La nascita del mito Western nell’Ottocento: La frontiera americana – 3

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6.


L’ascesa dell’Ovest: realtà, politica, mito

Nell’immaginario collettivo l’ovest è diventato la quinta essenza dell’America (1): natura possente, grandi distese pronte ad essere conquistate, tumultuosa crescita economica, rapide fortune, crescita individuale, uguaglianza sociale, umanità semplice e rude, scontro vincente dei portatori della civiltà contro i nativi.
Se l’America fin dall’ inizio è stata trasformata in mito questo vale più che mai proprio per l’ovest dove la realtà storica si è mischiata fin da subito ad idealizzazioni legate a precisi interessi economici, sociali e politici e al bisogno di creare un mito della fondazione.
La colonizzazione dell’ovest fu uno dei grandi successi del capitalismo occidentale. Grazie alla rivoluzione dei trasporti si aprirono le porte all’ovest più lontano, il Far West, e alle sue ricchezze. Nel ventennio 1870-1890 gli abitanti bianchi a sud del fiume Missisipi crebbero da 7 milioni a 17 milioni (2). Gli Stati Uniti ampliarono i propri territori in misura molto maggiore di ogni altra nazione. Le lotte e le altre vicissitudini legate alla conquista di questo nuovi territori hanno da subito assunto un afflato epico-emotivo molto forte. La conquista era stimolata non solo dalla fame di terra e di opportunità degli immigrati ma anche dal diffondersi della teoria del Manifest Destiny, che incoraggiava gli Stati Uniti a estendere la loro influenza e la loro civiltà all’intero continente americano. Generalmente l’emigrazione verso ovest avvenne non per comunità, ma per individui o gruppi familiari, a iniziare dai primi frontiersmen, cacciatori e commercianti, che segnarono le prime piste. I colonizzatori del West solitamente appartenevano alla classe media, che plasmò la società dei territori di frontiera, stimolando la pratica democratica, pronti ad affrontare i problemi al loro porsi e ad accettare il continuo cambiamento tipico della frontiera, che stimolava lo spirito d’avventura, l’inventiva e l’iniziativa individuale (3).


L’emigrazione verso il west

Nel giro di qualche anno, tuttavia, la fase avventurosa, localista e individualista si chiuse. L’estrazione il trasporto dei minerali divenne troppo costoso per i singoli avventurieri, che dovettero lascare il posto alle grandi imprese che raccoglievano ad est i fondi che poi reinvestivano nell’ovest in macchinari, tecnici, manodopera e concessioni ferroviarie. Le foreste finirono nelle mani di grandi proprietà che ne sfruttavano il legname, anche gli allevamenti si trasformarono divenendo ranchos immensi con molti dipendenti e con nuove razze bovine selezionate scientificamente e in grado di sopravvivere ai freddi inverni del Kansas e Montana.
Le comunità dell’ovest erano assai composite vi erano sia cittadini che nuovi immigrati. I messicani, gli indiani, i neri e i cinesi erano spesso discriminati e vittime di angherie. Le donne erano circa un terzo dei residenti bianchi. Tuttavia i tipi umani che entrarono rapidamente nel folklore nazionale e nazionalista e che divenendo i protagonisti delle leggende contribuirono a definire il carattere nazionale furono pochi maschi bianchi: cowboy liberi e selvaggi, fuorilegge e uomini di legge duri e violenti, avventurieri dal tragico destino.


I primi uomini della frontiera

Erano transitati grandi uomini lungo i polverosi sentieri e attraverso le aspre montagne dell’Ovest. Nel lontano e difficile Far West erano nati uomini come Wyatt Earp e Daniel Boone che non erano personaggi sempre limpidi. L’avanzata della civiltà era passata sui cadaveri di alcuni di loro, mentre molti altri venivano eretti a veri e propri miti (4).
William “Buffalo Bill” Cody: massacratore di bisonti, guida dell’esercito, cacciatore di scalpi, uccisore di indiani, attore e membro dell’assemblea legislativa del Nebraska. “Wild Bill” Hickok sceriffo e pistolero fu assassinato al tavolo da pocker in un saloon. Martha “Calamity Jane” Canary amazzone e tiratrice scelta che si comportava come un uomo, per sopravvivere in un mondo di uomini. Wyatt Earp e i suoi fratelli coinvolti in una sparatoria con una banda rivale. Questi sono solo alcuni esempi di personaggi che furono istantaneamente trasformati in cavalieri romantici dagli scrittori delle dime novels, i romanzi popolari e a buon mercato, e poi in spettacoli dallo straordinario successo come il Wild West Show. Le loro gesta romanzate consolidarono l’ideale dell’americano come eroe individualista, solitario, virile e conquistatore di un intero continente.


Wild Bill Hickok

La retorica conquistatrice e nazionalista influenzò anche la raffigurazione del paesaggio western. Le stampe che negli anni sessanta adornavano le case e gli uffici del ceto medio, contribuirono a diffondere l’immagine di un ovest bello e selvaggio, ancora pericoloso a causa dei raid indiani, ma pronto ad essere sottomesso dalla civiltà. Famosissime erano le stampe dei litografi newyorkesi Currier & Ives, che in una delle loro stampe più celebri raffiguravano la vita civile in primo piano, fatta di case, scuole, attività comunitarie e riti familiari, che si proietta verso un secondo piano di pianure, fiumi e montagne tramite una strada ferrata che si perde all’orizzonte con un treno carico di emigranti.
La fotografia, tecnica in quel momento recentissima, permise di documentare la conquista dell’ovest. I dagherotipi di O’Sullivan fecero conoscere un ovest promettente di ricchezze materiali che attendevano di essere sfruttate dal lavoro umano. A.J.Russell seguì e immortalò il progresso della prima ferrovia transcontinentale e registrò la posa dell’ultimo binario a Promontory Point. Queste rappresentazioni erano manifestazioni di un orgoglio nazionale che esaltava la capacità di adattamento e trasformazione del territorio di una società tecnologicamente in espansione. Ci furono fotografi e paesaggisti che utilizzarono il loro lavoro per celebrare la wilderness, la natura incontaminata, e posero l’attenzione sulla preservazione e conservazione del patrimonio naturalistico presente in America.

CONTINUA

NOTE

  1. O. Bergamini, Storia degli Stati Uniti, Editori Laterza, 2010
  2. A. Testi, la formazione degli Stati Uniti, cit., p 220
  3. L. Cremoni, La Conquista del west, http://www.farwest.it/?p=7791
  4. Will Wright, The Wild West: The Mythical Cowboy and Social Theory, Sage Publications, Londra, 2001, p.6.

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