cavallo

Le principali società militari dei Lakota, Akicita in lingua teton, erano presenti in tutte le sette principali tribù e si distinguevano tra loro per la diversità delle cerimonie e delle danze.
Queste le più conosciute:

-Tokala, Cuccioli di Volpe, famosa per il valore e la disciplina dei componenti, incaricata come polizia dei grandi campi estivi.
-Wici Ska, Insegne Bianche.
-Hoka, I Tassi.
-Sotka Yuha, Portatori di Lancia Disadorna, la cui ammissione avveniva solamente per intercessione dei capi principali della società.
-Cante Tinza, Cuori Forti, l’elite delle società di guerra hunkpapa, alla quale apparteneva Toro Seduto e della quale fu capo per molti anni.


I guerrieri facevano parte di aggregazioni particolari

-Miwatani, partecipavano alle spedizioni di guerra, ma senza operare come polizia di accampamento.
Presso i Tsis tsis’tas le società militari, Notaxé Vestototse, erano numerose e agguerrite:
-Wohk’seh ‘hetan ’iu, Cuccioli di Volpe, composta da un numero fisso di 150 guerrieri, sovrintendeva solitamente al mantenimento dell’ordine nel cerchio tribale e durante gli spostamenti.
-Ho’tami’ta’niu, I Soldati del Cane, la più numerosa e potente delle società guerriere cheyenne. Sino alla battaglia di Summit Springs, 1869, dove fu distrutta, formava un cerchio campale autonomo.
-Hirn’o tàno’his, Contrari, o Corda dell’Arco. Questa confraternita non aveva capi e i componenti rimanevano celibi. Usavano vivere ogni tipo di rapporto con gli altri alla maniera contraria, nel linguaggio, nel modo di vivere quotidiano, tranne che nel combattere. Dipinto il corpo di rosso si impegnavano in battaglia sino alla morte o alla vittoria, legandosi una lunga fascia alla vita e piantandola in terra con un piolo per non arretrare di fronte al nemico se non dopo averlo vinto o essere uccisi.
-Ma’ho’he ‘vàs, Scudi Rossi, conosciuti anche come i Guerrieri del Toro di Bisonte, con emblema una scudo dipinto di rosso raffigurante il sole.
-Hemó’Heoxeso, Soldati della Lancia.
-Ho’néhe Notaxeo’o, Guerrieri del Lupo.
-Hotamé Masahao’o, Cani Pazzi.

Nella seconda metà degli anni sessanta, finita la Guerra Civile e smobilitato il grande esercito dell’Unione, gli Stati Uniti si trovarono di fronte a un nemico abile, mobilissimo e sfuggente durante le grandi campagne, padrone di un armamento a volte primitivo ma micidiale, invincibile nella tattica di guerriglia, ma pronto a colpire con grande efficacia appena le condizioni sul campo aperto glielo avessero permesso, coraggioso sino alla temerarietà, considerato da osservatori imparziali “la miglior cavalleria leggera del mondo”.


Soldati durante la guerra civile

Dal 1862, anno della grande rivolta dei Dakota-Santee del Minnesota, le pianure a ovest del Mississippi si trovarono in uno stato di guerra continuo. La causa principale era la resistenza che le nazioni indiane delle pianure offrivano alla colonizzazione bianca. Per i popoli nativi, la posta in gioco era semplicemente la sopravvivenza del modo di vita tradizionale, in definitiva la loro stessa esistenza.
Per i bianchi degli Stati Uniti, che si avviavano già ad essere una potenza industriale di livello mondiale, la colonizzazione dell’ovest era innanzitutto una enorme, vantaggiosa speculazione immobiliare, giocata attraverso le grandi vie di comunicazione tra i due emisferi.
Una delle principale vie di penetrazione oltre il Mississippi era la pista Bozeman che dal fiume Platte puntava direttamente a nord attraversando i territori di caccia del fiume Powder, in direzione dei campi auriferi del Montana. Il fiume Powder era uno dei tanti affluenti del Missouri, il cardine di un territorio ancora vergine, una vastissima zona dalle caratteristiche ecologiche e venatorie pressoché intatte, popolata dagli ultimi grandi branchi di bisonti, da alci, antilopi, cervi, ricca di foreste e sorgenti.

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