Gli indiani e le penne d’aquila

A cura di Sergio Mura da uno studio di James White


Guerrieri Sioux ornati con piume d’aquila
Tra i molti animali tenuti in considerazione talvolta superstiziosa e talvolta religiosa, particolarmente apprezzata dagli indiani dell’America del Nord è l’aquila. Proprio l’aquila, grazie alla sua maestosa, solitaria e misteriosa natura, è diventata nel tempo un animale oggetto di un culto molto particolare. Gli indiani mostrano di fare culto dell’aquila fin nelle cose più piccole, come, ad esempio, l’utilizzo del corpo del grande volatile.
L’impiego dell’aquila da parte dell’indiano è ammesso solo per scopi religiosi ed in minima parte estetici. Ad esempio, le ossa delle ali sono da sempre modellate dagli indiani fino a ricavarne preziosi fischi che accompagnano i guerrieri o che altre volte sono utilizzati in cerimonie; i maestosi palchi sono serviti per realizzare amuleti potenti o feticci aventi anche un valore secondario in qualità di ornamenti; le piume, però, solo loro, erano della massima importanza e perciò ricercatissime e non alla portata di chiunque.


Una piuma di aquila reale

Naturalmente, alla base dell’utilizzo del corpo delle aquile vi era la loro caccia. La cattura delle aquile per le loro piume (o altre parti) è stata fin dai primordi una pericolosa qualità di caccia, che richiedeva una grande abilità, oltre alle consuete dotazioni di coraggio e determinazione che dovevano costituire il bagaglio tipico di ogni guerriero.
Tra alcune tribù l’uccisione di un’aquila veniva delegata esclusivamente a certi uomini. A causa della difficoltà di entrare a tiro di arco dell’uccello, si preferiva più spesso catturare le aquile o ancora, per preservare i cuccioli, limitarsi a visitare il loro nido.
Le aquile erano talvolta mantenute in cattività, ad esempio dagli indiani Pueblo come al tempo dello spagnolo Coronado. Il copricapo di guerra delle tribù delle pianure era fatto di piume d’aquila ed era molto apprezzato e richiesto, al punto che si diceva che un pony fosse il prezzo di una coda perfettamente realizzata con 12 piume dell’aquila “di guerra”. Le piume più ricercate erano quelle bianche con le punte nere, mentre altre varietà, quali quelle con le strisce scure erano considerate di qualità inferiore e, comunque, delle seconde scelte.
I guerrieri delle tribù pianure solitamente indossavano solo le piume dell’aquila reale (Golden Eagle), ed è noto che le consuetudini di molte tribù prescrivano alcune forme di disvalore per le piume di specie diverse di aquila.


Un esemplare di aquila

I guerrieri di molte tribù indossavano una o più piume d’aquila nei capelli, e queste piume erano talvolta tagliate, colorate o altrimenti decorate con qualche discrezionalità del portatore, ma sempre secondo canoni comuni nella tribù di appartenenza.
Era consuetudine tra i Chippewa di permettere a un guerriero che aveva scalpato un nemico di indossare in testa due piume d’aquila, mentre l’atto di catturare un prigioniero ferito sul campo di battaglia faceva meritare la distinzione di indossare cinque piume d’aquila.
I ventagli ottenuti con l’uso delle piume primarie dell’aquila formavano un accessorio prezioso del costume dei Sioux e di altre tribù.
Le piume di aquila furono anche fissate come ornamenti alle camicie di pelle di cervo indossate dai guerrieri, ma anche a costumi e oggetti legati alla guerra, compresi gli scudi che erano riccamente ornati.


