La nascita del mito Western nell’Ottocento: Le Dime Novel – 6

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6.


I motivi della fortuna delle dime novel

Sono diversi i motivi che resero possibile l’enorme successo delle dime novel e uno di questi va cercato nella trasformazione del tessuto socioculturale americano. Tra il 1790 e il 1830 la popolazione americana era quasi raddoppiata, e sarebbe raddoppiata nuovamente entro il 1860 e che in gran parte si trattava di una popolazione in grado di leggere e scrivere (1). L’Education Act del 1870 promosse l’istruzione obbligatoria determinando un alto tasso di alfabetizzazione.
Percentuale delle persone sopra i 14 anni analfabeti (inabili sia a scrivere che leggere in qualunque lingua), dal 1870 al 1900:


Tabella da: U.S. Department of Commerce, Bureau of the Census

Nel 1870 solamente il 20% della popolazione con più di 14 anni era illetterato, va poi considerato che la gran parte della popolazione illetterata era nera. La percentuale degli americani illetterati andrà via via diminuendo arrivando al 10,7% nel 1900 di cui il 44,5% era composto da neri. Da questi dati possiamo evincere che la gran parte della classe operaia e contadina americana sapeva leggere, e quindi potevano leggere le dime novels.
La maggior parte dei lettori delle dime novels apparteneva alla classe operaia (2), questo perché le storie che riguardavano la frontiera erano un modo per evadere dalla vita alienante del lavoro in fabbrica, e i racconti di uomini di frontiera che riuscivano a conquistare un’indipendenza economica combattendo gli indiani e i grandi proprietari terrieri che cercavano di aggirare la legge ai danni dei piccoli coltivatori, era una sorta di rivincita utopistica sui proprietari delle fabbriche.


Una selezione di dime novels

Anche le classi più alte erano attente lettrici delle dime novel, incuriositi dalle trame avvincenti e dalle terre lontane. Grazie a questo pubblico colto, durante la loro prima fase le dime novel vennero pubblicate su giornali e riviste affermate quali New York Tribune e North American Review. Al contrario la classe media tendeva a respingere le dime novle, considerandole incolte e sensazionalistiche. Le trame avvincenti e piene d’azione e divertimento fecero si che la maggior parte dei lettori fosse giovane (3), molti romanzi e settimanali furono progettati proprio per questo nuovo tipo di pubblico. Le donne della borghesia preferivano leggere le domestic novel fatte di lacrime e buoni propositi, disgrazie ed onestà, amori contrastati ma che terminano sempre in un lieto fine e infarciti di insegnamenti morali. Le domestic novel fornivano una sorta di decalogo per le donne della piccola e media borghesia, mostrando i comportamenti virtuosi da tenere dentro e fuori le mura domestiche. I romanzi western invece fornivano miti ed evasione ai loro lettori, e una serie di codici per la sopravvivenza sulla frontiera, sotto forma, a volte, di sermoni o insegnamenti moraleggianti.
Alcune donne, però leggevano le dime novel, queste donne erano quelle che nella seconda metà dell’800 entrarono nel mercato del lavoro. Le giovani donne iniziarono a lavorare fuori casa, non erano più solo istitutrici o cameriere, ma con l’avvento delle fabbriche, dei primi centri commerciali iniziarono ad uscire di casa per lavorare. Non lavoravano più in ambienti sessualmente segregati, ma a volte entravano in contatto con gli uomini, che erano grandi lettori di dime western, sul luogo di lavoro. Le donne che lavoravano nelle fabbriche non avevano una vita facile, lavoravano finanche 12 ore al giorno per una paga che variava dai 5$ agli 8$ settimanali. La durezza del lavoro e il lavoro in fabbrica fece si che queste donne non si rispecchiassero nelle delicate eroine delle domestic novel, che dedicavano la vita alla ricerca di un uomo da sposare. Le donne della classe lavoratrice si sentivano più vicine alle donne protagoniste delle dime novel, che molto spesso erano intraprendenti, o che nelle relazioni tra i sessi avevano un ruolo attivo nel corteggiare l’uomo che amavano, o a volte diventavano delle vere e proprie eroine indipendenti come Calamity Jane.
La novità di queste trame, il discostarsi dai classici ruoli uomo-donna, o l’incontro sessuale tra bianchi e nativi non piacque a tutti e la censura si mise in moto. Secondo alcuni esponenti della classe borghese questa nuova letteratura rappresentava il declino morale della gioventù americana.


