L’anima della frontiera

A cura di Gian Mario Mollar

Lo diceva anche Tom Mix, il famoso attore dei film western muti : “il Vecchio West non è un certo luogo in un certo tempo, è uno stato mentale. È qualunque cosa tu vuoi che sia”.
Benvenuti, dunque, a Nevada. Non è lo stato americano, ma un paesino arroccato nell’alta Val Brenta, dove, sul finire del 1800, la famiglia De Boer lotta ogni giorno contro la fame e la miseria coltivando tabacco. Una volta l’anno, il padre Augusto imbraccia uno dei suoi due fucili, San Pietro e San Paolo, carica il mulo di tabacco e sfida la montagna e le guardie del confine per andare a contrabbandare in Austria. I pochi soldi in più gli permettono di tirare avanti e sopravvivere un anno ancora, in una ciclicità che è strettamente connessa ai ritmi della natura.
Quando Jole, la figlia maggiore, compie 15 anni, giunge anche per lei il momento di varcare la frontiera, seguendo le orme del padre sui sentieri di roccia e aghi di pino, condividendone il sudore e la fatica, ma anche il profondo senso di libertà.
È, per lei, un rito di passaggio, l’inizio di un’età adulta che la porta a infrangere i limiti della propria insicurezza e diventare donna.
Dopo tre anni, Jole è ormai diventata una contrabbandiera esperta, ma un giorno suo padre parte per il confine e non fa ritorno a casa. I giorni diventano settimane e poi mesi, e tocca alla figlia maggiore andarlo a cercare, salendo in sella al suo cavallo Sansone. Nel corso del viaggio incontrerà carbonai gonfi di grappa, intenti a costruire fornaci, frequenterà bettole malfamate e puzzolenti di tabacco e vino scadente, assisterà a inquietanti sabba notturni e correrà grandi pericoli, in un percorso di formazione che la porterà a scoprire la verità su suo padre, ma anche su se stessa.
Il libro del padovano Matteo Righetto è un bellissimo romanzo di formazione, scritto con una prosa secca ma mai aspra. Le sue frasi, brevi e incisive, dischiudono un mondo di profumi, colori e suoni estremamente realistico, tanto che sembra di stare al fianco di Jole sui monti e le valli che separano il Veneto dall’Austria. Malgrado l’incipit tratto da Cormac Mc Carthy, il testo fa piuttosto venire in mente certe pagine di Mario Rigoni Stern: i racconti del Bosco degli urogalli, ad esempio, dove boschi e montagne sembrano prendere vita autonoma nella mente del lettore.
L’anima della frontiera è un esperimento riuscito, che fonde atmosfere western con paesaggi e costumi a noi più prossimi. Di tanto in tanto, anche a livello cinematografico, sono stati fatti tentativi del genere. Il film Lo straniero della valle oscura (The Dark Valley) del 2014, di Andreas Prochaska, ha sicuramente qualche punto di contatto con questo romanzo, in quanto, sebbene la trama sia completamente diversa, anche in esso le Alpi fanno da sfondo a un western classico, senza venire mascherate da luoghi lontani ed esotici, come accadeva negli spaghetti western.
Diventando dimensione archetipica, il West può fare anche fare a meno dei magnifici scenari in cui è nato, senza per questo perdere di intensità: ne sono validi esempi il Dust di Milcho Manchevski, un western parzialmente ambientato in Macedonia del 2001, e Aferim! di Radu Jude, del 2015, un racconto in bianco e nero in cui i protagonisti, padre e figlio, inseguono uno zingaro nella Romania al tempo dei boiardi.
Ma Righetto fa qualcosa di più che semplicemente giocare con l’ambientazione, in quanto il suo romanzo, come indica il titolo stesso, è una riflessione sul tema della Frontiera, che viene estrapolata dal suo contesto storico per diventare un simbolo universale e potente. Infatti, mentre nel West la frontiera era quella linea in continuo avanzamento che divideva i cowboy dagli indiani, gli insediamenti dei coloni dalle terre ancora inesplorate, la protagonista Jole, sul punto di varcare il confine, penserà “al fatto che ogni frontiera, in fin dei conti, non è altro che una linea immaginaria inventata da alcuni uomini per sopraffare e maltrattare altri uomini… Così le aveva detto suo padre, e così credeva anche lei. “Che senso possono avere le frontiere se gli alberi dei boschi e gli uccelli e i lupi e tutti gli animali sono sempre uguali e ignorano le linee di confine? Le frontiere sono ben altre, per me…” Le vere frontiere, così le aveva ripetuto suo padre durante il loro viaggio insieme, sono quelle tra prepotenti e poveri cristi, tra chi si sollazza di cibo e chi invece patisce la fame e deve spaccarsi la schiena per un pugno di polenta.”
La frontiera si trasforma così da confine geografico a simbolo di una legge brutale, ma tutta umana e non naturale, che affligge uomini e popoli di ogni tempo e ogni latitudine.
Al di là della dimensione sociale e politica, nella storia si cela un ulteriore aspetto della frontiera, che la giovane Jole scoprirà affrontando il suo destino: “quella frontiera sottile che separa il bene dal male, quella invisibile linea di demarcazione tra ragione e follia che si cela in ogni animo umano, trasformando gli angeli in demoni e i demoni in angeli”.

Titolo: L’anima della frontiera
Autore: Matteo Righetto
Editore: Mondadori
Anno: 2017
Pagine: 185
Rilegatura: Brossura leggera
Costo: € 15,30

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