Un esempio di quillwork con una rappresentazione dell’aquila

L’aquila era anche uno dei principali animali totemici e in quanto tale ha dato il suo nome a molti clan e fraternità religiose o guerriere. È ritenuto assai probabile dagli studiosi e dagli stessi indiani che quasi ogni tribù negli Stati Uniti che abbia al suo interno un’organizzazione simile al clan, ad un certo periodo della sua storia ne abbia avuto uno chiamato “aquila”.
L’aquila ha mantenuto un posto importante nell’arte simbolica. È stata ritratta in tutti i metodi dell’espressione artistica in uso tra gli indiani, ceramiche, cesti, tessuti, lavori con perline, abbellimento di abiti o altro, scudi, creazioni, pali di totem, lapidi, tubi, sonagli e oggetti di culto e cerimonia. L’aquila è stata spesso rappresentata anche durante le cerimonie tribali.


Hopi Eagle Dancer Kachina

Molte tribù credevano nell’aquila come una sorta di divinità. È il caso del Kwahu, la Eagle Kachina degli Hopi dell’Arizona e il dio Aquila dei Miwok della California.
Tra gli Haida, certi gesti fatti con i ventagli di penne d’aquila erano ritenuti efficaci nel tenere alla larga le cose cattive, e questo uso appare in molte alte tribù.
Le ossa delle ali furono spesso utilizzate anche come tubicini con i quali gli uomini della medicina sostenevano di poter risucchiare via le malattie dal corpo.
I Tlingit e altre tribù nord-orientali utilizzavano l’aquila per alcune cerimonie durante le quali una polvere ottenuta dal volatile veniva soffiata sui capelli, sulle maschere e sul costume da ballo; talvolta veniva anche sparsa nell’aria, soffiata attraverso un tubo o diffusa a mano.
I Pawnee e altre tribù delle pianure, oltre che i Pueblos, utilizzavano le piume per certe cerimonie e questo era probabilmente un uso generale.
Tra gli Hopi l’aquila è generalmente associata al dio cielo e le sue piume vengono utilizzate con i dischi per rappresentare il dio del sole.


La “eagle dance” degli indiani Pueblo

L’uso delle piume d’aquila come oggetti importanti per la religione trova una delle migliori e più efficaci rappresentazioni tra i Pueblos che mettono le piume d’aquila in quasi ogni cerimonia di preghiera o invocazione. Perciò tra i Pueblo è richiesta una grande quantità di piume ogni anno.
Gli Hopi hanno sempre sostenuto che i nidi d’aquila si trovavano nelle località in cui loro abitavano un tempo e lì catturavano le aquile con ingegnose trappole oppure razziavano gli aquilotti dai nidi per prelevare le loro piume da utilizzare per diversi scopi. Gli aquilotti, quando venivano prelevati per le piume, subivano il lavaggio del capo, poi venivano uccisi con una pressione sul torace e infine sepolti con riti appropriati in luoghi particolari in cui venivano deposti ogni anno dei piccoli lavori di legno, archi e frecce.
Anche i Salish avevano un rapporto stretto con le aquile e facevano uso delle loro penne.


Un copricapo di piume d’aquila dei Lakota

Vicino agli attuali villaggi Hopi ci sono dei santuari in cui vengono lasciati simulacri di uova di aquila ricavati dal legno durante il solstizio d’inverno per implorare l’aumento del numero delle aquile.
Tra gli Zuni le piume sottratte alle loro aquile tenute prigioniere hanno un significato particolare, anche se ad un certo punto le piume sono divenute oggetto di una sorta di commercio che in altri tempi non sarebbe stato concesso.
La mitologia di quasi tutte le tribù indiane è piena di esseri con fattezze di aquila, e il diffusissimo mito dell’uccello del tuono (thunderbird) si riferisce in alcuni casi proprio all’aquila. Particolarissimo è il mito dell’aquila-uomo degli Hopi, secondo il quale durante la devastazione l’eroe uccide il cattivo e viene portato in casa nel cielo da aquile di diverse specie. Il mito dell’uomo-aquila è ampiamente diffuso e questo essere è visto come una manifestazione di potere utile o anche malefico.

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