I Seminole Neri

A cura di Pietro Costantini

I Seminole neri, noti anche come Indiani neri, Muskogee neri o schiavi liberati Seminole, emersero come un distinto gruppo etnico nella Florida del XVII secolo. Nella prima parte del secolo la Corona spagnola, che controllava la Florida, concesse un territorio ad un gruppo di Lower Creek, sperando di creare una zona cuscinetto fra loro e gli insediamenti inglesi in Georgia e nelle Caroline. In seguito i Creek si unirono ad altre bande, come i Mikasuki e gli Apalachicola.
Dal 1822 questa confederazione aveva adottato il nome Seminole e poteva contare su una popolazione di circa 5000 persone. Nel corso della storia della Florida spagnola, la Corona aveva anche offerto rifugio a schiavi fuggiti dalle colonie inglesi, detti maroon. Questo per una serie di equivoci: il nome Seminole derivava dallo spagnolo cimarron, che traduceva il muskogee “selvaggio” e diede vita all’inglese maroon, riferito però agli Africani che creavano comunità di schiavi fuggiti nelle aree più difficili del paese. Gli stessi Africani avevano talvolta sangue indiano, acquisito nell’incrociarsi della tratta degli Indiani con quella degli Africani nel XVII e XVIII secolo. Sotto l’amministrazione spagnola in Florida e in altre parti dell’Impero esistevano intere comunità di neri liberi.
Questi Seminole neri o Mascogo, che adottarono gli abiti colorati, i turbanti e i mocassini indiani, parlavano (e parlano) il gullah o goulah, una varietà d’inglese misto a espressioni africane, allo spagnolo e alle lingue seminole hichiti e muscogee, chiamato anche afro-seminole. Dopo la cessione della Florida spagnola alla Gran Bretagna nel 1763, i maroon continuarono a passare la frontiera e a costruire villaggi semi-indipendenti, legati da un rapporto patrono-cliente con i capitanati (chiefdoms) dei Seminole.
Quando, nel 1763, la Spagna cedette la Florida all’Inghilterra, la politica di affrancamento legale terminò, ma continuò a persistere la reputazione di tutta quell’area come fosse un santuario. I profughi neri si rivolgevano ai Seminole per avere asilo e protezione contro i cacciatori di schiavi. Sebbene considerati schiavi dai Seminole, i neri trovarono che la vita era molto più tollerabile sotto i loro nuovi padroni, che adottavano molte delle pratiche del tollerante sistema schiavistico degli Spagnoli. I Seminole della Florida spesso rifiutavano di vendere i loro schiavi o di restituirli ai cacciatori di schiavi o ad altri Indiani, se non vi erano costretti.
Di solito i maroon vivevano in comunità separate vicino ai Seminole, con propri capi e sistemi politici. Era loro permesso di possedere armi e di avere il controllo sulle proprie attività. La loro cultura rifletteva largamente un misto di usanze Seminole, africane e bianche. Il maggior obbligo formale che esisteva fra i due gruppi era il pagamento di un tributo annuale, usualmente una percentuale del raccolto degli schiavi.
I Seminole impedirono alla maggioranza dei neri di diventare a pieno titolo membri dei loro clan, ma in alcuni casi estesero il privilegio ad alcuni leader come John Kibbetts e Juan Caballo. Ci furono anche matrimoni misti tra i due gruppi etnici, ma su basi limitate. Gli studi hanno anche accertato che, diversamente dai Seminole, la maggior parte dei Seminole neri praticava la monogamia. Sebbene non avessero l’appartenenza alla nazione, i Seminole neri giocarono un ruolo chiave nelle vicende sia politiche che militari. I Seminole cominciarono a fare affidamento sui maroon, vista la loro conoscenza dell’inglese, come interpreti e intermediari nelle trattative coi Bianchi.


Modifiche territoriali dopo la fine della Guerra Franco-Indiana (1763)

