La battaglia di Buffalo Wallow

A cura di Sergio Mura


Un momento della battaglia

Nella lunga serie di scontri e battaglie che fanno parte della “Guerra del Red River”, la battaglia di Buffalo Wallow fu certamente la più insolita, la più particolare e tra le più epiche della storia del west. Una vicenda al limite dell’incredibile in cui il coraggio e la preparazione di sei uomini della frontiera sono riusciti a tenere a bada oltre 120 guerrieri tra i migliori di quel tempo. Naturalmente dobbiamo sottolineare che una grandissima dose di fortuna ha coronato una vicenda che stava prendendo una piega assai tragica per i protagonisti.
Tutto ebbe inizio il 10 settembre 1874, quando il colonnello Nelson A. Miles, il cui comando era a di razioni, stabilì l’invio di due scout (Billy Dixon e Amos Chapman) insieme a quattro soldati (il sergente Z.T. Woodhall, Peter Rath, John Harrington e George W. Smith) dal suo campo posto lungo il McClellan Creek con un dispaccio riguardante il ritardo dei carri degli approvvigionamenti guidati dal capitano Wyllys Lyman, finito poi sotto assedio da parte degli indiani sulla parte superiore del fiume Washita.
Subito dopo, il piccolo contingente di sei uomini si incamminò lungo la pista di Camp Supply nel Territorio Indiano. La mattina del 12 settembre, quando ancora erano nella contea di Hemphill, mentre si avvicinavano alla biforcazione tra il Gageby Creek e il fiume Washita si trovarono improvvisamente e sorprendentemente circondati da circa 125 guerrieri appartenenti a bande di guerrieri Comanche e Kiowa, alcuni dei quali provenienti dall’assedio ai carri dei rifornimenti.


Una rappresentazione indiana dell’attacco

L’assalto fu talmente improvviso che non ci fu un gran tempo per ricercare un rifugio adatto alla difesa e comunque, quegli indiani, ritirandosi dall’assedio, avevano bruciato la prateria e non vi era alcun riparo a perdita d’occhio.
Dixon e i suoi compagni decisero quindi di smontare e fare un tentativo disperato di resistenza disponendosi sdraiati in cerchio dentro un leggero avvallamento. Passarono pochi minuti e George Smith, che si stava occupando dei cavalli, venne colpito da un proiettile che gli perforò i polmoni e perciò venne dato per morto. I cavalli, liberi da colui che li teneva fermi, fuggirono portando via tutti i bagagli dei soldati e dei due scout… scarpe, stoviglie, i cappotti e le coperte.
Gli indiani erano tutti a cavallo ed erano appartenenti a tribù particolarmente note per la loro maestria con le cavalcature. Nascondendosi dietro il fianco dei loro cavalli, i guerrieri giocavano quasi al gatto con il topo, cavalcando in cerchio e buttandosi improvvisamente a capofitto contro gli accerchiati sparando con i loro fucili. Dopo alcuni minuti Harrington e Woodhall furono colpiti e subito dopo anche il ginocchio sinistro di Chapman venne colpito da un altro proiettile.


Un momento della battaglia

Quando gli indiani arrestarono la loro carica per qualche minuto, Dixon, che pure aveva riportato una leggera ferita nel polpaccio, notò una fossa creata dai bisonti (una sorta di avvallamento causato dai bisonti quando si rotolano per terra) a pochi metri di distanza e ci si buttò rapidamente, invitando tutti i suoi amici a fare altrettanto. Quella depressione poco profonda misurava circa dieci metri di diametro. A mezzogiorno tutti erano dentro la fossa, ad eccezione di Chapman e Smith, e un po’ con le mani e un po’ con i coltellacci che avevano con sé, stavano erigendo una piccola difesa di terra. Mentre lavoravano alla trincea improvvisata, soldati e scout cercavano di tenere distanti gli indiani che provavano continuamente ad accostarsi a Smith e Chapman.
I combattimenti proseguivano e a un certo punto Dixon iniziò a tentare di raggiungere Chapman e lo fece più volte, ma ogni volta era costretto a rimettersi immediatamente al riparo a causa della selva di spari e di frecce che gli venivano indirizzati contro dai guerrieri in costante agguato.


