Una visita tardiva

A cura di Omar Vicari

Butch Cassidy e Sundance Kid
Il 6 Novembre 1908 due fuorilegge statunitensi furono uccisi in uno scontro a fuoco con le truppe boliviane a San Vicente (Bolivia). Tutto faceva pensare che i due fuorilegge fossero Butch Cassidy e il suo compagno Sundance Kid emigrati in Sud-America dagli Stati Uniti nel 1900. Questa è la versione ufficiale della fine dei due desperados, quella che si legge nei molteplici libri sulla loro vita.
Esiste una seconda versione della fine di Butch e Sundance. Nel libro “Uomini Disperati” James Horan scrive che i due banditi, assieme a Etta Place, furono uccisi nella cittadina di Mercedes in Uruguay nel 1911 in seguito al tentativo di svaligiare la banca locale. Lo confermò un agente di commercio di nome Steele a Frank Dimaio, agente dell’Agenzia Pinkerton.


Il cimitero di San Vicente in Bolivia

Steele, che per l’occasione si trovava in quella cittadina, disse di aver visto personalmente i corpi dei due fuorilegge e di aver confrontato le loro facce con le foto in suo possesso che lo stesso Dimaio gli aveva dato. Dimaio prese per buona la versiove fornitagli da Steele, ma in seguito non sono state trovate prove certe in proposito.
Molti anni dopo i resti di quei banditi uccisi a San Vicente sono stati riesumati, ma il test del DNA confrontato con alcuni discendenti dei due, ha escluso che i resti appartenessero ai due leggendari fuorilegge. Insomma la fine degli ultimi cavalieri dell’Hole in The Wall, sembra rimanere a tutt’oggi insoluta.
Ci ha pensato Kerry Ross Boren, uno scrittore americano a mettere, con le sue ricerche, la parola fine alla vicenda di Butch Cassidy e Harry Longabaugh (Sundance Kid).
Kerry Ross Boren afferma che Butch e Sundance non morirono quel giorno a San Vicente, ma che fecero ritorno negli Stati Uniti.
Numerose sono le testimonianze in proposito, in primis quella della sorella di Butch, Lula Parker Betenson, che riferì di una visita del fratello nel 1925 a Circleville (Utah) nella casa paterna.
Se questo non bastasse, una prova incontrovertibile sarebbe l’esistenza di una cartolina postale spedita da Cassidy in data posteriore a quella del Novembre 1908. Ne viene da se che se Cassidy fosse stato ucciso in quella data in Bolivia, non avrebbe potuto spedire la cartolina postale.
Se si guarda con attenzione il timbro postale, si può vedere che la post-card è stata spedita da
“Lincoln, Nebraska alle ore 09 AM (mattina) nella data del 6 Dicembre.
Sebbene la data dell’anno sulla post-card sembra essere 1900, in realtà l’anno deve essere il 1908 oppure il 1909. Per esclusione, dato che questo tipo di cartolina, per il suo formato, non poteva essere antecedente il 1907, l’ultimo numero dell’anno all’interno del timbro postale deve per forza di cose essere un 8 oppure un 9.


La cartolina postale spedita in data posteriore a quella del Novembre 1908, data in cui si crede che Cassidy sia stato ucciso in Bolivia

Questa post-card rappresenta un documento prezioso, poiché prova in maniera definitiva che Cassidy non morì in Bolivia nel Novembre 1908.
Nel Novembre 1939, undici mesi dopo la morte di Matt Warner, amico fraterno di Cassidy ai tempi del Mucchio Selvaggio, un uomo bussò alla porta di casa di Warner al n° 53 South 2nd, Price, Utah.