La rivalità fra le varie fazioni Creek, da cui erano nati i Seminole, dava origine alle razzie schiaviste dei Creek e all’ostilità armata dei piantatori sudisti che si sentivano minacciati e, mentre i maroon si univano alla confederazione Seminole nel 1812, le tensioni con gli Americani portavano alla Prima e Seconda Guerra Seminole. Con la tregua, anche per influenza della fazione schiavista indiana, seguirono le trattative per il trasferimento dalla Florida al Territorio Indiano in Oklahoma, in seguito all’approvazione dell’Indian Removal Act del 1830. Tra i capi Seminole si distingueva Coacoochee (o Wild Cat), figlio di Emathla, capo della banda Mikasukee del St. John River. Era parente di John Horse, noto anche come Gopher John o John Caballo, capo Seminole nero di ascendenze indiane, africane e spagnole, nonché interprete. Mentre molte bande Seminole accettarono di diventare parte della Nazione Creek in Territorio Indiano nel 1833, Wild Cat e John Horse continuarono la guerriglia fino al 1840, ma alla fine dovettero cedere e trasferirsi a ovest. Qui le tensioni tra Creek e Seminole aumentarono sempre più, fino a quando i Creek approvarono leggi che minacciavano la libertà dei maroon e il filo schiavista Micco Nutchasa (o Jim Jumper) fu scelto come capo supremo contro Wild Cat. Inviato come rappresentante dei Seminole in Texas a fungere da paciere con Comanche, Kiowa, Caddo, Wichita e Kickapoo, Wild Cat cominciò a credere nella possibilità di creare una confederazione indiana o una colonia indiana in Messico per respingere l’espansione americana e l’intolleranza Creek. L’idea di trasferirsi in Messico era allettante: il Messico proibiva la schiavitù e un rappresentante di quel paese aveva preso contatto con loro per il trasferimento. Così nel 1849 una piccola banda di Seminole, maroon e schiavi fuggiaschi dei Creek e dei Cherokee e un gruppo di Kickapoo cominciò una disperata migrazione verso il Messico settentrionale, guidata da Wild Cat e John Horse.


Il capo Wild Cat

A Piedras Negras firmarono un accordo con le autorità messicane, che davano loro rifornimenti e titolo a terre, o sitios, nello stato di Coahuila, a Nacimiento e alle sorgenti del Rio San Juan Sabinas, in cambio di un impegno armato contro le scorrerie indiane e banditesche lungo il confine, della conversione al cattolicesimo e all’adozione di nomi spagnoli. Wild Cat e John Horse furono nominati colonnelli dell’esercito messicano, riforniti di armi, munizioni, coperte, viveri ed ebbero diritto al bottino. La colonia cominciò ad attirare altri Seminole neri ed indiani, diventando una specie di “ferrovia sotterranea” per schiavi fuggiaschi, mentre le attività militari creavano tensione con l’esercito americano e le milizie schiaviste. Nel 1855 un gruppo di Rangers del Texas tentò di attaccare Nacimiento, ma fu respinto dall’esercito messicano, allertato dai maroon. Tuttavia, dal 1856 in poi cominciarono ad apparire differenze politiche e d’interesse tra Indiani e Neri, anche perché i nuovi governatori del Coahuila volevano che Wild Cat fosse riconosciuto come capo supremo. Nel 1857 Wild Cat e un gruppo di guerrieri tornarono a Nacimiento infettati dal vaiolo: il grande capo morì e la comunità indiana entrò in crisi. La fine della Terza Guerra Seminole in Florida e il Trattato del 1856, che creava la Nazione Seminole in Territorio Indiano, spinse gran parte degli Indiani a tornare in Oklahoma, mentre i Seminole neri, temendo la schiavitù, preferivano restare in Messico. Però le lotte di potere tra capi, le scorrerie Apache e l’invasione francese del Messico con Massimiliano d’Asburgo, spinsero i Seminole neri a lasciare Nacimiento e a trasferirsi più all’interno per un certo periodo. Dopo questa crisi tornarono e, con l’apporto di nuovi Seminole neri dalla Florida, nel 1861 costituirono una comunità di 350 membri.


Posizione di Nacimiento, nello stato messicano di Coahuila

Fort Clark, in Texas, venne istituito ufficialmente nel 1852 con una guarnigione di fucilieri e truppe di fanteria come presidio contro gli Indiani. Il forte sorgeva alle sorgenti del fiume Las Moras, che si riversava nel rio Grande circa 20 miglia più in là e da tempo era un luogo d’incontro di Indiani, commercianti, cacciatori di bisonti e una stazione di riposo per carrettieri nota come El Paso Road. Si trovava anche sul ramo orientale del “Grande Sentiero di Guerra Comanche” verso il Messico e qui intorno bande di Comanche continuarono ad accamparsi fino al 1906. Abbandonato nel 1861 a causa della Guerra di Secessione, Fort Clark venne occupato dalle truppe federali nel 1866. Nel 1870 il Congresso concesse l’arruolamento dei Seminole neri come scout. Circa 150 Seminole neri, demoralizzati da una nuova epidemia di vaiolo, dalla terra improduttiva e dalle continue incursioni degli Indiani, si fecero convincere a lasciare il Messico per il Texas. I negoziati vennero condotti da John Kibbetts, braccio destro di John Horse e noto tra i Seminole anche come Sitteetastonachy o Snake Warrior, uno dei pochi maroon ad essere ufficialmente adottato dalla tribù. Attratti dalla promessa di approvvigionamenti, assegnazione di terra e di fondi per tornare nel Territorio Indiano, i maroon di Kibbetts andarono ad arruolarsi a Fort Duncan, dove vennero presto raggiunti dalla banda maroon di Daniels, che poco dopo fu trasferita a Fort Clark, distante 40 miglia, dove c’erano scout Apache, Lipan e Tonkawa. I maroon vennero ufficialmente arruolati come “Indiani”, in mancanza di regolamenti diversi, un fatto che li avrebbe ostacolati in seguito nella loro ricerca di una “patria” autonoma. Nel 1872 fu creato a Fort Clark il Distaccamento dei Seminole Negro Indian Scouts, che iniziarono a combattere nel 1873.


