La nascita del mito Western nell’Ottocento: Le Dime Novel – 9

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9.


James Fenimore Cooper e le dime novel

Prima delle dime novel il west era già stato trattato da altri autori. Gli storici della letteratura sono concordi nell’affermare che il grande “padre” del western classico sia James Fenimore Cooper, autore dei cinque famosi Leatherstocking Tales (Racconti di Calza-di-Cuoio). Per scrivere questo ciclo di racconti Cooper si ispirò alle esperienze che visse in prima persona sulla frontiera.
I romanzi che compongono la serie sono: I pionieri, 1823, L’ultimo dei Mohicani, 1826, La prateria, 1827, La staffetta, 1840, L’uccisore di daini, 1841. Il protagonista dei cinque romanzi e Natty Bumpoo, soprannominato Calza di Cuoio che rappresenta l’eroe saggio e distaccato dalla civiltà. Natty mantiene il ruolo di protagonista anche quando la trama ruota intorno ad altri personaggi, come avviene con Uncas, l’ultimo dei Mohicani. Il giovane indiano, infatti, rappresenta per Cooper la voce per trasmettere la sua profonda convinzione che l’uomo americano non può conquistare la propria libertà se allenta il legame con la natura e si lascia sedurre dalle ricchezze e dalla sete di potere. Cooper presenta fatti storici e personaggi reali, aggiungendo particolari di fantasia.
The pioneers (I pionieri)
La trama è frutto della fantasia dell’autore, ma il grande valore dell’opera sta nell’analisi dello scontro, traumatico e violento, fra culture e razze differenti. Cooper non considera tutti gli indiani malvagi, al contrario nel suo racconto è molto forte il mito del buon selvaggio.
Il romanzo è ambientato durante la Guerra franco-indiana, combattuta da Francia e Gran Bretagna tra il 1755 ed il 1762 nei selvaggi territori del Nord America. La storia ha come sfondo sia le battaglie che appartengono al mondo occidentale, cioè quelle tra francesi e inglesi sia quelle proprie del modo indiano tra Uroni e Mohicani. Cooper racconta le diverse vicende di Natty Bumpoo, un cacciatore bianco soprannominato Occhio di Falco, Uncas e suo padre Chingachook. Questi tre si troveranno a dover aiutare le due figlie del Colonnello inglese Munro, Alice e Cora, rapite dal nemico comune Magua, capo di un gruppo urone e alleato con i francesi. Cora e Alice in realtà sono sorellastre poiché Cora è il frutto di una relazione di Munro con una donna caraibica. Fiera e determinata è lei ad incoraggiare spesso la sorella che invece è più delicata e inesperta. Nella vicenda interviene anche il giovane Duncan, ufficiale virginiano innamorato di Alice, mentre Uncas è affascinato da Cora. Magua un tempo combatteva per gli inglesi, ma un giorno il troppo bere lo fece straparlare, così il colonnello lo fece frustare; Magua si offese a morte per l’oltraggio e per le cicatrici rimastegli, e, alleatosi con i francesi nemici degli inglesi, organizza la sua fredda vendetta. Magua vuole fare di Cora sua moglie e più volte le offre la scelta fra questo “matrimonio” e la morte, ma Cora rifiuterà sempre sdegnata. Il lungo inseguimento di Magua si concluderà con la morte di Cora e del giovane Uncas. Natty vendicherà i due, ma si ritroverà solo con l’amico Chingachook a piangere sulla tomba di Uncas. Resteranno in vita anche la bionda Alice e il maggiore Duncan, e a loro Cooper affida la discendenza americana.
È Cooper a stabilire un modello basato in gran parte su rapimento, fuga e inseguimento. Cooper, però, mise in scena solamente guide, esploratori, cacciatori, nativi americani e soldati, mentre le dime novel ampliarono i protagonisti del mondo di frontiera con cowboy e allevatori, pistoleri, fuorilegge, sceriffi e vice-sceriffi, rapinatori di banche, banchieri malvagi e senza scrupoli, prostitute dal cuore d’oro, giocatori, ubriaconi, cercatori d’oro, principesse indiane ecc., cioè tutti quei personaggi che diventarono familiari nei western classici del XX secolo, nella letteratura, nei film a grosso budget, film di cassetta, nei B movies e nei cartoni animati, nei radiodrammi, nelle serie televisive, nei fumetti e perfino a Disneyland.
L’ultimo dei Mohicani
Sotto questo profilo le dime novel furono creative, per quanto avessero “rubato” molto dalla tradizione regionale orale e scritta.
Vi è una differenza fondamentale tra i grandi romanzi di Cooper e quelli della Child e della Sedgwick: le opere di queste autrici, Hobomok e Hope Leslie, pongono al centro della vicenda dei loro testi i rapporti tra l’Est civilizzato e il selvaggio West, l’opposizione natura-cultura, i conflitti tra le etnie e i dubbi sulla giovane democrazia. I romanzi popolari ridussero queste questioni a conflitti individuali, apparentemente privi di risonanza politica, ma non lo fecero così rigidamente come hanno sostenuto alcuni critici frettolosi.
Vista l’enorme fortuna delle dime a tema western, contemporaneamente alla loro pubblicazione, iniziarono a scrivere di west anche scrittori di maggior fama. Uno di questi è Bret Harte, che deve buona parte della sua fortuna a una piccola serie di racconti western, legati in modo particolare agli anni della Febbre dell’oro, apparsi tra la fine degli anni sessanta dell’Ottocento e il decennio successivo, cioè proprio negli anni dell’esplosione delle dime novel. Pur servendosi di uno stile più letterario, molto amato dalle riviste della costa Est, anche Harte fa ricorso a situazioni e personaggi tipici delle dime attirandosi, tra l’altro, il dileggio dell’implacabile Mark Twain. In effetti i protagonisti di The Luck of Roaring Camp (“La fortuna di Roaring Camp,” 1868), di The Outcasts of Poker Flat (“I reietti di Poker Flat,” 1869) e di altri racconti assomigliano molto a quelli delle dime novel: il giocatore d’azzardo dal cuore d’oro, la prostituta altruista, la vergine ingenua, il ladro senza scrupoli, il cercatore d’oro burbero ma pronto al sacrificio, ecc. Harte appiattisce il lato sentimentale di Cooper e vi inserisce uno humor leggero, il suo cocktail elementare gli permette di diventare, per un breve periodo, uno dei narratori più famosi e più pagati del suo paese.

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