Matt Warner

La vedova di Matt Werner, Elma e sua figlia Joyce, erano in casa. Joyce aprì la porta a un vecchio signore che vestiva un abito nero, una camicia bianca, un cappello nero e occhiali.
L’uomo si presentò col nome di Frank Ervin e disse che era venuto per vedere Matt Warner.
“Mi dispiace, rispose Joyce, mio padre è purtroppo morto lo scorso anno”.
“Oh…mio dio, questa è una brutta notizia” disse l’uomo dall’abito nero.
Il vecchio fu invitato ad entrare e ad accomodarsi su una poltrona. La prima cosa notata da Joyce fu che il vecchio sedeva alla stessa maniera come faceva il padre, appoggiando un gomito sul suo ginocchio. Osservando il vecchio, la memoria di ciò che una volta le disse il padre gli venne improvvisamente alla mente. Ella disse che solo un uomo usava sedersi in quella maniera e quell’uomo era Butch Cassidy.
Frank Ervin disse che aveva conosciuto Matt Warner più di cinquanta anni prima; essi avevano rapinato insieme la First National Bank di Denver. Ricordò i vecchi tempi passati con Matt e a un certo punto le lacrime scesero dai suoi occhi.
Guardando il vecchio la ragazza disse: “mio padre affermava che gli occhi di Butch erano più penetranti di qualsiasi altro uomo che avesse conosciuto…..e io li sto vedendo ora nei suoi”.
Il visitatore continuò a parlare del suo passato, dicendo che era stato in Sud-America per qualche tempo, lamentandosi poi con se stesso per non aver provato prima a contattare Matt Warner.
Il vecchio poi chiese se Matt avesse mai parlato di un uomo conosciuto col nome di Butch Cassidy. Joyce rispose al visitatore che il padre parlava spesso di Butch Cassidy e che lei non credeva che Butch fosse morto in Sud-America sebbene il padre lo avesse affermato nelle sue memorie. La ragazza proseguì dicendo che lo aveva scritto solo per proteggere il suo vecchio amico dalle polizie di tutto il West.
Questo affermò Joyce, al ché il vecchio disse: “Sia benedetto il suo cuore”
“Lei è Butch Cassidy…..non è così?” chiese Joyce improvvisamente.
L’uomo esitò un momento, poi affermò che il suo nome era Robert Leroy Parker…..alias Butch Cassidy.
Butch pregò madre e figlia di non rivelare a nessuno quanto ora sapevano. Elma Warner, la moglie di Matt, tenne il segreto per il resto della sua vita e Joyce Warner non disse nulla per molti anni rivelando quanto sapeva solo allo scrittore Kerry Ross Boren quasi trent’anni fa.
Dopo aver rivelato la sua identità, Butch prese a parlare dei suoi anni passati in Sud-America dicendo che poi era tornato negli Stati Uniti dopo aver appreso della morte di Sundance in uno scontro a fuoco in Argentina (notizia poi rivelatasi falsa).
Una volta tornato, Butch disse di aver lavorato per una ferrovia dell’Est per almeno vent’anni. Dismesso il lavoro, aveva ottenuto dalla stessa ferrovia un pass che gli permetteva di viaggiare ovunque senza nessuna spesa.
Su una carrozza di un treno , in una pagina della rivista “Cosopolitan”, una volta gli capitò di leggere un articolo di Matt Werner, forse quello in cui l’amico asseriva che Cassidy era morto in Bolivia.
Butch raccontò alle due donne che nel 1925 aveva fatto visita al padre e ai fratelli presso la casa paterna a Circleville (Utah). Disse ancora che solo una volta tornò in quella casa perché in quella occasione fu rimproverato pesantemente dai famigliari per aver causato la morte della madre di crepacuore.
Confidò a Elma e Joyce di aver avuto due figlie e che negli anni recenti aveva lavorato in alcune miniere presso Goldfield (Nevada).
A quel punto Elma invitò Butch a passare la notte in casa loro, cosa che Butch garbatamente declinò.
Prima di andare Butch promise di scrivere loro e che sarebbe tornato per una visita prossimamente. Alcuni mesi dopo le due donne ricevettero da Goldfield una lettera in data 23 Giugno 1940 a firma di Frank Ervin (…uno degli alias di Butch Cassidy).

“Cara Sig.ra Warner… Ho ricevuto oggi la vostra lettera. In Novembre dovrei essere da qualche parte nello Utah e in quella occasione la chiamerò e verrò di nuovo a visitarla.
Sinceramente…”
Frank Ervin
Box 237 Goldfield (Nevada)

Butch Cassidy non tornò più a far visita alla vedova di Matt Werner , ma le scrisse più volte. L’ultima nella primavera del 1941. Da quella data i Warner non lo sentirono più.


Joyce Warner e Elma Warner assieme alla lettera che Butch Cassidy spedì loro da Goldfield (Nevada) in data 23 Giugno 1940

Butch Cassidy non morì in Bolivia il 6 Novembre 1908 e neppure a Johnnie (Nevada) nel 1944. In quella data fu il fratello Arthur a morire schiacciato da una puleggia in miniera.
Butch Cassidy, il fuorilegge leggendario ricercato dai Pinkerton e da tutte le polizie del West morì a Leeds (Utah) il 12 Dicembre 1956 all’età di novant’anni. Già da molto tempo la quiete era tornata a regnare all’Hole In The Wall.

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