Abraham, Seminole Nero

Gli scouts Seminole neri erano equipaggiati con carabine Sharp ed erano responsabili dei propri cavalli, per cui ricevevano, però, un aiuto monetario e in foraggio; indossavano abiti in stile indiano “modificato”, che comprendeva anche dei copricapi di guerra con corna di bisonte, abitavano in case di stile messicano di cannicci e fango, dette jacales, e coltivavano orti irrigati per mantenere le famiglie. In Messico i maroon avevano combattuto come volevano, ma nell’esercito americano dovevano seguire delle regole che a loro sembravano sciocche e che portarono a tensioni con gli ufficiali. Intanto le provviste e le concessioni di terre tardavano a materializzarsi ed era difficile mantenere le famiglie col solo salario di scout. Nel marzo 1873 i rapporti con i superiori migliorarono con l’arrivo del nuovo ufficiale, il tenente John Lapham Bullis, poi generale, un quacchero combattente molto motivato, che aveva comandato truppe nere durante la Guerra Civile e che vide subito i pregi dei Seminole neri come scouts, anche se non seguivano le procedure. In Bullis essi trovarono un comandante di cui fidarsi e che li appoggiò sempre, creando così un gruppo quasi imbattibile. Infatti, in otto anni di servizio sulla frontiera contro gli Indiani, 26 spedizioni e 12 battaglie, non persero neppure un uomo e nessuno fu ferito gravemente. I Seminole Negro Indian Scouts andarono in Messico col 4° Cavalleria contro gli Apache Lipan e i Kickapoo a Remolino e accompagnarono il colonnello MacKenzie nella campagna contro le tribù delle Pianure meridionali a Palo Duro Canyon nel 1874. In quell’anno Adam Payne divenne il primo scout a meritare la medaglia d’onore del Congresso contro i Kiowa, ma in seguito si diede alla macchia per un omicidio e venne abbattuto a fucilate da un vice sceriffo. Nel 1885 un distaccamento di scouts servì anche per sei anni a Fort Davis, presso Nevill’s Springs e a Camp Pana Colorado, vicino a Marathon, nel Texas.


Il sergente Ben July nel suo villaggio vicino a Fort Clark

Forse l’impresa più nota degli scouts neri, che in genere affrontavano gruppi di Indiani fino a cinque volte superiori numericamente, fu il salvataggio del tenente Bullis in uno scontro con i Comanche nel 1875, azione per cui John Ward, Pompey Factor e Isaac Payne ottennero una medaglia d’onore. I quattro inseguivano una banda di 25-30 Comanche nelle vicinanze di Langtry. Gli scouts smontarono e da terra aprirono il fuoco sugli Indiani. Ne uccisero tre e ne ferirono un quarto, prima di ritirarsi verso i cavalli perché stavano per essere circondati. Ma Bullis era in difficoltà perché il cavallo gli si era azzoppato. I tre scouts tornarono indietro affrontando frontalmente il fuoco degli Indiani, presero Bullis in groppa con uno di loro, e lo portarono in salvo.
L’accordo per cui i maroon si erano arruolati, chiamato il “trattato” o il “trattamento” dai Seminole, non venne mai steso in forma scritta, per cui quando, nel 1873, giunse l’ordine di fornire solo agli scouts arruolati e alle lavandaie le razioni, che erano il solo sostegno economico per 200 famiglie di Seminole neri, i maroon si trovarono ad affrontare la fame. John Kibbetts per Fort Duncan e Elijah Daniel per Fort Clark, accompagnati dal vecchio John Horse, presentarono il loro caso al generale Augur, comandante del Dipartimento del Texas. Gli scouts, però, non sapevano di essere diventati delle pedine nella rivalità tra l’esercito e il Bureau of Indian Affairs (BIA). Nonostante il vigoroso appoggio del generale Augur e del generale Sheridan, l’appello per una restituzione delle spese affrontate per arrivare dal Messico al Texas e per ottenere razioni complete e un tratto di terra da coltivare, caddero nel vuoto. Jim Jumper, che considerava i Seminole neri degli attaccabrighe, si rifiutava di accettarli nella Nazione Seminole, mentre l’esercito sosteneva che i rifornimenti spettavano al BIA. Presi dalla disperazione, alcuni Seminole neri tornarono in Messico, mentre gli ufficiali, preoccupati di perdere elementi così preziosi, lanciavano appelli e raccomandazioni, inascoltati a Washington sia dal Ministero degli Interni, da cui dipendeva il BIA, che da quello della Guerra, da cui dipendeva l’esercito.