Una donna giornalista

Il critico più aspro fu senza dubbio Anthony Comstock,il Secretary and Chief Special Agent for the New York Society for the Suppression of Vice, e Post-Office Inspector. Comstock iniziò una guerra morale contro tutto ciò che a suo avviso potesse creare un pericolo per la morale americana. La sua opinione era che una:

“Good (4) reading refines, elevates, ennobles, and stimulates the ambition to lofty purposes. It points upward. Evil reading debases, degrades, perverts, and turns away from lofty aims to follow examples of corruption and criminality” (5)

La preoccupazione primaria di Comstock erano le scene di comportamento criminale presenti nei romanzi dime, quali la contraffazione, furti con scasso, rapimenti e uccisioni, perpetrati non solo da uomini ma anche da donne. Il timore era quello che i lettori e le lettrici delle classi più basse, che a suo avviso non avevano potere di discernimento, potessero decidere di emulare i gesti presenti nei libri. Comstock era anche preoccupato dal fatto che nelle dime novels non venisse mantenuta la purezza sessuale e che le storie d’amore raccontate nei libri potessero seminare i semi della lussuria.
Grazie alla sua crociata per la moralità americana riuscì a far censurare alcune opere, e indusse la casa editrice Beadle&Adams ad introdurre al suo interno un controllo per evitare che i racconti fossero troppo scabrosi e che controllasse che in ogni storia vi fosse una trama moraleggiante. Ma non riuscì a minare l’enorme successo delle dime.
Molto del successo avuto dalle dime novel fu grazie al loro prezzo basso ed accessibile alla quasi totalità degli americani e dei lavoratori immigrati. Furono diverse le cause che resero possibile la vendita a prezzi così accessibili. L’enorme espansione ferroviaria avvenuta nell’800 fece si che le merci prodotte dalle industrie americane potessero raggiungere in tempi più brevi e con prezzi molto più bassi quasi ogni parte del paese. Questo riguardava anche i prodotti della carta stampata.
Altro elemento che consentì di tenere bassi i prezzi erano le innovazioni tecnologiche avvenute nell’800. Le cartiere ebbero uno sviluppo senza eguali, infatti nel 1830 in America ve ne erano solamente 150, mentre nel 1860 divennero ben 550 (6). I continui miglioramenti avvenuti durante la prima metà del XIX secolo ridussero sempre più i costi di produzione di carta, ma la limitata offerta della materia prima, gli stracci, impose la ricerca di nuove fonti. L’introduzione della macchina a vapore raddoppiò la produzione nel decennio 1850-1860. Furono fatti tentativi con l’ortica, la felce, il luppolo e il mais, ma nessuno dei surrogati riuscì a competere in qualità e costi con gli stracci. Nel 1844 un tessitore di Heinicken, in Sassonia, di nome Friedrich Gottlob Keller, depositò un brevetto per una pasta preparata dal legno. Il tedesco Heinrich Voelter nel 1846 lo migliorò con l’invenzione di un apparecchio per la sfibratura costituito da una grossa mole in gres che sminuzza il legno. Il prodotto ottenuto era mediocre ma adatto all’ utilizzo della nascente stampa periodica. Lo sfibratore si imporrà solo dopo il 1860 quando ad esso verrà affiancato un altro trattamento: quello chimico. Grazie a questo trattamento la produzione della carta diventò di massa, e la caduta del prezzo trasformò la carta in un prodotto di largo consumo. I libri e i giornali smisero di essere oggetti rari e preziosi, e grazie all’introduzione della carta economica divennero accessibili a tutti. Per ridurre ulteriormente i prezzi alcuni editori ricorsero ad una nuova strategia, infatti iniziarono ad usare le macchine per stampare di norma utilizzate per i giornali: un foglio piegato in due formava un fascicolo, che in questo modo poteva usufruire delle medesime facilitazioni fiscali e postali dei giornali.