I guerrieri Comanche

Chapman aveva vissuto per un certo tempo tra gli indiani e venne riconosciuto da alcuni guerrieri presenti lì quel giorno e questi, dopo essersi passati parola, si misero a gridargli: “Amos, Amos, ti abbiamo preso adesso, Amos!”
Infine, all’inizio del pomeriggio, Dixon riuscì a raggiungere l’amico e a trasferirlo all’interno della pozza tra le scariche di fucileria degli indiani.
Alla fine del pomeriggio i cinque uomini iniziarono a sentire forti i morsi della fame e della sete, oltre al dolore per le ferite riportate, ma nonostante questa situazione drammatica, apparentemente senza prospettiva, riuscirono a mantenere lontani gli indiani dalla loro postazione, tanto che quelli non furono in grado di catturare neppure le armi di Smith.
In serata, un provvidenziale temporale recò un po’ di sollievo agli assediati, ormai cotti dal sole e veramente disperati. Sopratutto servì a rompere per un po’ il continuo attacco, anche se quel tipo di piovasco era l’anticipatore del “Blue Northern”, il gelido vento proveniente da nord.
In quei frangenti Peter Rath andò a recuperare le armi e le munizioni di Smith e con enorme sorpresa scoprì che l’uomo era ancora vivo. Dixon corse ad aiutare Rath e insieme riuscirono a trasportare il povero Smith al riparo, ma la gioia fu di breve durata in quanto il soldato morì poche ore dopo nella notte.


Il povero Smith viene portato al riparo

Nel corso della notte gli indiani scomparvero improvvisamente.
Dixon e Rath prepararono dei giacigli grezzi per se stessi e per i loro compagni feriti con frasche ed erbe che avevano potuto raccogliere e schiacciare.
Più avanti nella notte il gruppo di sopravvissuti incaricò Rath di andare a cercare aiuto, ma dopo un paio d’ore l’uomo fece ritorno perché non era riuscito a individuare la pista.
La mattina successiva, il 13 settembre, portò la conferma che non vi era traccia di indiani nei dintorni.
Fu allora il turno di Dixon di provare a cercare aiuto e riuscì dove Rath aveva fallito, infatti trovò il sentiero a nemmeno un miglio di distanza e dopo non molto tempo che era in marcia individuò una colonna della cavalleria americana in lontananza e sparò in alto per attirare l’attenzione.
Il contingente di soldati era composto da ben 225 uomini appartenenti a quattro diverse compagnie dell’8° Cavalleria provenienti da Fort Union nel New Mexico. Al comando vi era Maggiore William R. Price.
Gli indiani avevano scoperto che quei soldati erano in avvicinamento e per non rischiare di essere presi alle spalle preferirono andare via, lasciando perdere i sei uomini di Buffalo Wallow e anche quelli dei carri di rifornimenti di Lyman quando credevano di averli a portata di mano.


Gli indiani si ritirano

Price ed i suoi soldati accompagnarono Dixon dai suoi, ma c’erano ancora molti rischi di essere attaccati e le scorte stavano finendo anche alla colonna di cavalleggeri. In più accadde che i compagni di Dixon non capirono che ad avvicinarsi erano soldati e si misero a sparargli contro scambiandoli per gli indiani. Un colpo uccise il cavallo di un soldato del team medico e a causa di questo, quando gli assediati compresero l’errore, si videro negare armi e munizioni da Price che era evidentemente arrabbiato per l’inconveniente e per il rischio corso inutilmente.
Una volta stabilizzati i feriti, Price ed i suoi partirono da Buffalo vallo prendendo l’impegno di avvisare prontamente il Colonnello Miles e di far mandare i soccorsi. L’aiuto arrivò intorno alla mezzanotte e finalmente gli uomini malati ricevettero cibo e cure mediche. Il corpo di George Smith venne avvolto in una coperta dell’esercito e sepolto nella buca dei bisonti, mentre i sopravvissuti vennero portati a Camp Supply per le cure. La gamba di Amos Chapman fu successivamente amputata al di sopra del ginocchio mentre Woodhall e Harrington recuperarono perfettamente e ripresero il loro ruolo nei ranghi dell’esercito. Il colonnello Miles censurò in maniera molto forte il comportamento di Price che non fornì tutte le cure necessarie a quegli uomini per i quali sempre Miles richiese la medaglia d’oro per il coraggio dimostrate in circostanze avverse.


L’arrivo dei soccorsi

Le medaglie vennero concesse, anche al povero Smith, sia pure postuma. Dixon fu ricevuto personalmente da Miles mentre era accampato lungo il Carson Creek, vicino a Adobe Walls.
Dixon ebbe a raccontare che i sei uomini uccisero almeno due dozzine di guerrieri, mentre Amos Chapman raccontò a George Bent che nessun indiano cadde a causa dei loro spari. Alcuni anni dopo le medaglie di Chapman e Dixon furono revocate dal Congresso degli Stati Uniti poiché i due avevano servito l’esercito come scout civili. Dixon si rifiutò di restituire ciò che sentiva di essersi meritato. La sua medaglia è ora esposta al Panhandle-Plains Historical Museum di Canyon. Nel 1925, sotto la direzione di J. J. Long e di Olive King Dixon, fu eretto un monumento di granito sul sito Buffalo Wallow. Su di esso sono incisi i nomi dei sei eroi “che hanno segnato la strada per gli altri uomini”.

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