Scouts Seminole neri: tra loro due protagonisti dell’azione del 25 aprile 1875

Nel 1876 alcuni dei primi scouts e le loro famiglie, guidate da John Kibbetts, ora primo sergente, furono trasferiti a Fort Clark. Nel 1881 i Seminole scouts combatterono la loro ultima battaglia: le guerre indiane in Texas erano finite. Sostenuti da Bullis, ora comandante di Fort Clark, e dal colonnello Stanley, comandante di Fort Duncan, alcuni dei vecchi scouts espressero il desiderio di andare nel Territorio Indiano, anche perché, lungo la frontiera, i cittadini texani, lungi dal mostrare gratitudine, cominciavano a dare sfogo ad una forte ostilità. In un paese dove molti bianchi avevano costruito delle fortune catturando bestiame brado, se un Seminole nero faceva lo stesso veniva accusato di furto. Gli episodi più clamorosi, forse, furono l’uccisione del caporale George Washington, nipote di John Horse, da parte del fuorilegge John “King” Fisher in un saloon di Eagle Pass e l’imboscata contro John Horse e Titus Payne, in cui quest’ultimo morì.
Mentre altri maroon tornavano in Messico o si disperdevano per il paese, finendo addirittura alle Bahamas, la Nazione Seminole rifiutava di accogliere gli ex alleati, sostenendo che essi avevano abbandonato la tribù e perduto i loro diritti, anche se David Bowlegs e altri Seminole neri giunti nel Territorio Indiano furono accolti con calore dai parenti della comunità dei freedmen, ex schiavi neri dei Seminole liberati con la Guerra di Secessione e divenuti parte della Nazione Seminole grazie al trattato di pace imposto dal governo federale. Nel 1895 restavano a Fort Clark solo 200 Seminole neri e molti di loro erano troppo vecchi, ormai, per andare via; nel 1909 l’esercito cominciò a dismettere il forte, mentre il governo aveva chiuso i ruoli tribali dei Seminole nel 1907, lasciando fuori i Seminole neri con la dichiarazione che non potevano ricevere lotti di terra o rifornimenti dalla tribù.

Nel 1914 il Ministero della Guerra scioglieva i Seminole Negro Indian Scouts come organizzazione: gli scouts furono costretti ad andarsene, con le famiglie, da Fort Clark in dismissione. Le loro case lungo il Las Moras Creek vennero bruciate e solo alcuni dei più decrepiti ebbero il permesso di restare al forte fino alla loro morte o decisione contraria del ministero. Molti ex scouts comprarono della terra e restarono nell’area di Brackettsville, alcuni diventarono cowboys nei ranch vicini, altri si sposarono con afro-americani del luogo e si fusero con la popolazione locale, oppure tornarono a Nacimiento.
I discendenti dei Seminole neri del Messico e del Texas continuano a cercare di mantenere vivi i legami tra le varie comunità: il cimitero dei Seminole Scouts a Brackettsville e le riunioni annuali a Fort Clark, ora sede di museo, durante i Seminole Days and Juneteeth, rappresentano un legame con il passato e con il futuro ai due lati della frontiera. Essi praticano una religione sincretistica che mescola elementi battisti e cattolici, fanno il battesimo per immersione, rispettano quaresima dall’ultimo venerdì di novembre a Natale per commemorare l’Avvento di Cristo e pregano continuamente per i morti. Ogni venerdì digiunano e si incontrano in chiesa per pregare tre volte alla settimana e due volte di domenica. Alla fine del digiuno fanno festa in comune e mangiano ogni genere di cibo tranne il maiale, per cui vige un tabù mosaico rigido, proveniente in qualche modo dalla Bibbia. Oltre a ciò, in quelle feste non possono usare forchette e coltelli e devono dividere il pane con le mani. Fanno la comunione solo due volte l’anno, ma non usano il vino con il pane, ma del tè. Per i Seminole neri la morte è un evento terribile e la gente lascia tutto quello che sta facendo per riunirsi al capezzale di un morente, di cui accompagnano la dipartita con canti e preghiere.


Donne Seminole Nero

Il tempo buono durante il periodo tra la mote e la sepoltura è considerato buon segno e il funerale consiste in una veglia di canti, pianti e grandi bevute di caffè, fino alla danza e marcia finale intorno al cadavere da parte di amici e parenti prima del trasporto al cimitero. I Seminole neri credono che si debba pregare incessantemente per il morti e che le persone debbano fare affidamento soprattutto sui sogni, in cui Dio si rivela.

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