La linotype

Nel 1886 il tecnico tedesco, emigrato in America, Ottmar Mergenthaler inventò la Lynotipe una macchina grazie alla quale non era più necessario comporre manualmente la pagina con i caratteri a piombo, ma a distanza un operatore, il linotypewriter, poteva comporre su una tastiera la pagina che poi veniva automaticamente realizzata per la stampa (7). In questo modo le redazioni dei giornali, dei periodici e le case editrici dei libri potevano realizzare un alto numero di copie in tempi molto brevi.
Grazie a tutte queste innovazione nacquero i primi settimanali come Brother Jonathan, The new Yorker, The New World, che negli anni Quaranta dell’Ottocento iniziarono una gara con le case editrici a chi riusciva ad accaparrarsi più lettori. Si innescò una vera e propria guerra a chi riusciva a stampare e vendere più copie al minor prezzo.


Il Brother Jonathan

La nascente editoria di massa utilizzò ogni mezzo per arrivare a più lettori possibili, iniziò a vendere libri e periodici tramite abbonamenti postali, o con agenti tramite cataloghi, nelle librerie e nei grandi magazzini. Era facile trovare offerte del tipo: con l’acquisto di sei paia di calzini di filo di Scozia, avete diritto con il solo sovraprezzo di 10 cent. Di scegliere nel nostro stock di romanzi.
L’attenzione per i canali pubblicitari fu solo una delle innovazioni che le dime novels introdussero nel mercato editoriale. La diffusione dei volumi e la loro stampa periodica, l’organizzazione industriale della sua produzione e la standardizzazione del prodotto in termini di temi, situazioni e tipologie di personaggi furono innovazioni che entrarono nel mercato editoriale per modificarlo profondamente.

CONTINUA

NOTE

  1. M.Maffi, C.Scarpino, C. Schiavoni, S. M. Zangari, Americana. Storie e culture degli Stati Uniti dalla A alla Z, Il Saggiatore, Milano, 2012, pp. 186 a 187.
  2. M. Denning,”Mechanic Accents,New York: Dime Novels and Working-Class Culture in America”, Verso, 1987, p. 45
  3. D.A. Vare, “Defusing Labor Radicalism: The Dime Novel Outlaw and Modernity, 1877-83”, pp.9-11.
  4. La buona lettura raffina, eleva, nobilita e stimola l’ambizione a scopi elevati. Ti fa puntare verso l’alto. La malvagia lettura scompare, degrada, pervade e si allontana da obiettivi elevati per seguire esempi di corruzione e criminalità.
  5. Comstock, Anthony. Traps for the Young. New York: Funk & Wagnalls, 1884.
  6. M. Maffi, C.Scarpino, C. Schiavoni, S. M. Zangari, Americana. Storie e culture degli Stati Uniti dalla A alla Z, Il Saggiatore, Milano, 2012, p 187.
  7. A. M. Tamarro, Umanisti e risorse digitali, Università degli Studi di Parma, 2012

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Commenti

Una risposta a “La nascita del mito Western nell’Ottocento: Le Dime Novel – 6”

  1. Gian Carlo Benedetti, il 6 ottobre 2017 12:05

    Bravissima Noemi! Il tentativo del Comstock nell”800 mi ricorda quello operato sui fumetti italiani (Tex compreso) un secolo dopo, col famoso marchio della Garanzia Morale (GM). Ovvero: “I censori non muoiono mai”!!!.

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